“Chiunque vinca in Grecia, il Paese uscirà dall’euro”
Stefano Versace
Vassilis, un alto dirigente del ministero delle Finanze greco, accetta di parlare con Linkiesta dell
Scontri in piazza Syntagma ad Atene, un anno fa
Abbiamo chiesto ad un alto dirigente del Ministero delle Finanze ellenico, responsabile per la politica fiscale degli ultimi due governi, a che punto si trovi davvero la Grecia. Egli ha ricoperto diversi incarichi ad alti livelli, tra l'altro, nella Commissione Europea e in Grecia, nel ministero dell'Economia e in quello della Difesa. L'intervista che segue, in cui egli ha preferito non comparisse il suo vero nome (Vassilis, il nome che compare nell’intervista, è di fantasia, ndr), è partita dal tema politica fiscale, ma è diventata uno sguardo a tutto campo sulla Grecia, sulla sua attuale posizione in Europa, e sulle imminenti elezioni.
Mr. Vassilis, la Grecia è stata costretta ad una durissima correzione della politica fiscale, altamente inefficiente, dei precedenti governi. Questa si inseriva in un contesto precedente in cui la politica fiscale era di fatto inesistente, e l'evasione prassi comune. Come descrive la situazione del paese prima e dopo l'introduzione delle misure di austerità volute dalla Troika?
Quando abbiamo cominciato ad applicare il memorandum (“mnimonio” in greco, ndr) la situazione generale del Paese era gravissima, e questo vale in maniera particolare dal punto di vista fiscale. La Grecia non era pronta ad accettare, né socialmente né, soprattutto, economicamente a sopportare le misure di austerità. Ora posso dire che di lì abbiamo fatto prima sforzi, e poi progressi notevolissimi, in particolare grazie all'assistenza tecnica diretta del Fondo monetario internazionale.
Avete ricevuto anche assistenza dalla BCE o dalla commissione europea?
No, non c'è stata assistenza diretta né dalla Bce né dalla Commissione europea, con cui pure abbiano avuto continui contatti bilaterali. In ogni caso, i progressi fatti sono tali per cui la nazione si è ora potenzialmente molto avvicinata alle richieste della Troika.
E qual è la situazione presente?
Il problema è che, se hai una 500, puoi potenziarne il motore, ma non puoi trasformarla in una Ferrari. Ora come ora, siamo sempre più in grado di implementare le misure di austerità fiscale, ma non possiamo andare al passo che ci viene richiesto. Ulteriori correzioni sono possibili in teoria, ma impossibili in pratica: i vincoli sono strettamente economici, in primo luogo, e politici, in secondo luogo.
Cioè?
Il sistema economico semplicemente non regge il passo, siamo già ai limiti della sostenibilità. I numeri sono numeri. Io mi trovo ogni giorno a decidere se pagare gli ospedali o dire di sì alle richieste dell'Europa, o meglio, della Troika. Abbiamo cercato in diversi casi di negoziare condizioni più realistiche di restituzione del debito, ma l'atteggiamento dell'Europa è, al momento, “take it or leave it”, prendere o lasciare. Da un altro punto di vista, le imprese soffrono altrettanto questa situazione. Ovviamente, non le grandi, che in Grecia sono sostanzialmente sane. Sono invece le piccole e le medie imprese che in questo momento sono strangolate, a causa della particolare interazione di banche e politica.
In che senso?
Nell'ultimo anno, un numero altissimo di piccole e medie imprese ha chiuso, perché si sono viste rifiutare il credito dalle banche. E questo non perché le banche non vogliano, ma perché semplicemente non hanno liquidità. Questa dipende essenzialmente dai prestiti di Fmi, Bce e Ue al ministero delle Finanze. Il governo però ha difficoltà di procedere alla ricapitalizzazione delle banche, a causa dei suoi fortissimi legami con interessi privati, in questo caso con i grandi banchieri. E sono i proprietari delle banche e gli azionisti più grandi, non i piccoli e i medi, ad essere favoriti in questo processo, mentre le conseguenze più gravi ricadono sulle piccole e medie imprese. Quindi il mercato manca di liquidità, e si ritorna ai problemi delle imprese, che non riescono ad ottenere il credito che le terrebbe in vita. Comprimendosi così il Pil, è impensabile venire incontro ad ulteriori richieste di austerità fiscale. Inoltre, con il recente taglio al valore nominale dei bond ellenici il buon funzionamento del sistema è impossibile. In questo senso, la nostra situazione è vicina in primo luogo a Portogallo e Irlanda, e ora alla Spagna, che ha addirittura un tasso di disoccupazione più alto del nostro. L'Italia viene dopo. Ma le proporzioni del problema rispetto alle dimensioni del Paese, e soprattutto il legame della politica con pochi grandi banchieri, sono una particolarità tutta nostra.
