Analisi

Berlusconi ha fatto un quarto del debito italiano

Savino Gallo (per Eutekne.info)

Al contrario di quanto dice la politica non è stata la prima repubblica a creare il nostro enorme debito pubblico. I numeri elaborati e messi in fila da Eutekne.info dimostrano, infatti, che solo il 43,5% di quel debito si è formato prima di Tangentopoli, mentre il restante 56,5% si è, invece, accumulato dopo. Aggregando i dati e riclassificandoli per presidente del consiglio, i governi presieduti da Berlusconi hanno contribuito all’accumulo di debito pubblico per il 27,41%. Più staccato Prodi i cui due governi hanno prodotto l’8,81%. Ma è a partire dal 1996, ovvero durante il primo governo Prodi, che la spesa pubblica è tornata a crescere in modo sostenuto (+6,01%) fino all’esplosione del secondo governo Berlusconi. Nel quinquennio che va dall’11 giugno 2001 al 17 maggio 2006, infatti, la spesa pubblica è cresciuta del 16,95%.

 

Una copertina dell'Economist del luglio 2011
Una copertina dell'Economist del luglio 2011

Il debito pubblico italiano è di circa 1.900 miliardi di euro. Il dato è noto ai più, almeno quanto l’idea che a creare quel debito enorme siano stati i Governi succedutisi durante la Prima Repubblica, con una gestione scellerata dei conti e l’utilizzo della Pubblica Amministrazione come ammortizzatore sociale.

Se, però, il primo assunto rimane incontrovertibile, il secondo sembra essere solo un falso luogo comune, scorrendo i dati del nostro studio. I numeri (elaborati da Eutekne.info sui dati Istat resi noti fino al 31 dicembre 2010) dimostrano, infatti, che solo il 43,5% di quel debito si è formato prima dell’uragano “Tangentopoli” e del primo insediamento di Giuliano Amato (28 giugno 1992) a Palazzo Chigi. Il restante 56,5% si è, invece, accumulato nel corso della cosiddetta Seconda Repubblica.

Sbagliato, dunque, differenziare i due periodi attraverso un dato quantitativo. Se proprio deve esserci una differenza, questa va individuata dal punto di vista qualitativo: rispetto alla prima Repubblica, quando il bilancio dello Stato chiudeva in negativo ancor prima di conteggiare la spesa per il pagamento degli interessi passivi sul debito accumulato, nella seconda Repubblica, il bilancio chiudeva quantomeno con un avanzo, salvo poi computare la spesa per il pagamento degli interessi passivi accumulati fino all’anno precedente.

Negli anni della Seconda Repubblica, la crescita del debito pubblico (si veda tabella 1) è stata più consistente durante gli ultimi Governi Berlusconi (+11,53% nel periodo che va dall’11 giugno 2001 al 17 maggio 2006; +11,84% dall’8 maggio 2008 al 31 dicembre 2010), seguiti da due Governi tecnici, quello Ciampi a cavallo tra il 1993 e il 1994 (+6,15%) e quello Dini (+5,51%), cui il 17 gennaio 1995 venne affidata la Presidenza del Consiglio dopo la caduta del primo Governo Berlusconi.

Aggregando i dati e riclassificandoli per Presidente (si veda tabella 2), i Governi presieduti da Silvio Berlusconi hanno contribuito all’accumulo di debito pubblico per il 27,41%. Più staccati Prodi (i cui due Governi hanno prodotto l’8,81% del totale), Amato (6,64%) e Ciampi (6,15%). Le statistiche riflettono d’altro canto il numero di giorni al Governo, se si eccettua il caso Ciampi, il cui mandato, in 377 giorni, è riuscito a creare più debito dei Governi Dini (5,51%) e D’Alema (1,99%), durati rispettivamente 485 e 551 giorni.

