Il Giglio aspettava il radar di Finmeccanica ma è arrivata prima la Concordia
«Con un sistema Vtmis in funzione il locale comando della Capitaneria avrebbe avuto un’immagine del
Il faro dell’Isola del Giglio e la Costa Concordia (Afp)
Fra i tanti aspetti dell’incidente della Costa Concordia ancora da chiarire ce n’è uno su cui finora non è stata posta particolare attenzione. A mettervi quasi incidentalmente l’accento è l’ammiraglio Ferdinando Lolli, ex comandante generale (ora in pensione) del Corpo delle Capitanerie di Porto: «Con un sistema Vtmis in funzione il locale comando della Capitaneria avrebbe avuto un’immagine del traffico marittimo più chiara ed immediata; lungi da me dire che questo sarebbe bastato a restituire il senno e la furbizia indispensabili al comandante della nave per evitare l’incidente, che quindi sarebbe potuto avvenire comunque, però si sarebbe potuto fare uno “schema di separazione del traffico”. Che è una sorta di imposizione di paletti all’altrimenti illimitata discrezionalità di un Comandante nella scelta della rotta, che la Capitaneria può emettere però solo laddove disponga di un sistema di controllo atto a vigilarne il rispetto».
Appunto il Vtmis (Vessel Traffic Management and Information System), un complesso sistema di monitoraggio del traffico navale che ricomprende e integra diversi software indipendenti (fra cui il Vts – Vessel Traffic Service di questi giorni), di cui le normative Imo (International Maritime Organization, l’Onu del mare) prevede si dotino gli Stati membri. Secondo Lolli «l’elaborazione e l’implementazione del Vmtis sarebbero state decise e finanziate con 320 milioni di euro dal Ministero dei Trasporti e affidate nel 2005 a Selex Sistemi Integrati, società del gruppo Finmeccanica».
Ad oggi, però, il sistema è stato solo parzialmente realizzato e non è in funzione, ad esempio, nelle acque del Giglio: «Finora si è arrivati a poco più di un terzo del progetto complessivo. Le cause sono state molte, dai ritardi delle amministrazioni nel concedere le autorizzazioni all’opposizione, in alcuni dei luoghi preposti all’installazione delle apparecchiature radar, delle associazioni ambientaliste (i cui rilievi, peraltro, sono ingiustificati, visto che i radar quando sono orientati verso terra non trasmettono e quindi non rilasciano emissioni). In ogni caso, però, il contratto cui lavorai come comandante generale avrebbe dovuto essere concluso per la parte di “costruzione e consegna” entro il 2009, quindi quasi tre anni fa».
Che è successo nel frattempo? «Per molto tempo la Capitaneria ha fatto pressione su Selex, Finmeccanica e le istituzioni per il rispetto dei tempi contrattuali, senza però ottenere una risposta concreta. Poi a inizio 2010 sono andato in pensione». Abbiamo provato a chiedere allora al Comando Generale delle Capitanerie. Il capo reparto operazioni, ammiraglio Francesco Lo Sardo, ha spiegato che «si sta procedendo al posizionamento del sistema con difficoltà di vario ordine, dalla mancata disponibilità dei siti prescelti a problematiche di natura ambientale. Il primo contratto è del 1999, totalmente completato, e il secondo, in corso, del 2005, ma non so dire con certezza se ci sia stato o meno un atto aggiuntivo che ne abbia allungato la scadenza».
E alla domanda se i ritardi siano dovuti anche al comportamento di Selex – domanda lecita di fronte al dubbio che un allungamento (magari con un rifinanziamento) del contratto dovuto a ritardi più o meno pretestuosi avrebbe consentito all’azienda di Finmeccanica di “spalmare” su più bilanci il ricco appalto – Lo Sardo ha detto di «credere che non sia un problema dei fornitori e di non poter rispondere». L’ufficiale ha anche precisato che «nella navigazione, a prescindere dai dati in mano agli enti preposti al monitoraggio, la responsabilità ultima rimane comunque in capo al comandante» e che se anche ci fosse stato uno “schema di separazione” («non c’è di fatto, ma tutti in quel tratto di mare si comportano come se ci fosse») «non ci sarebbero stati più di 10 minuti per segnalare alla Concordia che lo aveva violato».
