Su Mediobanca e Generali siamo d’accordo con Del Vecchio
In un’intervista al Corriere della Sera, il fondatore di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, punta il d
Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica
«Sono un po' a disagio. Sono azionista delle Generali con il 3%. Sono uscito dal consiglio perché non volevo litigare. Non con Geronzi. La sua uscita non contava e non è contata niente. Ma con il management. Il problema è che quando da assicuratori si vuole diventare finanzieri comprando partecipazioni le più disparate, non si fa un buon servizio alle Generali che restano una delle migliori aziende, se non la migliore, d'Italia. Purtroppo questo è un vizio nazionale. Tutti vogliono fare il mestiere di altri. Mentre questo è un periodo nel quale ognuno di noi dovrebbe pensare a fare bene il proprio dovere [...]».
A parlare, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, è Leonardo Del Vecchio, presidente e fondatore di Luxottica, società fondata nel ’61 in provincia di Belluno e oggi presente in 130 Paesi con 62mila dipendenti e un fatturato di oltre 6,2 miliardi di euro. In questo colloquio con Daniele Manca, di cui riprendiamo alcuni brani, spiega perché, come Linkiesta sostiene da tempo, le operazioni “di sistema” sono la morte del capitalismo italiano.
«I miei investimenti nelle Generali o in Unicredit o in Foncière des Régions sono personali. Mi considero quindi un investitore e come tale credo che le Generali, uno dei fiori all'occhiello del Paese, abbiano bisogno di un cambio. L'amministratore delegato Perissinotto era il migliore assicuratore d'Italia e forse d'Europa».
Ma allora qual è il problema se Perissinotto è il migliore d'Europa?
«Il problema è quando si vuole fare finanza. Quando, usando i soldi dei risparmiatori che vorrebbero solo fossero ben gestiti, si comprano invece un pezzettino di Telecom e l'1% di una banca russa; si mettono a repentaglio oltre due miliardi con un altro finanziere come il ceco Kellner; oppure ci si impegna nell'operazione CityLife in una percentuale che nessun immobiliarista al mondo farebbe; e sui fondi greci sono stati persi 800 milioni. Penso quindi che oggi l'amministratore delegato, capo azienda unico, senza alibi di azionisti e presidenti, dovrebbe dare dignitosamente le dimissioni. Dovrebbe, sarebbe rispettoso verso gli investitori, gli azionisti e gli assicurati. So che in Italia questo non è uno sport nazionale, ma al suo posto non mi presenterei all'assemblea. Sono sicuro che ci sarebbe un'ovazione quasi scaligera».
Eppure la compagnia non soffre, i risultati operativi sono solidi anche in questa situazione...
«La parte assicurativa va bene, come le ho detto. Ma al mio amico Della Valle, che è così contento del management ma che non ha un'azione della compagnia, vorrei ricordare che in cinque anni il titolo ha perso i due terzi del suo valore. Dal primo gennaio è sotto del 12%, a confronto Allianz è sopra del 14%, in un anno il titolo ha perso il 34%. Dividendo quasi azzerato. Quello che mi dà fastidio è che i fondamentali sono buoni, l'attività assicurativa funziona. Ma voler fare i finanzieri è quello che rovina tutto. Stessa identica cosa accaduta in Unicredit. Una banca nella quale ho investito da oltre vent'anni».
Cosa c'entra Unicredit?
«E' lo stesso problema delle Generali. Fino a che ha fatto la banca è andata bene. Poi ha iniziato ad acquistare partecipazioni, ha voluto fare fusioni. Alessandro Profumo mi si è trasformato sotto gli occhi. Negli ultimi anni è cambiato. E' arrivata anche lì la finanza. Ed è andata come è andata. Io me le ricordo bene le banche che facevano il loro mestiere».
Ci sono allora istituti che aiutano le imprese...
«C'erano. Quando nel 1981 andai da Rondelli, all'epoca numero uno del Credito Italiano, per chiedergli di aiutarmi a crescere negli Stati Uniti comprando Avant Garde, non ebbe esitazioni. Esaminò il progetto, si fece illustrare i programmi e diede il via libera. Ma oggi nelle banche chi fa più questo mestiere? Lo chieda alle imprese, a una piccola azienda che vuole crescere, l'aiuto che riceve dalle banche».