«I numeri risultanti da questo studio – spiega il direttore di Eutekne.info, Enrico Zanetti – sono stati ricavati associando i dati di contabilità pubblica ai singoli periodi di durata di ciascun Governo. È ovvio che, soprattutto per le esperienze di Governo particolarmente brevi, ci possa essere stato un implicito effetto trascinamento, tale per cui quantomeno una parte dei risultati prodotti può essere, di fatto, ascritta alle scelte politico-economiche del Governo precedente. Discorso che non può essere fatto per i Governi rimasti in carica per più di due anni consecutivi».

Posto che anche i Governi della Seconda Repubblica hanno dato un contributo consistente alla crescita del debito, alcuni di essi sono riusciti quantomeno a ridurre, o a lasciare pressoché invariata, la spesa primaria, al netto dell’inflazione. Una cosa che è riuscita solo ai primi quattro Governi succedutisi dal 1992 in poi (si veda tabella 3), che a questa specifica voce hanno fatto registrare +0,47% (Amato I), -0,54% (Ciampi), -1,20% (Berlusconi I) e +0,14% (Dini).

A partire dal 1996, ovvero durante il primo Governo Prodi, la spesa pubblica è tornata a crescere in modo sostenuto (+6,01%), per poi riattestarsi sotto il 3% con i Governi D’Alema (+2,87%) e Amato II (+2,44%), fino all’esplosione del secondo Governo Berlusconi. Nel quinquennio che va dall’11 giugno 2001 al 17 maggio 2006, infatti, la spesa pubblica è cresciuta del 16,95%.

L’ultima parte del nostro studio fa riferimento ai livelli di pressione fiscale fatti registrare dal 1992 ad oggi (si veda tabella 4), oscillati, negli ultimi 20 anni, tra il 40,6% e il 42,6%. In generale, sono stati solo due i Governi capaci di ridurre la pressione fiscale al di sotto del 41%, entrambi guidati da Berlusconi, nel 1994-1995 e nel quinquennio 2001-2006. Ben quattro volte, invece, la pressione fiscale si è attestata al di sopra del 42%: durante l’Amato I (42,06%), il Prodi I (42,48%) il Prodi II (42,39%) e l’ultimo Governo Berlusconi (42,6%).

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Commenti

Più spesa pubblica non significa più indebitamento. Se c'è più gettito fiscale, e la popolazione aumenta, di norma aumenta anche la spesa (è una cosa ovvia, ci arrivano anche i somari). E su Berlusconi, con il vostro singolare metodo di calcolo, potremmo dire che i suoi governi abbiano alzato il PIL più di tutti gli altri. Infatti se sommiamo etc. Ma che vuol dire? Niente, dato che ha governato di più "ha fatto più pil" (è una cosa ovvia, ci arrivano anche i più asini fra i somari).
Se si fa la media dell'indebitamento annuo (per quale motivo c'è quella complessiva dei governi ma non quella media???), si nota che mentre i primi governi degli anni 90 si indebitavano del 4% annuo medio (a parte Ciampi ->crisi lira-> 6%), l'indebitamento è diminuito mediamente, grazie alla vendita del patrimonio pubblico e all'aumento delle tasse e si è arrivati al 2%. Questo risultato viene messo in discussione solo a partire dalla crisi del 2008.
Questa è un'analisi sensata, mica la vostra.
Andiamo a vedere invece negli anni 70, dove l'indebitamento arriva a punte del 30% annuo e questo benché la Banca d'Italia stampasse a valanga moneta (inflazione->20% e interessi...al 20%). Quando la banca è diventata autonoma (1981) allora si è dimezzata l'inflazione ma gli interessi non si sono dimezzati, sono diminuiti (come era ovvio aspettarsi). Tuttavia negli anni '80, l'indebitamento è circa la metà di quello degli anni '70. Negli anni 90 si arriva appunto al 4-6-2%. Questo benché aumentino gli interessi da pagare.

ha fatto piu' danni berlusconi che il tumore al fegato

La faciloneria e il NON saper fare, se non guidato, dell'ex premier ha portato a questo sfascio .

