Infografica

Debito, l’Economist ci salva: ecco perché l’Italia è ok*

A cura di Carlo Manzo e Paolo Stefanini

L’asterisco rimanda a una postilla ironica: «*probabilmente. Questo non deve essere letto come un consiglio di investimento. Lo spread delle obbligazioni può andare su, giù, di lato o anche assomigliare a un piatto di spaghetti». L’Economist mette in copertina l’Italia e parla di «rischio per l’esistenza della moneta unica». Nella nostra infografica, la classifica dei peggiori debiti publici. Con una intervista a Ugo Arrigo, professore di Finanza Pubblica all’Università di Milano Bicocca.

14 luglio 2011 - 00:07

Professor Ugo Arrigo, l’Economist nel suo Daily chart prende in considerazione quattro variabili e, nella classifica dei peggiori debiti pubblici, dice che non siamo poi messi così male. Come la vede?
Sono d’accordo. Anche se è più facile interpretare il senso generale che la freddezza dei numeri. Alcuni di questi, per esempio, non capisco come siano calcolati. Mi riferisco in particolare al debito italiano indicato al 100,6% sul Pil. In realtà, è attorno al 120. E anche togliendo il prestito alla Grecia e il deposito presso la Banca d’Italia, il conto non mi torna. Comunque, credo anch’io che ci siano Paesi messi peggio del nostro, anche se forse nella classifica vedrei l’Italia meno distante dalla Spagna. Non so come l’Economist abbia pesato le quattro variabili che prende in considerazione (tutte importanti, anche l’ultima, la durata media del debito: perché più è breve peggio è, visto che lo Stato si trova a dover rimborsare prima i creditori). Comunque, in generale, i conti italiani sono a posto. È l’Italia a non esserlo.

In che senso?
Nel senso che nel breve e nel medio periodo pericoli reali, cifre alla mano, non ce ne sono. Nel lungo sì, se si continua a non fare scelte di riforma vere, ma interventi di mera contabilità, da ragionieri invece che da governanti.

Ma quello che è successo nell’ultima settimana, allora?
Vede, se i mercati internazionali percepiscono un Paese come pericoloso, lo fanno diventare pericoloso per davvero. Sono profezie che si autoavverano. Se pensano che alla scadenza dei titoli ci sarà incapacità da parte dello Stato a rimborsarli, perché non ci saranno abbastanza sottoscrittori disposti a comprarne di nuovi, si diffonde il panico. E le variabili per la valutazione sono abbastanza eterogenee. Circa un anno fa io credevo, dato il nostro debito pubblico oggettivamente alto, che si verificassero le tensioni che abbiamo visto in questi giorni. Invece, allora, i mercati erano attenti solo al disavanzo nel periodo. Noi avevamo il migliore dell’eurozona, mentre altri Stati che avevano dovuto operare il salvataggio delle banche erano in affanno, e entrarono nell’occhio del ciclone. Tutti allora guardavano al deficit. Stavolta sono tornati a guardare al debito. E l’instabilità del quadro politico italiano ha dato la sensazione che la nave italiana fosse troppo mal guidata per poter reggere, vista la pesantissima zavorra del debito che ha nella stiva.

Ma le responsabilità di chi sono?
Le disgrazie del Tremonti di oggi sono figlie del Tremonti di ieri, quello di inizio millennio. Allora ha interrotto la politica di liberalizzazioni e privatizzazioni iniziate negli anni Novanta. C’è stato un momento, alla fine dei governi di centrosinistra, nel 2001, in cui, per la verità anche grazie  all’extra introito della cessione delle licenze Umts, siamo andati vicini al pareggio di bilancio, con il disavanzo sul Pil molto sotto all’1%. Se avesse proseguito su quella strada, oggi saremmo messi molto meglio e in questa recessione avremmo potuto fare politiche più espansive, che invece ci sono state precluse. “Liberalizzazione” e “privatizzazione” sono state due parole completamente dimenticate. Lo Stato è tornato interventista. Oggi, come per miracolo, quelle parole le ha ritirate fuori, ma fino a ieri Tremonti si comprava le banche del Sud…

Lei cosa proporrebbe di fare?
Dobbiamo vendere le aziende di Stato: Eni, Enel, Finmeccanica e compagnia. Ma dico di più. Per calmare i mercati internazionali basterebbero anche due gesti più simbolici. Privatizzare, almeno in parte la Cassa depositi e prestiti e la Rai (almeno per tutta quella parte che non è servizio pubblico, ma tv commerciale). Sarebbe un bel segnale. In Italia abbiamo davvero una curiosa concezione della concorrenza. I rilievi dell’Antitrust sono disattesi. Su Poste e trasporti non esiste un’autorità indipendente. Sulla televisione, ancor più che un oligopolio come si diceva sempre, abbiamo in realtà avuto, almeno fino all’arrivo di Sky, due monopoli, uno del canone e uno della pubblicità. Questo agli occhi dei mercati internazionali fa capire che non vogliamo essere virtuosi.

