Inchiesta

Dai fondi neri alla ’ndrangheta. Così hanno ridotto Finmeccanica

Michele Sasso

Dall’inchiesta Enav ai collegamenti del presidente di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini con i

Il presidente Finmeccanica Guarguaglini

Appalti e ricche commesse per Enav, l’Ente nazionale di assistenza al volo, e società del gruppo Finmeccanica. L’inchiesta della procura di Roma che ha portato ieri agli arresti domiciliari Guido Pugliesi, amministratore delegato dell’Enav, il carcere per il direttore tecnico di Selex Sistemi Integrati Manlio Fiore e per il commercialista del cosiddetto “gruppo Mokbel” Marco Iannilli, arriva ad una svolta. E aggiunge un altro “pezzo” al puzzle delle accuse e delle inchieste per il colosso delle difesa Finmeccanica. Le indagini intorno agli agli appalti Enav toccano infatti le commesse affidate alla Selex (controllata da Finmeccanica) guidata da Marina Grossi, moglie del presidente di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini, ed entrambi risultano indagati.

Secondo l’accusa i lavori assegnati a Selex e subappaltati alle società Print System, Arc Trade, Techno Sky e altre hanno determinato una sovrafatturazione dei costi e la creazione di un surplus, poi redistribuito tra i soggetti coinvolti, compresi esponenti dell’Enav. Questa pista era emersa nelle indagini della procura di Roma sulle tracce dei fondi neri della holding pubblica controllata dal ministero dell’Èconomia. Per capire questo intreccio tra politica, affari e aziende di Stato occorre fare un passo indietro e ricostruire la «relazioni pericolose» del presidente di Finmeccanica Guarguaglini con Lorenzo Cola, il faccendiere della banda di Gennaro Mokbel.

L’8 luglio 2010 viene arrestato Cola. L’accusa è pesante: riciclaggio di 8 milioni e 300 mila euro serviti ad acquistare le quote della società Digint, grazie alla quale con il socio Gennaro Mokbel (uomo d’affari romano con frequentazioni nella destra estrema) speravano di utilizzare la società specializzata in consulenza informatica e intercettazioni per ottenere appalti nel settore militare. Per poi rivendere ad un prezzo «di gran lunga maggiorato rispetto all’originario impiego di risorse finanziarie», come si legge nella richiesta della Procura di Roma di giudizio immediato per Cola. Ecco spiegata negli atti della Procura l’accusa: Marco Toseroni, braccio destro del senatore Pdl Nicola Di Girolamo, e Di Girolamo stesso su incarico di Mokbel, prendevano contatti con Marco Iannilli e Lorenzo Cola con i quali concordavano l’operazione societaria di rilievo del 51% delle quote della società Digint (partecipata al 49% da Finmeccanica) mediante il pagamento di 8 milioni e 300 mila euro circa versati su conti esteri a Iannilli e Cola.

La Digint viene dunque acquistata per il 51% da Mokbel e soci ad un prezzo esorbitante rispetto al valore di mercato: otto milioni e 300 mila euro (dei quali un milione e duecento mila euro “offerti” dallo stesso Di Girolamo). Perché? Il progetto è di ricavare, in tre-quattro anni, 500 milioni dalla cessione a Finmeccanica. E, secondo Di Girolamo, in questo modo Finmeccanica avrebbe creato un fondo nero a Singapore e Hong Kong per distribuire tangenti e ottenere appalti. In cambio Gennaro Mokbel e i suoi avrebbero avuto libero accesso alle forniture di armamenti prodotti dalle aziende del gruppo, che avrebbero provveduto a rivendere sul mercato asiatico portando a termine la seconda delle operazioni in programma: l’apertura di una società nella repubblica di Singapore. Che sarebbe diventata la centrale di smistamento per forniture di armamenti che avrebbero alimentato i tantissimi conflitti in corso nel continente asiatico.

L’operazione, però, non va a buon fine: dopo molti mesi dall’acquisto della Digint, Finmeccanica non mantiene i patti e le forniture promesse non arrivano. E con l’arresto di Cola inizia il calvario anche per Guarguaglini, scoprendo il vaso di pandora del presidente. Il faccendiere Lorenzo Cola è considerato uomo di fiducia di Guarguaglini e nelle indagini si scopre che i vertici di Piazza Montegrappa sapevano dell’operazione "Digint", ne approvarono i termini finanziari, chiesero che la partecipazione dell’azienda fosse "schermata" da una società fiduciaria lussemburghese, la Finacial Lincoln sa, una scatola vuota che avrebbe dovuto nascondere i nomi dei soci di quell'avventura - la banda di Cola e Mokbel - e che avrebbe consentito la costituzione di una provvigione in nero.

: Enav / finmeccanica / Guarguaglini / Napoli / Palermo / selex

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