Cimbri non vuole rogne: FonSai? Un’idea di Mediobanca e Unicredit
Finora nella vicenda Fondiaria Sai s’era visto l’intero arcobaleno del peggio che può accadere dentro una società quotata, fra questa e le banche, e fra tutti costoro e le autorità di vigilanza. In testa una Consob che ha avallato una palese disparità di trattamento fra gli azionisti. AGGIORNAMENTO: Premafin va avanti con Unipol ma è disponibile a convocare l’assemblea purché il custode giudiziale dimostri di avere il possesso delle azioni. Su Sator-Palladio si decide giovedì 5.
Carlo Cimbri al Lions Club di Savona Torretta, nell’ottobre 2011 (da Ivg.it)
Aggiornamento alle 23.58. Dopo l’ennesima giornata di riunioni, Premafin e FonSai vanno avanti ma senza scegliere nessuna direzione: tutto si tiene, per ora. Per non sbagliare, infatti, il cda di Premafin ha stabilito di voler dare esecuzione all’aumento di capitale riservato verso Unipol e nello stesso di non chiudere la porta in faccia al custode giudiziale delle azioni sequestrate ai trust, che chiede la convocazione di un’assemblea per revocare l’aumento a Unipol. È stata così deliberata la convocazione “senza indugio” dell’assemblea «previa richiesta della certificazione di un intermediario autorizzato in merito al possesso azionario e previa precisazione del custode che l’ordine del giorno proposto ha ad oggetto esclusivamente la revoca della delibera del 12 giugno”. Come possano stare le due cose insieme non è noto, salvo che i legali di Premafin abbiano qualche dubbio sulla legittimità del custode ad esercitare i diritti di voto sulle azioni sequestrate ai trust. Stessa richiesta sulla certificazione del possesso azioniario, in aggiunta alla presentazione di una relazione illustrativa e l’esibizione di “idonei poteri di firma”, è stata rivolta anche al socio Paolo Ligresti che attraverso la holding Limbo ha chiesto un’assemblea ordinaria per revocare il cda. Il consiglio di FonSai ha invece rinviato a giovedì 5 ogni decisione sull’offerta di Sator, confermando l’intenzione di procedere con Unipol. Ha inoltre integrato i conti al 31 marzo per includere gli effetti del fallimento di Imco e Sinergia verso cui è esposta per 230 milioni (176 milioni al netto delle svalutazioni già effettuate). Sono stati così accantonati altri 61 milioni, «che, al netto del relativo effetto fiscale, comportano un peggioramento del risultato del primo trimestre 2012 di 44,5 milioni». L’utile al 31 marzo del gruppo FonSai scende quindi a 29,1milioni contro i 73,5 milioni del resoconto approvato l 10 maggio 2012. Il margine di solvibilità cala invece dal 91,6% all’89,6% (da 96,2% al 94,1% se misurato con riferimento al margine previsionale richiesto a fine 2012). Il comitato indipendenti ha poi individuato il primo bersaglio dell’azione di responsabilità sociale richiesta dall’Isvap: si tratta dell’ex a.d. Fausto Marchionni. Nei confronti di Salvatore Ligresti, che nel gruppo ha rivestito solo la carica di presidente onorario, sarà promossa un’azione risarcitoria.
Finora nella vicenda Fondiaria Sai s’era visto l’intero arcobaleno del peggio che può accadere dentro una società quotata, e fra questa e le banche, e fra tutti costoro e le autorità di vigilanza. S’è anche visto qualcosa di stupefacente: una Consob che, alambiccandosi fra codicilli regolamentari scritti da essa stessa (normativa secondaria), ignora bellamente un principio fissato per legge (parità di trattamento fra tutti gli azionisti, art. 92 Tuf). Cioè: l’autorità di vigilanza della Borsa consente che le azioni FonSai in pancia a Premafin (il socio di controllo) siano pagate da Unipol a 3,4 euro, con un premio totale di 460 milioni, mentre per gli altri investitori non c’è nulla né Opa né altro.
S’è visto molto, dunque, ma non s’era ancora visto tutto. A dare un altro contributo per saturare la misura, ci ha pensato questa mattina Carlo Cimbri, amministratore delegato della Unipol, in un’intervista apparsa sul Corriere della Sera. Che cosa afferma Cimbri? L’articolo integrale può essere letto qui, ma in sintesi il messaggio è questo: se non si fa come dice Cimbri, «Unipol procederà contro tutti i responsabili, senza eccezioni». Cause per tutti, dunque. Sembra di capire che non si farà eccezione nemmeno per Alessandro Della Chà, il legale nominato dal tribunale custode giudiziale del 20% di Premafin sequestrato qualche tempo fa a due trust riconducibili alla famiglia Ligresti (secondo Consob e Procura di Milano).