Hanno ragione quindi a lamentare l'assenza di credito?
«Non si tratta di credito, si tratta di assistere le imprese. I primi anni che eravamo in America, appena ricevevamo un ordine la banca ci anticipava il 30-40% perché ovviamente passava del tempo prima di incassare. E il tutto avveniva a tassi decenti. Oggi c'è qualche istituto che lo fa? Guardate Fonsai come sta andando».
Sta andando che l'Antitrust ha bloccato l'operazione...
«Non conosco la vicenda, ma quello che mi chiedo è perché Mediobanca e Unicredit abbiano dato tutti quei soldi a Ligresti. Ma scusi, se fosse una buona azienda i francesi di Axa o Groupama si sarebbero fatti avanti per comprarla. E invece si procede a una fusione con due aumenti di capitale che mi fanno pensare che tra tre anni saranno ancora in difficoltà. E' questo che fa male all'Italia. Perché il nostro Paese funziona, funziona meglio di quanto si creda. Le imprese, le industrie girano».
Ma le statistiche raccontano un'altra Italia.
«Non sto dicendo che vada tutto bene, dico che il sistema produttivo funziona. Luxottica ha il 4% del fatturato che arriva dall'Italia. Ma sempre in Italia abbiamo il 60% della produzione, l'ingegneria, il design. Questo significa che qui si può produrre e si può essere competitivi. E come noi ci sono tante altre aziende, le faccio anche i nomi: Interpump, Brembo. Pensi a Tronchetti Provera».
Pirelli?
«Sì. Prima l'ha salvata. Poi, comprando Telecom, Pirelli s'è rovinata. Ma quando ha abbandonato le telecomunicazioni ed è tornato a fare solo pneumatici, l'ha nuovamente rilanciata. E guardi che con Tronchetti ho avuto parecchio da ridire. Ma il suo esempio vale per far capire che bisogna essere concentrati sul business, non farsi distrarre. In Italia siamo abilissimi a parlare d'altro. A quella povera ministro Fornero stanno facendo vedere l'inferno. E solo perché ha voluto ritoccare l'articolo 18 e fare le riforme delle quali questo Paese ha bisogno».
Sull'articolo 18 si sono messi a rischio persino dei governi.
«Ridicolo. Ne discutevo con il vicepresidente di Luxottica, Luigi Francavilla, che è con me dagli inizi. E' vero, a noi non interessa, dei nostri 62 mila dipendenti forse solo uno sarebbe stato licenziato. I partiti non se ne rendono conto, ma in Italia dobbiamo solo sperare che questo governo duri. E' un miracolo se ciò accade. Passera mi sembra già più politico, ma si capisce che le persone sono lì per governare».
Ma allora cos'è che non va?
«Quando le dicevo del credito, quella è una. Se vado in Francia con la mia società immobiliare i prestiti li ottengo con un differenziale dell'1,8%; in Italia, se mi va bene e se mi prestano dei soldi, siamo al 3,5%. Ripeto, se mi danno i soldi è perché mi chiamo Del Vecchio: pensi a una persona normale. Del resto abbiamo visto come funzionano le banche. I consigli d'amministrazione ratificano quello che decide il numero uno. Alle Generali l'amministratore delegato poteva disporre investimenti fino a 300 milioni, limite che ora hanno abbassato a 100, una cifra elevatissima comunque. Il nostro Andrea Guerra ha fatto crescere la Luxottica attraverso acquisizioni in tutto il mondo e gode della piena fiducia di tutti, in azienda e fuori. Eppure anche per spese di pochi milioni informa il consiglio, pretende che si discuta in più occasioni e che si sia convinti di ogni decisione».

Comments
Ritengo che il passo più importante del pensiero di Del Vecchio sia in questa frase:
" ad ognuno il proprio lavoro "
Purtroppo con l'avvento della finanziarizzazione globale, è nato il miraggio del guadagno facile;dimenticando che i proventi della produzione industriale andavano reinvestiti per accrescere competitività sulla qualità e sul costo per unità di prodotto, allo scopo di penetrare ulteriori mercati e consolidare il proprio core business.
