Analisi

I piani di Pd e Pdl per ridurre il debito? Solo fuffa

Sandro Brusco

Il piano del Pdl per ridurre il debito? Le imprese di Stato non si possono vendere, la spesa non si

In questi caldi giorni estivi sia il Pdl sia il Pd si sono cimentati sul tema della riduzione del debito pubblico. Quello che si vede fa abbastanza paura. In sostanza, i due maggiori partiti continuano a negare la realtà e sperano chiaramente di riuscire a infinocchiare gli elettori mediante racconti che con tutta evidenza non stanno in piedi. Proviamo a fare un po’ di chiarezza.

Il tema della riduzione del debito sembra essere tornato di moda, cosa di cui non possiamo che rallegrarci. Ma le cose che si dicono al riguardo fanno semplicemente accapponare la pelle, per il livello di disconnessione tra la classe politica e la realtà dei fatti che segnalano. Proviamo allora a spiegare più in dettaglio perché i supposti piani per la riduzione del debito presentati dai grandi partiti fanno acqua da tutte le parti e rappresentano in buona sostanza una colossale presa in giro.

Cominciamo dal Pdl, che è quello che più rumore ultimamente ha fatto. Con un conferenza stampa di qualche giorno fa, il portavoce provvisorio Angelino Alfano ha annunciato un meraviglioso piano per abbattere il debito pubblico di circa 400 miliardi, portandolo quindi a circa il 100% del Pil. Tanto meraviglioso è il piano che, oltre alla riduzione del debito, ci porterà in dote pure una riduzione della pressione fiscale di 5 punti di Pil. Abbiamo già spiegato perché il piano non sta in piedi. Senza una parallela e robusta discesa della spesa primaria, il solo risparmio della spesa per interessi non può, semplicemente non può, garantire la riduzione del debito e contemporaneamente la riduzione delle tasse. Di riduzione della spesa ovviamente Alfano non ha parlato nella conferenza stampa (far parlare i politici italiani di riduzione della spesa è un po’ come chiedere a Fonzie di dire “ho sbagliato’’). Il dinamico duo Alfano-Brunetta è uscito sulla stampa chiarendo meglio il progetto. I due interventi vanno letti congiuntamente per capire bene quanto poco credibile sia il progetto Pdl.

Cominciamo da Brunetta, che è intervenuto sul Giornale con un articolo dal solito titolo di sapore xenofobo (‘’la Merkel ci vuole comprare’’; ma figuriamoci). La storiella è sempre più o meno la stessa che i politicanti come Brunetta hanno dispensato negli anni. La colpa non è nostra, sono gli altri che hanno fatto male l’euro, impongono ricette sbagliate etc. etc. Noi non c’eravamo e se c’eravamo dormivamo. Non si può più chiedere nulla ai ‘’Paesi come Italia e Spagna, che i compiti a casa li hanno fatti e che non sono in grado o non vogliono accettare ulteriori, inutili, sacrifici”. Fin qui niente di nuovo, semplicemente le solite pagliacciate autoassolutorie cui ci ha abituato questa classe dirigente. L’unica cosa relativamente nuova e interessante arriva in fondo all’articolo, in cui il Nobel mancato fornisce l’interpretazione vera del piano per la riduzione del debito. Riporto per intero il pezzo:

Ed è in questa reazione orgogliosa e razionale al vicolo cieco in cui ci ha cacciato la Germania che va inserito un plus di credibilità che nessuno ci ha chiesto: avviare fin da subito una forte e immediata strategia shock di attacco al nostro debito pubblico.

In tal modo l’Italia può acquisire una posizione negoziale fortissima dicendo a chiare lettere che non ha alcuna intenzione di proseguire sulla strada della spirale recessiva. Che non ha alcuna intenzione di vendere i gioielli di famiglia, come vorrebbe qualcuno nel mondo tedesco, con qualche interessata sponda anche in Italia. E che manterrà questa posizione a qualsiasi costo, fino alle estreme conseguenze, fino all’uscita dall’euro. Mai lascerà fare affari ai predatori con la tripla A, che parlino inglese, francese o tedesco.