Che cosa ha fatto il custode giudiziale per suscitare le ire funeste di Cimbri? La scorsa settimana, Della Chà ha chiesto al cda di Premafin di riconvocare l’assemblea che dava l’ok a Unipol e valutare tutte le offerte in campo, in primis quella di Sator e Palladio. Cimbri non risponde a nessuna delle gravi obiezioni sollevate da Della Chà nella relazione inviata al cda, ma lo accusa di “parzialità”. In sostanza, di spalleggiare i Ligresti (e/o Sator-Palladio). Per un pubblico ufficiale nominato dal tribunale, e che gode della fiducia della Procura di Milano, è un’accusa infamante. Ma non deve stupire che rimasti senza le “ciliegine” (manleva e recesso) che rendevano per loro attraente l’offerta di Unipol, grazie alle condizioni poste dalla Consob per l’esenzione da Opa, i Ligresti chiedano adesso una comparazione fra le offerte in campo. Cioè, chiedono quello che qualunque azionista di FonSai avrebbe voluto sin dall’inizio. Cimbri non chiarisce nemmeno le basi giuridiche della revoca della manleva ai Ligresti, che quando venne concessa (il 29 gennaio) fu qualificata come «irrevocabile» e non soggetta a specifica accettazione, né in base a quale principio si escluderanno alcuni azionisti (i Ligresti stessi) dal diritto di recesso previsto dal codice civile. Nel caso fosse possibile, poi, le azioni dei trust sequestrate andrebbero considerate come appartenenti ai Ligresti (e quindi da escludere dal recesso) o come già confiscate dall’erario (e quindi beneficiarie del diritto recesso)?
Cimbri, inoltre, fa notare che Della Chà custodisce «azioni Premafin, non FonSai». Questo perché alla sua relazione il custode giudiziale allega una “Opinion” della Vitale & Associati (*) che dichiara preferibile per gli azionisti FonSai l’offerta di Sator Palladio. Nell’intervista, Cimbri fa rapidamente i conti in tasca al custode per dimostrare che la proposta Unipol è più conveniente per Premafin. Su questo Cimbri ha ragione, ma patto di fermare l’orologio a oggi, ignorando gli utili prospettici di FonSai, sui quali Unipol conta per raggiungere gli obiettivi del piano al 2015. Non solo: la maggior convenzienza dell’offerta Unipol è basata su un fatto poco encomiabile: il semaforo verde della Consob a trattare diversamente gli azionisti di FonSai, in conclamata violazione di un principio generale del Testo unico della finanza. La scelta del custode giudiziale è anche questa: è lecito per un pubblico ufficiale accettare di massimizzare (ammesso che sia così) il valore delle azioni che gli sono state affidate in custodia, nella consapevolezza di un abuso ai danni degli azionisti di minoranza FonSai?
Ciò che vale per Premafin, non vale infatti per gli altri azionisti FonSai per i quali la proposta Unipol è «iniqua», per citare il termine usato dal comitato di amministratori indipendenti chiamato a valutare l’operazione, che però alla fine ha approvato l’operazione, perché mancavano alternative. Sin dall’inizio di questa vicenda, Linkiesta ha evidenziato che la struttura dell’operazione Unipol-FonSai, che è stata congegnata da Mediobanca, comporta un danno agli investitori non di controllo di FonSai (quasi il 60% del capitale) per quasi 200 milioni.
Il punto centrale è proprio qui: perché mancavano le alternative? Perché il cda FonSai non ha mai dato seguito alle proposte arrivate. E perché non si è mai dato seguito alle proposte arrivate? Perché non era permesso avere alternative. Il motivo per cui Unipol è finita in questa vicenda, invece, lo dice lo stesso Cimbri: «In Fonsai interveniamo su invito di Mediobanca e Unicredit». Tutto è stato deciso altrove, gli altri si sono dovuti adeguare, lasciando cadere nel vuoto l’interesse degli altri potenziali investitori.
In sostanza, la Fondiaria Sai non ha mai svolto un serio processo di raccolta e comparazione delle offerte: qualcuno ha mai spiegato perché? Nel caso di Sator e Palladio, peraltro, bastava poco visto che le due società proponevano solo (e propongono tuttora, dopo avere rinnovato l’offerta pochi giorni fa) di accedere agli stessi dati messi a disposizione di Unipol, senza alcun impegno di esclusiva per FonSai. Dieci o quindici giorni per valutare se c’è base per procedere: si sarebbe appurato da tempo se Matteo Arpe di Sator e Roberto Meneguzzo di Palladio hanno i mezzi necessari che dicono di avere e sono pronti a fornire le garanzie bancarie di rito, cosa di cui i loro avversari dubitano.