Ma, se le cose stanno così, lei che posizione prende nei confronti del memorandum?
Ah, io sono un grande sostenitore del memorandum, che, nelle intenzioni, avrebbe un contenuto positivo per la Grecia. Come ho detto, in un certo senso abbiamo fatto grandi passi avanti perché la politica è stata costretta ad accettare vincoli imposti dall'esterno. Anzi, sono solito dire che, se non l'avessimo, il memorandum andrebbe inventato. Il problema è che esso, nella forma presente, non può più funzionare. Avremmo quindi bisogno che fosse ripensato in una nuova versione, cioè riscritto secondo criteri di maggiore flessibilità, e con vincoli temporali più larghi. Al momento, e lo si può vedere dai recenti dati economici, non siamo più in grado di venire incontro a ciò che, di mese in mese, esso ci richiede.
Cosa vede quindi per il prossimo futuro? (Domenica si vota, ndr)
Per il futuro, spererei in nuove condizioni più flessibili, e alla portata del nostro sistema. Ma questo non vuol dire che io veda questo cambio di passo probabile. Sia per come sono gli attuali equilibri europei, sia per la debolezza di chi con l'Europa deve negoziare, cioè il governo. Dall'altro lato, fino a che punto sono le attuali forze politiche disposte ad imporre il rispetto ei termini del presente memorandum? Quanto onesti sono disposti ad essere i nostri politici? Da quello che ho visto in campagna elettorale, questa onestà non c'è stata, da nessuna parte. Nessuno ha il coraggio politico di rischiare un discorso onesto con il popolo greco, di dire chiaramente i numeri, e indicare quanto lunga sia ancora la strada da percorrere. Come diceva Mitterrand, le politiche sono quelle che di cui la politica non parla.
E quindi?
Mi trovo nella scomoda posizione di prevedere che, stando così le cose, non abbiamo chances di sopravvivere come membri della zona euro.
Mi sta dicendo che non vede possibilità di un cambio di rotta nelle politiche economiche dell'Unione Europea? Vuole in questo senso commentare le recenti dimissioni di Juncker dall'Eurogruppo?
Alla prima domanda, rispondo che, dagli elementi che abbiamo, questo mi sembra improbabile al momento attuale. Per quanto riguarda Juncker, lo conosco personalmente, e mi sento di dire che probabilmente egli ha lasciato perché si è sentito non più abbastanza influente, o almeno non come in passato. È sempre stato molto equilibrato (veniva piuttosto dalla generazione politica di Mitterrand e Kohl) e le sue posizioni sono sempre state nell'interesse della Grecia. Credo quindi che egli abbia davvero lasciato per rassegnazione. Credo inoltre che sia un passo indietro per l'Europa, poiché Juncker era un pilastro del decision making europeo e mi sembra difficile che sia sostituito adeguatamente.
Cosa dovrebbe succedere, secondo lei, alle elezioni di domenica?
Davvero non lo so, e davvero temo molto il futuro. La politica, ciò che dice, è lontana anni luce dalla realtà, e le promesse sentite in campagna elettorale non sono in nessun caso realistiche. Avrei voluto sentire qualcuno dei due grandi partiti parlare un linguaggio nuovo, più franco e più autorevole, in grado di gestire le negoziazioni con l'Europa. Ora, abbiamo, e probabilmente avremo, da un lato, uno squilibrio permanente tra i diversi partiti di sinistra e quelli di destra, che in entrambi i casi urlano posizioni indifendibili e soprattutto economicamente non sostenibili. Dall'altro, abbiamo i due grandi partiti, Pasok e Nea Demokratia, che hanno eroso i loro consensi, dimostrando al contempo di non saper fare il "lavoro sporco", cioè compiere le scelte più difficili. Infine, i due partiti sono finiti in un vortice indecoroso di corruzione. Avremmo bisogno di Harry Potter, con tanto di bacchetta magica, ma non abbiamo alcuna idea di chi potrebbe assumerne il ruolo.