Così è anche per banche e assicurazioni.
Del Vecchio esprime una situazione già nota; la novità è che insieme a poche altre eccezioni, cita luoghi, nomi e cognomi.
Il contenuto in sè non è nuovo; il fenomeno risale ai primi anni '90 e ha generato nel tempo, una mostruosità che nulla ha da condividere con l'etica capitalista:
non esistono più rischi se le banche e le grandi istituzioni finanziarie private, in condizioni di fallimento, vengono salvate.(tranne la Lehman Brother's)
L'acquisto da parte di Unicredit di HVB ed i suoi 6 MLD €,tra titoli tossici e dubbie operazioni immobilari, contribuisce a salvare il sistema bancario tedesco ma non Unicredit che vedrà il proprio titolo fortemente svalutato tra le mani degli azionisti.
In contrapposizione Del Vecchio cita Andrea Guerra di Luxottica, il quale nonostante gode di ampia fiducia propone continuamente al consiglio per condividere le decisioni.
L'atteggiamento presuppone conoscenza di sé e dei propri limiti, perseguendo la condivisione delle responsabilità e della propria leadership.Esemplare !
Differenze culturali o razionalità dell'individuo? Probabilmente entrambe.
E' arrivato il tempo di tornare ad investire sulle persone, e ridare la giusta dimensione al tempo senza ansie da trimestrale.
Angelo D'anna-Bologna
Condivido a pieno quello che dice Del Vecchio, pero' mi chiedo come fa a conciliare la critica alle speculazioni finanziarie con la difesa del governo Monti. Siamo d'accordo che le banche e le assicurazioni italiane hanno bruciato miliardi di euro inseguendo guadagni facili e veloci e che adesso non immettono soldi sul mercato lasciando a se stesse le imprese e i cittadini. Pero' mi chiedo come Del Vecchio fa a difendere un governo che rappresenta quegli stessi poteri forti che lui attacca. Il fondatore di Luxottica, inoltre, e' sicuramente cosciente che la politica neoliberista del sig. Monti sta affamando i cittadini, ma permette ai poteri finanziari di arricchirsi, continuando a speculare alle spalle degli italiani. Mistero della fede :)
È una bella intervista ma, in realtà, di persone come Del Vecchio ce ne sono parecchie. Almeno io ne conosco parecchie. Persone che fanno, generalmente bene, il lavoro che sanno fare e non pretendono altro.
Il nostro problema è perché mandiamo al potere, politico ma e non solo politico da quel che dice Del Vecchio, persone che fanno male quel che non sanno fare.
Ma questo non è un problema "loro" ma è un problema "nostro". Cioè di tutti quelli che pensano di fare bene quel che sanno fare o almeno ci provano.
ciao
r
quanto mi piace il sig. Del Vecchio ! che è poi uno dei pochi industriali italiani che si sono fatti da se,senza padrinaggi politici o "ecclesiastici" e che certamente non ha alcun dellutri nel suo passato ( e nemmeno beceri esibizionismi )
Leonardo Del Vecchio: un uomo che ci vede bene.
fossero così tutti gli impreditori italiani ...
Sono pienamente d'accordo con il signor Del Vecchio. Avercene di imprenditori in Italia come lui.
Peccato pero' la frase riguardante Geronzi:" la sua uscita non contava e non è contata niente"
Non sara" contata niente ",pero' " non è costata niente": solamente 16 milioni di euro di liquidazione per neanche un anno di lavoro per uno che non contava e che e' pure indagato. Visto che sono anche azionista delle generali tutto il board dovrebbe andarsene e sopratutto chi ha assunto il signor Geronzi.
Grazie
Del Vecchio poi parla a ragion veduta, con i fatti, ovvero i prodotti e la storia, e non con fantomatiche operazioni buone sulla carta, ma che alla fine sono buone per pochi. Questa è la differenza tra un vero imprenditore, e un finanziere.
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