Analisi

Mirafiori è già in dismissione, nascerà un museo Fiat

È di oggi la notizia: per la prima volta i 5400 dipendenti, per lo più impiegati, degli enti centrali di Mirafiori, saranno tutti in cassa integrazione. Se spesso è stata rilanciata un’ipotesi già affrontata e smentita, a Torino, si parla da anni dello smantellamento del più importante stabilimento dell’azienda. Allo studio anche l’ipotesi di un museo della storia della casa automobilistica, sul modello di quelli costruiti da Bmw e Volkswagen.  Del resto, nel 1991, qui si producevano 4.000 auto al giorno, oggi 250, e parte dei parcheggi sono stati già trasformati in case. 

Il piano industriale continua a cambiare, ma il compenso di Marchionne sale di Andrew Sentance

Sergio Marchionne a Mirafiori
Sergio Marchionne a Mirafiori (Afp)

(riproponiamo, aggiornato, un articolo che avevamo pubblicato il 6 febbraio 2011)

Per la prima volta nella sua storia, a Mirafiori tra giugno e luglio andranno in cassa integrazione tutti i 5400 dipendenti degli Enti Centrali della Fiat di Mirafiori. Una novità che i sindacati salutano con ovvia preoccupazione. 

Tuttavia, il futuro del sito torinese è appeso a un filo da almeno vent’anni. Se nel 1991 il primo stabilimento di Fiat produceva 4.000 automobili al giorno, nel 2011 ne sfornerà circa 250. E a Torino sta prendendo sempre più piede l’ipotesi di una dismissione, anche parziale, dell’impianto più grande del gruppo. Al suo posto, un museo della storia centenaria della casa automobilistica.

I torinesi sanno bene che Fiat sta mutando. Da società sabauda è diventata nazionale, infine globale. La costante ricerca del miglior rapporto costi/benefici, voluta con forza da Marchionne, sta trovando la sua naturale dimensione negli Stati Uniti. Del resto, ciò che Detroit era negli anni Novanta, cioè un enorme carrozzone improduttivo, nei fatti lo è ora Torino. Uno studio dell’Union auto workers (Uaw), il principale sindacato automobilistico statunitense, ha registrato come il costo orario per unità in Italia è compreso fra i 60 e i 70 dollari. Negli Usa, dopo la ristrutturazione dell’industria automotive che si sta concludendo in questi anni, siamo a quota 50 dollari. Difficile quindi pensare che un gruppo globale come Fiat non cerchi la miglior via possibile per il suo core business.

Allo studio c’è da già da qualche anno un diverso uso degli spazi di Mirafiori. L’ipotesi, finora passata sottotraccia tranne che negli ambienti torinesi, è quella di un museo della storia Fiat, sul modello di quelli costruiti da Bmw e Volkswagen in Germania. Una parte dello stabilimento, circa un terzo, sarebbe demolita e le aree cedute al Comune, che provvederebbe a effettuare una riqualificazione urbana del distretto, come fatto per la dorsale Spina, che collega nord e sud della città. La restante area di Mirafiori sarebbe infine destinata a essere luogo di esercizi commerciali. Sebbene siano solamente ipotesi, a Torino continuano a riproporsi sporadicamente. E ultimamente, le voci si sono fatte sempre più frequenti.

Qualcosa, anzi più di qualcosa, è già cambiato. Al posto di una parte dei parcheggi per dipendenti hanno costruito abitazioni, e altre zone sono state cedute al Comune che ha provveduto a dare un altro futuro alle aree ex Fiat. L’esempio è quello della linea tranviaria 4, il cui capolinea è adiacente a Mirafiori. C’è poi il caso del Mirafiori Motor Village, grande complesso situato fra Corso Tazzoli e Corso Orbassano, nell’angolo nord dell’impianto. Creato ufficialmente come polo di attrattiva comprendente lounge, ristoranti, bar, concessionaria, area giochi e merchandising, è nato in realtà sulle ceneri di un’area dismessa e sottoutilizzata.

Le parole di Marchionne non devono quindi stupire. Nell’arco degli ultimi dieci anni le trasformazioni non sono mancate a Mirafiori. Finito il tempo della produzione di massa in grande stile, come ai tempi di Gianni Agnelli, il futuro del primo stabilimento italiano di Fiat è stato all’insegna dell’incertezza. Fra il 2001 e il 2003 i piani di ristrutturazione interna hanno colpito il Lingotto. Prima Paolo Cantarella, poi Giancarlo Boschetti e infine il duo Gabriele Galateri-Alessandro Barberis hanno ridimensionato le unità produttive della casa. In quel triennio Mirafiori ha perso 7.700 dipendenti, Rivalta 1.100, nel resto d’Italia oltre 3.500 e fra gli impianti esteri circa 15.500. La cura Marchionne ha però funzionato, almeno sotto il profilo delle idee e delle vendite. Nel 2004, quando arrivò il manager italo-canadese, il Lingotto era reduce da una serie di insuccessi commerciali ed è con la Nuova Panda che cominciò la rinascita. Peccato che per Mirafiori sia iniziato il declino che ancora oggi continua. Tanto che ora i dipendenti sono circa 5.400. Nel settembre 2002 erano 9.900.

