Confessioni di un nuclearista non pentito
«Ebbene sì. Sono favorevole all’energia nucleare. Fino a pochi mesi fa, quando rivelavo questa mia o
Controlli a 60 km di distanza da Fukushima (Afp)
«Ebbene sì. Sono favorevole all’energia nucleare». Fino a pochi mesi fa, quando rivelavo questa mia opinione a molti dei miei conoscenti (per lo più di sinistra) mi sentivo osservato con una curiosità mista a diffidenza. In alcuni di loro vedevo addirittura un’ombra di compassione: «E Chernobyl?», mi chiedevano, e io percepivo nei loro occhi una punta di orrore, come se fossi uno strano animale che aveva stretto il patto con il diavolo.
Di fronte a questa domanda ho evitato per anni di impegnarmi in una discussione. Preferivo svicolare. Lo faccio sempre quando mi rendo conto che in un confronto l’aspetto emozionale prevale su quello razionale. E in Italia il nucleare suscita passioni emotive come forse nessun’altra controversia. Per qualche ragione l’antinuclearismo è diventato una bandiera di larga parte della sinistra, un fenomeno curioso che non si è manifestato in alcun altro Paese del mondo (esclusa forse la Germania). Che cosa c’entri il nucleare con la sinistra non l’ho mai capito. In Gran Bretagna sono favorevoli al nucleare i laburisti di Tony Blair e Ed Milliband, in Francia i socialisti fin dai tempi di François Mitterrand, negli Stati Uniti i democratici di Bill Clinton e Barack Obama. Sarebbe necessaria una lunga analisi storica per spiegare per quale ragione il radicalismo sessantottino abbia permeato la cultura della sinistra raccogliendo per strada la bandiera dell’antinuclearismo. Ma siccome per vent’anni il nucleare non è stato all’ordine del giorno del dibattito politico italiano, io ho generalmente evitato di parlarne. Le emozioni non si discutono. Ma qualche volta anch’io mi lasciavo coinvolgere in qualche discussione, e questa aveva quasi sempre uno schema fisso.
Il dialogo partiva inesorabilmente da Chernobyl: «Se è accaduto in Ucraina, perché non potrebbe ripetersi da noi?». Io replicavo che l’incidente di Chernobyl era il frutto di una società in disfacimento (quella sovietica) e che quell’impianto era di una tecnologia vetusta, non aveva il robusto contenitore di cemento armato previsto in Occidente ma era circondato solo da un edificio civile. Inoltre era gestito da persone incapaci, raccomandate dalle burocrazie di un partito morente. Al contrario le centrali nuove prevedono due contenitori di cemento e acciaio che possono resistere all’impatto di un aereo da carico in picchiata sul reattore, e così via. Mi rendevo conto che quelle argomentazioni non risultavano convincenti. Il dramma di Chernobyl si era comunque verificato e aveva lasciato una ferita indelebile nell’immaginario collettivo, anche nel mio. Ricordo che nel 1986 anch’io andavo a cercare prodotti scaduti nei negozi per evitare di dare ai miei figli cibi freschi, e quindi potenzialmente contaminati dalla nube che trasvolava minacciosamente l’Europa.
A quel punto, per combattere l’emozione dei miei interlocutori, provavo la strada più difficile, sapendo fin dall’inizio che si trattava di un tentativo vano. L’incidente di Chernobyl, ammettevo con convinzione, era certamente stato una tragedia mondiale. Ma erano davvero sicuri di essere a conoscenza delle reali dimensioni di quella catastrofe? Era una strada in salita. Sapevo che era impossibile bucare quel muro di diffidenza, ma ugualmente provavo a citare i due documenti ufficiali che certificano i reali effetti di Chernobyl a breve e lunga scadenza: un Rapporto Onu del 2005 e un Rapporto Oms del 2006. Così raccontavo ai miei increduli interlocutori che i due rapporti, siglati da centinaia di scienziati di numerose agenzie internazionali indipendenti, certificavano che le vittime accertate di Chernobyl erano state circa 65. L’impatto più rilevante dell’incidente è costituito da circa 6.000 tumori alla tiroide, con una mortalità assai bassa (compresa nei 65 decessi). In tutte le regioni contaminate non è stato rilevato né alcun aumento delle leucemie, né alcuna mutazione genetica, né aumenti del numero dei bambini malformati. Gli scienziati valutano (secondo i loro calcoli probabilistici) che negli ottant’anni dopo l’incidente (quindi tra il 1986 e il 2066) ci saranno circa 30 mila “morti precoci” nei territori colpiti dalle radiazioni, ma sarà impossibile osservare oscillazioni statistiche, perché si tratta di variazioni troppo piccole. L’altro grave effetto della tragedia è stato l’evacuazione di molte decine di migliaia di cittadini e la creazione di un’area off limits: un enorme stress per le popolazioni locali.
A questo punto, di fronte alla totale incredulità dei miei interlocutori, cercavo di spingermi oltre citando altri dati comparativi: «Secondo l’Ocse (Environmental Outlook, 2008. Pagina 257) le polveri sottili in larga misura prodotte dai combustibili fossili provocano ogni anno 960 mila “morti precoci” nel mondo, con quasi 10 milioni di anni di vita perduti». E per provocare aggiungevo: «Pensate a quanti sono 960 mila morti all’anno. È come se ogni anno, a causa dei combustibili fossili che bruciamo, si verificassero quattro-cinque catastrofi come Hiroshima e Nagasaki. Fate la somma: sono 50 milioni di decessi dovuti ai combustibili fossili negli ultimi 50 anni E in questo mezzo secolo quanti disastri hanno prodotto le centrali nucleari? Uno solo: Chernobyl, con 65 morti accertati e altri 30 mila presunti nei prossimi 80 anni».
