Aveva 76 anniÈ morto Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food e Terra Madre

Il gastronomo, giornalista, scrittore e organizzatore culturale ha perso la vita nella tarda serata di ieri nella sua casa di Bra, in provincia di Cuneo

LaPresse

Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e di Terra Madre, è morto nella tarda serata di ieri, nella sua casa di Bra, in provincia di Cuneo. Aveva 76 anni. La notizia è stata comunicata da Slow Food, il movimento nato nel 1986 attorno alla sua idea di un cibo «buono, pulito e giusto» e diventato negli anni una rete internazionale presente in oltre 160 Paesi. Petrini era nato a Bra nel 1949 ed era conosciuto da molti come Carlin. Gastronomo, giornalista, scrittore e organizzatore culturale, è stato una delle figure più influenti nel modo in cui in Italia e poi nel mondo si è cominciato a parlare di cibo non solo come consumo o piacere, ma come tema sociale e politico.

La storia pubblica di Petrini cominciò negli anni Ottanta con Arcigola, esperienza nata il 26 luglio 1986 e poi confluita in Slow Food Italia. Nel 1989, a Parigi, il Manifesto Slow Food fu firmato da delegazioni provenienti da più di venti Paesi. Petrini fu eletto presidente del movimento, incarico che avrebbe mantenuto fino al 2022. Da allora Slow Food si è progressivamente trasformato da associazione gastronomica in movimento culturale e politico sul rapporto tra produzione alimentare, ambiente, comunità locali e diritti dei produttori.

Il punto centrale del lavoro di Petrini fu il tentativo di rimettere al centro l’agricoltura, i contadini, le pratiche artigianali e la biodiversità in un periodo in cui la modernizzazione dell’industria alimentare era spesso raccontata come sinonimo di progresso, sicurezza ed efficienza. La sua critica riguardava soprattutto il modo in cui le filiere alimentari trasformano territori, economie e culture.

Con il tempo il discorso di Petrini si allargò dalla tavola alla produzione, dalla produzione all’ambiente, dall’ambiente alla giustizia sociale. La formula «buono, pulito e giusto» condensava questa evoluzione: buono per la qualità e il piacere del cibo, pulito per il rispetto della terra e degli ecosistemi, giusto per il riconoscimento del lavoro di chi produce.

Nel 2004 Petrini promosse due progetti destinati a diventare centrali nella sua eredità. Il primo fu Terra Madre, rete internazionale di comunità del cibo che riunisce piccoli produttori agricoli, pescatori, artigiani, cuochi, giovani, studiosi ed esperti. Il secondo fu l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, vicino a Bra, pensata come istituzione accademica interdisciplinare dedicata allo studio del cibo nei suoi aspetti culturali, storici, economici, sociali e ambientali.

La fondazione dell’università contribuì a dare legittimità accademica a un campo che fino ad allora era stato spesso considerato laterale rispetto agli studi tradizionali. Nel 2017 lo Stato italiano istituì la classe di laurea in Scienze Gastronomiche. Secondo i dati riportati nei materiali disponibili, l’ateneo di Pollenzo ha formato circa quattromila gastronomi provenienti da cento Paesi.

Petrini fu anche tra i promotori del Salone del Gusto di Torino e di Cheese, iniziative che hanno reso visibile un modello di divulgazione capace di mettere insieme produttori, consumatori, esperti e istituzioni. Nel 2013 ricevette dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente il premio Campione della Terra, uno dei principali riconoscimenti internazionali in campo ambientale.

Negli ultimi anni il suo lavoro si era intrecciato anche con il dibattito sull’ecologia integrale. Nel 2017, insieme a monsignor Domenico Pompili, allora vescovo e oggi vescovo di Verona, Petrini contribuì alla nascita delle Comunità Laudato si’, ispirate all’enciclica di Papa Francesco. La rete comprende circa 80 realtà territoriali e riunisce persone di fedi diverse attorno a iniziative legate alla tutela dell’ambiente e alla responsabilità verso quella che il lessico dell’enciclica definisce casa comune.

Il comunicato di Slow Food ha ricordato una frase che Petrini amava ripetere: «Chi semina utopia, raccoglie realtà». Per il movimento, quella frase riassumeva il suo modo di intendere il lavoro collettivo, fondato sull’idea che visioni apparentemente lontane possano diventare pratiche concrete se condivise e sostenute nel tempo. «La sua energia, la sua straordinaria empatia, la sua voglia di fare, il suo esempio di vita saranno la forza che guiderà tutti noi».

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