Inchiesta

Troppi droni e pochi joystick, l’America non sa fare la guerra

Dario Fabbri

Colpiscono con precisione gli obiettivi, registrano video e soprattutto azzerano le perdite umane (per l’Aeronautica statunitense): infatti sono tele-guidati, come un video game. L’Air Force li utilizza ovunque: dal Pakistan all’Afghanistan. In dieci anni la produzione di droni è aumentata del 14%. Troppo. Ma mancano i piloti e ci sono due anni di video da visionare. E non c’è una cloche unica.

Dal Pakistan allo Yemen, dall’Iran all’Afghanistan, i velivoli senza pilota (Uav) che solcano cieli ostili in cerca di nemici da eliminare o di informazioni da carpire sono ormai diventati l’arma simbolo della potenza militare Usa e della politica estera obamiana. Al punto che - se volessimo rivisitare la celebre definizione di John Winthrop per cui l’eccezionalismo del Nuovo Mondo renderebbe l’America «una città sulla collina» - oggi potremmo ribattezzare gli Stati Uniti «a drone upon a hill».

Silenziosi, dotati di straordinaria autonomia, gli Uav (i droni) colpiscono con precisione gli obiettivi posti sul terreno, registrano video ad alta definizione e soprattutto azzerano le perdite umane (almeno quelle statunitensi). Nel giro di dieci anni la quantità di droni a disposizione del Pentagono è aumentata del 14mila per cento (!) – da circa 50 a oltre 7mila – e nel 2020 gli effettivi dovrebbero essere almeno 30mila. Un aumento vertiginoso cui l’esercito però non riesce a far fronte. Troppe unità da pilotare, troppi modelli da custodire, troppi dati da scandagliare e analizzare.

Il grido d’allarme è stato lanciato per la prima volta lo scorso febbraio da Michael Donley, il segretario all’Aeronautica, che ha annunciato il congelamento per almeno due anni del numero di pattuglie - squadriglie composte fino a quattro droni - «per metterci in pari con la produzione industriale». A breve le soluzioni potrebbero arrivare dal mondo della televisione e degli smartphone, ma al Dipartimento della Difesa temono d’essere travolti dalle necessità della crescente guerra robotica.

A preoccupare il Pentagono è innanzitutto la penuria di piloti. Già adesso l’Air Force avrebbe bisogno di 400 ulteriori “operatori” per manovrare la sua flotta di robot in espansione. Seduti di fronte ad uno schermo HD e dotati di un joystick molto simile a quello dei videogame, gli aviatori di ultima generazione guidano droni che si alzano da basi poste a decine di migliaia di chilometri di distanza. Il compito richiede una preparazione specifica e - visto che sul teatro di guerra la realtà virtuale tende ad assumere contorni assai reali - anche di centinaia di ore di simulazione. Per questo il Pentagono sta inaugurando in queste settimane alcune iniziative che, entro il 2015, dovrebbero permettere di contare su 700 nuovi piloti. Su tutte, la creazione di diplomi militari ad hoc e l’assunzione di istruttori in grado di introdurre le reclute alla “unmanned warfare”. Mentre per accogliere i droni attualmente in produzione, è previsto un investimento record da 1,5 miliardi di dollari per la costruzione di nuove basi.

Diametralmente opposta alla mancanza di piloti è l’immensa mole di dati e immagini che gli Uav raccolgono in giro per il mondo e che i funzionari non riescono a visionare in tempo. I numeri sono da capogiro. Ogni mese finiscono negli archivi 10mila ore di filmati che nessuno analizza e l’esercito avrebbe già almeno due anni di arretrati. Si tratta di immagini ritenute non essenziali per le missioni attuali, ma che potrebbero contenere informazioni necessarie a programmare attacchi in alcune delle aeree più calde del pianeta. Per ovviare al problema, il Darpa - l’agenzia del Pentagono per l’innovazione – sta pensando di equipaggiare le telecamere dei droni con dei filtri algoritmici capaci di individuare i dati rilevanti, ma il rimedio più efficace sarebbe da ricercare nell’expertise televisiva.

Secondo quanto affermato in un dossier della Rand (il think tank vicino al Dipartimento della Difesa), l’Aeronautica vorrebbe importare dai reality show le tecniche usate dai registi per isolare le sequenze migliori. Proprio come succede al Grande Fratello, posti a 15mila metri di altezza i droni stealth riprendono ore e ore di nulla fino a che, all’improvviso, non si materializza sullo schermo un evento considerato sensibile. È imperativo dunque - si legge nel rapporto - che, come avviene in una cabina di regia, le postazioni di pilotaggio siano composte da una plancia di monitor e che davanti ai video ci sia sempre qualcuno pronto a rilevare in tempo reale quanto accaduto e a “taggarlo” nella banca dati. Inoltre, per ottimizzare la comunicazione interna, il Pentagono vorrebbe sostituire la chat con le stesse cuffie indossate dai produttori tv.