Da quelle discussioni ho imparato una cosa. Con le statistiche non si convince nessuno. In uno splendido libro appena pubblicato negli Stati Uniti (The Social Animal, Random House) David Brooks ricorda che, secondo una ricerca di Timothy Wilson, la mente umana può gestire circa 11 mila frammenti di informazione in ogni istante, ma solo 40 di questi frammenti sono elaborati consciamente. Il resto è inconsapevole, legato alla esperienza emozionale di ciascuno. Il milione di persone che, secondo l’Ocse, muoiono ogni anno per le emissioni dei combustibili fossili sono un’entità anonima, un numero che non dice nulla agli stati emozionali del nostro cervello, mentre quei 65 morti di Chernobyl, specie gli eroici vigili del fuoco che sacrificarono la loro vita per bloccare le emissioni radioattive diffuse dalle fiamme, erano persone reali, i giornali pubblicarono le immagini delle piaghe sui loro corpi, e la gente le collegò a quelle di tanti anni prima, quelle dei bambini di Hiroshima e Nagasaki. C’era speranza di riportare sul terreno razionale un discorso che i media avevano spostato tutto sul terreno emotivo?
Ero pessimista. L’Italia è diventata il Paese dei veti incrociali, dei comitati “anti” impegnati lungo tutta la penisola a bloccare nuove strade, parcheggi, tunnel, impianti energetici a biomasse, persino centrali eoliche. Siamo diventati la capitale dei movimenti nimby, non nel mio cortile: figurarsi rifare il nucleare in un Paese simile. Le ragioni a favore del nucleare erano anche molte altre, dicevo ai miei interlocutori: i costi, l’eccessiva dipendenza energetica dall’estero dell’Italia, l’instabilità internazionale prodotta dalla rilevanza strategica del petrolio, le guerre provocate dalle tensioni sui mercati energetici e così via. Ma anche quelle argomentazioni servivano a poco.
Poi, qualche mese fa, ho ricevuto una telefonata di Chicco Testa, che avevo conosciuto nel 1985 quando ero capo del servizio Scienze all’Espresso, e lui il presidente-fondatore della Lega Ambiente. A quei tempi (26 anni fa) Chicco Testa si era presentato all’Espresso per proporre di lanciare insieme la campagna della Goletta Verde. Ne discutemmo a lungo e progettammo la nuova iniziativa (Antonio Ferro ne fu poi la vera anima). Io e Testa sul nucleare la pensavamo diversamente. Lui era contrario e nel 1987 guidò la campagna referendaria che portò alla chiusura delle centrali italiane. Ma quella collaborazione fu feconda e durò anni. Così qualche mese fa Chicco Testa, che nel frattempo sul nucleare ha cambiato idea, mi propose di collaborare al nascente Forum nucleare italiano. Accettai subito, senza nascondermi la difficoltà dell’impresa, perché ero (sono) convinto che diffondere conoscenze scientifiche sull’argomento fosse una battaglia giusta, quasi un dovere civile in un momento in cui il bisogno di energia si moltiplica, il riscaldamento globale causato dalle emissioni dei combustibili fossili si fa sempre più minaccioso e la dipendenza italiana dalle importazioni di energia è un cappio al collo della nostra economia. Inoltre era evidente che il nucleare stava rinascendo nel mondo. Era una battaglia in salita, ma per la prima volta mi sembrava che si potesse vincere. La ragione contro le emozioni. Una bella sfida.
Finché, venerdì scorso, in Giappone è apparso il “cigno nero”, quello che l’economista Nassim Taleb descriveva nel suo The Black Swan e di cui mi parlò un giorno nel corso di una lunga intervista a New York: «L’idea del cigno nero», mi disse, «mi venne anni fa osservando la guerra civile che esplodeva in Libano, il mio Paese d’origine, che fino al giorno prima sembrava cosmopolita, ricco e felice e improvvisamente precipitò in un caos senza fine. Era arrivato il Cigno Nero, cioè un evento imprevedibile che cambia il corso della storia lasciando gli uomini attoniti». Altri esempi di cigno nero? gli chiesi. «Il computer, Internet, Google, la prima guerra mondiale, le conseguenze della seconda guerra mondiale per gli ebrei. Nessuno prevedeva questi fatti: e invece sono arrivati e hanno cambiato il mondo», mi disse.
In Giappone il cigno nero si è manifestato sotto la forma di un terremoto di grado 9 sulla scala Richter, un evento drammatico che ha spostato l’asse terrestre di dieci centimetri, ha fatto cedere il fondo dell’oceano e creato uno tsunami di otto-dieci metri, un’onda che è penetrata cinque chilometri all’interno della costa giapponese nell’area di Fukushima. L’impianto nucleare ha brillantemente resistito alla scossa, ma le linee dell’alta tensione della zona sono state travolte dallo tsunami e i generatori elettrici di emergenza che alimentavano i sistemi di raffreddamento sono stati danneggiati perché i muri che circondavano l’impianto erano alti sei metri, troppo bassi. Qual è la probabilità che un terremoto di livello 9 della scala Richter possa avvenire scatenando il più terribile tsunami della storia? Nessuno può prevederlo, come nessuno può prevedere l’arrivo di un cigno nero all’orizzonte, ma quando arriva cambia le prospettive delle cose. E ora, comunque finisca questa storia in Giappone, le cose saranno diverse per sempre.