Va comunque ribadito che non saremmo arrivati a questo punto di minimo della credibilità della piazza finanziaria italiana, con un rischio di stallo di una delicata vicenda, se la Consob di Giuseppe Vegas non avesse per prima dato il via libera, informale e poi ufficiale, a un’operazione che manca di un requisito essenziale: trattare gli azionisti allo stesso modo. Come prevede la legge che la Consob stessa è chiamata a far rispettare.
Twitter: @lorenzodilena
(*) Si segnala al lettore che due partner della Vitale & Associati, diversi dai redattori della fairness opinion citata nell’articolo, sono fra gli 80 soci de Linkiesta.

Comments
Ma come si fa a parlare della famiglia protagonista delle vicende che tutti conosciamo e poi subito dopo a dire che è evidente come una casa quanto sia migliore il progetto di Arpe per il piccolo risparmio??????? Piccolo dettaglio tecnico: in quel progetto quella famiglia si salva e resta lì! Già questo dovrebbe far inorridire chiunque.
Scusi anonimo di parte (pro Mediobanca direi e estimatore dei disastri da questa causati all'Italia),
non è Unipol forse che ha accettato all'inizio un progetto che prevedeva manleva e diritto di recesso per salvare appunto i Ligresti? Come lo chiama quel progetto originale? Io lo chiamo porcheria, una cosa vergognosa che sarebbe dovuta finire direttamente in tribunale, altro che parlarne per 6 mesi, qui in Italia si è arrivati a un livello di collusione e corruzione inqualificabile e il nostro paese ha fatto scappare tutti gli nvestitori esteri, ma se ne rende conto??? Lei anonimo in che paese vive??
Pensa che vicende come queste aiutino??? Purtroppo, mi spiace dirlo, ma molti dei protagonisti di questa vicenda dovrebbero stare in carcere da un pezzo, in quanto causa di questa schifezza, in particolare le autorità di controllo sono colpevoli di questa situazione grottesca e indecente, non si capisce come si possa ancora pagare lautamente gente inutile e anzi dannosa, quali appunto i vertici delle autorità di controllo!!!
E' chiaro che l'anonimo è assolutamente di parte...
Come si può definire un progetto che in un periodo di crisi come questo, vorrebbe chiedere ai piccoli risparmiatori 2,2 mld di euro in aumenti di capitale, tutto ciò per far rientrare le banche dei crediti allegri concessi nell'ultimo decennio a una famiglia protagonista delle vicende che tutti conosciamo???
E' evidente come una casa che il progetto Arpe sia migliore per il piccolo risparmio, solo in un paese come il nostro è possibile che un progetto quale quello Unipol sia anche solo preso in considerazione. In qualsiasi Repubblica delle Banane le autorità di controllo l'avrebbero bloccato sul nascere, ma qui siamo in Italia, e contano gli intrecci alla faccia dei risparmiatori, dobbiamo ringraziare le nostre autorità di controllo se dall'Italia sono scappati tutti gli investitori esteri, il governo nostro si è mai chiesto il perchè???? Come mai all'estero si sono convinti che l'Italia sia la culla della corruzione? Sono forse il ripetersi continuo di vicende simili a queste che hanno portato il nostro paese a una considerazione pari a ZERO????
A che serve l'Isvap e la consob??? A dare l'ok agli amici per avvallare progetti a danno dei piccoli risparmiatori? E' questo il ruolo delle autorità di controllo in un paese civile?
Gentilissimo Dilena,
sì, era Matteo Arpe, all'epoca direttore centrale di Mediobanca, che ha seguito e guidato in prima persona quell'OPA su Telecom per conto di Colaninno in virtù dello stretto rapporto di fiducia tra i due. Quell'Arpe che poi (ho controllato in rete per evitare di dire cose non corrette) ha, quindi, "continuato ad essere uno dei principali consiglieri di Colaninno e a occuparsi di Telecom, anche dopo l'uscita da Mediobanca, durante il periodo trascorso in Lehman Brothers" (fonte: Giuseppe Oddo - Finanza&Potere). Grazie, ha ragione, sempre meglio chiarire.
Cari Lettori, mi scuso se, evidentemente, il punto non viene colto: il fatto che in sei mesi sei il cda di Fondiaria Sai non abbia mai preso in considerazione né tanto meno cercato alcuna alternativa a una soluzione preparata altrove e servita già pronta per risolvere problemi ulteriori rispetto a quelli della compagnia assicurativa. Anziché svolgere una selezione competitiva nell’interesse degli azionisti, hanno, invece, scelto di muoversi invece lungo i binari fissati nell’accordo stipulato fra la famiglia Ligresti e Unipol e congegnato da Mediobanca.
