Racconto

Il 2 giugno e quei voti nei sacchi della munnezza

Il 2 giugno, giorno del referendum del 1946, si celebra una Repubblica che in realtà fu proclamata s

Le Frecce tricolori in formazione a cardioide. Quest’anno, per il terremoto, l’esibizione è stata annullata

Quel 2 giugno 1946 non sarebbe finito che sedici giorni dopo, il 18 giugno, quando venne proclamata ufficialmente la Repubblica italiana. Ma già il giorno 11 è ormai sufficientemente certo che al referendum istituzionale ha vinto la repubblica. Risultato chiaro, sì, ma non così come potrebbe sembrare dalla logica dei numeri. Il Corriere della sera di martedì 11 titola sicuro: «È nata la Repubblica italiana» e sotto riporta i risultati: repubblica 12.718.019, monarchia 10.709.423. La Stampa, invece, è molto più possibilista, d'altra parte è il quotidiano di Torino, città sabauda. Il titolo lascia spazi all'ambiguità: «Il Governo sanziona la vittoria repubblicana». Quasi che il governo possa anche sbagliarsi e infatti nel testo dell'articolo ci si imbatte in questo passaggio: «C'è da chiedersi se la repubblica sia stata o no proclamata». Intanto il re, Umberto II, esita ad accettare i risultati e si intrattiene a colloquio con un sempre più perplesso (e infuriato) Alcide De Gasperi, presidente del consiglio.

Interessante apprendere come si sia giunti alla proclamazione del risultato. Il 2 giugno e la mattina del 3 si vota contemporaneamente per l'elezione dell'Assemblea costituente e per il referendum istituzionale; non vanno alle urne le province di Bolzano, Trieste, Gorizia, Pola, Fiume e Zara perché occupate dalle truppe anglo-americane o jugoslave. I risultati giungono con estrema lentezza, d’altra parte poco più di un anno prima l'Italia era ancora un Paese in guerra, diviso e con il Nord occupato dai tedeschi. Alla Costituente il partito di maggioranza risulta la Democrazia cristiana (35 per cento), seguito dai socialisti (20 per cento) e dai comunisti (19 per cento). Per il referendum, invece, bisogna aspettare ancora. Qualche idea di quel che stesse accadendo, in ogni caso, filtra lo stesso. La Stampa di mercoledì 5 giugno, sotto il titolo «Affermazione della Democrazia cristiana», ne riporta un altro più piccolo: «La repubblica in vantaggio di 1.200.000 voti» (alla fine il margine sarà più ampio: un paio di milioni).
Interessante, invece, seguire come è stato effettuato il conteggio dei voti, con una procedura spettacolare e macchinosa, ben descritta nell'articolo pubblicato dalla Stampa dell'11 giugno.

Tutto accade a Montecitorio, nella Sala della Lupa. I valletti della Camera dei deputati indossano la tenuta delle grandi occasioni: frac, farfallino bianca, bracciali tricolori e tosoni di metallo dorato. Un tavolo a ferro di cavallo è riservato ai presidenti e ai consiglieri di sezione di Cassazione. Le poltrone che gli stanno di fronte, al governo e ai giornalisti. Sul tavolo sono collocate due macchine calcolatrici, quella di destra riservata alla monarchia, quella di sinistra alla repubblica. Nel pomeriggio, a poco a poco, la sala si anima: entrano i giornalisti, arriva uno stinto tricolore che si dice sia quello della Repubblica romana del 1849, si accomodano gli ufficiali della Commissione alleata che masticano chewing gum e commentano l’antichità degli arazzi medicei appesi alle pareti. Quando giunge Vittorio Emanuele Orlando, possibile presidente della Repubblica, viene soffocato un tentativo di applauso.
Alle 18 tutti in piedi: entra la Cassazione. Subito dopo vengono portati in sala i sacchi con i verbali e le schede provenienti da tutta Italia. Dalle sezioni del Nord arrivano sacchi delle poste della Repubblica sociale, dall’Emilia agricola sacchi che in precedenza avevano contenuto grano e farina, da Roma niente sacchi, ma plichi a mano, le schede di Napoli, invece, sono rinchiuse in sacchi per la monnezza.

