Ecco come tagliare la spesa pubblica fino al 3% del Pil
Tagliare le poltrone nelle controllate pubbliche e costi della politica? 0,5-0,6% del Pil. Riduzione degli stipendi dei dipendenti pubblici riallineandoli a quelli dei privati? 0,8-0,9% del Pil. Via i sussidi alle imprese? Si sale al 3% del Pil. Trenitalia? Eni? Vendere, non a prezzi di borsa, ma facendo pesare le quote di controllo. Per tagliare, Giarda e Monti, basta volerlo.
Mario Monti (Afp)
Giusto una settimana fa avevo concluso la prima metà di queste riflessioni avvertendo che, se non si fa uno sforzo straordinario di vendita di proprietà pubblica per abbatterlo, lo stock di debito finirà per farci sistematicamente molto danno attraverso il costo soverchio che alti tassi reali d’interesse generano. Neanche a farlo apposta, nel giro di pochi giorni lo spread fra il nostro debito e quello tedesco ha ricominciato a crescere comprovando che non parlavo del tutto a vanvera. Questo non grazie a mie supposte capacità divinatorie (quelle ce le ha solo Nouriel Roubini…) ma perché la realtà dei fatti quella è: prima vi togliete le fette di salame dagli occhi meglio è per voi tutti, cari compatrioti fiscalmente residenti nel Bel Paese. Qualche anima bellasifaperdire ha immediatamente osservato (lo fanno da vent’anni, da quando Draghi privatizzò qualcosetta) che vendere oggi vuol dire svendere e che sarebbe meglio aspettare. Gigantesca cazzata, pardon my French, per due banalissime ragioni.
Anzitutto: continuare a vivere sotto la spada di Damocle di un costo del debito che può andar fuori controllo al primo stormir di spese è molto più dannoso, per il sistema economico nazionale, dell’idea di perdere alcuni, molto ipotetici, guadagni futuri. Solo persone incapaci d’intendere il funzionamento dei sistemi economici possono fantasticare che la tassazione aggiuntiva che un aumento dello spread implica, assieme all’effetto credit crunch che la continua sottovalutazione del nostro debito pubblico genera via banche, sia paragonabile alle presunte perdite da “svendita”. In secondo luogo, va ricordato a queste anime bellesifarperdire che vendere attraverso trattativa privata il pacchetto di controllo di Eni o Unicredit non implica venderlo alle quotazioni di borsa attuali. Il pacchetto di controllo d’una azienda di grandi potenzialità ma mal gestita (come, per dire, Trenitalia platealmente è) vale svariate volte la sua quotazione di borsa. In Spagna stanno facendo piani seri per vendere non solo gli aeroporti, che Iberia già è privata, ma persino Renfe e Bankia. Il governo Monti ha appena creato la Banca del Sud… Se si forzassero le fondazioni a vendere i pacchetti di controllo delle grandi banche italiane, non solo i politici gestori delle medesime recupererebbero un po’ del patrimonio pubblico che hanno gettato al vento malgestendo quelle medesime banche negli ultimi 15 anni, ma potrebbero, finalmente, avere una dotazione decente che permetterebbe loro di fare ciò per cui sono state create. Che NON consiste in gestire MPS e Banca Intesa ma fare beneficienza: cosa utile e che permetterebbe a molti enti locali di non aumentare le imposte per finanziare alcuni servizi.
Per continuare partiamo dall’opportuna intervista del ministro Piero Giarda su La Stampa, intervista che sembra quasi organizzata dal sottoscritto con la finalità di poter affermare: ve l’avevo detto che non intendono tagliare nulla! Ad essa risponde la simpatica (a me) Emma Marcegaglia, continuando a chiedere (giustamente) di ridurre le imposte sulle imprese e continuando a non dire (impropriamente) che spese tagliare per poterlo fare. Emma, deciditi a parlare esplicito almeno ora che sei libera di farlo: per ogni riduzione d’imposta serve una riduzione di spesa, quali suggerisci? Io ci provo.
