“Passare in bicicletta con il rosso è eticamente corretto” e scoppia la polemica
Cristina Tognaccini
A chi non è mai capitato di passare col semaforo rosso in bicicletta o di assistere a questa scena d
Ciclisti che passano a semaforo rosso
Semaforo rosso. Strada deserta, nessun pedone né macchine in arrivo all’orizzonte. Che fare? Passare o no? Chissà quante volte ci sarà capitato di assistere a questa scena, da ciclista che infrange le regole, anche senza fare del male a nessuno, o da automobilista, che dall’interno della sua vettura vede tutto e si altera. Perché poi quando succede un incidente la colpa è sua, dell’automobilista, anche se a passar col rosso è stato l’altro, il ciclista.
Ma se, come afferma Randy Cohen, ex autore della rubrica "The Ethicist" del New York Times Magazine, passare con il rosso in bicicletta, più che un problema di illegalità, diventa etico, le cose cambiano. Cohen, infatti, afferma di passare con il rosso solo e quando non c’è nessuno per strada, senza quindi arrecare nessun danno ad altri. «Insomma, questa ragione morale, se non può impedire al poliziotto di mettere la multa, può però rientrare nell’imperativo categorico kantiano. Perciò tutti i ciclisti dovrebbero fare come me».
Cohen non è il solo a pensarla così. Con o senza tirare in mezzo Kant, i ciclisti che passano col rosso in Brasile sono due su cinque, il 56% in Cina e il 37% in Australia. E i motivi sono diversi. Un gruppo di ricercatori australiani ha chiesto il motivo di questa infrazione del codice stradale, a circa 2000 persone che hanno risposto così: la regola si infrange se non c’è nessuno come afferma Cohen, se si deve girare a sinistra (per Gran Bretagna o Australia, destra altrimenti), o se non viene rilevata la loro presenza dal segnale elettrico all’incrocio, cosicché anche se non c’è nessuno il verde non scatta.
Non è stato ancora dimostrato un nesso tra un aumento d’incidenti e questa violazione del codice della strada da parte dei ciclisti, ma una cosa è certa, infastidisce chi non gira su due ruote e contribuisce a creare un’immagine negativa dei ciclisti da parte dei media. Volendo poi fare un identikit del trasgressore, la maggior parte della volte è un uomo (gli uomini trasgrediscono 1,5 volte in più delle donne) e ha tra i 18 e 29 anni.
La riflessione di Cohen e gli studi svolti nei vari Stati, possono servire da spunto per migliorare l’organizzazione del traffico cittadino, così da ridurre le violazioni della legge e rendere più sicura la guida su due ruote, aumentando anche il numero dei ciclisti. Anche perché, molte ricerche dimostrano che più ciclisti ci sono per strada, maggiore è la loro sicurezza. Altrimenti si corre il rischio che ogni ciclista decida per se, in base alla propria etica.

Comments
Incredibile!
Il ciclista dovrebbe godere di una sorta di franchigia stradale....
Ogni giorno se ne vedono di tutti i colori sulle strade di Milano, indisciplina allo stato puro (sono anch'io un ciclista!)...salite sui marciapiedi, in giro alla sera senza fanali...poi ci si lamenta degli incidenti?
Ma per piacere!
Come volevasi dimostrare: per i ciclisti il codice della strada non esiste.
Prima di ripensare al traffico per venire incontro ai ciclisti, questi ultimi devono imparare che il codice della strada vale anche per loro. Di tutto il resto se ne parlerà dopo.
E lo dico da persona che si muove con ogni mezzo: auto, piedi, bicicletta, treno.
Saluti,
Mauro.
Pedoni, ciclisti e motociclisti devono rispettare SEMPRE il codice della strada. Come gli automobilisti. L'abitudine alla disciplina salva la vita. Il contrario e' letale. Questo sciocco giornalista avra' sulla coscienza tante disgrazie causate dalle sue idiozie
Per fortuna so per certo che Kant ha disdetto il suo abbonamento al New York TImes, da quando ci scrivono idioti come questo ciclofilosofo. Sia detto da uno che fa 100 km in bici alla settimana per andare a lavorare
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