Ci saranno discussioni. Molti diranno che il futuro è del sole e dell’eolico e molti ci crederanno. Ma non è vero. L’alternativa al nucleare non sono né il solare né l’eolico ma solo i combustibili fossili. Perché solare ed eolico sono energie intermittenti, che non funzionano quando in cielo non c’è il sole o non soffia vento (scarso in Italia), ma queste spiegazioni razionali non sono convincenti: sono cerebrali e non sollecitano i centri emozionali.
I tecnici aggiungeranno che solare ed eolico occupano enormi porzioni di territorio. Supponiamo, per semplicità, di volere sostituire l’energia prodotta da dieci centrali nucleari da 1.600 Megawatt (che produrrebbero il 25 % dell’energia elettrica necessaria al Paese) con impianti solari. Bisognerebbe coprire di pannelli fotovoltaici 1.400 chilometri quadrati di territorio, in pratica un quadrato con un lato di oltre 37 chilometri. E se invece utilizzassimo le pale eoliche? Ci vorrebbero 5.000 chilometri quadrati: un quadrato di territorio con un lato oltre 70 chilometri tutto cosparso di turbine alte 120 metri che hanno pale con un diametro di 80 metri. Chi sarebbe disposto ad accettarle? I Vip che hanno la villa a Scansano, in Toscana, hanno fatto ogni sorta di azione legale per impedire che ne costruissero sette o otto vicino alle loro fattorie che producono l’ottimo Morellino. Davvero esiste la possibilità di costruirne 25 mila in un Paese che ha fame di territorio come l’Italia?
È possibile, persino probabile, che il cigno nero che è comparso inaspettato in Giappone sotto la forma di un incredibile terremoto e di un immane tsunami cambi il corso della storia, e colpisca a morte il nucleare in alcuni Paesi (come l’Italia) in virtù delle emozioni provocate nell’opinione pubblica. Non credo che ciò accadrà in Giappone. Sono certo che a Tokyo si concederanno una pausa di riflessione, prenderanno le contromisure necessarie e poi, non avendo risorse energetiche interne (come l’Italia) decideranno di andare avanti, imparando dalla realtà, per costruire un nucleare ancora più sicuro, a prova dei terremoti e degli tsunami più violenti. Forse altri Paesi seguiranno i sentieri dell’emozione facendo crescere la richiesta di gas, carbone e olio combustibile. L’economia peggiorerà, i Paesi arabi autoritari produttori di petrolio si rafforzeranno, e forse quel milione di morti che dobbiamo ai fumi e alle polveri cresceranno ulteriormente. Cinque Hiroshima all’anno che non fanno notizia, perché i numeri non producono emozioni.

Comments
TORCH: THE OTHER REPORT ON CHERNOBYL
http://www.chernobylreport.org/?p=summary
Conclusions
The full effects of the Chernobyl accident will most certainly never be known. However, 20 years after the disaster, it is clear that it is far greater than implied by official estimates. Our overall conclusion is that the unprecedented extent of the disaster and its long-term global environmental, health and socio-economic consequences should be fully acknowledged and taken into account by governments when considering their energy policies..
In summary, the main conclusions of the Report are
about 30,000 to 60,000 excess cancer deaths are predicted, 7 to 15 times greater than IAEA/WHO’s published estimate of 4,000
predictions of excess cancer deaths strongly depend on the risk factor used
predicted excess cases of thyroid cancer range between 18,000 and 66,000 depending on the risk projection model
other solid cancers with long latency periods are beginning to appear 20 years after the accident
Belarus, Ukraine and Russia were heavily contaminated, but more than half of Chernobyl’s fallout was deposited outside these countries
fallout from Chernobyl contaminated about 40% of Europe’s surface area
collective dose is estimated to be about 600,000 person Sv, more than 10 times greater than official estimates
about 2/3rds of Chernobyl’s collective dose was distributed to populations outside Belarus, Ukraine and Russia, especially to western Europe
Caesium-137 released from Chernobyl is estimated to be about a third higher than official estimates
Recent IAEA/WHO studies
Our verdict on the two recent IAEA/WHO studies on Chernobyl’s health and environmental effects respectively is mixed. On the one hand, we recognise that the reports contain comprehensive examinations of Chernobyl’s effects in Belarus, Ukraine and Russia. On the other hand, the reports are silent on Chernobyl’s effects outside these countries. Although areas of Belarus, Ukraine and Russia were heavily contaminated, most of Chernobyl’s fallout was deposited outside these countries. Collective doses from Chernobyl’s fallout to populations in the rest of the world, especially in western Europe, are twice those to populations in Belarus, Ukraine and Russia. This means that these populations will suffer twice as many predicted excess cancer deaths, as the populations in Belarus, Ukraine and Russia.
The failure to examine Chernobyl’s effects in the other countries does not lie with the scientific teams but within the policy-making bodies of IAEA and WHO. In order to rectify this omission, we recommend that the WHO, independently of the IAEA, should commission a report to examine Chernobyl’s fallout, collective doses and effects in the rest of the world, particularly in western Europe.
Cernobyl Gulag.