Si procede leggendo i dati dei verbali e con i “calcolatori” (il termine è riferito agli addetti alle macchine calcolatrici, non alle macchine stesse) che aggiungono cifra dopo cifra fino a ottenere i totali (ma non si fidano dei loro marchingegni e rifanno i conti a mano). Alla fine la somma dà 12 milioni 600 mila e rotti per la repubblica e 10 milioni 600 mila e rotti per la monarchia. Il risultato dovrebbe essere chiaro, ma invece rimane sospeso in una specie di limbo: i liberali (pro monarchia; i primi due presidenti della Repubblica, Enrico De Nicola e Luigi Einaudi saranno entrambi liberali ed entrambi monarchici) hanno presentato un ricorso sulle schede bianche e nulle. Vanno considerate voti validi o no? La Corte di Cassazione opterà per non considerarli validi, ma anche se avesse deciso il contrario, il risultato finale non sarebbe cambiato: i voti nulli saranno 1.498.136 e quindi non avrebbero potuto inficiare il margine di due milioni per la Repubblica (ammesso e non concesso che fossero tutte schede di monarchici).

L’incertezza, però, provoca tensione. La Cgil decide che ha vinto la Repubblica e proclama un giorno di festa. A Napoli, città che ha dato la maggioranza alla monarchia, gruppi di sostenitori di casa Savoia cercano di assaltare la sede del Pci che espone un tricolore senza lo scudo crociato sabaudo. Con prosa retorica, così La Stampa conclude l'articolo dell'11 giugno (che non è firmato, ma solo siglato “a.”): «Le grida degli strilloni [dei giornali] si confondono con i canti rivoluzionari dei cortei, con le canzoni dei gruppi monarchici. In quest'aria mossa e riscaldata non soltanto dal fiato della sera estiva crepitano i motori delle autoblinde in corsa dietro il lungo lamento delle loro allarmanti sirene».
La Repubblica sarà proclamata soltanto il 18 giugno alle ore 18, dalla Corte di Cassazione, nella medesima Sala della Lupa. E così il 2 giugno diventa così Festa della Repubblica.

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: 2 giugno / festa della Repubblica

Comments

Pasquale Marinaccio da Foggia's picture
Inviato da: Pasquale Marinaccio da Foggia
12 August 2012 - 13:16

La verità, che continua ad essere nascosta, coperta dalle più grandi menzogne che da sessantasei anni vengono diffuse e insegnate nelle Università pubbliche e private, nella scuola dell' obbligo e delle superiori e nelle vuote elucubrazioni storiche, è quella che ha correttamente riferito Johann Gossner.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
3 June 2012 - 14:52

L'errore sulla data della prima pagina del Corriere non è di poco conto, visto che si parte dall'ipotesi errata che, il giorno successivo alla vittoria della repubblica, il Corriere avesse dato la notizia come "sicura" e la Stampa avesse invece scelto un titolo più "possibilista". Appurato che i risultati si seppero il 5 giugno, e che la famosa prima pagina del Corriere è del 6, il confronto andrebbe fatto con la prima pagina della Stampa del 6 giugno, che infatti riporta, con la stessa enfasi e con la stessa sicurezza del Corriere, "E' NATA L'ITALIA REPUBBLICANA", senza se e senza ma.
Il direttore della Stampa Filippo Burzio scrisse in prima pagina: "Tocca ora ai partiti convocati in Costituente compiere il loro dovere accettando per prima cosa disciplinatamente, e rendendo accettabile a tutti, l'esito del referendum istituzionale; che ci è stato ormai indicato, se non proprio ufficialmente, in modo però che non potrebbe essere più ufficiosamente autorevole. Accettare disciplinatamente l'esito del referendum non basta, perché si tratta anche di collaborare tutti cordialmente, e con ogni buona volontà, nel quadro istituzionale che il popolo italiano, direttamente e solennemente consultato, ha deciso di darsi."
Sulla vittoria repubblicana la Stampa non ha quindi mai avanzato dubbi; il 7 giugno titolò in prima pagina "La vita della repubblica italiana affidata alla saggezza dei cittadini e della Costituente", l'8 giugno "In attesa della proclamazione della repubblica. Le difficoltà dei primi passi", il 9 giugno si chiese "La repubblica proclamata oggi?".