L'impressione che si riporta da questo colloquio è che la Grecia si trovi in un vicolo cieco. Vassilis afferma che non si può pensare di riaggiustare un disastro trentennale in ventiquattro mesi, e al tempo stesso credere che il paziente si alzi subito in piedi con un sorriso di gratitudine. Se alla Grecia si continuano a richiedere gli attuali aggiustamenti sociali e fiscali al passo che vorrebbe la Troika, si finirà per tornare alla dracma.

Comments
PROPOSTA PER UNA RIVOLUZIONE (SEMI)PACIFICA
La Costituzione italiana è, come tutti i prodotti degli esseri umani (specialmente quelli di natura storica - filosofica - politica - umanistica), molto imperfetta; esemplare è la palese antitesi evincibile tra gli Art.2 e Art.5. Questi due articoli sono presenti nella Costituzione dello Stato italiano dal 1948 e coloro che la elaborarono non potevano immaginare ciò che sarebbe stato il contenuto dei Patti Internazionali dei Diritti dell’Uomo che videro la luce nel 1966.
Il DIRITTO all’ AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI è dichiarato diritto umano fondamentale e quindi è compreso nei diritti inviolabili dell’uomo come recita l’articolo 2 della Costituzione per cui l’indivisibilità della Repubblica, dichiarata nell’articolo 5 è in totale contraddizione con i contenuti dell’articolo che lo precede e che dovrebbe avere carattere prioritario.
Ciò premesso esprimo una modesta proposta.
L’italia non è mai stata unita: è una creazione dei (banchieri) Rothshild che esigendo il rientro dei debiti con essi contratti dai Savoia, li spinsero alla facile conquista del Regno delle Due Sicilie per ottenere così le risorse necessarie che non avevano più. Gli Italiani non sono quindi mai esistiti come popolo spontaneamente creatosi. La costituzione di due (o tre) Stati indipendenti, ognuno con MONETA SOVRANA (non l’Euro “a prestito usuraio” delle elites “illuminate” e massoniche di banchieri tecnocrati e spietati speculatori) salverebbe TUTTI GLI ITALIANI dalla attuale crisi (es. Islanda) e da quelle future già pianificate per raggiungere lo scopo di un “Nuovo Ordine Mondiale”, dove pochissimi straricchi comanderanno interi popoli ridotti in semi schavitù tramite i politici o i “tecnici”, loro scagnozzi assoldati per eseguire i loro programmi. Il Governo Napolitano-Monti stà abilmente lavorando per i tecnocrati sopra descritti. Ci stà portando tutti a “morire uniti e di unità (V. Feltri)” a favore di immensi profitti per i sunnominati pochissimi criminali. Informo che al Nord, ma anche piu numerosi e determinati al Sud, si sono formati e si stanno formando nuovi movimenti realmente indipendentisti (non federalisti) che al Nord sono destinati a raccogliere i consensi dei delusi dalla Lega Nord, ma anche e soprattutto i consensi di PDL e PD. Il Veneto sarà presto uno Stato indipendente (questione di mesi), e si avrà poi gradualmente un effetto domino su tutte le altre regioni cisalpine.
Solo dividendo l’Italia con la volontà popolare riusciremo a liberarci della casta dei politici “camerieri” delle elites e di tutte le loro sottocaste.
Costoro sanno benissimo che in una situazione di nuova formazione dell’apparato statale in due (o tre) nuovi Stati, soltanto dei popoli di deficenti gli consentirebbero di ritornare ad occupare posizioni di potere nel nuovo contesto, dopo quello che ci hanno fatto per 65 anni!!! Questo e solo questo è il vero motivo per cui si ergono a “strenui difensori dell’unità nazionale”: ovvero il loro comodo e privilegiato (e quasi sempre sporco) tornaconto personale.
Solo frantumando il giocattolo e ridando democrazia ai singoli popoli potremo (forse) salvarci dal futuro “orwelliano” che pochi “illuminati” stanno finendo di confezionarci dopo almeno due secoli di meticolosa quanto criminale pianificazione.