Brava Katia hai messo la lama nella piaga. E' mancata la volonta' politica di investire in energie rinnovabili. Impegnamoci tutti in una attivita' politica , cioe' di tutti e non partitica , a favore di una fazione, per il bene comune. credo che il Dalay Lama abbia espresso un concetto simile
Stefania Prestigiacomo, Silvio Berlusconi e Guido Possa che dicono che il nucleare non è pericoloso.
Enrico Pedemponte scrive: "Per qualche ragione l’antinuclearismo è diventato una bandiera di larga parte della sinistra, un fenomeno curioso che non si è manifestato in alcun altro Paese del mondo (esclusa forse la Germania)."
A Palermo ed a Napoli, con buona pace di Stefania Prestigiacomo, Silvio Berlusconi e Guido Possa, l'immondizia, NON SCORIE NUCLEARI, cresce a dismisura, altro che Napoli o Palermo pulite in tre giorni! Certe industrie del Nord pagheranno tasse e tributi al Nord (terùn vai a lavorare...) ma continueranno spesso a scaricare al Sud i loro rifiuti pericolosi (vedi Gomorra ed altro...).
Non sappiamo smaltire qualche bottiglia di vetro e dobbiamo smaltire scorie nucleari?
I filonuclearisti debbono fare arricchire qualche altro mafioso dal colletto bianco? Si! Ecco il motivo per cui si tagliano gli incentivi alle energie pulite E SI È PROVOCATO IL BLACK-OUT del 2003.
Prendete in giro i polli!
Alessandro Buscarino
Certo, tante belle parole... tanti numeri e tante statistiche... ha tirato in mezzo anche il collegamento sinistra-antinucleare, il cui senso, onestamente non ho capito, ma vorrei capire tante cose a cui il signor Pedemonte non ha dedicato neanche mezza riga nella sua appassionata difesa del nucleare.
Prima cosa: ha senso per un paese che non ha centrali nucleari imbarcarsi in un investimento di questo tipo, dispendioso sia dal punto di vista economico che come risorse naturali, quando le prime centrali saranno attive, ad essere ottimisti, tra 10 anni? Non ha forse più senso per l'Italia investire queste risorse nello sviluppo delle fonti rinnovabili per renderle sempre più efficenti? Ho visto un servizio in televisione su studi ed esperimenti in tal senso davvero sbalorditivi.
Secondo cosa: dove andremo a prendere l'uranio per alimentare le nostre future centrali? Non è che rischiamo di abbandonare la dipendenza dalle fonti fossili per poi dover abbracciarne una nuova?
Terza cosa: le scorie? Dove e come andranno smaltite?
Non mi va ora di tirare in ballo discorsi su sicurezza e conseguenze su un eventuale incidente perchè sarebbe un discorso troppo lungo. Comunque io resto convinto che il nucleare, almeno per l'Italia, NON sia la soluzione, ma servirebbe solo a riempire la pancia e il portafoglio dei soliti noti.
Certo, tante belle parole... tanti numeri e tante statistiche... ha tirato in mezzo anche il collegamento sinistra-antinucleare, il cui senso, onestamente non ho capito, ma vorrei capire tante cose a cui il signor Pedemonte non ha dedicato neanche mezza riga nella sua appassionata difesa del nucleare.
Prima cosa: ha senso per un paese che non ha centrali nucleari imbarcarsi in un investimento di questo tipo, dispendioso sia dal punto di vista economico che come risorse naturali, quando le prime centrali saranno attive, ad essere ottimisti, tra 10 anni? Non ha forse più senso per l'Italia investire queste risorse nello sviluppo delle fonti rinnovabili per renderle sempre più efficenti? Ho visto un servizio in televisione su studi ed esperimenti in tal senso davvero sbalorditivi.
Secondo cosa: dove andremo a prendere l'uranio per alimentare le nostre future centrali? Non è che rischiamo di abbandonare la dipendenza dalle fonti fossili per poi dover abbracciarne una nuova?
Terza cosa: le scorie? Dove e come andranno smaltite?
Non mi va ora di tirare in ballo discorsi su sicurezza e conseguenze su un eventuale incidente perchè sarebbe un discorso troppo lungo. Comunque io resto convinto che il nucleare, almeno per l'Italia, NON sia la soluzione, ma servirebbe solo a riempire la pancia e il portafoglio dei soliti noti.
Mi dispiace sig. Enrico Pedemonte ma non mi ha convinto neanche un po' ed ancora una volta ho solo la sensazione di leggere qualcuno che vuole portare acqua al suo mulino. Quando parla di argomenti tanto articolati non deve rispondere solo alle domande che vuole, ma a tutte, perché ne basta una senza una risposta per far cadere il castello. Vanno bene (anche se chissà come mai altrove si legge altro) i numeri che porta riguardo Chernobyl, ma che ne dice, ad esempio, della densità di popolazione tra quella Ucraina e quella Italiana? Siamo a circa 3 volte tanto. Un altro dettaglio: anche i "più comunisti" italiani ammettono della reticenza Russa nel divulgare informazioni riguardo i suoi problemi, eppure per Chernobyl non volete considerare che forse la Russia ha nascosto qualcosa. 65 morti dite? Gli accertati. Ma la stessa ONU ammette di un numero probabile che si aggira sui 4mila. Ma oggi come oggi preferisco fidarmi dei numeri di Greenpeace piuttosto che dell'ONU, e parla di 6milioni di morti.