Quindi la sua ricetta sono liberalizzazioni e privatizzazioni?
Io sono effettivamente molto liberista. Ma conosco anche molto bene la Francia, un sistema dove lo Stato è ben presente. Ma in Francia non c’è un Bisignani a pilotare le nomine, non c’è un Marco Milanese. Nel pubblico ci sono grandi manager formati in scuole d’eccellenza. Basta confrontare il management di Air France con quello di Alitalia… Avete presente uno come Jean-Cyril Spinetta? Ha iniziato come responsabile di dipartimento al ministero dell’Educazione. Non mi aspetto che a rivoluzionario lo Stato italiano o a gestire complesse fusioni tra compagnie aeree sia un capodipartimento della Gelmini…

Ma, tornando all’Economist?
Come le dicevo, mi sembra un’analisi condivisibile, dal lato dei conti. A occhio mi ritrovo nella loro conclusione rassicurante. Negli ultimi mesi non c’è stato nessun peggioramento del quadro economico italiano. C’è solo una compagine di governo più litigiosa. E una Manovra, quella di Tremonti, adeguata nella somma totale (anche se dilazionata in oltre un biennio) ma che non lascia intendere nessun segnale, nessun disegno vero di riforma, e prosegue solo sulla linea dei tagli e dei risparmi contabili. Questo ha provocato tensione sui mercati. Direi più il primo aspetto del secondo. Perché dall’estero ho l’impressione che ci si limiti a valutare l’impatto totale delle finanziarie e non se sono stretegiche; se sono di rilancio o regressive. Quella è più una cosa che scoccia i cittadini, e in particolare chi, essendo lavoratore dipendente, non può evadere le tasse ed è costretto a subire una pressione fiscale record. All’estero adesso vedono negativamente soprattutto l’instabilità del governo. Questa situazione fa mettere sotto la lente di ingrandimento tutte le criticità del Paese, e un debito ingente come il nostro, in queste condizioni politiche, con un timone non saldo, spaventa. Ma, ripeto, a livello di stabilità dei conti italiani nel breve e nel medio periodo problemi reali non ce ne sono. Siamo sul sentiero che ci è stato chiesto dall’Europa e abbiamo recuperato più del previsto nell’ultimo anno – oltre 7 decimi – sul disavanzo. Senza contare che il valore dell’attivo patrimoniale pubblico è grande più del debito. Quindi, non saremmo debitori insolventi in ogni caso. Tra imprese pubbliche e patrimoni immobiliari, vendendo tutti i cespiti, il patrimonio supera il debito. Si stima che il rapporto sia 1,3 a 1. Anche se Tremonti di questo non parla mai…

Commenti

Rispondo per me ; Lavoro da quasi 41 anni in un'azienda privata...che ricorda benissimo i fatti da me elencati (servirebbe dar un'occhiata al documento linkato...e sopratutto riflettere bene su quel che c'e' scritto).Se mi hai letto bene (ma a questo punto ho dubbi)...avevo scritto ; alcune aziende non erano affatto bollite...altre potevano semplicemente esser ristrutturate.
L'ironia e' fuori luogo...non serve far di tutta un'erba un fascio...aziende strategiche (evito di far i nomi) di primaria importanza mondiale...floride furono svendute...ed ora sono in mani straniere.Altre potevano benissimo esser ristrutturate con la stessa logica del privato...RIBADISCO ; parlo di asset strategici per uno stato.

