Reportage

Né occupato né in pensione, “così provo a reinventarmi”

Silvia Ragusa

Il fenomeno della disoccupazione over 40 è in continua crescita. Sono laureati o diplomati, con anni

Alberto Simonini, 63 anni, fa l’eremita in un rudere di una cascina nelle colline del piacentino. Claudio Prassino di anni ne ha 49: qualche mese fa è andato in banca a bloccare le rate del mutuo e ha chiesto un prestito alla Cei di Milano. La 57enne Mara Pantarella invece è tornata a vivere con la mamma a Frosinone. «Fortuna che sono vegetariana – dice sorridendo – così spendo meno».

Sono laureati o diplomati, con anni di esperienza alla spalle e specializzazioni. Colletti bianchi e lavoratori poco qualificati. Tutti accomunati da un unico problema: essere usciti dal mercato del lavoro e non riuscire più a rientrarci. Il fenomeno della disoccupazione over 40 è in continua crescita, «troppo giovani per andare in pensione, troppo vecchi per lavorare», spiega Armando Rinaldi, vice presidente di Atdal Over40, associazione nata nel 2002 a tutela dei diritti acquisiti dai lavoratori. «Nessun ente di ricerca ha mai fatto una campionatura esatta. I dati Istat non contemplano questa fascia e quindi i numeri che circolano sono quelli raccolti da enti locali e dalle nostre strutture territoriali. Almeno 1,5 milioni di persone. E ovviamente a cascata, ci sono i nuclei familiari». Il 69% dei disoccupati non ha nessun accesso a forme di sostegno reddituale né di ammortizzatore sociale. Secondo l’ultimo monitoraggio del ministero del Lavoro, gli ammortizzatori sociali italiani coprono solo il 27% dei disoccupati con sussidi di varia natura. Gli altri devono arrangiarsi da soli.

Ne sa qualcosa il signor Alberto Simonini, da dieci anni senza stipendio. «Per non sballare completamente di testa e per non ricevere più porte in faccia, ho preso la zappa in mano e mi sono inventato contadino, così qualche spicciolo in tasca riesco ad averlo dall’affitto del mio appartamento di Milano e dall’impiego stagionale come operaio in una azienda conserviera». 20 anni di contributi Inps, 20 anni in Cassa Geometri. «Dovrei andare in pensione nel 2014, ma di questi tempi è meglio incrociare le dita».

Anche Mara Pantarella era impiegata a Roma, per una multinazionale americana, poi acquisita dalla Microsoft. È rimasta a spasso all’età di 51 anni. «Ho provato a lavorare in uno studio medico, ma non sono durata molto. Orari massacranti, continue minacce di licenziamento, anche se era tutto in nero. Non potevo nemmeno andare in bagno». Mara, uno sfratto alle spalle, oggi vive dalla mamma pensionata ma non si è data per vinta: «Sto cercando di mettere su una casa editrice per dare voce a chi vive di disagio, ma non è facile senza finanziamenti. Così ho aperto una sottoscrizione popolare online e aspetto di raccogliere i soldi necessari».

Il problema della disoccupazione in età matura risale già alla metà degli anni Novanta, anche se la questione è esplosa con l’arrivo del nuovo millennio. «La sua conseguenza più grave è la difficoltà (per non chiamarla impossibilità) di ricollocazione per questa fascia di lavoratori discriminata in tutte le maniere», dice Armando Rinaldi. «Basta guardare i giornali specializzati e scoprire che oltre il 60% degli annunci contiene limiti di età compresi tra i 25 e i 35 anni. Limiti che oltre ad essere assurdi da un punto di vista sociale sono anche fuorilegge. Così ci troviamo di fronte a intere famiglie che entrano nella spirale della povertà e drammi sociali sottaciuti anche per la vergogna».