Certo che superare il pregiudizio e l'avversione risulta praticamente impossibile, se anche una seria e documentata analisi non basta.
Se poi la fonte di riferimento considerata più affidabile è l'ultima citata, allora si spiega tutto.
Non sapevo che anche le centrali nucleari si potessero installare sopra tetti di case, edifici, capannoni, pensiline, terreni degradati, o a largo delle coste!
Per quanto riguarda il nucleare (ciclo del'uranio):
1- la dipendenza da paesi terzi rimane. Non ne disponiamo a sufficienza e dovremmo importarlo
2- il costo è incognito, adesso è basso perchè disponiamo ancora di scorte di urario raffinato dal recupero dell'arsenale sovietico soprattutto dopo che la Russia ha potuto venderlo anche ad altri paesi oltre che ai soli USA, ma le bombe atomiche, per fortuna, erano un numero limitato. Quando saranno finite il costo di produzione e vendita quale sarà?
3- un deposito di scorie richederà x millenni sorveglianza continua. Come organizzare e gestire questo problema? Non sono ancora esistite nella storia dell'uomo civiltà /società così durature, quelle che conosciamo sono state le egizie, la cinese e la Chiesa che hanno superato i millenni. Ma decine di migliaia di anni?
4- la sicurezza della centrale e dei depositi può essere violata da attentati, sommosse, colpi di stato, guerre, In questo caso i sistemi di sicurezza sarebbero inutili.
5- una centrale nucleare non è convertibile all'uso di altri combustibili e molto legata alla tecnologia adottata. E' più conveniente costruire una nuova centrale che riconvertirne una esistente, altrimenti le scelte ideali per i nuovi siti sarebbero state le ex centrali italiane che già avevano le infrastrutture necessarie (linee elettriche, etc) senza andare a sconvolgere altri territori. O quelle località non sono sicure ed erano state scelte per motivi diversi?
6- il piano nucleare prevede di investire su centrali non ancora utilizzata in larga scala ed alcune centrali in costruzione hanno presentato alti costi di realizzazione superiori ai preventivati.
Non poteva essere utile investire quel fiume di denaro nelle altre tecnologie nucleari alternative dove mi sembra che l'italia sia leader?
Queste sono alcune delle perplessità davanti a questa scelta del nucleare per il nostro paese, ma non solo, perchè tutto il mondo dovrà prima o poi affrontare questa scelta di nuova schiavitù (da parte dei produttori di uranio).
Mi piacerebbe sapere tutta sta energia richiesta a cosa serve? Sembrerebbe una domanda banale ma dallo sperpero di energia per il nulla porsi la domanda non sarebbe poi così buttata in aria.
E' incredibile che non si riesca mai ad avviare un confronto serio sul problema della produzione di energia. Anche questo articolo e questi commenti convergono massimalmente sulla pura e netta contrapposizione delle posizioni. O si è per il nucleare o si è contro. se poi a ciò si aggiunge la schematizzazione ideologizzata nella quale chi è contro il nucleare è di sinistra (comunista?) e chi è a favore è di destra (fascista?) lo schema si chiude e non si risolve nulla.
Si può tentare di affrontare il problema del fabbisogno energetico partendo da altri presupposti?
Non voglio propormi come mediatore tra le diverse posizioni ma mi pare oggettivo il fatto che molte argomentazioni esposte dalle parti non sono tra di loro contrastanti e che se è vero che esiste comunque un grande problema sulla sicurezza e sullo smaltimento delle scorie degli impianti nucleari è altrettanto vero che ci sono enormi pericoli per i cittadini derivati dall'inquinamento prodotto dalle energie termiche utilizzate in tutti gli aspetti della vita quotidiana dei cittadini.
Personalmente sono fortemente contrario al nucleare utilizzato sotto tutte le forme possibili e sono favorevole all' uso delle energie rinnovabili (tutte le energie rinnovabili e non solo l'eolico e il solare/fotovoltaico) ma sono anche molto ma molto preoccupato per la leggerezza e la superficialità con la quale ognuno di noi affronta queste problematiche quasi come se si ci dovesse dividere tra buoni e cattivi o furbi o coglioni.
Vogliamo incominciare seriamente a parlare del globale problema dello smaltimento dei rifiuti compreso quello delle scorie e del beneficio energetico che ne potrebbe derivare? Scopriremmo non solo che napoli e Palermo ne sono piene ma che anche le regioni e città cosiddette virtuose scontano ritardi enormi rispetto ai parametri indicati dall' U.E. ed al miglior utilizzo delle potenzialità derivabili dallo smaltimento.
Vogliamo parlare delle discariche abusive e del controllo che di questo settore esercita la malavita organizzata?
Non credo che si possa affrontare il problema del nucleare decidendo sulla base dei rapporti internazionali, anche se sono sempre ottimi elementi di riflessione, così come non si affronta quello degli impianti delle rinnovabili paventando enormi distese di pannelli o di pale. Si potrà si o no prevedere di adottare norme più puntuali sulle nuove e vecchie costruzioni edilizie? E la costruzione di micro centrali è solo una fantasia di fanatici ecologisti o una possibilità molto seria di creare una diversa articolazione della produzione di energia? Forse per questo occorrerà adeguare norme e strutture di governo ma vivaddio si potrà si o no pensare alla creazione di un sistema e non alle scelte partigiane di estremisti di ogni parte?
salve a tutti,
Scusate la mia ignoranza ma la struttura formata da: "Al contrario le centrali
nuove prevedono due contenitori di cemento e acciaio che possono resistere
all’impatto di un aereo da carico in picchiata sul reattore, e così via."
resistono anche alla forza dell'acqua?