Tornando ai ritardi nell’implementazione del sistema Vmtis non è stato possibile contattare il comandante Piero Pellizzari, che secondo Lo Sardo avrebbe potuto chiarire le clausole sulla tempistica del contratto fra il Ministero e Selex, né il responsabile delle relazioni esterne della Capitaneria Cosimo Nicastro. Abbiamo però contattato Antonella De Montis, responsabile delle relazioni esterne di Selex Sistemi Integrati: «Mi risulta che il contratto terminerà nel 2012 (Lolli ha specificato che entro il 2012 era prevista la conclusione della parte “garanzia e assistenza”, ndr), anche se non è certo che si riuscirà a rispettare tale data, perché è vero che ci sono stati ritardi nella realizzazione del sistema. Dovuti però a molteplici fattori, fra cui le lungaggini burocratiche del caso e la frequente opposizione delle comunità locali e delle amministrazioni locali dei siti coinvolti dal progetto».
Insomma un sistema di vigilanza del traffico – che non avrebbe modificato la dinamica (per quanto finora ricostruito) dell’incidente della Concordia, ma avrebbe probabilmente veicolato l’adozione di ordinanze cui un comandante avrebbe dovuto attenersi (Schettino, il comandante della Concordia, non è “uscito da alcuna rotta prestabilita”, perché non c’è una rotta prestabilita per passare in quel braccio di mare) – richiesto dall’Imo è in ritardo di oltre 3 anni sui tempi previsti. Sarebbe interessante capire chiaramente a chi e per quali ragioni è ascrivibile tale ritardo.

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LA SPECULAZIONE SUL NAUFRAGIO DELLA COSTA CONCORDIA
Utilizzare una sciagura come il naufragio della Costa Concordia per promuovere l’utilità dell’installazione dei radar lungo le coste italiane è un’operazione di vero e proprio sciacallaggio.
Abbiamo assistito nelle ultime settimane a una serie di dichiarazioni e interviste rilasciate da militari di ogni ordine e grado che con ostentata sicurezza affermano che il naufragio si sarebbe potuto evitare se fosse stata in funzione la rete radar VTMIS appaltata nel 2005 dalla Guardia Costiera al gruppo Selex-Finmeccanica e costata 320 milioni di euro.
Dichiarazioni di questo tipo servono a rilanciare un progetto che in alcune realtà locali (soprattutto della Sardegna) incontra difficoltà a decollare anche a causa delle perplessità sollevate dalle comunità locali in merito agli aspetti ambientali e sanitari che queste installazioni potrebbero creare. Dichiarazioni utili inoltre ad assolvere da eventuali colpe e responsabilità i vari enti deputati a sorvegliare e tutelare le coste italiane.
C’è infatti da chiedersi come è possibile che una nave da 110 mila tonnellate e lunga 300 mt sia passata inosservata sulle coste Toscane la sera di venerdì 13 gennaio. C’era davvero bisogno di un radar per vedere questo gigante del mare che puntualmente una volta alla settimana si accostava pericolosamente all’isola del Giglio? La stessa nave che, con il consenso della società armatrice, periodicamente si accostava alla costa dell’isola di Procida per consumare il “rito dell’inchino”. Davvero la Guardia Costiera non riesce a vedere queste navi alte 52 mt che passano tra i faraglioni di Capri o stazionano dentro la laguna di Venezia? Eppure capita spesso che a pochi metri da Piazza San Marco stazionino anche sei inquinantissimi transatlantici contemporaneamente.
Perché non è stato utilizzato il sistema satellitare AIS installato dal 2005 in tutte le Capitanerie di Porto e in grado di fornire la posizione aggiornata minuto per minuto di ogni nave in transito o ormeggiata su tutti i mari del globo? Queste tragedie avvengono non certo perché mancano sistemi di controllo, ma perché in Italia è spesso consuetudine non utilizzare gli strumenti che si hanno a disposizione, tollerare le trasgressioni fatte dai ricchi e dai potenti in nome di un non ben chiaro vantaggio economico derivato dal passaggio dei crocieristi nei posti più suggestivi e più sensibili sotto l’aspetto ambientale e, appena capita la sciagura, cavalcare l’onda emotiva per giustificare spese utili soltanto a far fare cassa all’appaltatore e ai soliti amici. È’ quello che accade quando capitano i terremoti, le alluvioni, i naufragi, le bonifiche ambientali etc…
Così come ieri si sono usati i migranti, che sfuggono alla guerra, alla miseria e alla disperazione, per giustificare l’installazione dei radar della Guardia di Finanza, si sta usando oggi il naufragio della Costa Concordia per giustificare la rete di radar della Guardia Costiera. Tutto ciò è semplicemente vergognoso!