- Ludwig, suonano alla porta vai tu ad aprire! Io sono qui in salotto con Melanie. Mi sta facendo le vedere le prime bozze di “Invidia e gratitudine”… è straordinario!
- Non ti preoccupare Anna, vado io.
- Sei un tesoro Ludwig!
- Buongiorno Carlo! Come sta?
- Tutto bene Professor Binswanger. Volevo consegnarle questa lettera di suo figlio. Non sapevo che fosse partito per l’Equatore! Mi scusi Professore, ma ho dato una sbirciatina ai francobolli…
- Non si preoccupi. Anzi vuole accomodarsi a prendere una tazza di the? L’ho fatto adesso, è bello caldo.
- La ringrazio infinitamente Professore ma ho ancora tanta posta da consegnare. Se mai la prossima volta!
- Allora alla prossima volta Carlo! Grazie per la lettera e buon lavoro.
- Grazie a lei Professore è sempre molto gentile.
- Ludwig chi era?
- Il postino.
- E’ forse arrivata la mia pubblicazione da Londra?
- No Anna! E’ arrivata una lettera di Silvio che ci scrive dall’Equatore.
- Melanie, sono disperata! Lo scorso 16 gennaio per il suo compleanno gli abbiamo scritto una stupenda lettera, spronandolo a lasciare l’Italia per il suo e nostro bene. Vorrei fartela leggere. Ne avevano tenuto una copia ma forse Ludwig l’ha già archiviata. Melanie, non so più cosa fare con quel ragazzo. Io pensavo che all’Equatore avesse difficoltà a trovare una cabina telefonica ma invece mi chiama tre volte al giorno e se per caso risponde Ludwig gli dice: “Consentimi papà, ma voglio parlare solo con la mamma!”: Poi quando io prendo la cornetta lui scoppia a piangere dicendo che vuole tornare a casa! Melanie, tu mi puoi capire… non è possibile che mio figlio Silvio, ormai maggiorenne, sia ancora nel pieno del complesso edipico. Tu non sai quanto abbiamo fatto per lui. L’abbiamo portato per anni dai nostri migliori amici e colleghi ma tutti ci hanno detto che è un caso abbastanza difficile e ossessivo.
- Anna, ti capisco perfettamente. Ci conosciamo da tanti anni. Ho visto crescere tuo figlio sin da piccolo e ora posso svelarti un segreto!
- Sono tutta orecchi Melanie!
- Le prime bozze che hai in mano di “Invidia e gratitudine”, oltre a tanti studi che ho fatto su diversi bambini, riguardano anche Silvio! Scusami tanto, ma non te ne ho mai parlato!
- Melanie, tu non sai quanto te ne sia grata! Sei la mia migliore amica. Anche se abbiamo punti di vista clinici diversi questo tuo trattato forse potrà esserci d’aiuto per capire meglio Silvio e aiutarlo! Sei un tesoro Melanie, come farei senza di te!
- Leggendoti con calma le bozze vedrai che c’è una parte molto dettagliata dedicata all’Io buono e a quello cattivo, che possono dare vita ad una posizione che io definisco “schizoparanoide”.
- Interessantissimo Melanie, continua…
- Scusami Anna, ma per continuare devo sapere se tu Silvio lo hai allattato?
- Certo ed è stato un dramma! Era vorace come un coccodrillo e mi faceva un gran male. Sembrava un piccolo lupo assatanato!
- Allora forse non ho sbagliato ad osservare con attenzione come è cresciuto tuo figlio!
- Perché Melanie, spiegami ti prego!
- Nella fase “schizoparanoide” il seno è visto dal bambino in maniera bivalente ovvero è vissuto come onnipotentemente buono e malvalgio! Il seno buono gli dà una sorta di gratificazione quello malvagio gli trasmette frustrazione.
- Ma allora con Silvio non sono stata una buona madre? Perché un figlio più frustrato di così non potrei avere Melanie?
- Anna, non rammaricarti nessuno è perfetto! Hai allevato Silvio facendo del tuo meglio. Forse durante la sua crescita anziché cogliere le situazioni di amore e di gratitudine che lo circondavano, Silvio ha sviluppato un sentimento di angoscia, di persecuzione e di invidia, ma questo non dipende affatto da te. Dipende molto anche dalle frequentazioni che Silvio, crescendo, ha avuto fuori casa. Il tessuto sociale esterno, a volte ignoto ai genitori, è fondamentale, bastano anche pochi amici con un Super Io strabordante che tutto il lavoro di una mamma va a farsi benedire.
- Melanie, dimmi la verità. Abbiamo fatto male io e Ludwig a mandarlo all’Equatore?
- Anna, forse non te ne sei accorta ma prima hai descritto Silvio come un lupo assatanato. Il seno, come tu ben sai, rappresenta anche una fonte di libido. Silvio, secondo me, ha sempre vissuto la bandiera italiana in senso fallico. Lascialo lì tranquillo. Per sempre! Egoico com'è potrebbe rovinare il nostro Paese.