Malessere avvertito soprattutto dei manager e dei dirigenti quadro che da 80 o 90 mila euro l’anno sono passati a un reddito pari a zero. Perso il lavoro non si iscrivono all’ufficio di collocamento, non lottano. Sono «destinati all’oblio», spiega Graziano Camanzi, presidente di overquaranta.it, lo spazio web nato per aiutare manager, consulenti e in generale professionisti a superare le difficoltà lavorative mettendoli in contatto con le piccole aziende. «Per noi è questo il punto centrale, le aziende hanno bisogno di management per sopravvivere, consolidarsi, crescere». Ma su circa tremila curricula presenti nel database di Graziano Camanzi, in due anni di attività sono state ricollocate solo una trentina di persone. «Le aziende preferiscono il libero professionista. Così molti aprono una partita iva svolgendo dei lavori a tre mesi coi clienti che trovano». Come Claudio Prassino, professionista tessile. «Sono pagato a provvigione ma sotto richieste di lavoro sproporzionate e un budget che non mi consente di stare dietro alle spese. Vorrei essere un cassa integrato per poter aver il tempo di cercare altro» dice scoraggiato, ricordando con nostalgia il suo posto fisso nella ditta tessile milanese, fallita nel 2007. «Ovviamente nessuno spiega alle piccole e medie imprese che rischiano di chiudere, che assumere chi sa gestire la produzione significa investire per rilanciare l’indotto», incalza il presidente di overquaranta.it. «C’è un distacco culturale incolmabile».

E non solo. «I sindacati si perdono dietro l’articolo 18 mentre le aziende delocalizzano» continua Camanzi, sottolineando come cassa integrazione e mobilità escludono i licenziati delle piccole imprese e coloro che perdono il lavoro a livello individuale. Lo scorso 20 gennaio molti «effetti collaterali della riforma Fornero» sono stati a Roma a far sentire le loro voci davanti al ministero del Lavoro, ma «finora», dice laconico Rinaldi, «non abbiamo avuto nessuna risposta». «In Italia ci si scontra subito col discorso del debito pubblico e con l’impossibilità di mettere mani a riforme strutturali. Volendo, i soldi per una riforma veramente rivoluzionaria ci sarebbe dove prenderli, penso all’evasione fiscale troppo spesso condonata, senza contare poi che, insieme a Irlanda, Grecia e Ungheria, siamo l’unico Paese europeo a non godere di un sostegno al reddito di cittadinanza».

Intanto c’è chi come Fausto Lazzaro, ex dipendente Olivetti, ex imprenditore, ex partita iva di Mestre, il prossimo 18 marzo compie 60 anni. «Ho versamenti contributivi ritenuti contigui dall’Inps per 34 anni, altri 12 sono stati versati sempre all’Inps ma non concorrono, un altro anno l’ho versato come agente. Un totale di circa 47 anni di lavoro. Per storie tipicamente italiane non ho i diritti per percepire la disoccupazione ordinaria o straordinaria. Nulla».

Così, se qualcuno si reinventa il lavoro, altri scivolano nella depressione. Una denuncia dell’Atdal Over40 ricorda che nel primo anno della grande crisi, nel 2009, su un totale di 2mila 985 suicidi, quelli di disoccupati sono stati 375, quasi uno al giorno. Almeno 85 di questi erano persone mature, che non avevano più ritrovato né il lavoro né un’azienda che li volesse assumere o rimettere alla prova. E da gennaio 2012 si sono registrati già 12 suicidi. Molti finiscono nella terra di nessuno, senza stipendio e senza pensione. «Ho percorso tutte le stazioni del calvario – racconta M.S., 46 anni di Milano, precario del settore vigilanza – avevo un trilocale che ho dovuto vendere e forse mi toccherà restringermi ancora di più. Il futuro? Meglio non pensarci. Preferisco vivermi il presente».

 