Traduco: primo, niente tagli di spesa (mica si può ‘’proseguire sulla strada della spirale recessiva’’). Quindi, contro il buon senso, le riduzioni delle tasse si finanziano con ingressi straordinari di vendita del patrimonio pubblico. Se poi una volta finite le dismissioni, ammesso che mai inizino, ricomparirà il buco daremo al colpa ai tedeschi, immagino, o a qualche altro malcapitato straniero. Secondo, non abbiamo affatto intenzione di vendere quello che effettivamente si può vendere rapidamente, ossia le quote delle imprese pubbliche. Queste devono fermamente restare sotto il controllo della casta italiota. Il tutto condito dalla solita retorica xenofoba sui ‘’predatori con la tripla A’’, i quali avrebbero l’immensa colpa di pagare le imprese in euro sonanti anziché in chiacchiere. Meglio quindi che le imprese di Stato continuino a depredarle Brunetta e i suoi compari, con tanti auguri alla riduzione del debito.

Quindi, niente riduzione della spesa (diamine, è recessiva!) e niente vendita degli asset che veramente si possono vendere (mica possiamo perdere la sovranità!). Cosa resta quindi del meraviglioso piano di riduzione del debito pubblico più riduzione delle tasse?

Ce lo spiega il portavoce provvisorio Alfano in una intervista al Corriere della Sera. Dopo il solito nonsenso sulle terribili colpe dell’Europa, che se non ci fossero stati loro signora mia come ce la saremmo cavata bene da soli, il giornalista fa finalmente una domanda sensata e chiede dove cavolo pensa il signor Alfano di acchiappare i 400 miliardi di cui ciancia. Ecco la parte rilevante della risposta:

Si tratta della valorizzazione di alcuni asset pubblici non strategici. È un’operazione che può portare il rapporto debito/Pil sotto quota 100%. Lo strumento è un grande fondo al quale conferire beni immobili e anche alcuni beni mobili. Avremmo anche disponibili somme per dare respiro all’economia, abolendo l’Imu sulla prima casa e avviando un percorso di riduzione della pressione fiscale per tutti.

Ecco quindi svelato il busillis. Le imprese di Stato non si possono vendere, la spesa non si può tagliare, e quindi restano gli immobili (e, pudicamente, ‘’alcuni beni mobili’’, ma non quelli ‘’strategici’’, mi raccomando). Pura fantasia. La vendita degli immobili è operazione che già si è fatta in passato (ricordate le cartolarizzazioni delle operazioni SCIP 1 e SCIP 2?). Le cifre che realisticamemte, e di realismo c’è un maledetto bisogno, si possono attendere da una simile operazione non sono certo vicine a quelle che spaccia Alfano. Inoltre i tempi sono di solito lunghissimi. Però secondo Alfano tale operazione sarebbe sufficiente non solo a ridurre il debito, non solo a elminare l’Imu sulla prima casa, ma anche ad ‘’avviare un percorso di riduzione della pressione fiscale per tutti’’. Potenza della fantasia. Oltretutto, di grazia, ci piacerebbe sapere perché la riduzione dell’Imu, anziché quella delle tasse su lavoro e imprese, dovrebbe essere la priorità.

Niente da fare sul fronte Pdl quindi, solo fuffa e nessun piano minimamente realistico. E il Pd? Beh, qui bisogna armarsi di santa pazienza e leggersi per intero la Carta d’Intenti del partito, che dovrebbe spiegare agli elettori cosa si vuol fare nella prossima legislatura. Noi ci siamo messi di buona volontà e la carta l’abbiamo letta tutta. Gli unici numeri che siamo riusciti a trovare sono stati quelli che numeravano le pagine. Nel cappello introduttivo il Pd ci annuncia che stiamo affrontando la crisi con ‘’la zavorra di un debito pubblico da ridurre drasticamente e che richiederà scelte responsabili, di rigore e al tempo stesso di enorme coraggio’’. Va bene, ma intanto non è che ci dite come pensate effettivamente di operare questa drastica riduzione, quali sarebbero queste scelte di ‘’enorme coraggio’’? La risposta, semplicemente, è no. Leggete con accuratezza il resto del documento, e diteci se vedete un solo pezzo in cui ci siano non solo dei numeri chiari su come affrontare il debito ma semplicemente qualche suggerimento concreto.

Per esempio, si suggerisce di ridurre la spesa? Leggiamo a pagina 7: ‘’Se l’austerità e l’equilibrio dei conti pubblici, pur necessari, diventano un dogma e un obiettivo in sé - senza alcuna attenzione per occupazione, investimenti, ricerca e formazione - finiscono per negare se stessi’’. La traduzione, semplicemente, è che non si possono ridurre le spese. Il lettore attento può osservare la straordinaria affinità con le tesi di Brunetta (il famoso vero ‘’pensiero unico’’ delle classi dirigenti italiane).

