Ecco perché Napolitano può (e deve) dire basta
Dopo il terremoto in Irpinia Pertini intervenne apertamente, scuotendo la politica. Siamo messi meglio oggi? L’economia nazionale sente aria di default sui mercati internazionali, e il bandolo della matassa sta nel cuore della scena politica italiana. Le intercettazioni mostrano il “retrobottega” del Presidente del Consiglio, dopo mesi di Napoli coperta di immondizia, a un paese stremato dalla crisi, e al mondo intero. La rivolta, secondo Peppino Caldarola, è nell’ordine naturale delle cose. Per questo si può chiedere un segno chiaro al “migliore fra noi”: Giorgio Napolitano.
Forse nel mondo si sta tornando a parlare dell'Italia, come facevano i viaggiatori fra il 500 e il 600, come di un «paradiso abitato da diavoli». Se mettiamo assieme le immagini del Belpaese che hanno avuto corso all'estero navighiamo, in solo tre anni, fra la monnezza di Napoli e le boccaccesche avventure del premier. Forse non è vero che Erdogan non vuole incontrare il nostro primo ministro per la sua vita spericolata e che Angela Merkel si prepara a reagire duramente alla pubblicazione della considerazione da bassofondo a lei rivolta e che sarebbe contenuta in un brogliaccio delle intercettazioni baresi. Quel che è certo è che da tempo non eravamo caduti così in basso. In questa discesa negli inferi, che trasforma in diavolacci non solo i teatranti di Palazzo Chigi ma anche gli abitanti del più bel paradiso europeo, la politica recita un ruolo di primo piano.
Il bandolo della matassa non si riesce ad acchiapparlo, infatti, senza partire da lì. Bossi, ai minimi termini elettorali, ha talmente meridionalizzato il suo partito da produrre la più clamorosa manifestazione di "familismo amorale" dell'epoca recente. Neppure Mastella ha saputo fare peggio. Tremonti dopo aver demonizzato il pericolo giallo si aggira fra i mercanti di Shangai cercando di vendere il debito sovrano del nostro paese. Il PdL vorrebbe liberarsi del proprio leader ma ha paura di guardare avanti ad un futuro senza di lui. Casini crede di poter ereditare l'elettorato di destra manovrando nell'ombra la rivolta impossibile dei berluscones. L'opposizione celebra la sua fragile unità prima di dividersi nuovamente nelle prossime primarie. Nulla è rimasto in piedi non solo dell'architettura politica di tre anni fa, quando sembravamo diventati un paese bipolare, ma di quasi ventanni addietro quando dalle macerie della Prima repubblica sembrava emergere un singolare bipolarismo all'italiana.
In questo gioco dell'oca in cui tutti tornano indietro, la destra a prima di Berlusconi, la sinistra a prima dell'Ulivo, c'è un pezzo di Italia reale che si vede rigettata a trenta-quarantanni fa. Abbiamo azzerato il bonus del miracolo economico, le aziende brancolano nel buio, e intere generazioni, sono i figli di quei ceti popolari, operai e piccolo borghesi che pensavano di esser diventati pienamente borghesi, scoprono di vivere peggio dei loro nonni senza poter aspirare, a differenza di loro, in una prossima scalata sociale. Il gambero rischia di diventare il simbolo dell'Italia di oggi che corre velocemente all'indietro.
Nel centro destra sono ore di panico. Sono in tanti ormai a parlare con angoscia del futuro che li aspetta. Alcuni sperano che Berlusconi resista, altri, i più, temono che lo faccia trascinando tutti loro nel baratro. Anche la Chiesa cattolica, impegnata con i suoi vertici vaticani a ricostruire un nuovo soggetto politico, scopre che dovrà rendere conto dei privilegi acquisiti in cambio di un terribile silenzio sulla caduta morale dello spirito pubblico. Fa persino pena che in queste condizioni Bossi torni a parlare di secessione di fronte a popoli padani che si scoprono retrocessi sul ciglio del burrone dopo il più lungo periodo di egemonia nordista sulla vita nazionale che non ha portato alcun risultato, e ha anzi aggravato le condizioni del Nord.
Rumori di fondo annunciano un autunno caldissimo e gli esperti di sicurezza sono preoccupati di quel che potrà accadere quando la crisi sociale combinerà l'insieme dei fattori di instabilità e darà la stura a movimenti radicali di protesta senza che nessuno abbia oggi la certezza che verranno rispettate le regole.