: disoccupazione / over40

Comments

Rosa Pompei's picture
Inviato da: Rosa Pompei
21 April 2013 - 17:20

Sono un'operatrice sociale di 58 anni, lavoro nel comune di Pescara ed ho appena ultimato un corso di formazione finanziato dalla U.E. come "agente di rete" per l'inclusione socio-economica.
Lancio questa proposta, nella fiduciosa speranza che trovi un'operosa accoglienza presso chi, in condizioni di disagio, voglia reinventare sé stesso e la società in cui vivere.
Progetto: "Ripopoliamo una "ghost town".
messaggio inviato al propietario di Valle Piola, che ha messo in vendita il villaggio:
"Salve. Sono un'operatrice sociale e sono interessata al borgo di Valle Piola. E' ancora disponibile? Nel caso lo fosse, ve ne chiedo la disponibilità. Vorrei partecipare al bando dell'Unione Europea "Occupazione e politica sociale" che invita a presentare proposte in merito al programma "Seconda edizione del Torneo dell'innovazione sociale". Scopo del Programma e' quello di far scaturire idee innovative, identificare/riconoscere quelle opportunità che possono dare adito a considerevoli benefici per la società. Il suo obiettivo e' creare valore sociale riguardo alla lotta contro l'esclusione sociale. Con l'introduzione di un Premio per la Categoria speciale nel 2013, l'ambiente urbano e l'ambiente naturale assumeranno maggiore rilevanza. In GUUE 2013/C 70/10, del 9 marzo 2013. Il progetto "Ripopoliamo una ghost town", trova sua naturale collocazione a Valle Chiola. Spero di essere contattata al più presto. Cordiali saluti. Rosa Pompei
a vallepiola
Salve. Come già accennato nel nostro primo contatto, vorrei sviluppare il progetto "Ripopoliamo una ghost town", collocandolo a Valle Piola. Il progetto parteciperà poi al bando dell'unione Europea "Occupazione e politica sociale" in GUUE 2013/C 70/10, del 9 marzo 2013.
In questo delicato momento di crisi economica e sociale é più che mai opportuno unire gli sforzi collettivi per cercare soluzioni efficaci al disagio che dirompe da più fronti: famiglie in stato di povertà e per di più sfrattate, immigrazione incontrollabile, precariato sempre più numeroso, donne in gravi difficoltà, detenuti in condizioni disumane... in un mondo disfatto da inquinamenti morali e materiali.
Le case di Valle Piola potrebbero essere ristrutturate ed offrire rifugio forse a cento persone. Si potrebbe creare un agriturismo, farsi consigliare per lo sfruttamento del suolo dalla vicina Università di Agraria ed allacciare anche con lei un partenariato.
E' questa la mia idea: strutturare un piano in più sottoprogetti ed affidarli a partners competenti per quel settore.
Ora le chiedo, in qualità di responsabile di Valle Piola, di partecipare a questo progetto direttamente o offrendone il comodato gratuito per un anno sulla carta, ma effettivamente fino al 5 maggio 2013, data di scadenza del bando europeo.
In caso di ottenimento del finanziamento europeo, si darà luogo all'acquisto.
Grazie dell'attenzione.

giacomo ciapanna
21:06 (0 minuti fa)

a me
Ciao,
per valle Piola io sono solo in parte già proprietario. L'altra parte ho fatto il compromesso con l'indicazione che acquisto per me o persona da nominare in sede di stipula di atto notarile.
Per la presentazione della domanda devi dimostrare il titolo di possesso o vale l'idea progettuale?
Anche perché per un anno non riesco a farti un comodato d'uso per l'intero borgo.
Saluti Giacomo