Siccome i simboli contano ed al popolo tassato a sangue occorre anche dare giustizia e non solo promesse, tagliare i costi della casta politico-burocratica è assolutamente necessario, prioritario e possibile. Vi sono in Italia circa 50mila persone, dal segretario comunale di Abbiategrasso al Presidente della Repubblica passando per il capo della polizia di stato ed il presidente della municipalizzata di casa vostra, che costano (in stipendi e benefici materiali) tra il triplo ed il quintuplo (ho scritto giusto: dal 300% al 500%) di quanto i loro analoghi costino in paesi, come la Spagna, che hanno una struttura istituzionale simile alla nostra ed un reddito per capita identico al nostro. Ho fatto due conti non del tutto inventati e sono fra i 5 ed i 7 miliardi di euro all’anno. Sono, di fatto, costi della politica e non ho incluso il finanziamento illegale ai partiti noto come “rimborsi elettorali”. Non è tanto, ma messi assieme fanno lo 0,5-0,6% del PIL di spese (ossia tasse) in meno. Qualche impresa ringrazierebbe.
Scendiamo di un gradino nella scala gerarchica e parliamo degli stipendi pubblici. Dice bene Piero Giarda: da due anni, salvo promozioni interne, non sono aumentati. Ma erano aumentati moltissimo prima (leggere relazioni Banca d’Italia) e nel frattempo sono diminuiti sia i redditi degli italiani nel privato che quelli dei dipendenti pubblici nei paesi che si son trovati a fare i conti con una crisi fiscale. Detto altrimenti, caro Piero, abbi il coraggio che i tuoi colleghi in Spagna, Inghilterra e California hanno avuto: taglia (non linearmente ma progressivamente) gli stipendi pubblici in modo tale da riallinearli, in % di quelli del settore privato, al livello del 1995. Ho fatto due conti a spanne, ed è un altro 0,8-0,9% del PIL. Poca roba? Forse, ma siamo già ad una riduzione d’imposte dell’1,3-1,5% del PIL.
Per evitare che Emma si illuda che io lavori per lei, occupiamoci di sussidi alle imprese. Siccome è tema trito e ritrito non lo elaboro. Sono una ventina di miliardi e, come il lettore attento noterà, sparirebbero quasi tutti se si decidesse di vendere ciò che ho suggerito la settimana scorsa di vendere. Due piccioni con una fava: qualcuno osa immaginarsi perché mai Passera e Monti non abbiano proposto la fava? Suggerimento: pensate al signor Belsito ed a cosa faceva (fa) oltre che amministrare i soldi della Lega. Roma è piena di Belsito che tengono famiglia, vasta assai. In ogni caso, se si facesse sarebbe un altro 1,2-1,5% del PIL di spese, e tasse, in meno. Siamo gia vicini al 3,0% e son parecchie le imprese ad essere contente.
Mi fermo qui, rendendomi conto che ho bisogno della terza puntata per finire il ragionamento con i veri tre pezzi da novanta (nord/sud, pensioni, produttività pubblica). Ma il punto dovrebbe già essere evidente: è la somma – cari Monti, Giarda e, perché no, Grilli – che fa il totale. Basta voler sommare.

Comments
Sempre sul tema:
http://www.gustavopiga.it/2012/quando-draghi-scende-a-cosenza-e-risolve-...
"Quanto ha contribuito la politica fiscale nell’area dell’euro al tasso di crescita del PIL durante la Grande Recessione? Noi stimiamo che politiche fiscali discrezionali hanno aumentato il tasso di crescita del PIL trimestrale durante la crisi fino allo 1,6%."
"Insomma, la medicina è una sola. Bisogna spendere di più, spendendo bene. Non solo in lavori ed infrastrutture, ma anche in manutenzione e beni di consumo. "
Magari tra un paio d'anni - anni di recessione feroce, grazie alle vostre ricette, ovviamente - vi rassegnerete anche voi all'evidenza.
due osservazioni: (tanto mi beccherò delle legnate, ma sono masochista)
Michele scrive:
In secondo luogo, va ricordato a queste anime bellesifarperdire che vendere attraverso trattativa privata il pacchetto di controllo di Eni o Unicredit non implica venderlo alle quotazioni di borsa attuali. Il pacchetto di controllo d’una azienda di grandi potenzialità ma mal gestita (come, per dire, Trenitalia platealmente è) vale svariate volte la sua quotazione di borsa
primo, a "questi qui" della "casta politico-burocratica" non farei vendere a trattativa privata manco le patate al mercato rionale, mi immagino mazzette stratosferiche; secondo, ma non è che quello che si va a vendere è proprio la rendita di posizione di queste aziende, alla faccia della concorrenza?