Il paradiso sta diventando davvero il luogo abitato da diavoli. Diavoli le vittime, diavoli i responsabili di questo disastro. Nella sua miseria umana la vicenda di Giampi Tarantini rappresenta bene il punto di caduta di questo imbarabarimento. Lo scambio di sesso per il potere e per gli affari, la trasversalità che fa scoprire amicizie politiche in tutti e due gli schieramenti, il prevalere di un mondo che non produce merci, che non vive sul mercato ma celebra i vizi dei potenti di turno e l'ascesa di furbetti di nuovo conio che si autodefiniscono imprenditori.
La rivolta, diciamolo con franchezza, è nell'ordine naturale delle cose. Abbiamo una classe dirigente che tutta intera ha fallito e in essa emerge la crisi del personaggio su cui si è misurata l'intera nostra vita pubblica. Berlusconi ha inventato questo mondo di diavoli che sta stravolgendo il nostro paradiso. Se ne stanno accorgendo anche i suoi elettori che, come dimostrano i sondaggi, si ritraggono da lui pur non sapendo dove andare. È qui che si può innestare il corto circuito democratico e civile. Quanto può reggere un paese in queste condizioni?
La domanda la rivolgiamo al migliore di noi, alla personalità che ha saputo in questi anni terribili e ridicoli tirarsi fuori dal marasma generale per rappresentare l'argine e la speranza. Sentiamo che il Quirinale non può più tacere su questo degrado avvilente. Giorgio Napolitano è stata l'unica scelta giusta che fece l'Unione prodiana nella sua breve avventura. In questi anni nessuno dei contendenti gli ha potuto rimproverare alcunchè anche se tutti e due gli schieramenti hanno borbottato contro di lui quando il capo della stato ha fatto sentire i suoi richiami. Senza Napolitano saremmno già in default. Se l'Italia si regge in piedi sulla scena internazionale è perchè le cancellerie e i mercati pensano che in ogni momento quell'anziano gentiluomo è in grado di raddrizzare la barca.
Ad alcuni questa presidenza, come del resto altre, è sembrata troppo interventista. E' un dibattito sterile che può essere stroncato sul nascere da una valutazione serena sui benefici che al paese sono venuti dalle prese di posizioni del Colle. Eppure tutto questo non basta più. Non basta più strattonare premier e ministro del tesoro, costringere l'opposizione ad un atteggiamento parlamentare responsabile, mettere in riga la Lega ogni volta che offende l'unità nazionale. La crisi ha ormai l'ampiezza di una drammatica crisi morale.
Siamo nella stessa situazione del dopo terremoto irpino che spinse Pertini a dare la scossa alla politica. Il paese si aspetta che Napolitano fermi questa danza macabra sulle spoglie dell'Italia. Non tocca al presidente sfiduciare governi o premier ma spetta al presidente parlare a nome di tutti gli italiani, di destra e di sinistra, che non ne possono più, che non vogliono essere trascinati nell'abisso da questa classe dirigente.
Napolitano non può più tacere sul nodo della crisi che riguarda la rispettabilità del paese. Non si può chiamare un’intera comunità nazionale ad uno sforzo di ricostruzione che sicuramente modificherà nel profondo il nostro modo di vivere, senza richiamare la classe dirigente a comportamenti improntati a esempio di moralità. Lasciamo agli atei devoti il compito di indicarci come dobbiamo vivere, procreare e amare mentre esaltano stili di vita feudali dei loro adorati principi. Non è il moralismo che ci deve guidare nella richiesta di un gesto o di una parola del capo dello stato. Parliamo d'altro. Parliamo di una reinvestitura morale della politica, questa arte nobile e necessaria, che pretende limpidezza di comportamenti e capacità di rappresentazione delle aspirazioni migliori di un popolo.
Forse Massimo d'Azeglio, come scrivono ormai molti storici, non ha mai detto che «fatta l'Italia bisognava fare gli italiani», ma se oggi rivivesse lo direbbe davvero sapendo che per rifare gli italiani, per ricostruire una comunità ambiziosa e solidale c'è bisogno che alla sua guida ci siano i migliori e non i peggiori. Parli Presidente, da lei ci aspettiamo quell'elogio della politica e dell'esempio che ci possono spingere fuori da questo inferno perchè l'Italia non sia più descritta, come cinque secoli fa, come un «paradiso abitato da diavoli».