Magari aumentare le tasse allora? Beh, sì e no. Ecco cosa dice la Carta: ‘’Il primo passo da compiere è un ridisegno profondo del sistema fiscale che alleggerisca il peso sul lavoro e sull’impresa, attingendo alla rendita dei grandi patrimoni finanziari e immobiliari’’. Quanto veramente si riesca a ridurre la tassazione di lavoro e impresa aumentando le tasse sul patrimonio è questione su cui torneremo. Qua semplicemente notiamo che l’operazione che propone il Pd sembra essere (possiamo solo dire sembra, dato che numeri non ne danno) a gettito invariato: meno tasse per alcuni, più tasse per altri. Quindi anche qua non sembra esserci alcuna fonte di riduzione del debito.

Resta quindi la vendita di patrimonio pubblico. Ma qui l’unico pezzo in cui se ne parla è solo per avvertirci con severità che ‘’è tramontata l’idea che la privatizzazione e l’assenza di regole siano sempre e comunque la ricetta giusta’’. Perché mai la privatizzazione dovrebbe accompagnarsi all’assenza di regole è cosa che andrebbe spiegata, ma non polemizziamo. Quel che conta qui rilevare è che mentre il Pdl fa finta di voler vendere qualcosa per ridurre il debito, il Pd non fa nemmeno finta. Quindi, qual è la strategia del Pd per ridurre il debito? A noi pare che sia esattamente identica a quella del Pdl. Ossia, non c’è. 

 

: Debito pubblico / pd / pdl

Comments

Carmelo's picture
Inviato da: Carmelo
19 August 2012 - 02:06

Bisognerebbe anche ricordare che:

1) la Carta d'Intenti del PD non è il programma del centro-sinistra per le prossime elezioni (o si sarebbe definita tale) quanto piuttosto dei punti di riferimento di principio entro i quali collocarsi;

2) quando si dice che non si può ancora tagliare la spesa in occupazione, investimenti, ricerca e formazione si sta dicendo un'ovvietà troppo spesso taciuta oltremodo. Pensiamo ancora di far cassa sulla ricerca e sulla formazione? Ci sono sprechi che devono essere aggrediti, e se come dice il prof Giavazzi eliminare questi non basta bensì occorre un ridisegno complessivo del welfare del sistema Paese (servizi gratuiti meno estesi ma più efficienti) lo si fa senza tagliare in settori chiave quali quelli elencati.

3) La tassazione delle rendite finanziarie e la patrimoniale è tema d'importanza di principio: è importante scoraggiare la rendita e quindi l'overdose di strumenti finanziari di cui ci serviamo a favore di maggiori investimenti nel tessuto produttivo e nell'economia reale? Il gettito non sarà sufficiente a coprire una riduzione generosa delle imposte sul lavoro, ma il ricavato andrà assieme ai fondi recuperati dall'evasione e ai risparmi di spesa pubblica a concorrere allo stesso obiettivo.

4) Privatizzazioni snaturate nei modi e nei tempi sono state compiute, e anche Monti o Grilli ritengono che dismettere i cosiddetti "gioielli di stato" in questo momento equivarrebbe a svenderli; perché è vero che il mercato fa il valore, ma è anche vero che in mani competenti Finmeccanica, Eni e compagnia bella varrebbero assai più che la loro quotazione attuale. Se mai bisognerebbe cercare di eliminare le mani di taluni politicanti sulle aziende stesse, riformandone la governance in modo da garantire una ripresa sana; solo dopo se si vorrà si potrà dismettere.

