Opinione di Enrico Zanetti

Corruzione ed evasione, due facce della stessa medaglia

Se proprio si dovesse fare una classifica di chi è più parassita tra l’evasore e il corrotto, non vi

(Flickr - comedy_nose)

Allarmi e casi di cronaca, l’ultimo in Lombardia, si susseguono sul problema della sempre più dilagante corruzione nella politica e nel settore pubblico, ma le iniziative legislative continuano a latitare. Eppure evasione fiscale nel settore privato e corruzione nel settore pubblico sono due facce della stessa medaglia: entrambi sono comportamenti che impoveriscono la collettività, piegando la ragione comune all’interesse individuale.

Anzi, se proprio si dovesse fare una invero sciocca classifica di chi è più parassita tra l’evasore e il corrotto (sciocca perché parassiti lo sono entrambi e tanto basta), non vi è dubbio alcuno che il corrotto lo è più dell’evasore, posto che quest’ultimo si prende quanto meno la briga di creare la ricchezza su cui omette poi di adempiere il proprio obbligo contributivo.

Perché, allora, la politica, le alte cariche istituzionali del Paese e i super-tecnici con super-stipendi che presidiano pubbliche amministrazioni, agenzie e authority varie sostengono a spada tratta qualsiasi misura draconiana contro l’evasione fiscale, ma al tempo stesso condividono la necessità di procedere con i piedi di piombo sul fronte della corruzione?

La risposta più maliziosa, ma oggettivamente anche più immediata, è che la loro non è una battaglia di legalità nel nome del bene comune, ma una pura e semplice difesa dello status quo.
Altro che rivoluzione culturale.

Nell’istante in cui scarseggiano le risorse finanziarie per mantenere inalterato l’apparato statale, l’evasione fiscale diventa un reato che mette in pericolo quello status quo che contempla per l’appunto anche sprechi e rilassatezza nel perseguire la corruzione.

Ecco che, come tale, l’evasione fiscale diventa meritevole di essere perseguita con quella determinazione che altre forme di illegalità assolutamente equivalenti non meritano, perché, evidentemente, il punto non è la battaglia all’illegalità e all’iniquità. Il punto sono i soldi e la possibilità di continuare, nei limiti del possibile, come nel settore pubblico si e’ sempre fatto. C’è solo una cosa peggiore di astenersi dal combattere una battaglia assolutamente giusta: combatterla pervertendone il fine.

 

: corruzione / evasione / mario monti

Comments

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Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
28 August 2012 - 12:50

Se un ministro della Repubblica riceve un milione di euro per l'acquisto di una casa con vista sui Fori imperiali di Roma, appare evidente che quei soldi provengono da un "fondo nero" del corruttore che non ha scontato un'imposta sui redditi del 43% e un'IVA del 20% (totale evaso 63%). Il corrotto non dichiara al fisco quel reddito con un guadagno del 43%. Totale dell'evasione di quel fondo nero: 106% ! Poichè non si tratta di graziosa e disinteressata liberalità, il corruttore recupera il suo milione sui ricavi degli appalti assicurati dal corrotto. Insomma, tra evasione a carico dell'erario e recupero del milione, ai cittadini quel reato di corruzione costa 2 milioni di euro, ovvero il doppio del prezzo della corruzione. Se lo Stato si limita a combattere l'evasione incassa solo la metà della posta in gioco; se combatte la corruzione incassa il doppio. Se Trasparency International ed il presidente della Corte dei Conti valutano in circa 60 miliardi di euro il giro di tangenti che ogni anno si verifica in Italia, lottando drasticamente contro la corruzione se ne avrebbe un beneficio di 120, quasi pari all'ammontare dell'evasione stimata che comprende anche la cd. "evasione di sopravvivenza". Allora, perchè si fanno campagne televisive contro i soli "evasori" ( a me ricordano le campagne nazi-fasciste contro ebrei, zingari, gay etc.) e non si ha il coraggio di prendere il toro per le corna: il toro del risanamento dei conti pubblici ha 2 corna, quello dell'evasione e quello della corruzione.
Grazie per l'ospitalità.

PS: si sa qualcosa sul processo a quel ministro ?

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