Commenti
Gianni ci hai preso in pieno , forse meno di un anno
Ma lo sai che se non mangi ne pranzo ne cena e continui a pagare imposte prima o poi ti arrabbi ?
A dir la verità sarebbe il caso che il presidende della repubblica in qualità di garante dell'unità nazionale chiedesse le dimissioni di Bossi (ministro della Repubblica che invoca la secessione) o almeno procedesse prima ad una censura pubblica per poi alla seconda chiedere le dimissioni. Ma si sa in italia le parole hanno perso il loro senso e così un ministro può dire qualsiasi porcheria. Vi immaginate in Germania una situazione simile ? Un presidente tedesco non transigerebbe, le dimissioni sarebbero automatiche.
Anche io credo che il Presidente debba intervenire in modo più massiccio di quanto non stia già facendo. Detto questo però ti chiedo solo una cosa: perchè quando Bossi pratica il familismo amorale della peggior specie dici che ha "meridionalizzato" il suo partito? Perchè tutto ciò che non va in Italia deve per forza venire da sud o essere un agire da meridionali, quando da 150 anni il centro del potere e delle decisioni in Italia è a Nord? A me quel termine sembra quasi un giustificare e approvare i peggiori discorsi proprio di Bossi, che a sua volta è la peggiore dimostrazione di come in Italia siamo caduti in basso. Finchè continuamo a pensare che i mali dell'Italia vengano tutti dal Sud (o tutti dal Nord come molti al Sud ormai pensano) non c'è intervento di Napolitano che possa migliorare la situazione e, forse, la nomea di "diavoli" non è tanto sbagliata.
Ma quando scrivete questi articoli vi rendete conto dell'effetto che ne segue? Volete proprio i forconi?
Il Presidente non giocherà la parte del leone in un sol tratto; non è nel suo costume, l'avrebbe già fatto se solo avesso voluto, e ne avrebbe avuto tutte le ragioni per farlo dopotutte le leggi nefaste che gli sono passate sotto le mani, che andavano come minimo stracciate(e se vogliamo una pernacchi alla Bossi non avrebbe guastato); il problema è che questi italiani non sono mai stati uniti, forse solo durante il ventennio, ma grazie ad un'opera quantomai efficace della propaganda fascista, che fungeva da collante per le varie generazioni e che trasmetteva un sentimento unico; ma adesso la filosofia "homo omini lupus" è quella dominante, non si pensa ad essere solidari ma solo ad avere la meglio per avere il meglio; poco importa se parcheggiamo in un posto per handicappati, l'importante è che non facciamo km a piedi; e cosa importa se a vincere il bando (con relativa raccomandazione)è uno che ha già un lavoro e magari un disoccupato resta senza salario; chissenefrega se il macellaio- o la piccola bottega chiude, l'importante è che abbiamo i grandi supermercati! Il senso civico è una cosa sconosciuta ai molti in questa nazione, prima ancora di debellare corruzione, evasione e sprechi bisognerà isituzionalizzare anche questo valore nella Costituzione e farlo rispettare a chiunque; partendo dalla politica, con chiare e pesanti sanzioni per i trasgressori, altrimenti si arriva al punto in cui siamo!!!!
Se per disgrazia dovessero esserci conseguenze qualcuno chiederà mai conto al Fatto quotidiano per aver messo in giro la voce sul commento che Berlusconi "avrebbe" fatto circa la Merkel?
Guardate cosa diceva JFK ai giornalisti ai tempi della guerra fredda http://wikipolis.posterous.com/that-is-why-the-athenian-lawmaker-solon-d... In due parole: un massimo di onestà e una massimo di "self-restrain". Come tutte le colonie noi facciamo i nostri processi in piazza, mentre i paesi davvero potenti li liquidano dietro le quinte. Perchè? Perchè, essendo potenti, le fazioni in lotta non hanno bisogno di cercare sponde esterne per prevalere sui loro rivali.
Onestamente non so per quale delle fazioni italiane debba fare il tifo perchè non posso prevedere come si comporterebbero in una situazione d'emergenza, situazione che potremmo dover affrontare molto presto. So che coloro che ci rappresentano devono avere una frazione, anche minima, delle palle e del cervello che aveva De Gaulle http://www.youtube.com/watch?v=i-g2iGskFPE. Immediatamente dopo l'ultimo default americano De Gaulle (che aveva subito numerosi attentati alla sua persona, come Mattei e JFK) mandò le portarei a New York per riportare a casa l'oro francese. In caso di default dell'Italia (possibilità tanto ovvia che perfino Passera, per mantenere un minimo di credibilità, è costretto ad ammettere) scatterebbero i cds che sono venduti a wall street e, per via del fatto che sono banche too big to fail, dal tesoro americano.