La via del federalismo è ormai tramontata definitivamente poichè per la partitocrazia ci sarebbe comunque il risultato di perdita di potere e privilegi; inoltre equivarrebbe di fatto a quella di una sostanziale secessione. E’ proprio questo il motivo per cui il governo Napolitano-Monti, espressione totalitaria della Finanza internazionale, della partitocrazia e della burocrazia, ha eliminato persino la “parola” federalismo dal suo programma di governo.
http://it.paperblog.com/sondaggio-gpg_and-quanti-sono-favorevoli-all-ind...
http://www.venetostato.com/wp-content/uploads/2012/01/sondaggio-veneto-s...
http://www.corriere.it/appsSondaggi/votazioneDispatch.do?method=risultat...
Molto interessante, condivido l'idea di liberarsi dalla cricca di Bruxelles e seguaci italiani, Monti&Napolitano&Co che ci stanno suicidando grazie alla Merckel e all. ma come farlo in modo semipacifico e legale visto che i nostri rappresentanti in parlamento non capiscono una...fava'
Gentile Chicca,
potrei scrivere tanto sull'argomento, ma ti consiglio di esplorare il sito "www.lindipendenza.com", quotidiano online, dove potrai trovare numerosi articoli su questa ed altre questioni collegate.
Ex multis segnalo il seguente articolo:
http://www.lindipendenza.com/appunti-jesolo/
ABBIAMO CHIUSO LE TASCHE CON LE CERNIERE QUANDO ABBIAMO VISTO IL BOIARDO DI STATO PRODI DISTRUTTORE DELL'IRI .SAPPIAMO DA SEMPRE CHE FA PARTE DELLA GANG EUROPEA DEI PEGGIORI COMPRESO QUEL GRANDE BASTARDO DI ATTALI : LI CONOSCIAMO BENE.
FUORI DALL'EURO CI DEVE ANDARE LA GERMANIA E FORSE LA FRANCIA E NOI DOBBIAMO STAMPARE IL NOSTRO EURO AL VALORE DELLA LIRA E COSI' CON UNA SANA RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO PRODUTTIVO RIPORTARE ALLO STATO SOVRANO AUTOSTRADE FERROVIE E TUTTO CIO' CHE RIGUARDA LE PRIVATIZZAZIONI SELVAGGE.
COPIAMO DAI CINESI E DIVENTIAMO RICCHI .
AUTARCHIA - DAZI DOGANALI PROGRAMMATI - ABBASSAMENTO DELLE TASSE ELIMINANDO FISICAMENTE LE PROVINCIE E FORSE ANCHE LE REGIONI E MASSIMO POTERE AI COMUNI .
L'ITALIA E' FATTA DI COMUNI O COMUNITA' PER MEGLIO DIRE E QUINDI DA NORD A SUD UNA SANA COMPETIZIONE E RIUNIONI CONTINUE PER MIGLIORARE.
I MESTATORI POSSONO ANCHE ESSERE IMPICCATI .
IN QUANTO ALLA COSTITUZIUONE ITALIANA IMPARIAMO DALL'ISLANDA E CESTINIAMOLA SUBITO COSI' COME E' NON SERVE PIU' A NULLA E SPECIALMENTE ART 49 ART 50 .
E' FINITA FINALMENTE E RICOMINCIAMO A VIVERE.
Uscire dall'Euro non significa uscire dall'Europa e comunque questa situazione non sembra avere via d'uscita, senza la svalutazione della moneta è difficile guadagnare competitività.
DICHIARAZIONI PROF. ALAIN PARGUEZ AL SUMMIT MMT - RIMINI
Durante i suoi interventi, il professor Alain Parguez ha approfondito la questione europea.
"L'obiettivo principale era distruggere per sempre qualunque capacità industriale al di fuori di Germania e Francia - la testimonianza dell'economista francese - e queste non sono le mie parole, sono le parole dell'ex banchiere Jacques Attali. Siamo di fronte a un nuovo Ancient Regime. Vi hanno fatto credere che il debito pubblico fosse un problema, ma non era così.
I debiti sovrani sono diversi dal debito pubblico prodotto dall'arma della moneta Euro. Hanno distrutto la Grecia, ora devono distruggere gli altri stati del sud. Ma l'Italia, se uscisse dall'Euro, farebbe crollare tutto. Dovete dire di no all'Euro, dovete tornare a gestire la vostra moneta".
''ECCO I POLITICI ITALIANI AL SOLDO DELLE ELITES TECNOCRATICHE FRANCESI''
Nel corso della sessione pomeridiana del summit, l'economista Parguez ha tirato fuori una lista con i nomi dei politici italiani che, ai tempi di Francois Mitterand, ''per corruzione o ignoranza'' hanno spinto di più per far entrare l'Italia nel progetto dell'Unione Europea.