Si ricorda, in ogni caso, che il debito pubblico è costituito (tranne la spesa per interessi) da componenti STRUTTURALI, e che quindi dismissioni avrebbero il solo vantaggio di garantire per un po' mancanza di assillo delle aste dei titoli pubblici; se nel frattempo tuttavia non venissero compiuti i tagli e le ridefinizioni del sistema necessarie, dopo pochi anni il debito pubblico tornerebbe al livello precedente.

wikipolis's picture
Inviato da: wikipolis
18 August 2012 - 17:20

Tanto rumore per nulla. La prima opzione è il *Paolo Savona I*. Se non basta il canje de la deuda a la uruguaya, c'è il *Paolo Savona II*. Se qualcuno vuole Eni, Enel etc che se le costruisca, se è capace.
Queste sono decisioni politiche. Gli (econo)misti(ci) neoliberali si facciano due passi e tornino quando potranno dimostrare di rappresentare qualcuno oltre loro stessi e le allucinazioni da mind control che sono state inculcate loro. (l'unica lettura che permette di salvare la loro buona fede, altrimenti toccherebbe dire altro).

pulizia generale's picture
Inviato da: pulizia generale
18 August 2012 - 15:01

Gente! non dimenticate. ll popolo fa sacrifici. LA POLITICA FAU
PROPAGANDA X ASSICURARSI LA PERMANENZA AL POTERE.
Mandiamoli tutti a casa.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
18 August 2012 - 14:20

Io non sono il ministro dell’economia, né tantomeno il Presidente del Consiglio. Dove trovare i soldi sarebbe un compito loro, e di quella politica che per questo è (lautamente) pagata ogni giorno. Comunque: partiamo dalle cose grosse: 180 miliardi potenziali possono venire dal recupero dell’evasione e dei costi della corruzione. Ma i conti li vorrei fare bene, in modo realistico e sappiamo bene che quanto eventuali misure, per quanto efficaci, potrebbero davvero ottenere non è il recupero immediato di tutto il maltolto. Facciamo prudenzialmente conto che la miracolosa venuta di un governo credibile ne recuperi inizialmente un terzo. Una seria revisione delle spese ed il semplice ascolto di qualcuno dei numerosi pareri ragionevoli che gente indipendente e seria ha fornito in passato sui possibili modi di ridurre la corruzione e di stanare l’evasione fiscale potrebbe recuperare molto di più dei 60 miliardi che ipotizzo io, ma il calcolo vuole essere prudenziale.

Recupero n.1: 60 miliardi l’anno da evasione corruzione.

All’estero si stima che ci siano 500 miliardi di euro di capitali italiani esportati illegalmente, sui quali non sono state pagate le tasse: se facessimo con la sola Svizzera dove ce ne sono dai 180-200 miliardi (http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=69578639) un accordo simile a quello che hanno fatto Germania ed Inghilterra (le banche svizzere, sulla base di questi accordi, tassano ad aliquote che possono essere anche del 30% i capitali dei tedeschi in Svizzera senza rendere nota l’identità del possessore), potremmo recuperare da subito tra i 40 e i 60 miliardi di euro. Nella puntata di Report del 06/11, in cui si parla proprio di questa vicenda, pur confermando l’entità complessiva delle cifre coinvolte, intorno ai 200 miliardi come per la Germania, si stima in solo 15-20 miliardi il possibile introito (ma i conti non quadrano, se lo stock fosse anche solo di 150 miliardi, 15 miliardi di introito corrispondono al 10% di aliquota: la Germania ha applicato percentuali tra il 19 ed il 34%). Ma l’iter di questa proposta spiega meglio di mille analisi quale sia il problema: dopo alcuni approcci nel mese di settembre volti a sondare – sotto la pressione crescente delle misure da prendere sul debito – la possibilità di un accordo, tutto è stato bloccato. Un’interrogazione del PD ha chiesto il perché e la risposta del sottosegretario Vito è lunare: non possiamo prendere a modello l’accordo tedesco perché è “poco trasparente”, risposta sostenuta anche dall’autorevole parere espresso in Commissione Finanze del Senato del “duro e puro” Mussari, numero uno dell’ABI e presidente di una banca “di sinistra”, eppure tra le meno trasparenti d’Italia. Eh, certo: fare un accordo che costringe a pagare il 30% di tasse, anche se anonimo, non va bene: meglio lo scudo fiscale, allora, che tassa al 5% e, guarda un po’, nemmeno lui chiede di sapere i dati degli evasori (li sanno le banche, ma non li comunicano).

Recupero n.2: 50 miliardi una tantum dalla patrimoniale sui capitali all’estero più 2-3 miliardi ogni anno dalla tassazione delle relative rendite.