 

Ogni governo ha delle responsabilità oggettive e le considerazioni di chi ha incrementato di più o di meno sono dipese anche dai periodi di crescita o decrescita, ma questo non giustifica né l'uno né l'altro governo che insieme hanno peccato in modo grave di non essere stati in grado di dare qualità di vita migliore ai cittadini mentre tutti i citati governi sono stati bravi ad arricchiti le loro tasche accumulando voti di scambio. UNA VERA VERGOGNA SOCIALE CHE PURTROPPO PERSISTE!

Sono cifre un po' discusse, perché per esempio un'indagine bloomberg attribuiva a berlusconi una crescita del debito del 13% all'incirca (del 4,8 B I, dell'1,6 B II e III e B IV del 6,9) contro il 5,1 di Prodi.

L'analisi è abbastanza interessante, tuttavia, essa è poco solida sul piano empirico. L'inconsistenza temporale delle politiche fiscali, a cui l'autore accenna come effetto trascinamento è un punto centrale che non può essere liquidato con il "Discorso non può essere fatto per i Governi rimasti in carica per più di due anni consecutivi" perché l'analisi è sul debito pubblico, variabile influenzata da numerosi fattori, alcuni dei quali parzialmente esogeni alle scelte dei governi. Sarebbe stato più utile focalizzarsi sulla sola spesa corrente. Ma anche quest'ultima può essere influenzata da leggi e decisioni che hanno effetti nel lungo periodo. Un esempio potrebbe essere l'infornata di dipendenti pubblici negli anni della Prima Repubblica, oppure, probabilmente in misura maggiore, la sciagurata riforma del titolo V della Costituzione fatta dal Berlusconi II: "Art. 119. - I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa.", un'autonomia che si è rivelata solo di spesa. Non mi è chiaro se la crescita della spesa a cui si riferisce la tabella è quella corrente, quella complessiva, includa interessi o spesa in conto capitale. Un risultato dell'austerity degli anni '90 è stata la quasi totale eliminazione di investimenti infrastrutturali, ovvero della spesa in conto capitale. Inoltre, sarebbe utile evidenziare se il tasso di crescita della spesa è la media del periodo (corretto) o nel periodo (non corretto, visto che i periodi temporali sono disomogenei).
Interessante invece la relazione fra saldo primario e imposte; i governi tecnici degli anni '90 hanno conseguito saldi primari soprattutto grazie ad aumenti della pressione fiscale, un dato che però non emerge dalle tabelle. I governi Berlusconi al contrario hanno contribuito all'aumento del debito sia attraverso riduzioni fiscali, sia attraverso aumenti della spesa corrente.