Altro problema, su come asciugare i costi della casta politico-burocratica. Quelle retribuzioni sono fissate per legge o per contratto individuale o collettivo, non possono essere tagliate d'autorità senza un contenzioso "de paura" in sede civile e amministrativa. L'unico modo (almeno nell'immediato) sarebbe quello fiscale: ad es. il capo della polizia italiana prende il doppio del direttore dell'FBI e non puoi tagliarglielo? Sulla quota eccedente ci metti un'aliquota dell'85% e il ricavato va ad abbassare l'IRPEF agli scaglioni più bassi. Solo che una tassa sui redditi più elevati dei soli funzionari pubblici la vedo di difficile costituzionalità. Insomma, il taglio della spesa somiglia molto al comunismo di Brecht, la cosa semplice che è difficile fare. Poi, c'è pure il problema che almeno una parte della "casta burocratica" ha professionalità più elevate dei nostri politici, per cui si finisce sempre al governo tecnico dei tacchini , tacchini competenti per carità, che però devono pure gestire il pranzo del Thanksgiving...
@marcospx
Non ci siamo proprio nella focalizzazione del problema. Il punto in realtà è capire dove stanno le responsabilità per la disoccupazione dilagante e l'aumento eccessivo delle tasse. La mia opinione è che vadano ricercate nelle classi dirigenti di questo paese (e non solo), che vadano ben individuati i soggetti responsabili e che questi, e non altri, debbano debbano pagare il conto. Il punto non è come distribuire i sacrifici tra ceti medi e ceti popolari, ma come far pagare i detentori del capitale finanziario che abusano del proprio potere economico. Il punto è come impedire alle elites di massacrare il pianeta e i suoi abitanti con operazioni finanziarie senza scrupoli. Il punto è come conciliare la teoria economica e la teoria morale.
Se non si fa questo quaggiù continueremo a tirarci dei gran cazzotti a vicenda mentre lassù continueranno a fare i festini. A che serve l'economia se non risolve questo, che è IL problema? Serve solo a quelli lassù per fare un sacco di soldi senza lavorare e senza produrre alcunchè... altro che i dipendenti pubblici!
Sono rimasto molto deluso dalla lettura della intervista a Giarda citata nell'articolo. Se neppure il governo Monti riesce a metter mano alla spesa dovremo davvero aspettare che lo spread torni a 600, 700, o più per darci una mossa.
Un esempio di riduzione della spesa: l'anagrafe e' gestita dagli oltre 8000 comuni. Il mio ( 15 mila abitanti nel nord est) ha 5 dipendenti che se ne occupano.... Organizzazione diversa, IT, ecc farebbero sicuramente risparmiare molto.
PS e' tragico notare che i politci quando parlano di riduzione della spesa parlano, di solito, di "taglio agli sprechi".
Cinque dipendenti solo per l'anagrafe? a tempo pieno e fanno solo quello? La mia circoscrizione a Roma ne ha cinque/sei allo sportello (per circa 150.000 abitanti), e comunque i servizi anagrafici sono disponibili in tutte le circoscrizioni, non solo quella di residenza. D'altra parte i servizi anagrafici sono comunali per legge e hanno dei vincoli (tipo, la levatrice deve fare necessariamente la denuncia di nascita su un modulo cartaceo), si tratta dell'identità delle persone. Ma anche se fossero cinquemila abitanti, comunque ti ci vogliono due/tre persone. Te lo dice uno che dirige quattro biblioteche universitarie in due sedi, e poi fa da referente per il primo soccorso, la sicurezza, l'anagrafe e valutazione della ricerca d'ateneo, con qualche puntata in facchinaggio e manutenzione...
Ma che vogliono tagliare, se tagliano le consulenze perdono voti, se fanno pagare le tasse agli autonomi perdono voti, se fanno la patrimoniale perdono voti (e i mafiosi scudati li ammazzano), questi devono essere spazzati via dalla bancarotta.
Adesso cercano di fare fuori Vendola con accuse false, e intanto Berlusconi immagina un governo Bonino con la trimurti per salvarsi dal carcere e dal fallimento.