Ci sarebbe la possibilità di tagliare tutte le pensioni sopra i tremila euro al mese, risparmiando da subito circa 7 miliardi l’anno. Notizie come questa,( http://temi.repubblica.it/micromega-online/lesercito-dei-super-pensionati/)però, fanno pensare che forse si potrebbe anche osare di più: perché lasciare a Draghi, o D’Antoni, o Di Pietro o Masera la rispettiva pensione, anche riducendola a 3 mila euro al mese, quando è evidente che non ne hanno bisogno, perché in possesso di elevatissime fonti di reddito diverse? Il giorno che costoro saranno nullatenenti, ripristineremo la pensione da 3 mila euro, ma prima: niente. Qui le stime sono arbitrarie: noi non sappiamo quanti dei 480 mila pensionati da oltre 3 mila euro al mese posseggono altri redditi. L’Agenzia delle Entrate forse sì, ma le dichiarazioni non sono – guarda caso – pubbliche e quindi dobbiamo fare delle ipotesi. Se metà dei pensionati oltre i 3 mila euro mensili è autosufficiente economicamente (stima prudenziale: stiamo parlando di pensionati ricchi: ex-dirigenti, alti funzionari pubblici e privati etc.) vuol dire che potremmo risparmiare un’ulteriore metà del monte pensioni, ridotto a 3 mila euro al mese. Il Monte pensioni complessivo annuale di questa categoria di pensionati sarebbe circa di 39 mila euro a testa per 480 mila soggetti, cioè circa 18,7 miliardi. La metà ammonta a circa 9 miliardi.

Recupero n.3: 16 miliardi l’anno dal taglio delle pensioni d’oro.

Il costo della politica. Tutti a dire che è demagogia e che tagliare in questa voce avrebbe solo un valore simbolico. Simbolico un corno. Basta leggere questo articolo di Rpubblica (http://www.repubblica.it/politica/2011/07/18/news/pi_di_un_milione_di_pe...) per cambiare idea. 24 miliardi totali di costo annuo non sono bruscolini e chi può dire senza timore del ridicolo, che i vari enti, aziende e simili che costituiscono la macchina istituzionale non potrebbero funzionare tranquillamente con metà degli effettivi attuali (assessori, consiglieri, consulenti etc.), anche a parità di stipendi? Si potrebbe fare molto meglio, lo so, ma stiamo prudenti: 12 miliardi l’anno sono belli che recuperati.

Recupero n.4: 12 miliardi l’anno dai costi della politica.

Basta così.
Un governo serio potrebbe recuperare su decine di altre voci di palese iniquità, dalle missioni militari all’estero all’ICI sugli immobili ecclesiastici, dai finanziamenti alla stampa fintamente di partito ai ridicoli costi delle concessioni di beni pubblici come le autostrade, l’etere o le spiagge addirittura 98 NOVANTOTTO miliardi dall'evasione delle slot machine. Una spending review ben fatta farebbe miracoli nel continuare l’opera di ripulitura del bilancio pubblico ed continuerebbe progressivamente nel tempo a dare risultati anche (e non è cosa da sottovalutare) in termini culturali.
Ma ai nostri fini abbiamo già dimostrato abbastanza, credo. Novanta miliardi l’anno di risparmi strutturali sulla spesa pubblica, più una cinquantina una tantum dai capitali all’estero. In cinque anni fanno 500 miliardi di riduzione della spesa pubblica e quindi del debito
Fonte: http://italy4d.wordpress.com/

okuto's picture
Inviato da: okuto
18 August 2012 - 12:38

Se tutto va bene siamo rovinati, faremo la fine della Grecia e allora si che saranno costretti a tagliare, purtroppo temo che gli altri partiti la pensino in modo simile al PD/PDL .La Lega e il M5S hanno addirittura in comune che vogliono uscire dall'Euro, a fare sacrifici poi non ci pensano nemmeno sanno solo criticare .In pratica comunque vada siamo rovinati .

albi's picture
Inviato da: albi
18 August 2012 - 11:46

Il PdL ha la sua strada condivisibile o meno, però è importante che televisioni e giornali inizino ad informare la gente sulle proposte economiche del PD.
Vogliono aumentare la spesa pubblica, con quali tasse?
La patrimoniale che hanno promesso avrà effetti recessivi e disincentiverà gli imprenditori ad investire in Italia?
Ma soprattutto si deve approfondire con quali tasse SEL, PD e UDC intendono rastrellare quei 50 miliardi € l'anno necessari a rispettare il fiscal compact.

londan's picture
Inviato da: londan
18 August 2012 - 11:23

Complimenti per l'articolo.

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