Le case di Valle Piola sono simili a un gregge riunito.
Sono passate generazioni, vissuto in queste povere case, dormito su alti letti di tavole, e ora riposano per sempre nella fossa comune della chiesa; è passato qui re Manfredi, e la sua anima erra ancora, a notte, senza pace, tra le rovine del suo castello.
È passato qui anche Carmine Santini «il giacobino senza pace» che, dopo una vita di violenza e di travaglio, è scannato, in una forra, dagli uomini del brigante Sciabolone; e qui s’è nascosto Delfico per mesi, vivendo in una grotta e cibandosi d’erbe.
Tutto è storia, tutto ha seguito nel mondo l’ascesa del progresso, ma i montanari di Valle Piola, come quelli degli altri villaggi di questa montagna, sono rimasti quelli che erano.
Esseri primitivi, terrorizzati ancora dal demonio e dalle streghe, che si riuniscono la notte del venerdì dinanzi al vecchio mulino.
Le ferrovie attraversano la terra, gli aeroplani sorvolano le vette ma nulla il montanaro ha voluto apprendere dagli uomini moderni, nessuna meraviglia della civiltà lo ha incuriosito.
Vive come viveva mille anni fa, mangiando ancora il suo farro, che pesta nel vecchio mortaio che già fu degli antenati; bevendo ancora l’acqua della medesima sorgente...”.
(Il giornalista Fernando Aurini in un articolo del 1959)
Valle Piola è nel distretto “Tra due Regni” del Parco Nazionale Gran Sasso-Laga.
È un nucleo di circa dieci edifici più una chiesa e un casale per pastori, a un’altitudine di circa 1000 metri sul versante nord orientale del Monte della Farina.
Da oltre un trentennio è in stato di abbandono.
L’abitato, nel corso degli anni, è stato depredato da gentaglia senza scrupoli.
La vetusta chiesa, con il tetto crollato, non ha più la campana, rubacchiata dai soliti vandali. Scomparsa la statua lignea del patrono San Nicola.
Le pitture sui muri del tempio sono state asportate chirurgicamente insieme all’intonaco.
Identica sorte hanno subito antichi chiavistelli, balconi di legno incastonati nei muri di pietra e portoni di legno intagliato.
Eppure, il fascino di questo grumo di case è incredibilmente intatto!
Il borgo, insieme alla vicina località Case Menghini, era il baluardo rassicurante sull’antica mulattiera, battuta da carbonai e pastori, che collegava la vetta del Monte Farina, rifugio dei partigiani della Resistenza teramana, con gli abitati di Acquaratola e Santa Cecilia.
Da qui i pastori abbandonavano i pascoli per raggiungere i tratturi che collegavano con il Tavoliere delle Puglie o l’Agro Pontino romano per far svernare le greggi.
Valle Piola era un centro importante per questi uomini costretti a mutare improvvisamente le loro condizioni di vita, in quella che era definita la “mala stagione”, di là dall’andamento del tempo atmosferico.

Signori, con coraggio, forza, umiltà e con tutto il vostro bagaglio, vi invito a progettare con me questa nuova possibilità di vita.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
19 March 2013 - 10:31

oh lascitato lavoro .per motivi di salute.oh 34 anni, di contributi .60 anni di età.io mi domando ,persone come me,come faremo andare avanti ,senza stipendio.ho cominciato,da piccolo a lavorare ,e pensavo un giorno sarò grande avrò un futuro,il futuro e questo stanco e senza stipendio e senza pensione.mi domando che vita e questa.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
4 December 2012 - 13:15

Ho 59 anni, sono disoccupato, non riesco a trovare lavoro ne potrei reinventarmi, per mancanza di fondi. Perchè oltre alle agevolazioni di cui tutti parlano ma nessuno applica, mi riferisco alle agevolazioni per chi assume un over 50.
Dico perchè non si usano altri strumenti, come la messa a disposizione di beni immobili (terreni o fabbricati) di proprietà pubblica (comuni, provincie o regioni), per darli in comodato d'uso a queste persone che magari potrebbero ave un progetto per produrre e magari creare lavoro, senza incappare in costi che ne privano la possibilità???
E' una domanda che mi pongo spesso e a cui non trovo mai una risposta. Dico semplicemente, mettete a disposizione i beni inutilizzati a disposizione della comunità per progetti che potrebbero creare lavoro e poi magari gli stessi potrebbero anche pagare una pigione "ragionevole", invece di restare li infruttuosi e senza destinazione.
Spero che qualcuno mi sappia dare quelche risposta in merito o suggerire come accedere a questi beni, che il più delle volte restano li a marcire senza un utilizzo valido.

patrizia's picture
Inviato da: patrizia
9 March 2012 - 09:34

Noi come famiglia stiamo vivendo l'inferno, abbiamo avuto uno sfratto, abbiamo recuperato un pochino di soldi dalla famiglia e da una causa di lavoro mia , portata avanti da un avvocato della CGL che però sui è in parte venduto all'avvocato di parte avversa. Ho poi scoperto che il funzionario Cgl non ha seguito la procedura di routine e ha bypassato l'ufficio vertenze ma non posso far niente anche se per me esiste la mancata tutela da parte di una istituzione così importante. Insomma ora vivo solo con l'aiuto della mia famiglia di origine e vi assicuro sarebbe meglio morire. Mio marito è stato colpito da un episodio di TIA e la terapia pressoria lo rende debole depresso, Io non lavoro e lui sono dieci anni che risale e ricade. Non ci sono salvagenti per noi, non c'è minimo garantito, non c'è una casa del comune a prezzo calmierato, Abbiamo due figli che studiano, con coraggio ma l'assistente sociale mi ha detto che chiaramente dovranno lasciare. Cosa ci resta? Abbiamo 58 e59 anni non ci vuole più nessuno.Non è così che pensavo di invecchiare anche se in cuor mio non voglio lasciarmi sopraffare il dolore è troppo,