Per quanto riguarda le radiazioni alle quali sono esposte i paesi vicino al
giappone, come ci dobbiamo comportare?
che raggio di sicurezza dobbiamo tenere per la nuvola radiotattiva? per quanto
tempo? come superare la crisi della ricerca del cibo e da dove viene quello sicuro?
Ricordo che: "Ricordo che nel 1986 anch’io andavo a cercare prodotti scaduti
nei negozi per evitare di dare ai miei figli cibi freschi, e quindi
potenzialmente contaminati dalla nube che trasvolava minacciosamente l’Europa.".
la creazione di: "l’evacuazione di molte decine di migliaia di cittadini e la
creazione di un’area off limits: un enorme stress per le popolazioni locali.".
per quanto tempo quest'aria è no limts, dopo l'accaduto?
Però è anche vero che nel dicembre 2006 c'è stato un altro Tsunami non troppo
lontano dal giappone che fece tanti più morti e provocò grandi danni
all'economia locale. Quindi non è possibile prevedere il luogo e l'entità ma si
potrebbe attuare misure di sicurezza con specifiche e fattori di sicurezza più
curati, in modo da prevedere anche le situazioni più impèensabili e non poco
economiche.
sono pienamente d'accordo con quanto viene detto del rinovabile che tutti lo
vogliono ma nessuno lo acetta nel nimby.
purtroppo siamo in una società che se c'e da aiutare qualcuno non ci fermiamo chiudiamo gli occhi e tiriamo avanti, nell'indiferenza.
A proposito di ciò la settiamana scorsa passando lungo la strradsa ho notato un
incendio allora chiamai i viglidelfuoco, nei dieci minuti seguenti nessuna
macchina e ripeto nessuna si è fermata per chiamare soccorsi.
dopo che sono arrivati le forze e quindi c'erano i lampeggianti e le camionette
che stavano spegnendo l'incedio, era come di essere al mercato tutte e ripeto
tutte hanno almeno rallentato ma molte si sono fermate perfino le persone che
abitavano li vicino venivano a vedere cosa c'era ma solo dopo che cerano i
pompieri.
Questo ci fa capire che fino a quando qualcosa non ci tocca noi viviamo
nell'indifferenza ma non dovrebbe esssere così, in una società che vuole
cgrescere, per mè questo è un esempio di una società statica diretta verso il
propio abbisso e non dinamica come dovrebbe essere per poter emergere un
pochino.
Egregio Enrico Pedemonte, le confesso che alcuni anni fa, anche io avevo cambiato idea circa il nucleare (ero contrario, SONO contrario): pensavo che effettivamente il danno provocato dall'inquinamento da combustione fosse assai maggiore rispetto a quello (potenziale) provocato dai rischi del nucleare.
Ma poi mi sono nuovamente ravveduto, (molto prima dell'incidente in Giappone), e non per considerazioni "tecniche" o statistiche, ma per alcune riflessioni "economiche".
Come gia' qualcuno ha fatto notare, gli interessi per lo sfruttamento dei combustibili fossili, accanto a quelli dello "sfruttamento" nucleare, condizionano da sempre la "vita politica" dei Paesi.
Chi si è opposto, in passato, ha spesso subito degli strani incidenti (vedi Mattei, vedi le varie guerre nei paesi produttori di greggio...).
In genere, ovunque ci sono Paesi "poveri", ma ricchi di "materie prime", i Paesi "ricchi" accorrono per "sedare" le liti interne, approfittando poi che, in cambio del loro "aiuto", tali Paesi faranno poi "affari d'oro, affari di petrolio, affari di uranio" eccetera.
Quando poi si cerca di convincere l'opinione pubblica sullo scarso rendimento delle energie alternative, anche in termini di suolo occupato, si cerca di distogliere ulteriormente l'attenzione delle popolazioni sul vero problema globale: L'ENERGIA NON E' INFINITA, L'ENERGIA VA UTILIZZATA CON PARSIMONIA E CONSAPEVOLEZZA.
La crescente richiesta di energia da parte degli utenti deriva da una pubblicita' smodata verso il consumismo (automobili, illuminazione eccessiva, televisioni, beni di "consumo" non indispensabili eccetera).
In passato non c'era bisogno di tutto questo "ben di Dio", eppure noi siamo qui, grazie ai nostri "antenati" che "vivevano" al buio!
Incredibile, vero? Adesso invece abbiamo bisogno di tante piccole cose (il cellulare, il navigatore, l'air bag, l'antifurto, diecimila vestiti...).
Altrimenti saremmo "al disotto della soglia di poverta'".
E se invece impiegassimo le nostre energie per promuovere un risparmio energetico consistente, non sarebbe forse meglio ?
Certo, alcuni non farebbero piu' gli "affari d'oro", ma la stragrande maggioranza degli altri vivrebbe molto meglio, assieme ai propri figli.
Cari politici, industriali, cittadini "benestanti", il mondo e' di tutti, non solo dei furbi, e la natura, mi sembra, sta gia' dando dei segnali preoccupanti di rivalsa!
Meditiamo...