Se gli squali dei mercati vedono i famigli di Berlusconi tornare al governo facciamo una tale bancarotta che lo Zimbabwe ci dirà: "Poveracci!".
La vendita di Eni al "giusto prezzo" non cambia il bilancio dello stato. Sostituisce un valore attuale - il valore attuale dei flussi di dividendi di Eni al Tesoro - con un introito una tantum. Se il debito pubblico è misurato in maniera appropriata non cambia nulla. Se Eni è venduta a un prezzo basso lo stato ci rimette. Ergo, l'operazione ha senso solo se Eni è venduta a un prezzo maggiore del suo valore. Ma in questo caso chi la comprerebbe, e soprattutto perchè?
Marcospx, lasciamo perdere la teoria economica che sta già producendo sufficienti guasti e parliamo di cose reali, per favore. Da parecchi anni gli aumenti dei salari nel settore pubblico si limitano al mero recupero dell'inflazione programmata (non reale, si badi bene) e adesso neppure quella. Alla favoletta della produttività poi non ci crede più nessuno se non gli economisti che non sanno neanche bene come calcolarla o come isolare le variabili indipendenti che la determinano (che poi non è che interessi poi tanto nè a loro nè ai loro committenti)
Quanto alla storiella della progressività mi sa tanto di foglia di fico: i dirigenti hanno contratti diversi e posizioni di potere molto diverse dagli altri dipendenti pubblici. Gli espedienti per mantenere i propri privilegi non mancano. E poi Boldrin, che non è un ingenuo (e, detto per inciso, non ha bisogno di avvocati difensori o partavoce) usa le parole in maniera molto accorta e se non ha fatto questa distinzione sono certo che un motivo c'è!
@Alberto, non faccio l'avvocato difensore nè il portavoce di nessuno. Hai sollevato delle osservazioni e ho provato a risponderti sulla base della mia comprensione dell'articolo.
Sui danni che starebbe producendo "la teoria economica", bah, esistono tantissime teorie economiche che dicono cose molto diverse. Immagino che io e te avremmo idee diverse sul se e il come e quali di queste teorie abbiano prodotto danni. Spero concorderemo, però, sul fatto che questo non sia il luogo per discuterne.
Nè voglio mettermi a discutere di produttività. Ci sono dati che dimostrano che i salari nel pubblico negli ultimi anni sono cresciuti più rispetto a quelli del settore privato? Questo conta. Non le esperienze personali. La mia, evidentemente contraria rispetto alla tua, è che il mio salario pubblico aumenta con l'inflazione, mentre il salario di tante persone a me vicine nel privato (anche in termini nominali!) si riduce (anche a zero, per intenderci). Ma questo conta poco: contano i dati complessivi. Io ho riletto il passaggio dell'articolo a riguardo. Ti invito a fare lo stesso.
Progressività, infine, vuol dire quello che ho scritto. La proposta è naturalmente vaga come si addice a un articolo di giornale: può essere foglia di fico o può essere una caratteristica sostanziale di una politica di tagli... dipende da come la si ralizza. Concordo con te che, se si giudica in base alle azioni di questo governo, è probabile che di foglia di fico si tratterebbe... Io spererei in un governo diverso che tagliasse gli stipendi pubblici con forte progressività (i.e.: a cominciare dai dirigenti).
Il punto, alla fine, è: è giusto, in un momento di crisi, in cui tanta gente perde il lavoro e le tasse aumentano in modo insopportabile, limare gli stipendi di chi, nel pubblico, guadagna di più ed ha un posto bello, tranquillo e garantito? Soprattutto a fronte del fatto che in molti casi il settore pubblico si dimostra inefficiente? Aumentando ancora le tasse le aziende chiudono e il salario dei dipendenti va a 0. Zero, capito?
Ah! Io sono dipendente di un'azienda pubblica. Credo che moltissima gente che qui (e nei Ministeri qui intorno) prende 5,000/mese, in un'azienda privata sarebbe licenziata in tronco per sacrosanta causa nel giro di pochi mesi.
@Paolo Tisselli
Una curiosità: sapere che lo Stato possiede Eni in che modo migliora la mia vita? In che modo mi garantisce un vantaggio purchessia?