Quanti dotti commenti, tutti ovviamente anti privatizzazioni!
Molti sembrano anche essere ispirati da saggia premura patriottica che non si "svendano" aziende strategiche!
E fin qui potrei anche concordare, specie per industrie come Eni, Enel ed altre certamente produttive.
Peccato che sorga il sospetto, a pensar male eh!.. che alcuni commenti siano ispirati più dal timore per la salute del famigerato "livello occupazionale" comodamente e parassiticamente garantito dalla mano pubblica (notoriamente alquanto morbida!) più che dall'angoscia per le future fortune industriali del paese.
Forse sbaglio però.... :p
Per tagliare la testa al toro io proporrei di far amministrare le aziende pubbliche come private. Sono "gioielli produttivi strategici" no? Bene! Allora, come ogni azienda privata non foraggiata dal pubblico, si cominci a pagare gli stipendi SOLO in base agli strepitosi utili garantiti dalla professionalità di questi "gioielli". SENZA ALCUN TRASFERIMENTO PUBBLICO.
Rispettato questo basilare concetto per me potete anche rinazionalizzare la gloriosa SIP con il relativo carico di "lavoratori produttivi". Sarei curioso di vedere i conti a fine anno!
Insomma, benissimo la difesa degli interessi strategici nazionali.. purchè non cerchiate di farli pagare a noi eh!

Pazzesco sentir sdottorare gli illustri economisti...troppo studio..scendano sulla terra...lamentarsi perche' Tremonti non ha proseguito a privatizzare e' pura follia...quanto successe nei primi anni 90 grida vendetta...svendita di grandi aziende strategiche ad amici e/o gruppi finanziari stranieri (mentre altrove se le son tenute ben strette) alcune aziende non erano affatto bollite...altre potevano semplicemente esser ristrutturate.

Date un'occhiata a questo documento ; http://www.movisol.org/09news177.htm

E' del 1993........i responsabili di allora...i gruppi finanziari coinvolti (alcuni detentori anche di parte del nostro debito pubblico)...che ritroviamo ora...ancora piu' in alto.

La realta' e' sotto gli occhi di tutti...non siam piu' padroni in casa nostra.

CIT. - "Lei cosa proporrebbe di fare?
Dobbiamo vendere le aziende di Stato: Eni, Enel, Finmeccanica e compagnia." -
E questa sarebbe la soluzione???
Ma sì vendiamoci l'anima ai Cinesi!!!
Mi meraviglio che si possa tirare fuori un'idea del genere... :O
Anche un bambino capisce che vendere i gioielli di famiglia in questo momento, in cui la capitalizzazione in borsa delle aziende è molto al di sotto del loro valore reale, equivale a un vero suicidio, una svendita e un favore agli unici che potrebbero acquistare (i Cinesi), un regalone a prezzi stracciati.
E quando avremo venduto la spina dorsale dell'Italia che cosa ci rimarrà???
Un pacco di soldi che con l'aumento galoppante dello spread si brucerebbe in un minuto... chi investirebbe in una nazione che non ha più asset strategici a garanzia???
Il problema dell'Italia è lo sviluppo non il debito... se non si cresce non se ne uscirà mai!!!

concordo con tutti quelli che criticano le ricette che ci propinano continuamenti questi pseudo professori economisti del c...o.
sono 2 decenni che anno iniziato a liberalizzare e vedete i risultati sono 20 anni che il potere d'aquisto del mio stipendio da dipendente diminuisce è ora di iniziarea dire che bisogna far pagare di piu a chi ha speculato in questi ultimi 20 anni. nessuno o quasi degli attuali politici lo dice.

Concordo pienamente.

La voce "crescita del PIL al netto del costo medio del debito" mi fa un po sorridere; ricordo solo l'ABC della macroeconomia PIL=C+G+I+NX e puntualizzo che o si calcola il PIL con tutto G o si calcola una cosa senza senso; al massimo potrebbe essere rilevante il calcolo del netto della spesa per interessi pagata ai possessori nazionali del debito per capire cosa va a finanziare il mercato interno o non si sta dicendo nulla. Un'altra bizzaria è il debito complessivo delle amministrazioni pubbliche calcolato al 100,6% (a proposito abituatevi a mettere le unità di misura perchè non tutti i lettori sono economisti), dal momento che è arcinoto che viaggia sopra il 120% e forse più se si calcolano altre poste che non sto qui a spiegare. Detto questo sarebbe bene porre un punto fermo su tutta la questione della crescita. Il PIL cresce se cresce il valore complessivo dei beni e servizi interni e delle esportazioni nette ovvero se cresce IL LAVORO. Tutti coloro che pensano che la crescita si faccia cambiando il modello di gestione da pubblico a privato delle aziende (peraltro strategiche) da privatizzare senza che questo incida sull'incrimento delle attività nette delle stesse imprese dicono una stupidaggine. Il modello di management di per se non porta alcuna crescita e le imprese strategiche se fanno utili non vanno vendute. Altro discorso è quello delle aziende pubbliche che ben lungi dal creare valore (o succedaneamente un reale servizio a valenza sociale) distruggono un mercato potenziale. Queste vanno cedute. Tutt'altra faccenda riguarda le VERE liberalizzazioni e l'abbattimento delle barriere all'ingresso di attività e professioni bizantine e inaccettabili dive pare che nessuno coglia scrivere la parola FINE. Fatte queste premesse mi si consenta di dire che solo l'elevazione del livello del capitale sociale del paese e diell'efficienza ed efficacia della pubblica amministrazione potrà portare ad un incremento del LAVORO di cui sopra attraverso una massiccia dose di FDI di cui il nostro paese è carente ormai da troppi anni. Ma tali investimenti sonoo possibili solo in quei territori dove la congestione industriale è ancora minima, il mercato del lavoro un mare molto pescoso e a basso prezzo e i possibili incrementi di produttività al margine molto alti: IL SUD ITALIA. Conclusione: o si parte dal Sud o la crescita non ci sarà mai. Saluti.

