Eni usa il problema del gas russo per rafforzare il suo monopolio
La pantomima sui problemi di fornitura col gas russo dimostra che i meccanismi “di mercato” per la gestione delle emergenze non funzionano in Italia, e tutto viene gestito dal presidio forte del governo, dell’Autorità e dell’Eni che conserva ancora un monopolio immotivato sulle rotte d’ingresso del gas verso il paese. Forse, l’allarmismo sul gas serve all’ex-monopolista per rinforzare la propria posizione. Ciò rischia di bloccare una serie di riforme del settore, terribilmente necessarie, tra cui il controllo pratico delle tariffe del gas che entra in Italia.
In merito all’attuale “crisi del gas” giornali di lunedì 6 febbraio hanno riportato solo metà della dichiarazione del Ceo dell’Eni, Paolo Scaroni: «nessun problema fino a mercoledì». Il resto è stato sapientemente troncato, ma è proprio in questa parte oscura che si nasconde la chiave di volta del problema. Da mercoledì in poi «nella peggiore delle ipotesi» potrebbero essere ridotte le forniture ai clienti “interrompibili”.
I clienti industriali di questo tipo ricevono uno sconto del 50% sui costi di trasporto del gas che ricevono, in cambio della disponibilità a vedere interrotte le forniture in caso di problemi.
La fattispecie è pensata propriamente per i mesi invernali, ed è regolata dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il gas (delibera 192/06). La disponibilità è data teoricamente dal fatto che questi clienti possono soffrire un’interruzione temporanea delle forniture di gas senza particolari problemi, per cui offrono la propria disponibilità a vedersi chiudere i rubinetti in caso di emergenza.
E di “emergenza”, nel nostro caso, si tratta davvero. In Siberia alcune regioni sono sottoposte a temperature inferiori ai quaranta gradi sotto zero. I flussi in uscita sono stati ridotti. La Libia, fornitrice alternativa, non è ancora a pieno regime. Anche il rigassificatore di Rovigo, che riceve il gas spedito per nave, è inutilizzabile a causa del maltempo.
In mezzo a tutto questo, il sistema ha continuato a funzionare. Come da accordi contrattuali, si è chiesto agli interrompibili di essere interrotti. Chiaramente questa soluzione non è piaciuta a Confindustria, che per voce di Emma Marcegaglia ha fatto sapere che sarebbe meglio impiegare le riserve strategiche, con buona pace degli sconti concessi agli interrompibili. Forse è il caso di cambiare la definizione agli "interrompibili”. Qualcosa tipo “quelli-che-ricevono-sconti-per-chiamarsi-interrompibili-ma-poi-quando-serve-ti-rispondono-picche”.
Tra interrompibili, riserve e centrali a olio, in realtà, il paese ha tutte le risorse per vedere la crisi sciogliersi con le temperature più miti dei prossimi giorni. Non finiremo a far legna a Villa Ada, e avremo tutto il tempo per ripensare a quanto è successo. I russi, in fondo, hanno ridotto tutto ciò che potevano ridurre, per limiti fisici e contrattuali.
Si apriranno adesso alcune partite industriali e politiche molto importanti. Eni conserva ancora un monopolio immotivato sulle rotte d’ingresso del gas verso il paese. È stato poi dimostrato pienamente che il gas non è un mercato “globale”, ma prevalentemente rigido e locale, per cui un po’ di onde possono lasciare a secco i terminali di gas liquefatto. I russi vogliono forse dimostrare che South Stream, il nuovo gasdotto del corridoio Sud, è necessario? La situazione del gas europeo confronta tre modelli. C’è quello tedesco, con l nuovo gasdotto Nord-Stream, che sta funzionando alla grande. C’è poi il passaggio Bielorusso, presidio di Gazprom. C’è infine la melma Ucraina, dove la gente è troppo impegnata ad arrestarsi a vicenda, per riammodernare le infrastrutture. Sembra che il sistema tedesco sia il più affidabile, e Gazprom potrebbe proporre l’esempio come modello per South Stream – progetto che, da qualche mese, lascia gli italiani un po’ troppo indifferenti per i gusti di Mosca.
C’è dell’altro, a livello domestico. L’Eni vuole forse dimostrare che il presidio “nazionale” sulle infrastrutture di stoccaggio e distribuzione è “strategico”, e pertanto deve essere presidiato? Non è una questione di faziosità, ma un elemento di fatto. La pantomima sugli interrompibili dimostra che i meccanismi “di mercato” per la gestione delle emergenze non funzionano in Italia, e tutto viene gestito dal presidio forte del governo, dell’Autorità e dell’Eni. Forse, l’allarmismo sul gas serve all’ex-monopolista per rinforzare la propria posizione. Ciò rischia di bloccare una serie di riforme del settore, terribilmente necessarie, tra cui il controllo pratico delle tariffe del gas che entra in Italia.
Vedremo nei prossimi giorni come si risolverà il tutto, non appena riusciremo di nuovo a mettere il naso fuori casa. Possiamo già prevedere che, se questo è stato il teatrino durante la crisi, il “dopo” sarà ancora più succulento. Dalla commedia passeremo al thriller industriale.






Commenti
cominciamo a vedere una ricostruzione + attenta della "pagliacciata" relativa alla supposta mancanza di gas inscenata con grande capacità da parte di eni ed enel, avallata dall'autorità italiana dell'energia e pagata dai soliti noti cioè i cittadini. Qualcuno si chieda ad esempio qual'è la posizione di eni rispetto ai contratti take or pay con gazprom e qual'è la marginalità di dispacciamento attuale in enel.per non parlare del valore apportato da quella "cash cow" di snam che il governo vuole togliere ad eni.. Poi si può cominciare a capire...
La vaselina non è sufficiente per un Paese che ha abdicato ad avere una sua politica energetica e per cui è un onore poter pagare ai due monopolisti (ENI ed ENEL) quel che richiedono.
Si tenga presente che la bolletta energetica è l'unica ritenuta alla fonte che funziona e che permette allo Stato Italiano di intermediare l'Iva per sè, le sovrattasse regionali, la propria non-politica energetica sulle rinnovabili: il tutto con un costo base dell'energia che nessun altro paga.
La cosa più divertente è che nessun partito dice chiaramente che quella energetica è la vera palla al piede di una nazione industriale, più dei quattro spelacchiati taxisti abbarbicati al loro monopolietto da quattro soldi.
Insieme a sciarpe, cappellini, generi di conforto vari, si acquistino anche ceri votivi, almanacchi, scongiuri, talismani ed amuleti, ed una buona quantità di vaselina.
Noi, popolo bue, non siamo in grado di difenderci. Ora ci prendono per il freddo, da sempre per il lato B, (da qui l'acquisto suggerito). Qualcuno dimentica che in Basilicata abbiamo il più grande giacimento di gas dell'area mediterranea. Indovinate chi lo sfrutta? L'ATO, ovvero i Francesi. Dipendiamo da tutti i paesi che ci forniscono energia. Sudditi fummo, siamo e saremo. E' il nostro destino storico.
Chi non è d'accordo è meglio se ne vada altrove a cercare la libertà.
Auguri e buona fortuna a chi è giovane e parte.Chi resta si rassegni, ed insieme alla vaselina usi un po' di lidocaina, solo per sentire meno dolore.
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