Nell'articolo dell'11 giugno non si mette in dubbio che la repubblica abbia vinto, ma il fatto che essa sia stata o no proclamata dalla Cassazione: "C'è da chiedersi se la repubblica sia stata oppure no proclamata". E infatti non era stata ancora proclamata. "Quale sarà la conclusione di questa cerimonia, troppo solenne per il suo contenuto effettivo, non lo sappiamo ancora. L'Alta Corte non si è ancora pronunciata sull'eccezione sollevata da parte liberale circa la validità, al fine del computo di maggioranza, dei voti nulli o annullati. Per il momento non l'ha né ammessa né respinta. Attenderemo di sapere alla prossima solenne seduta." Dov'è l'ambiguità?
Il titolo dell'11 giugno "Il Governo sanziona l'Italia repubblicana" può sembrare relativamente sottotono perché non riguarda la notizia della vittoria, avvenuta qualche giorno prima, ma la notizia della conferma della vittoria da parte del Governo.

Insomma, se si ha la pazienza di dare uno sguardo ai numeri della Stampa di quei giorni, si può proprio vedere "una chiara presa di posizione per la vittoria della repubblica", e non è questione di punti di vista.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
2 June 2012 - 21:08

la Repubblica italiana non è mai stata proclamata.
Il 18 giugno, la Corte di Cassazione si limitò a stabilire che per maggioranza degli elettori votanti, prevista dalla legge istitutiva del referendum, si doveva intendere la maggioranza dei voti validi, senza contare il numero delle schede bianche e delle nulle, che furono considerati voti non validi.

Roberto Orsi's picture
Inviato da: Roberto Orsi
2 June 2012 - 18:02

Che aspettarsi da uno stato nato con i brogli? In fondo l'Italia aveva perso la guerra e siamo ancora oggi sotto sovranità (molto) limitata.

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
2 June 2012 - 12:03

In realtà la famosa prima pagina del Corriere della Sera è del 6 giugno 1946, http://www.emerotecaitaliana.it/quotidiani/quotidiani-1035.view?testata_... . Il risultato del Referendum si seppe il 5 giugno; il giorno successivo i giornali riportarono la vittoria della Repubblica, compresa la Nuova Stampa, che, in prima pagina, titolò a caratteri cubitali "E' NATA L'ITALIA REPUBBLICANA".
La vittoria della Repubblica era quindi data per certa anche dalla Stampa, che non fu "molto più possibilista, d'altra parte è il quotidiano di Torino, città sabauda", e il cui titolo dell'11 giugno, a differenza di ciò che si afferma in questo articolo, non lasciava "spazi all'ambiguità", "quasi che il governo possa anche sbagliarsi".

Alessandro Marzo Magno's picture
Inviato da: Alessandro Marzo ...
2 June 2012 - 17:50

Per quanto riguarda il Corriere della sera, è vero: è del 6 giugno, ho confuso le date del Corriere e della Stampa, e mi scuso. Per quanto riguarda l'articolo della Stampa dell'11 giugno, se si ha la pazienza di leggerlo, alla sesta colonna, verso la fine, c'è scritto: «C'è da chiedersi se la repubblica sia stata oppure no proclamata. L'unico fatto che potrebbe incurci a crederlo è la vacanza ordinata per domani a tutte le maestranze iscritte alla Cgil. La Corte di Cassazione non si è pronunciata altro che per pigliare atto dei risultati, che coincidono con quelli forniti dal ministro Romita. Quale sarà la conclusione di questa cerimonia, troppo solenne per il suo contenuto effettivo, non lo sappiamo ancora».

Se non è ambiguità questa... Se invece si ritiene che si tratti di una chiara presa di posizione per la vittoria della repubblica, benissimo, questione di punti di vista.

Johann Gossner's picture
Inviato da: Johann Gossner
2 June 2012 - 11:06

LO SANNO ANCHE I SASSI CHE LA REPUBBLICA FU PROCLAMATA GRAZIE AI BROGLI ELETTORALI.
DOVEVA VINCERE LA REPUBBLICA PER CONSEGNARLA NELLE MANI DELLA NUOVA CLASSE POLITICA EMERSA DALLA RESISTENZA E ALLINEATA AGLI INTERESSI AMERICANI. ALTRIMENTI OGGI AVREMMO UN RE E UNA CORONA SIMILE A QUELLA DELLA GRAN BRETAGNA.

Alessandro Marzo Magno's picture
Inviato da: Alessandro Marzo ...
2 June 2012 - 17:53

Che l'Italia di oggi potesse essere simile alla Gran Bretagna nel caso avesse vinto la monarchia, mi sembra un'affermazione azzardata. Nessun erede al trono, o tantomento sovrano, bitannico ha mai ammazzato un turista a fucilate.

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