MARCO PESCHIERA's picture
Inviato da: MARCO PESCHIERA
9 March 2012 - 09:27

Trovo assurdo che, in regime di sistema pensionistico contributivo, non si possa percepire un assegno ridotto della propria pensione, in periodi di carenza di lavoro. In sostanza l'età pensionabile dovrebbe essere libera (ovviamente con penalizzazioni) al di sopra dei 50 anni, salvo sospendere le erogazioni in caso di ritorno al lavoro. In un colpo solo si darebbe flessibilità massima, welfare e ricambio ai giovani nei casi di ritiro volontario anticipato. Costo zero. Possibile che nessuno ci abbia pensato???

Vonbraun51's picture
Inviato da: Vonbraun51
10 March 2012 - 13:32

Certo che ci hanno pensato, ma è più comodo trattenere i soldi versati dal lavoratore con i contributi ed erogarli a 66 anni che fare come dici tu, cosa che tutte le persone di buon senso con le quali discuto, si chiedono. Anche io, arrivato a 61 anni con 35 di cintributi, devo aspettare i 67 anni per la pensione. Sono stato dirigente per più di 26 anni e poi ho dovuto ripiegare sulla partita IVA per continuare a lavorare. Ora è più di un anno che non trovo commesse e, come autonomo, non ho diritto a indennità di disoccupazione o altro sostegno. Mi restano solo i miei risparmi che non dureranno certo altri 6 anni, per cui non so cosa fare. E quando leggo di consiglieri regionali andati in pensione a 47 anni con 11.000 euro al mese o di sottosegretari che hanno pensioni da 40.000 euro al mese mi vien voglia di munirmi di randello e andare a Montecitorio per stimolare la cervice dei politici che non vogliono eliminare queste ingiustizie.

Vonbraun51's picture
Inviato da: Vonbraun51
10 March 2012 - 13:32

Certo che ci hanno pensato, ma è più comodo trattenere i soldi versati dal lavoratore con i contributi ed erogarli a 66 anni che fare come dici tu, cosa che tutte le persone di buon senso con le quali discuto, si chiedono. Anche io, arrivato a 61 anni con 35 di cintributi, devo aspettare i 67 anni per la pensione. Sono stato dirigente per più di 26 anni e poi ho dovuto ripiegare sulla partita IVA per continuare a lavorare. Ora è più di un anno che non trovo commesse e, come autonomo, non ho diritto a indennità di disoccupazione o altro sostegno. Mi restano solo i miei risparmi che non dureranno certo altri 6 anni, per cui non so cosa fare. E quando leggo di consiglieri regionali andati in pensione a 47 anni con 11.000 euro al mese o di sottosegretari che hanno pensioni da 40.000 euro al mese mi vien voglia di munirmi di randello e andare a Montecitorio per stimolare la cervice dei politici che non vogliono eliminare queste ingiustizie.

Vonbraun51's picture
Inviato da: Vonbraun51
10 March 2012 - 13:32

Certo che ci hanno pensato, ma è più comodo trattenere i soldi versati dal lavoratore con i contributi ed erogarli a 66 anni che fare come dici tu, cosa che tutte le persone di buon senso con le quali discuto, si chiedono. Anche io, arrivato a 61 anni con 35 di cintributi, devo aspettare i 67 anni per la pensione. Sono stato dirigente per più di 26 anni e poi ho dovuto ripiegare sulla partita IVA per continuare a lavorare. Ora è più di un anno che non trovo commesse e, come autonomo, non ho diritto a indennità di disoccupazione o altro sostegno. Mi restano solo i miei risparmi che non dureranno certo altri 6 anni, per cui non so cosa fare. E quando leggo di consiglieri regionali andati in pensione a 47 anni con 11.000 euro al mese o di sottosegretari che hanno pensioni da 40.000 euro al mese mi vien voglia di munirmi di randello e andare a Montecitorio per stimolare la cervice dei politici che non vogliono eliminare queste ingiustizie.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
8 March 2012 - 17:17