Gli stipendi e le pensioni dei parlamentari a quale stato appartengono: "stato minimo" o allo "stato sociale" e tutte le ruberie?

Concordo in pieno con tutti i critici delle idee liberiste di Arrigo. Ma dirò anche di più, lui fa un' errore molto comune ultimamente, ossia quello di credere che all' Italia manca la crescita perchè mancano le liberalizzazioni e le privatizzazioni. Ora io non sono un difensore delle corporazioni tipo le professioni, o delle lobby tipo i duo-polisti, mediaset e sky, però so che le liberalizzazioni fanno muovere il pil e la crescita dello 0,1, forse anche meno. Non è un caso che esse siano ormai 20 anni che vengono continuamente fatte dall' UE e dai governi specialmente di centrosinistra, con risultati, almeno dal punto di vista della crescita molto deludenti.Le privatizzazioni poi non ne parliamo, a medio-lungo termine lo fanno decrescere il pil, non aumentare, del resto noi in Italia ne sappiamo qualcosa. Però andiamo al nocciolo della questione: all' Italia servirebbe una banca centrale nazionale, magari anche pubblica, che sottoscriva i debiti pubblici in questo prossimo triennio, almeno una parte considerevole di essi, come ha fatto la FED negli Stati Uniti, e continuerà a farlo.

Inoltre vorrei ricordare al prof Arrigo che i Bisbignani non è che non ci sono nelle aziende private, anzi.

Da perfetto e totale ignorante in materia (*) pongo una domanda; se stupida lo giudicherte voi.
Con riferimento anche alla sola Europa, guardando il grafico mi sembra evidente che gli stati scandinavi stiano molto meglio di noi.
Perchè non possiamo adottare anche noi le impostazioni e i modelli economici (per non parlare di quelli sociali) dei suddetti stati ?

Sicuramente sarebbero necessari anche profondi e radicali cambiamenti di mentalità da parte di tutti noi, ma se mai si comincia...

(*) perchè le televisioni, oltre a rifilarci quotidianamente pesanti dosi di paure, dubbi e incertezze presentando 'numeri' che non capiamo, non prevedono un corso base di economia e finanza per tutti ? Mi viene in mente la vecchia (e fantastica) trasmissione 'Non è mai troppo tardi' del prof. Alberto Manzi.

10 e lode. Concordo al 100%. Vendere i gioielli di famiglia a che pro? Per fargli fare la fine di telecom? Distrutta prima dal patriota colaninno e poi da tronchetti?
Tronchetti è ruiscito vendere gli immobili a pirellire e poi li ha affittati. Una grande strategia non c'è dubbio. S'è garantito una rendita a vita facendo i suoi interessi invece quelli degli azionisti con lo 0.8% della societa'.
eni e enel , finmeccanica sono aziende strategiche per il paese. Pensare di vendere e correre lo stesso rischio e' da insensati

Almeno non ha proposto di liberalizzare le ferrovie. Noi ferrovieri glie ne siamo grati

MIO DIO. Svendiamo pure tutte le nostre aziende strategiche, io sti liberisti non li sopporto: il Professore qui propone le STESSE cure che il FMI impose all'Argentina, con il risultato: il Paese si impoverì, vendendo le sue più proficue e strategiche industrie agli squali Americani, e due anni dopo fallì lo stesso!!!