Secondo Parguez, i nomi sono quelli dell'ex presidente del Consiglio Romano Prodi, l'attuale presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, l'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, l'attuale premier Mario Monti e, "il peggiore di tutti", l'ex premier Massimo D'Alema, grande amico personale del banchiere tecnocrate Jaques Attali che una volta ha dichiarato:
“ma cosa crede la plebaglia europea, che l’Euro sia stato creato per la loro felicità ?”
Sempre Parguez ha voluto lanciare l'ennesimo missile della giornata contro l'Unione Europea.
"Pochissimi immaginano quale culla della corruzione sia Bruxelles", ha chiosato il francese. "Farebbe impallidire chiunque". L'economista ha anche puntato il dito contro l'Opus Dei e le logge massoniche all'interno della nomenklatura dei tecnocrati europei.
"Per andare a Bruxelles occorre essere degli ottimi e ferventi cattolici", ha detto Parguez.
"DEFAULT ITALIA NECESSARIO, GLI ALTRI PAESI SEGUIREBBERO ESEMPIO''
"L'attuale sistema è assolutamente insostenibile. Lo sanno tutti. Siamo entrati in una fase assolutamente senza precedenti, perché mantenere artificialmente il valore del debito italiano, o di quello greco, o spagnolo, la Francia e la Germania impongono programmi di austerità crescente. Così facendo, contribuiscono a distruggere, a deteriorare le economie. Questo porta a deflazione, pessimismo. Credo che l'unica soluzione sia quella di ripristinare la sovranità italiana sulla valuta, rimettere in piedi la possibilità di ricostruirsi, proprio grazie a una spesa pubblica produttiva, che a sua volta permette occupazione e la ricostruzione dei servizi pubblici". Così Alain Parguez, economista passato all'interno della struttura dei tecnocrati francesi che dagli anni di Francois Mitterand ha spinto per creare quella che oggi conosciamo come Unione Europea.
"Gli italiani non possono non ammettere che proprio grazie al deficit definito insostenibile hanno creato utili netti - ha affermato - ma le risorse italiane sono poi state investite nelle banche tedesche; ecco perché il vostro Paese deve pretendere delle risposte. Se usciste dall'Euro, gli altri Paesi vi seguirebbero. Forse anche la Francia. La pressione monterebbe sui governi, una pressione a favore di un abbandono di questa politica distruttiva. Tutte le banche del mondo - ha concluso Parguez - cercheranno di avere una quota nei nuovi titoli di Stato italiano, il quale sarebbe non solo libero dalla morsa d'acciaio dei mercati finanziari, ma potrebbe essere anche padrone dei mercati stessi. Francia e Germania, anche se più quest' ultima, resterebbero soli. L'esportazione tedesca potrebbe crollare, ma, contrariamente a quello che in molti sostengono, in Germania ci sono sempre più oppositori al sistema Euro".
CROLLO EURO, PARGUEZ RIVELA FUGA DI CAPITALI NEGLI USA
"Posso testimoniare che il più grande detentore di capitali in Francia si sta già preparando al crollo dell'Euro e sta già dirottando i suoi investimenti negli Usa".
Questa la risposta di Alain Parguez a chi dal pubblico ha chiesto di fare luce sulla reale possibilità di crollo nell'eurozona.
Se ritornano alla dracma la svaluteranno e la benzina non se la potranno più permettere. Andranno in bicicletta?
Anche l'Italia dovrebbe uscire dall'euro. Sicuramente ci sarebbe gente che investirebbe nel nostro bel paese. Ma ciò non avviene. Perchè
ho letto con piacere e interesse questo articolo.Vassilis è molto chiaro nella sua analisi decisamente lucida e lungimirante.Complimenti a S.Versace.
Non so, io sono un fervente europeista, spererei che l'integrazione europea procedesse speditamente e spero che anche chi governa in fondo lo speri. Se accettassimo l'uscita di un Paese Membro, sarebbe la catastrofe. Oppure, una crisi in Grecia potrebbe essere uno stimolo ulteriore per fare dei passi politici molto coraggiosi e buttare il cuore oltre l'ostacolo e fare in modo che gli Stati Membri cedano sovranità all'UE, ma non più in maniera occulta. Ma forse sono solo sogni...
I don't think so.
Post new comment