Solo ora ci accorgiamo del mercato del lavoro per gli over 40???? Sindacati e Ministri in questi giorni parlano di nuovi contratti ecc. ecc. e dicono sempre: "Perchè i giovani in Italia bla bla bla bla bla bla....". Fateci caso: NON PARLANO MAI DEI LAVORATORI OVER 40 DA RICOLLOCARE. Io premetto che attualmente godo ancora di uno stipendio nel comparto chimico ma dico anche che soffro da tre anni di una grave forma di depressione, essenzialmente perchè sul posto di lavoro io e molti altri colleghi, paghiamo sulla nostra pelle la mancanza di lavoro in azienda e di mese in mese veniamo ricollocati di qua e di là facendo turni assurdi per poi passare mesi in cassa integrazione. Questa secondo voi è vita? Mi sono ridotto a vivere alla giornata, senza progetti, senza prospettive, senza quindi un futuro.... Siamo abbandonati a noi stessi. E quando penso che FORSE andrò in pensione tra 15 anni, penso a quanti soprusi e altri sacrifici sarò costretto a sopportare io e la mia famiglia in questo lungo lasso di tempo. Figuriamoci se addirittura l'azienda verrà a chiudere o, come pare farà nei prossimi mesi, verrà "riorganizzata" tagliando qua e là.... Che schifo.... e lo Stato che fa? Pensa a togliere l'art. 18 anzichè creare lavoro...... Sono disgustato!!!! Ricky.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
8 March 2012 - 14:56

Film della rete tedesca sul basic income in cui il discorso è già molto avanzato:

http://www.youtube.com/watch?v=ExRs75isitw
(sottotitoli da attivare)

per approfondire questo è il sito del basic income italia
http://www.bin-italia.org/

“assicurare ad ogni famiglia un livello di vita decente a prescindere dalle sue proprie capacità di guadagno sia che essa abbia o meno la possibilità di garantirsi tale livello di vita attraverso il mercato del lavoro”

James Tobin (premio Nobel per l'economia, nonchè professore di Mario Monti)
«The Case for an Income Guarantee» in The Public Interest 4, 1966

Graziano Camanzi's picture
Inviato da: Graziano Camanzi
8 March 2012 - 14:04

Buongiorno, sono Graziano Camanzi, il presidente di Overquaranta (www.overquaranta.it) e volevo solo fare una sola piccola precisazione sull'articolo.
La frase "su circa tremila curricula presenti nel database di Graziano Camanzi, in due anni di attività sono state ricollocate solo una trentina di persone" va collegata alla successiva dove si dice «le aziende preferiscono il libero professionista. Così molti aprono una partita iva svolgendo dei lavori a tre mesi coi clienti che trovano».
Cosa significa?
Che per una trentina abbiamo trovato occupazioni o a tempo indeterminato o con contratti lunghi mentre con altri abbiamo dovuto ripiegare su collaborazioni su base partita iva; che è sempre un modo per rientrare nel giro, comunque...
Auguri a tutti e grazie ancora.

Figlia's picture
Inviato da: Figlia
8 March 2012 - 13:21

Ciao,
scrivo per ringraziarvi dell' articolo e per come è stato valutato anche l'aspetto emotivo del ritrovarsi a ricominciare tutto quando stai già pensando a quanto sia vicina la pensione. Anche mio padre fa parte della schiera di over 50 licenziati dopo venti anni di lavoro con la stessa azienda, con lauti guadagni, viaggi e benefit . Ci siamo messi a spedire curriculum insieme, io per il mio primo lavoro, lui per trovarne un altro. E' stato un periodo faticoso, fatto di incontri con aziende che cercavano ragazzi con partita iva per contratti a progetto e, incredibilmente, avevamo gli stessi problemi nel trovare un contratto affidabile e non da sfruttamento. Grazie alla voglia di non arrendersi e al supporto di tutta la famiglia, mio padre è riuscito infine a trovare un'azienda che ha investito sulla sua esperienza. I guadagni si sono ridimensionati di molto e i sacrifici sono tanti, ma credo che per lui la soddisfazione di sentirsi utile e produttivo non abbia prezzo.