A rallentare le operazioni è poi l’assenza di una cloche unica per condurre gli Uav. Al momento esistono una dozzina di droni diversi e ogni modello è fornito di un joystick specifico, incompatibile con gli altri. Il risultato è che, per rispettare la proprietà intellettuale del software di controllo realizzato dalle varie industrie belliche, nel passaggio da un Uav all’altro, i piloti sono costretti ogni volta a cambiare la barra di comando. Il direttorio della Difesa per la tecnologia e la logistica sta però studiando un sistema utile a manovrare robot di marche differenti. «L’idea, come con gli smartphone, è quella di prelevare servizi e applicazioni specifiche da un “App Store” militare», ha spiegato Rich Ernst, il capo dell’unità deputata ai sistemi di controllo degli Uav.

La californiana Dream Hammer è la prima azienda ad aver sviluppato di recente un programma che permette ai piloti di guidare velivoli diversi: il sistema Ballista. Una sorta di software elastico che si adatta a quello originario, Ballista è ancora in fase di sperimentazione, ma - come le altre innovazioni al vaglio del Pentagono - la sua applicazione potrebbe accelerare notevolmente i tempi di reazione dei piloti. E permettere agli Stati Uniti di mantenere il primato sui droni. In attesa che la guerra dei robot diventi planetaria. 

: droni / stata uniti / uav / us air force

Comments

Dardo's picture
Inviato da: Dardo
2 July 2012 - 18:34

Bel pezzo.
Vorrei aggiungere che i dati trasmessi dai droni non sono criptati e vengono facilmente scaricati sui PC da forze ostili, come è già stato documentato.
A volte inoltre i soldati USA hanno perso il laptop con alcuni filmati girati dai droni.

Luisa B.'s picture
Inviato da: Luisa B.
25 Giugno 2012 - 16:15

Pezzo veramente interessante. Mi ha aperto un mondo!

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
25 Giugno 2012 - 13:42

un po' off topic ma trovo particolarmente interessante l'evoluzione culturale che sta dietro questo nuovo approccio alla guerra
diretto derivato dalla gameification contemporanea, dove tutto l'approccio alla realtà si sta trasformando in un immenso gioco
il gioco storicamente è una forma di apprendimento che crea (o ricrea) in una simulazione virtuale l'ambiente reale in maniera che si possa apprendere una determinata competenza in totale sicurezza
già gli antichi romani si allenavano con spade di legno "simulando" spade vere.
oggi siamo al guado
oggi la guerra non esce più dalla sua dimensione di simulazione e il soldato non è più destinato a quel passaggio finale che lo metterà in contatto diretto con i risultati della sua azione
la simulazione decontestualizza per preservare chi vi agisce dentro preparandolo alla reltà
oggi stiamo entrando in un mondo per il quale non usciremo più dall'esistenza simulata che stiamo progressivamente sostituendo alla realtà fisica
non è un'osservazione morale ma una constatazione di uno stato di fatto
viviamo ore al PC scambiando emozioni e relazioni trmaite i social network
anteponiamo all'esperienza turistica i nostri device (foto e viedeo) permanentemente settati alla riproduzione di avvenimenti che agiamo in diretta ma osservando il device (riducendo l'esperienza reale ma amplificandola nel virtuale)
Il gioco non sarà più uno strumento di apprendimento e di preparazione alla fase matura della nostra esperienza ma sarà la caratterizzante dell'intera esperienza umana
http://www.ideatre60.it/i-forum-di-ideatre60/eduskill/4-1-il-gioco-la-pr...

Francesco Piccinelli Casagrande's picture
24 Giugno 2012 - 16:35

Scusate, ma io mi ricordo di un vecchi pezzo del Time che raccontava come ufficiali del Pentagono frequentassero i camion regia dei network sportivi americani per imparare a gestire le highlights in tempo reale...tra l'altro che c'entra la foto di un Eurofighter britannico che intercetta un Tupolev nel, 2007?

Dario Fabbri's picture
Inviato da: Dario Fabbri
24 Giugno 2012 - 18:40

Caro Francesco,
il rapporto della Rand "The Future of Air Force Motion Imagery Exploitation: Lessons from the Commercial World" a cui faccio riferimento e che riguarda, in particolare, l'adozione di soluzioni proprie del Grande Fratello e di altri reality show è assai recente (23 febbraio 2012) e nasce proprio dall'esigenza di studiare tecniche utili a isolare i dati sensibili, visto che quelle usate fin qui non hanno sortito gli effetti desiderati (comprese, evidentemente, quelle relative alla regia sportiva che hanno il grande limite di applicarsi ad eventi che durano poche ore e non ad un flusso continuo di immagini).
Per quanto riguarda la foto, hai ragione. Io però sono soltanto l'autore del pezzo e non so dirti i motivi della scelta.
Saluti,
D.F.

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