La nostra critica è rivolta alla struttura dell’operazione in corso, oltre che alle modalità con cui viene portata avanti. Quando Sator-Palladio alcuni mesi fa presentò un'offerta (ignorata anch’essa) che, grosso modo ricalcava quella di Unipol (fusioni escluse), l'abbiamo criticata per le stesse ragioni per cui critichiamo quella di Unipol.
Rispetto all’ultima offerta di Sator e Palladio, infine, le preoccupazioni sulla concretezza dei mezzi finanziari, anche al netto delle disponibilità già dichiarata a fornire garanzie bancarie, sul piano industriale, etc, è giusta ma del tutto proiettata nell’irrealtà: per il semplice fatto che, tuttora, non esiste alcuna trattativa fra le due società e FonSai. Al momento, peraltro, dopo sei mesi di trattative in esclusiva, nemmeno Unipol ha i mezzi necessari e sta attendendo che venga chiuso il consorzio di garanzia bancario per poi raccoglierli sul mercato.
ld
PS per l’«Anonimo» delle 21.57 (3 luglio). L’Arpe di cui parla Lei è il banchiere che per conto di Mediobanca seguì l’operazione Telecom?
Sono perfettamente d'accordo con l'obiezione fatta da Franz, e dagli altri due. Ma quali cavalieri bianchi?!? Non dimentichiamo l'operazione guidata da Arpe per l'acquisizione di Telecom da parte di Colaninno. Ci si indebita per acquisire una società e poi i debiti li si carica sulla società acquisita. Non proprio mercato, non proprio trasparente, non proprio corretto.
Nella proposta Sator e Palladio l'unica cosa chiara è che restano i Ligresti (e quindi le loro persone). Ed è già abbastanza, ed è già troppo. Sul resto non c'è nulla, assolutamente nulla, di chiaro. Un'operazione che tira in ballo la vita di così tanta gente non si può fare con la fuffa su quanto siamo bravi. E con qualche bella frase da bigino sulla tutela degli azionisti di minoranza. Fuori le info, fuori i fatti! E poi allora davvero confrontiamo.
A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. E se continuate a fare informazione solo su (o meglio, contro) un fronte potrebbe sembrare che siete schierati (dipende dalle fonti?). E quindi poco credibili. Fate almeno finta, un piccolo difetto...
Le obiezioni mosse dal primo post qua sotto sono effettivamente più che sensate, e meriterebbero risposta.
Sempre per far vedere con correttezza le due facce della medaglia, che in questo caso hanno ENTRAMBE molte ombre. I vs. articoli purtroppo analizzano (con discreta perizia) le colpe di solo una delle due parti, facendo di conseguenza sembrare l'altra come quella dei "cavalieri bianchi". Quando in realtà trattasi in entrambi i casi di "neri avvoltoi".
PS Nel punto 4 del primo intervento credo che si sia dimenticato un "NON" di mastodontiche dimensioni.
Forse, oltre che focalizzassi su Unipol occorrerebbe anche dare qualche notizia su Sator e Palladio (vera disponibilità finanziaria, limiti di concentrazione delle posizioni per capire il vero investimento che possono fare in Fonsai, valori di carico delle posizioni da dismettere in caso di acquisto, ...).
Solo così si può capire se per il sistema finanziario italiano, la libera e corretta concorrenza nel settore delle polizze, i dipendenti, la rete distributiva, i piccoli azionisti di Fonsai e per suoi assicurati - non dimentichiamo chi ha polizze vita - esista davvero un'alternativa migliore ad Unipol.
Saremmo ovviamente tutti contenti se esistesse.
Ma al momento si vede solo fumo, nani e ballerine. E tanta incoscienza.
La Vostra impostazione è coerente, non sono d'accordo su alcuni aspetti ma, discutere non ha senso. Una cosa però mi colpisce la mancanza di approfondimento su Palladio/Sator, potrei avere qualche notizia in più su:
1- sul vs.sito ed in articolo sull'espresso avevo letto alcune notizie, su alcune stranezze sui bilancio Palladio e su (così mi pare di ricordare) 300 mil., di buco
2- il 2,4% di generali in carico a Palladio dovrà essere ceduto o letto di una perdita di 400 mil., rispetto al valore in carico, che effetto avrà sui conti, visto che nel rispondere ai dubbi si sono affrettati a dire che un primariio Ist. Bancario lo assisterà per fonsai. 400 di perdite + 300/350 per fonsai che effetto avran ozii conti
3- è vero che Isvap non ha autorizzavo fondi equity ad acquisire il controllo di un assicurazione
4- i Ligresti al 20% è una buona cosa per gli assicurati
5- perchè una newcompany perché la sede in paradisi fiscali, quali garanzie, perché non usano le loro società italiane per l'operazione
Un tuo articolo sarebbe cosa gradita,
Post new comment