Marco L.'s picture
Inviato da: Marco L.
9 March 2012 - 16:31

Ciao, Cara "Figlia": sono contento di leggere che qualcuno della tua generazione riesca davvero a comprendere e condividere i problemi che sta vivendo quella di tuo padre e del sottoscritto; evinco tanta saggezza e realismo dalle tue parole, quando avresti dovuto solo avere il "diritto di sognare" un futuro meno greve, per te stessa e ogni tuo progetto di vita.
Per me personalmente è sempre più difficile invitare all'ottimismo i miei figli, considerato che i "valori" che mi sono stati trasmessi e cui mi sono sepre ispirato sono stati completamente stravolti: chi è più in grado di asserire che "il lavoro paga", così come l'istruzione, l'abnegazione, lo spirito di sacrificio, la serietà e l'etica dei propri coportamenti? Come faccio, dopo che mi sento addirittura "penalizzato" dall'eccessiva qualità delle mie credenziali professionali? "La c'è la provvidenza ..." faceva dire il Manzoni a Fra' Cristoforo nei suoi Promessi Sposi.
Tanti cari auguri a te, e buona prosecuzione al tuo (amato) genitore, che sempre potrà contare sul tuo prezioso "sostegno"; io ho figli probabilmente ancora troppo giovani, ma temo non riuscirò a scongiurare di arrivare ad apparire loro come un "Gigante dai piedi di argilla", nonostante la mia voglia di non arrendermi e la disponibilità a "rinnovarmi".

franco44's picture
Inviato da: franco44
8 March 2012 - 12:30

Non è una novità, a me è capitato esattamente 20 anni fa.
Mi sono riciclato con qualche difficoltà però l'ho fatto.
C'è poco di nuovo sotto il sole.
Ciao

carlomaria's picture
Inviato da: carlomaria
8 March 2012 - 15:13

Uomini perduti in uno Stato smarrito

A seguito della lettura di questo articolo provo i brividi a pensare che sono stati recentemente stanziati 120 milioni di euro per il sostegno dell’editoria quando nel nostro Paese ci sono uomini di oltre 40 anni, laureati o diplomati, con grandi esperienze e specializzazioni alla spalle che sono ridotti allo sbando, in una disperazione senza rimedio, in un mercato del lavoro che li ha spremuti per anni come dei limoni per poi gettarli in mezzo ad una strada. Evidentemente il valore di questi uomini per lo Stato, il mio Stato, è completamente effimero. Mi sembra che le Istituzioni Politiche siano molto più attente agli interessi personali piuttosto che rivolgere anche un solo sguardo all’esistenza quotidiana di queste persone che non hanno più né un tetto né una legge su cui contare. La vita di questi uomini sembra ormai confinata nella più dolorosa solitudine. Non è forse possibile aiutarli con dei progetti ad hoc volti al reinserimento nel mondo del lavoro? Non è possibile stanziare immediatamente dei fondi di sostegno come è stato fatto molto celermente con la dotazione finanziaria per l’editoria? Non è possibile concedere a questi uomini una nuova vita e un nuovo futuro? 

Handybus's picture
Inviato da: Handybus
8 March 2012 - 12:14

Solidarietà "sincera" da parte - avendo vissuto dal 2007 al 2011 l'esperienza di attività professinale intermittente senza ammortizzatori sociali - alle persone che hanno raccontato la loro esperienza.
Un "invito" agli imprenditori più lungimiranti e secondo il pensiero comune "controcorrente" a valutare il reimpiego di queste risorse.
Ricordo tra l'altro che la legge prevede per gli over 50 la possibilità di utilizzo del contratto di inserimento, alias gli stessi sgravi fiscali previsti per gli under 32.
Ingressi mixati al 50% tra queste due fasce di età rappresenterebbero una soluzione e forse il giusto connubio energia/esperienza per darenuova linfa vitale alle imprese.

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