Analisi

Caro Pd, ma i 45mila euro delle primarie di Napoli?

Sull’esito della sfida elettorale è calato il silenzio. In un partito normale sarebbe finita così

Antonio Bassolino (Afp)

Non saranno i soldi del Belice, ma dove siano finiti i 45mila euro versati dai napoletani per le inutili primarie il Pd dovrebbe pur dircelo. Siamo ormai al termine della terza settimana e del pasticciaccio partenopeo non se ne sa più niente. Come se nulla fosse accaduto. E, soprattutto, come se il partito non dovesse una spiegazione a chi, domenica 23 gennaio, è uscito di casa credendo di partecipare a una competizione seria, con regole chiare.

E invece in queste tre settimane nessuno del Pd ha chiesto scusa e pazienza ai propri elettori. Il partito ha fatto nascere e poi alimentato uno psicodramma che va ancora in scena. La storia, per chi non la ricordasse, è questa. Cinque candidati per guadagnarsi il diritto a candidarsi a sindaco di Napoli. Superfavorito è Umberto Ranieri, legato al presidente Giorgio Napolitano, e appoggiato dai principali quotidiani della città. A sorpresa, invece, la spunta Andrea Cozzolino, eurodeputato ma soprattutto ex assessore regionale all'Agricoltura col marchio d'infamia di essere bassoliniano. Apriti cielo. L'indomani, a leggere i quotidiani sembra quasi che abbia vinto un seguace di Sandokan, il boss di Casal di Principe.

Succede di tutto. Cozzolino è accusato di brogli: avrebbe pagato gli elettori, soprattutto nei quartieri periferici, quelli a più alto rischio di infiltrazione camorristica; Veltroni va in tv a denunciare il voto di cinesi (peraltro con regolare permesso di soggiorno) come se fosse un leghista qualsiasi; fino al colpo di teatro: prende la parola Roberto Saviano e di fatto annulla le primarie e indica il magistrato anticlan Raffaele Cantone come la persona ideale per la rinascita di Napoli. Tempo un'ora e il segretario del Pd Pierluigi Bersani lo segue e congela la proclamazione del vincitore. Da allora, l'unico atto del partito è stata la sospensione delle cariche locali e la nomina di un commissario, Andrea Orlando.

In un partito normale di un Paese normale (ah, caro D'Alema) si sarebbe proceduto nel seguente modo: o Cozzolino ha imbrogliato e allora va espulso dal partito, o Cozzolino ha vinto regolarmente e quindi va proclamato vincitore. Non ora, non qui, direbbe Erri De Luca. La notizia è scomparsa dalle pagine nazionali, e sui quotidiani napoletani si alimenta uno sterile dibattito sul che fare. Claudio Velardi propone di tornare al voto e nominare dei garanti tra cui Saviano. Il partito invece fa pressing per convincere Cozzolino a fare un passo indietro e briga per trovare la cosiddetta soluzione politica. O meglio, ecumenica, visto che anche qui cercano il papa straniero. Nel frattempo, tutt'attorno, sono cumuli d'immondizia, festival teatrali che vengono soppressi, artisti che litigano e abbandonano il museo d'arte contemporanea Madre.

Zitto zitto, intanto, Antonio Bassolino si sta ridestando dal suo torpore. Va in giro a presentare il suo libro. Dice la sua sulle primarie (che peraltro non voleva), chiedendo che almeno venga proclamato il vincitore, foss'anche solo per le statistiche. E pare che si sia anche ripreso un addetto stampa. Come si dice? Beati monoculi in terra caecorum... Invece i 45mila napoletani che quella domenica si erano illusi che si trattasse di una cosa seria stanno ancora aspettando. Almeno che sia loro restituito l'euro.

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