Perfettamente daccordo con te:il liberismo da quando Friedman e soci lo hanno riesumato ha fatto solo macelleria sociale (un esempio :quardatevi "Diario di un saccheggio" lo trovate su you tube, un documento sui disastri causati dal neoliberismo in Argentina)

Piu' leggevo e piu' strideva...
Grazie per aver sintetizzato.
Condivido in pieno.

mi pare che l'indicatore più significativo sia la "Crescita" del pil "pulito" dal Debito Pubblico. Da qui scaturisce la Classifica dei cattivi e tra quelli siamo tra i migliori! Rischio Bocciatura netta.
Dato che il Pil non crescerà causa caduta della domanda interna ed esterna / esportazioni, e gli interessi sono costanti o tendenti all'aumento ne consegue che la via è una sola: taglio dei costi. quelli per interessi nn è possibile, quelli generati dal sistema politico, corruzione concussione,tipo Milanesi e Penati e loro simili. Imponiamo "Costi Standard" per la sanità, la Corte dei Conti ha tutte le competenze e le capacità per farlo. Aggiungiamo l'eliminazione di tutti i "Finti", invalidi, braccianti, forestali, impiegati, becchini e morti. Aggiungiamo un bello sciampo antiparassitario forte. Il sistema si sistemerà.
Auguri a chi lo farà. Il popolo dei predati attende con vivo interesse.

Vendere Eni, Enel, Finmeccanica, significa vendere ai privati la strategia di approvvigionamento di energia e la tecnologia di difesa di un intero paese. Questo è ciò che interessa a voi dell'Economist e soprattutto a chi vi ispira nella vostra ideologia. Quindi non solo controllare e influenzare le scelte di un paese tramite il debito, ma poterlo pilotare nelle scelte strategiche.
E poi chi ha i soldi per comprare queste mega aziende? I privati? No, loro non mettono un centesimo a rischio. Se riusciranno a farlo lo faranno come con Telecom: a debito. Quindi ancora più debito e aziende spolpate della ricchezza creata in tutti questi anni tramite le risorse pubbliche. Per non parlare dell'aumento dei prezzi che ne conseguirebbe.
Quindi l'operazione servirebbbe non tanto a ridurre il debito dello Stato italiano, ma a trasferirlo sulle aziende che ora sono di sua proprietà e per il popolo italiano questa è una equazione a zero. Non cambia nulla, anzi il debito si trasferirà sul costo bollette.
Le imprese candidate ad 'acquistare' queste aziende statali guadagnerebbero dall'utile di bilancio che riuscirebbero a fare, dato il monopolio di fatto che hanno nel mercato italiano, poi c'è qualcun altro che ci guadagnerà ancora di più e che avrà il controllo della situazione: chi mette i soldi.
Invece di suggerire come dare valore alla ricchezza del paese diminuendo il debito, lei suggerisce come meglio svenderla.
Fortuna che lei è professore, perché se non lo fosse, la gente le riderebbe in faccia.

Molto giusto, nella tabella dell'Economist ci sono (come sempre): "% of GDP, 2011, forecast"

credo che il pareggio di bilancio vada cercato anche incrementando la crecita del pil quindi incentivando i consumi cosa che non mi sembra possa avvenire tagliando la spesa pubblica che, fra l'altro, è anche una componente del pil. Tremonti è avvocato, docente di diritto tributario (se non sbaglio) e come lui stesso ha detto "fa il bilancio dello stato". Il ruolo che ricopre lo porta inevitabilmente a cercare un pareggio con i numeri. Probabilmente una politica economica più fruttuosa potrebbe essere perseguita assegnando a due diverse figure la gestione della spesa pubblica e quella della delle entrate (p. es. nuovamente un ministero del tesoro e uno delle finanze).

Diciamo che anche la GB non se la passa tanto bene.....cmq anke io concordo sul fatto che si sarebbe potuti essere più dettagliati....;)

Bravo Ugo... certo che chiamarti Professore suona strano, hai lo stesso titolo di De Michelis, Tremonti, e il famoso liberale De Lorenzo (quello che prendeva tangenti per far fare trasfusioni con l'AIDS agli italiani) se usano questo titolo per te devono usarlo anche per loro..

Ma perchè nelle infografiche tutti si dimenticano le unità di misura?

Complimenti, bella intervista. Potreste aggiungere un link all'articolo dell'Economist tante volte citato? O provato a cercarlo senza successo.
Grazie

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