Antonio
RM
In pratica il dilemma è morire per causa chimica (= centrali termoelettriche) oppure per causa atomica (= centrali nucleari). In Giappone, l'unico paese ad aver provato sulla propria pelle un bombardamento atomico, hanno costruito molte centrali nucleari in zona altamente sismica. Gli altri che fanno? Controlli? Non se ne parla nemmeno. Che passi il clamore (chi si ricorda più della chizza di petrolio nel Golfo del Messico?) e poi verranno costruite nuove centrali e riaperte quelle momentaneamente fermate. Quel che vedo è solo uno sterile muro contro muro tra nuclearisti ed antinuclearisti. Nessuno che porti idee cantierabili per ridurre gli sprechi di energia.
continuo ad essre antinuclearista a dispetto di quelli che dicono che chi noncambia idea mai è un imbecille. Almeno questo ci accomuna.
Vorrei ricordare un bel libro documentatissimo di ambientalista convinto della prima ora Mario Fazio "l'inganno nucleare" pubblicate in epoca non sospetta - prima di cernobyl , per intenderci-. In esso prospetteva gli enormi vantaggi delle centrali a CARBONe. Ancora non si parlava di effetto serra conseguente alla CO2; ma è anche vero che molti scienziati (p.es Piers Corbyn) lo negano. Ed oggi si puo' utilizzare il carbone in modo totalmente pulito : cioè solo con emissione di CO2.
Quando le varie agenzie parlano delle vittime nucleari parlano di quelle acute ma non si prendono cura di quello che accade negli anni in termini di incremento di tumori solidi, leucemie, malformazioni fetali : meglio questo o respirare anche un po' di polvere di carbone?
ahimè, hai ed avevi ragione..ma mi spiace tanto...
se nn ho capito male x sostituire una centrale servirebbe un'area di circa 16 km quadrati.. Cioe' un quadrato con un lato di 4 km. Se e' cosi' penso che in italia ci siano almeno dieci zone sparse sulle quali si potrebbe costruire.. Se poi con le ultime tecnologie americane fosse vero che si quadruplica la produzione, il quadrato si ridurrebbe a un solo km di lato. Se e' giusto quello che ho capito, xke dobbiamo correre il rischio di centrali nucleari? forse xke nessuno potrebe mai speculare sul prezzo del soleeee!!! Hahhaha ho capito dov'e' il dilemma!!!
Carissimi Utenti,
premesso che : 1) alimentare l' onda emotiva può essere un metodo per offuscare dati ben significativi rispetto sia al nucleare sia ad altre fonti energetiche non rinnovabili ; 2) il nostro Paese ha dimostrato come certi gruppi di interesse molto forti e dotati di grossi capitali - di dubbia e molto probabilmente illecita, provenienza - abbiano 'sporcato' persino le fonti di energia pulita, dirottando l' attenzione sul nucleare per averne il monopolio assoluto - una dura e definitiva sconfitta per il nostro Paese, nelle mani di una dittatura ben più influente di quelle del passato - ; 3) ciascuna tecnologia per la produzione di energia - rinnovabile e non - presa singolarmente, è di fatto insufficiente per soddisfare una domanda sempre crescente ;
sono convinto che bisogna creare sinergie, più o meno dello stesso tipo di quelle dei cicli di coltura stagionali della terra.
Solo così possiamo scongiurare il pericolo che nuove forme di dipendenza esclusiva possono generare.
Per fare questo è ovviamente neccessario creare sinergie parallele nel mondo della politica, delle istituzioni, della burocrazia, lasciando perdere gli inutili steccati ideologici, che come un cancro divorano dall' interno l' integrità del nostro Paese e lo rendono attaccato ad un passato 'glorioso' ma di fatto ingombrante.
Unità dell' Italia significa oggi più che mai, rispetto e integrazione delle diversità, persino nel campo delle fonti di energia.
hai ragione. in particolare sul fatto che siamo il paese dei comitati contro. o riusciamo a uscire da questa situazione o non abbiamo futuro. il nucleare in questo ci può dare una grandissima mano a prescindere dai kWh che riuscirà a produrre, la sfida è culturale e sociale.
Perchè si continua a sostenere che chi è contrario al nucleare sia comunista o una persona cattiva? La contrarietà al nucleare è trasversale. Dopo quanto letto, sono comunque dello stesso parere. NO AL NUCLEARE, SI ALLE ALTERNATIVE. Riguardo Chernobyl, vada dalle persone che hanno vissuto l’esperienza ad affermare quanto scrive…oppure provi a tentar maggior fortuna a Fukushima. Magari li troverà le emozioni che cerca. L’errore non è stato abbandonare il nucleare con il referendum dell’87, ma non aver da subito pensato all’efficenza energetica, al risparmio energetico alla ricerca in fonti rinnovabili ecc… In oltre 20 anni avremmo potuto fare di meglio nel campo delle politiche energetiche.