@Jamesnach
A me sembra che Boldrin stia dicendo proprio che bisogna non alzare le tasse ma evitare di buttare i soldi dalla finestra.
@Boldrin
Anche io vorrei sapere esattamente come andrebbero rimodulati questi stipendi pubblici, in particolare nelle fasce più basse.
@ Bruno e @Alberto
Ovviamente Boldrin confronta gli aumenti (medi) dei dipendenti pubblici con gli aumenti (medi) di quelli dei dipendenti privati. Non dice certo che gli stipendi nel pubblico sono più alti di quelli nel privato: dice che sono aumentati di più (ingiustamente, a suo parere, immagino perchè un aumento di salario reale è "giusto" se corrisponde a un aumento di produttività... e mi pare difficile dimostrare un aumento di produttività del settore pubblico).
Poi: si parla di valori medi. Se l'aumento nel pubblico è legato soprattutto agli aumenti per i dirigenti (non so se è vero, assumiamo di sì) allora sarebbe corretto tagliare proprio su di loro. Non a caso Boldrin parla di tagli progressivi e non lineari (i.e., tagliare di più a chi guadagna di più, cioè ai dirigenti).
Ancora, Bruno, sugli architetti: mi risulta che una massa enorme di architetti lavori a partita iva nei grandi studi, spesso sottopagato se non sfruttato. Sono tanti. Dubito che guadagnino di più degli architetti anche di un piccolo comune. Se vuoi fare un confronto devi considerare anche loro, e non quelli che fanno davvero i professionisti e firmano i progetti.
Tutto condivisibile. Su Eni, forse, ragionerei un momento di più prima di venderne le quote. Ma via tutto il resto, da Poste a Trenitalia etc etc. E soprattutto via un po' di dipendenti pubblici. Nessuno che sieda al Governo ha finora avuto il coraggio di dirlo, ma l'unica via di salvezza è liberarsi di un centinaio di migliaia di dipendenti della PA, a cominciare dal Mezzogiorno. Prepensionamenti forzosi all'80% dello stipendio. Sempre spesa pubblica è, ma almeno risparmiamo una "paccata" di miliardi.
Ciò che però confessa l'intervista di Giarda è, se volete, un elemento ancor più preoccupante: neppure i tecnici sanno dove metter le mani nell'alluvionale legislazione di spesa pubblica italiana. Non è problema di poco momento, perchè è possibile dire dove tagliare e stimare il valore economico dei tagli, ma è complicatissimo individuare le norme, spesso stratificate, che nel tempo hanno disposto quelle spese.
@ Bruno
Neanche a me è chiaro il suo ragionamento; il confronto si fa fra valori omogenei, non fra mezzemaniche
ed architetti. Bisogna poi tener conto di tutti i costi che lo stato sostiene; se non lo sa, la cifra netta in
busta paga è solo il 47% di quanto lei costa allo stato. Inoltre, qualsiasi datore di lavoro privato che tolleri
rendimenti sul lavoro pari a quelli del pubblico impiego, andrebbe fallito in un anno o due.
D'accordo con l'articolo, ma non le sembra un po' eccessivo vendere anche Eni?
Proprio non esistono aziende strategicamente rilevanti per il Paese? Su Eni si è sempre basata buona parte della nostra politica estera. Forse sbaglio, ma, mentre sono convinto sul privatizzare tutto il resto, su questo avrei qualche dubbio.
Boldrin vive in America e vede l'Italia attraverso tabelle e grafici e non la capisce. Non sa che il pubblico impiego è stato falcidiato dal turn over che i dipendenti pubblici, sempre meno, lavorano con se,pre meno risorse. Non sa che gli stipendi pubblici che sono aumentati sono quelli dei dirigenti. Non sa che gli stipendi pubblici sono già diminuiti grazie al blocco degli aumenti contrattuali.
Boldrin non sa o fa finta di non sapere?
Non mi è chiaro.
Il giornalista scrive che gli stipendi dei dipendenti pubblici sono aumentati di più di quelli privati negli anni precedenti, quindi sono più alti.
Mi sembra una bestialità.
Io sono dipendente pubblico e nel mio settore di attività gli stipendi nel privato sono spesso più elevati (tanto che diversi colleghi sono passati dal pubblico al privato).
Un architetto di un comune raramente ha stipendi paragonabili a quelli del privato.