23 gennaio 2011
Comitati NoRadar Sardegna
ais e' un sistema per navi che cooperano, inoltre e' basato su informazioni inviate su banda vhf non sempre ricevute. La Legislazione non prevede che si possano dare istruzioni (instruction) di navigazione alle navi se non in emergenza (e quando si e' in emergenza e' troppo tardi !!!!!!!!) ma solo ADVISE e per dare questi devi controllare la rotta di ogni nave, anche quelle eventualmente che non cooperano per volonta' o per errore tecnico ( e allora ti serve un RADAR o piu' radar in ridondanza !!!!! e personale per numero e qualita' e addestramento non proprio preso con selezioni tipo grande fratello !!!). TU non prendi mai aerei vero .. non li hai mai presi vero ?? chiudiamo gli aereoporti ??? ci mettiamo gli sbandieratori per faciltare gli atterraggi !!! e facciamo fare la rotta ai pilti senza l'ausilio dei controlori radar ?? che ne dici ? che ne dici ?? sai quei monellacci vogliono usare i radar !!!! a proposito non usare il cellulare, smetti di usare il pc se usi reti wi-fi ...
Si e' vergognoso!! ma e' vergognoso che ancora nn si sia fatto a livello mondiale, lasciando solo in oceano la navigazione in mano ai comandanti , si e' vergognoso hai ragione che le aree protette non sian protetti da radar on shore che possono essere settorizzabili , che ti irradiano con potenze inferiori a quelle del tuo cellulare se se distante se poi ti ci pari davanti a un metro be' allora e' come se ti metti ad annusare l'odore dello scappamento di un auto tutti i giorni ... (aboliamo le macchine?? eh dai che ideona??) .... Se capitava che il caralis prendeva di striscio serpentara qualche anno fa' sai che area marina protetta veniva fuori? e se a Livorno invece che i ragazzi di leva ci fossero stati CONTROLLORI (che ancora al 100% non ci sono in tutta italia) e RADAR e legislazione appropriata quante madri, padri, bambini sarebbero andati o tornati da una vacanza in Sardegna altre 1000 volte sul Moby Prince....! !!! SI HAI RAGIONE E' PROPRIO VERGOGNOSO !!!!
Mancava un radar anche nella peggiore sciagura aerea italiana, quella di Linate del nebbioso 8 ottobre 2001. Un radar di terra avrebbe permesso ai controllori di volo di vedere il Cessna che aveva imboccato la via di rullaggio sbagliata, al termine della quale avrebbe urtato l' aereo SAS che decollava alla volta di Copenhagen e furono 118 i morti.
Linate era stata all' avanguardia in Europa, molti anni prima, nell' installare un radar di terra, ma il vecchio impianto obsoleto era stato smantellato, mentre il nuovo giaceva da tempo impacchettato in magazzino in attesa di qualche autorizzazione burocratica, che arrivò celermente dopo il disastro. Facile prevedere che il Vtmis sarà presto al Giglio.
L' adozione della migliore tecnologia può salvare vite umane, lo fa tutti i giorni nelle auto con ABS e ESP, ma è anche il motore principale della crescita economica. Se non c' è l' ansia di essere sempre all' avanguardia, che c' era ai tempi del primo radar di terra di Linate, il Paese resta indietro in tutti i campi. Il vasto settore pubblico deve trasformarsi da zavorra a leader nell' adozione delle nuove tecnologia, per il Governo questo è un compito strategico della liberalizzazione degli orari dei negozi.
Anche nel più grande disastro dell' aviazione italiana, quello dell' 8 ottobre 2011 a Linate, con 118 morti, l' assenza della migliore tecnologia radar impedì che si evitasse l' incidente.
Linate era stato all' avanguardia in Europa nell' installare un radar di terra, con cui i controllori in torre avrebbero certamente rilevato l' errore di rotta che portò il Cessna a scontrarsi con l' aereo SAS in decollo per Copenhagen, ma il primo impianto era stato smontato perché obsoleto e il nuovo era stato acquistato ma non installato, per lungaggini burocratiche.
La tecnologia è il motore del cambiamento e permette di salvare vite umane, dio solo sa quante ogni giorno nelle auto dotate di impianti che ottimizzano la frenata e la stabilità. E' anche il motore della crescita economica ed è una differenza cruciale quella che vede nei Paesi del Nordeuropa, quelli che non hanno problemi di spread, il settore pubblico trainare l' adozione della migliore tecnologia, mentre in Italia è in perenne ritardo, una zavorra.
APPROVO IN PIENO!
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