E il tesoro americano sequestrerebbe l'oro della Banca d'Italia. Gli italiani sanno che l'Italia (ma anche la Germania) sono state così stupide da lasciare il loro oro a Londra e New York? Questa non è una mia tesi ma di James G Rickards (colui che, tra le altre cose, condusse la trattativa per il salvataggio di Long Term Capital Management nel 1998). Rickards ha parlato di quell'eventualità in diverse occasioni, perfino su media mainstream come MSNBC http://www.youtube.com/watch?v=giv9RouoM6M
Quell'oro è il frutto dei risparmi di generazioni di italiani. Quell'oro è (soprattutto) la somma dei surplus commerciali degli anni 50 e 60. Poi abbiamo altro oro. Finmeccanica, il know how militare e strategico degli italiani e le bombe. Si, le bombe. Quelle testate atomiche che gli altri paesi Nato non volevano sul loro territorio? Proprio quelle. Se dovessimo arrivare al default sarebbe necessario un blitz
per riprendere il possesso delle basi militari sul nostro suolo e rimpatriare i 15 mila soldati americani.
Con 200 testate nucleari nelle nostre mani il tesoro americano avrebbe un "forte incentivo" a non confiscare il nostro oro. Questo sarebbe "Sigonella on steroids" ma se il futuro presidente americano fosse (come tanti speriamo http://www.youtube.com/watch?v=HeJB_O4meSE ) Ron Paul, la cosa non avrebbe troppe conseguenze. Torneremmo immediatamente amici come prima. Loro si riprenderebbero le loro bombe e noi il nostro oro.
Il vero problema è il giubileo del debito. Un recente libro dell'antropologo David Graeber, recensito dall'antrolopologa Gillian Tett, editor del FT per gli USA (http://www.ft.com/intl/cms/s/2/04e44606-d9a0-11e0-b16a-00144feabdc0.html ), dimostra come in tutta la storia si sia sempre protetto il debitore nei confronti del creditore e che solo da "relativamente poco" accada il contrario.
Non è stato solo Niall Ferguson a parlare di debt jubilee http://www.ft.com/intl/cms/s/0/85432b32-cd32-11dd-9905-000077b07658.html ma anche Stephen Roach (di Morgan Stanley http://wikipolis.posterous.com/stephen-roach-says-consumers-need-debt-ju...) e, soprattutto, Carmen Reinhard e Ken Rogoff, che in questa conferenza al Council on Foreign Relation ammettono che la conclusione sia comunque scontata, si tratta solo di vedere quanto durerà e quanto profondo sarà il processo di austerità. http://wikipolis.posterous.com/this-time-is-different-eight-centuries-of...
La maggior parte delle persone che fanno politica in italia non sanno chi siano le persone che cito, ancora meno capirebbero ciò che dicono.
Sottoscrivo al 100% il vs. commento...mi chiedo se esistono almeno 20/30 coraggiosi deputati del Pdl disposti a staccare la spina...hanno del sangue nelle vene? Un minimo di vergogna?
Quando non si agisce subito e si lascia passar troppo tempo diventa difficile agire in ritardo, perché è come ammettere la propria negligenza. Napolitano doveva dire no prima. Ora se anche lo facesse sembrerebbe in ritardo: "perché non lo ha detto prima?"
La situazione non è cambiata molto da dicembre.
Ci vuole molto coraggio per ammettere di essere in tremendo ritardo. E ci si mette anche un po' dalla parte del torto.
Speriamo che il nostro Presidente abbia comunque il coraggio di farlo.
Letargo non interverrà perché fa parte della CASTA che lo osanna in mancanza di un chiodo al quale attaccarsi.
Kossiga diceva, con la sua solita schiettezza, che le cose cambiano solo se cadono le teste. Cosa aspettiamo a prendere i forconi e scendere in piazza? Non ci rimane che questa ultima speranza, altrimenti sarà querra civile nella quale ci porterà questo satiro-narciso che governa.
O rivoluzione subito o guerra civile tra un anno.
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