E' solo la consacrazione che il craxismo econoico fatto di malgoverno, spesa dissennata e debito devastante è continuato ad opera di berlusconi e complici del craxismo tutti in servizio attualmente. E si vede.

Lungi da me voler difendere i governi post-tangentopoli, ma la differenza qualitativa nella spesa è un fattore essenziale che deve essere chiarito.
Se i bilanci post-tangentopoli sono stati chiusi prevalentemente con un avanzo primario, ciò significa che la crescita del debito è imputabile al pagamento degli interessi sullo stock di debito accumulato in precedenza.
Nel '92 il rapporto debito/PIL era al 120%, con un raddoppio in 10 anni. Tale rapporto dopo il '92 ha oscillato rimanendo sempre sopra il 100%.
Il mio ragionamento non intende assolvere i governi post '92, ma chiarire che un'analisi meramente quantitativa può spiegare solo in parte i fenomeni.
Premesso ciò, ritengo che i governi post '92 non abbiamo posto in essere iniziative adeguate di revisione della spesa pubblica per liberare risorse necessarie per favorire la crescita, l'unica panacea per i nostri mali.

Potreste fornire ulteriori spiegazioni su come sono stati fatti i conti? Da quanto mi sembra di capire i conti sono stati fatti usando i valori assoluti, ma questo è economicamente un'assurdo. Non serve un genio per capire che un euro oggi vale molto meno di 1 euro vent'anni fa (1936,27 lire). E questo non perché ci siano dei cattivino in giro ma per un fenomeno noto ai più come inflazione.
Ora, sul debito pubblico si pagano degli interessi, questi interessi servono per remunerare chi presta i soldi e per compensarlo della perdita di valore dovuto all'inflazione. Quindi il debito pubblico in valore assoluto cresce con l'inflazione (a meno di forti avanzi di bilancio che lo riducono); e questo è normale. E' uno dei motivi per cui non ci si interessa molto dei valori assoluti del debito pubblico ma del rapporto debito/PIL dato che questo include l'inflazione (oltre ad un fattore di crescita economico).
Ovviamente l'esercizio fatto è comunque interessante, ma i conti andrebbero fatti deflazionando ogni valore, ovvero fornendo ogni valore di debito in euro al valore nel 2011. Da quello che leggo nelle tabelle non sembra sia stato fatto, ma forse mi sbaglio

Sono un fiero avversario di Berlusconi ma il titolo dell’articolo non mi convince mi sbaglierò ma per me rimane il peso sulle spalle rimane responsabilità della prima repubblica, la seconda rimane responsabile di non aver provato ad uscirne.

Che senso ha valutare la cifra del debito o della spesa pubblica prescindendo da qualunque rapporto con le entrate dello stato o con il bilancio complessivo dello stato?

Mi spiego, la spesa primaria in valore assoluto può anche aumentare del 6%, ma se il bilancio dello stato aumenta di altrettanto, ad esempio perché nel corso degli anni è aumentato il PIL del 6%, non si ha quell’aumento del debito su PIL che è il problema.

Se si fa il calcolo su quarant’anni, anche a prescindere dell’inflazione poiché in quarant’anni è aumentato anche il PIL e quindi le entrate aumentano in valore assoluto, anche le uscite (spese) potranno aumentare in valore assoluto senza che questo voglia dire fare debito pubblico.

Mi convinceva molto di più la vostra infografica http://www.linkiesta.it/debito-pubblico-italiano che facendo l’analisi debito/su PIL diceva esattamente il contrario e cioè che il debito (il peso che abbiamo sulle spalle) si è formato quasi completamente nella prima repubblica.

Un intervento di Oscar Giannino riguardo al debito pubblico: http://www.youtube.com/watch?v=_830Sz1S5_A&feature=youtube_gdata_player

Adesso si capisce perchè ci tiene tanto ai btp! e allo spread!

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