Il pubblico, come quello privato, è un mondo vario e merita analisi più serie.
Uno spettro, si aggira per l'europa: l'Austerity.
Nuova Religione, Nuovo Pensiero Unico, Nuovo Moloch su cui sacrificare tutto. Tutto.
In nome di che?
Mah.
E come facciamo - di grazia - a rilanciare la spesa delle famiglie se tagliamo gli stipendi?
Mistero.
Secondo me siete diventati completamente matti, tutti.
La parola d'ordine non è tagliare, signori miei, è spendere meglio.
Le vostre ricette devastanti hanno gettato un intero continente nella recessione più nera, ma voi continuate imperterriti.
Per fortuna che c'è ancora qualcuno che ragiona:
http://www.gustavopiga.it/2012/orso-stiglitz-miele-italiano/
Hai proprio capito tutto. Boldrin suggerisce di tagliare la spesa per poi tagliare le tasse. Dove la vedi l'austerità?
Definizione di Austerity:
"In economics, austerity is a policy of deficit-cutting, lower spending, and a reduction in the amount of benefits and public services provided"
Saluti...
Michele, di che ordine è il taglio degli stipendi pubblici necessario a riallinearli con quelli del privato e arrivare al "tuo" 0.8%-0.9%? La sforbiciata dovrebbe a tuo avviso colpire tutti (sia pur progressivamente, come hai detto) o solo al di sopra di una certa soglia? Quale?
Potrebbe darmi una sua opinione su questo?
http://moslereconomics.com/wp-content/powerpoints/7DIF.pdf
e perche' non fare lo stesso ragionamento per comuni, province(che dovevano essere eliminate..), regioni, welfare e difesa in questo modo avremmo un tetto di spesa certo in modo da cercare di rendere piu' oculate le uscite dello Stato. Come fare di preciso non so pero' sicuramente e' la strada piu' odiata dai politici che sono bravi a fare annunci di riduzioni di spesa che poi si rivelano fasulli ma sono ancora piu' bravi ad aumentare le tasse per mantenersi tutti i privilegi. Altroche' 3%...dobbiamo arrivare al 12%. Se uno Stato costa il 52% del PIL non potra' mai crescere bisogna portare questa percentuale almeno al 40%.
vendere eni ???? lei michele boldrin sara' mica un rappresentante delle multinazionali che vogliono prendersi i pezzi pregiati dell'italia ?????? l'eni e le grosse societa' controllate dallo stato non si toccano ,gia' abbiamo venduto enel .
era stato cosi' bravo ha rovinato tutto dicendo di vendere eni ,quasi quasi mi vien da pensare che qualcuno gliel'ha suggerito .
na ragione! Boldrin, lei non lo sa, ma quando si riunisce con le 7 sorelle del petrolio per conquistare il mondo indossa la tuba a stelle e strisce ed ha un enorme sigaro in bocca con tanto di gilet e bava alla bocca pensando di affamare l'Italia coquistando ENI quasi gratis.Ed ovviamente, per forzare l'Italia a vendere, amenteranno le scie chimiche che sorvolano l'Italia.
Concordo solo in parte. Vendere imprese strategiche non risolve nulla; se prima non si eliminano le provincie, fusione tra Comuni, aggregazioni tra Regioni - si proprio cosi - 20 Regioni sono troppe. Riformare tutto l'apparato pubblico Sanita, Infrastrutture...riformare procedure - ove prolifera il germe della corruzione- etc. Ma questa è solo un analisi, e ahime, di analisi questo paese non ha piu bisogno. È tempo di agire. Uno dei più grandi vizi italiani è quello di non affrontare i problemi per anni, per poi decidere di superare le arretratezze esagerando i rimedi. Monti non ha altra scelta - e la prova del 10 - saranno proprio i tagli, a tale proposito, non è ippotizabile che la spending review possa essere completata entro 6 mesi. Una volta terminto questo processo iniziera' un percorso il quale successo dipendera' dalla velocita' della messa in pratica dei provedimenti. Li si vedra se PDL,PD,Terzo, Quarto, Quinto Polo vogliono realmente riformare se stessi e il paese!
Perfetto Prof. Boldrin perfetto.Mi piacciono le idee chiare e la praticita'.Vorrei poterla eleggere!
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