Il più grande stabilimento mondiale di Fiat ha un’estensione di due milioni di metri quadri, ha 22 chilometri di ferrovia al suo interno e oltre 10 chilometri di strade sotterranee. Dalla Topolino alla Alfa Romeo MiTo, tutti i modelli storici sono passati da Corso Settembrini. Tuttavia, la globalizzazione ha portato a una diversa concezione di Mirafiori. Già negli ultimi dieci anni, le aree inutilizzate sono state riempite con altre attività. L’esempio lampante sono i servizi logistici, internalizzati per ridurre la lunghezza della filiera, da un lato, e allocare zone dello stabilimento che altrimenti non sarebbero state più usate. Sul fronte della logistica prima è entrata dentro Mirafiori Ceva Logistics, società americana leader nel segmento, ma dai prossimi mesi prenderà servizio iFast Logistics, di proprietà del Lingotto. Il riassetto dell’impianto passa anche da questi accordi, funzionali al mantenimento in vita di Mirafiori fino a quando non sarà destinato ad altro. 

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Commenti

ridateci il lavoro, e un nostro diritto.

ridateci il lavoro, e un nostro diritto.

Scusate, ma chi ha assunto il figlio di Marchionne a Mirafiori? Perché in Italia le cose devono sempre girare in questo modo? Il papà è sempre trasandato con il pullover e la barba incolta. Questo figliolo, dallo sguardo innocente, è in giacca e cravatta e sembra essere al suo primo giorno di scuola. Non avrei mai pensato che Marchionne creasse propria alla FIAT una corsia preferenziale per suo figlio! 

Marchionne ha fallito ... i modelli Fiat fin quando c' erano gli aiuti alla rottamazione potevano sopravvivere .. ma ora senza gli aiuti dello stato la Fiat non regge il passo della concorrenza sopratutto quella sud coreana(kia-Hunday) e tedesca (wolkswagen in primis) .. la panda è troppo costosa rispetto ad una Hundai i10

Caro anonimo,
non posso che confermare quanto scritto, derivante dalle mie fonti. Marchionne non perderà reputazione internazionale perché, a differenza dell'immobile Italia, nel resto del mondo si è già capito che o ci si ammoderna, anche delocalizzando, o si muore. E Marchionne di certo non vuol far morire la Fiat.

O il giornalista conosce fatti ignoti ai comuni mortali, o c'è qualcosa ad un comune mortale counque sfugge. L'ipotesi di chiusura di Mirafiori implicherebbe lo spostamente delle produzioni o la mera chiusura? E spostare le produzioni dove? E' seriamente ipotizzabile lo spostamento di produzioni da una localizzazione nel cui tessuto insistono indispensabili filiere di fornitori di eccelso livello di competitività e qualità e con un know how unico? Ma ancora, la baraonda scatenata per la trattiva sindacale, l'annuncio di un robusto investimento cosa sarebbero, frottole? Certo! Tutto è possibile, ma siccome chi racconta frottole fa carriera e fortuna certa solo in Italia, non ritiene l'autore dell'articolo che la perdita di reputazione sarebbe letale a livello planetario distruggendo il professionista e l'uomo? Già perchè nelle nazioni normali la reputazione conta. E conta parecchio. rimaniamo in fiduciosa attesa che venga disvelato l'arcano.
Si conferma che Marchionne avrebbe fatto bene a lasciare subito l'Italia.

Nell'articolo si legge"Finito il tempo della produzione di massa in grande stile, come ai tempi di Gianni Agnelli" Forse pero si dimentica di dire che quella grande produzione era dovuta a) agli aiuti del governo b)alla contingentazione delle auto straniere e agli alti dazi doganali per la loro importazione. Volente o nolenti se vivevi in italia ti compravi la Fiat. Da quanto invece a dovuto confrontarsi con il mercato vero, non c'e piu stato nulla da fare. Modelli obsoleti e rispetto agli altri produttori carissimiLa Fiat senza gli aiuti di stato, dati fino all'altro giorno, non avrebbe continuato a campare, come ha fatto sino ad oggi. Il buon Marchionne non sta facendo altro quello che fa un buon becchino: sotterrare il cadavere il prima possibile.

E adesso il Chiampa con chi gioca a scopone? Faranno una scopetta lui e Fassino, leggendo le cartoline dal Michigan dell'amico Sergio. E Renzi, non ha nulla da dire? Per non parlare di D'Alema, lungimirante come sempre. Rottamatori e rottamandi, sulle cose che contano davvero nessuno ha capito nulla. Complimenti.

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