Bravissima Katia hai messo la lama bella piaga.Non c'e' statal la vonta' politica di investire nelle fonti rinnovabili. Questo la dice lunga.....Abbiamo una dura battaglia da combatterre uniti, senza ideologie per la nostra vita e la nostra salute
Lo studio del WHO "Health Effects of the Chernobyl Accident and Special Health Care Program" è consultabile qui: http://www.who.int/ionizing_radiation/chernobyl/who_chernobyl_report_200... Un riassunto del rapporto ONU è invece qui: http://www.who.int/mediacentre/news/releases/2005/pr38/en/index.html
Le statistiche possono impressionare, ma per convincere devono essere verificabili. Le fonti devono essere non solo citate ma rese consultabili. e quantomeno linkate. I dati vanno letti nella loro interezza e completezza. La lettura delle statistiche è molto meno neutra di quanto possa sembrare ai non addetti. Le cifre su Chernobyl, certamente corrette quelle riportate, vanno però illustrate. Il termine "accertato", ad esempio, va definito con precisione. Su temi così complessi e critici voler attribuire oggettività ad una scelta di campo con i numeri è sicuramente di effetto mediatico, ma va fatto con grande rigore ed onesta intellettuale. Vanno chiarite le premesse dei ragionamento: è li che ci sono i punti critici della discusisone. Il dato sulle polveri sottili colpisce (spostando il discorso su un piano emotivo). Ma non è pertinente perchè non sarà la costruzione delle centrali nucleari ad eliminare le polveri sottili. And so on...
Devastante terremoto in Giappone. La scossa sismica si difende: "Sono la nipote di Richter." (Eugenio Iodice) "Sono stati trovati due superstiti a 4 giorni dal terremoto che ha colpito il Giappone". Questo dimostra che il nucleare è sicuro. (Luigi Benvisto) Veronesi: "Spiegherò ai cittadini che il nucleare si può fare in sicurezza e che non è giusto avere paura". Però dovrai urlare perchè la zona è stata evacuata per un raggio di 30 Km. (Massimiliano Zuntini) Veronesi "L'incidente nucleare in Giappone è stato causato da errore umano". Sì, quello di costruire centrali nucleari. (Elisabetta Orosei) l disastro in Giappone ha riaperto il dibattito sul nucleare. Io sono a favore, ecco perché: A) L'Italia è una zona antisismica. B) Le infiltrazioni mafiose e camorristiche giovano alla sicurezza delle centrali e allo smaltimento delle scorie. C) I bambini contaminati sotto i 10 anni verranno curati gratis. (Gabriele De Filippis)
Ottimo articolo, e non solo dal punto di vista "scientifico" inerente il nucleare, bensì anche (e soprattutto) per l'analisi relativa alla penetrazione emotiva che talune notizie ha sul sentimento comune dell'opinione pubblica. Condivido appieno la domanda sottesa che anche a me vien da fare ai miei tantissimi amici di sinistra, consumatori di energia elettrica perchè alternativamente integrati nell'Occidente avanzato (fanno colazione con l'Ipad, pranzo con MacBook, cena con Imac, dopocena con Iphone, come se si ricaricassero con lo spirito santo): quale alternativa allo sporco, lurido, corrotto petrolio, al gas russo o al carbon fossile? sapendo che le energie verdi (baaaasta tutti questi che adesso sono per la green economy manco fossero leghisti!), gran cosa, sono un'ottima fonte complementare ma mai - anche per i lucidi dati che Pedemonte ha snocciolato - potrebbero diventare la prima fonte energetica nazionale. Certo, il dibattito sul nucleare guidato da Romani, che è noto per aver prodotto Colpo Grosso, fa un po' pena, però è d'obbligo elaborare strategie per soluzioni realistiche, sicure e di lunga gittata.
In questo articolo si evita di spiegare come il nucleare per funzionare abbia bisogno dell'uranio le cui disponibilità sono ridotte considerando sia l'approvvigionamento attraverso lo smantellamento degli arsenali nucleari, sia la mera estrazione (i più ottimisti parlano di 250 anni i più pessimisti di 40 anni). Quest'ultimo punto in particolare significa che mentre l'offerta è destinata a diminuire, la corrispettiva domanda è destinata ad aumentare fortemente (vedi Cina e India) e ciò porterà inevitabilmente ad aumento del prezzo dell'uranio (elementari leggi economiche) portando inoltre in un futuro alla stessa situazione attuale riguardante la dipendenza del petrolio citata alla fine di quest'articolo con al posto dei paesi arabi quelli in cui si estrae l'uranio. Se a ciò si aggiunge il tempo di costruzione delle centrali, il problema delle scorie nucleari (volutamente evitato?), il fatto che le energie rinnovabili offrono un numero di gran lunga maggiore di posti di lavoro, che il vento in Italia non è proprio così scarso (vedi Friuli), che l'Italia è un paese che comunque ha una grande esposizione al Sole e che l'energia solare si andrebbe ad ottenere soprattutto attraverso le installazioni autonome e non attraverso la costruzione di grandi centrali, che il nucleare coprirebbe solo una parte minima del fabbisogno italiano. Sono motivi sufficienti per dire che il nucleare non ha alcun senso anche solamente dal punto di vista prettamente economico?
le statistiche non convincono nessuno. un'amara verità quella scrive Enrico Pedemonte in questo interessante pezzo contro corrente, che sposo dall'inizio alla fine. Però queste statistiche vanno comunicate, laddove comunicate vuol dire semplificate e chiarite. Quanti morti fanno le centrali a carbone all'anno, quanti morti fa l'idroelettrico all'anno, perchè l'eolico più di tanto non può venirci in aiuto e perchè il fotovoltaico è più una bolla speculativa che altro. Diamo i numeri, pochi, ma buoni. Poi gli anti nuclearisti, sicuri di sè stessi, ci offriranno le loro proposte e discuteremo. Serenamente. Razionalmente. O forse mai.
Qualcuno ha lo stomaco per negare questo?:
http://www.focus.it/natura/ambiente/gallery/Le_citta_piu_inquinate_del_m...
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