Fuga da Equitalia, ora il Piemonte vuole la sua agenzia
I Comuni italiani scaricano Equitalia, e anche la Regione Piemonte, a guida leghista, è in procinto di creare la sua agenzia di riscossione. Eppure questa accelerazione sul federalismo fiscale non porterà alcun vantaggio effettivo ai cittadini piemontesi. Carlo Manacorda, docente di Scienza delle Finanze all’Università di Torino, spiega perché, mentre anche Luca Zaia ha annunciato una misura analoga per il Veneto in cui è governatore.
Una sede di Equitalia
Mentre i Comuni italiani fanno a gara in questi giorni a chi scarica per primo Equitalia, assumendo in proprio l’attività di riscossione dei tributi, il Piemonte governato dalla Lega cavalca l’ondata di indignazione contro l’ente partecipato dall’Agenzia delle Entrate (51%) e dall’Inps (49%) e annuncia la nascita di una nuova agenzia regionale che si occuperà del recupero di tasse e imposte locali. Una sorta di “EquiPiemonte” o “Piemonte Riscossioni”, chiamatela come volete, dal volto più umano, e in grado di portare benefici all’amministrazione pubblica.
Ma il cittadino cosa ci guadagna? E quanto tempo ci vorrà perché dalle parole si passi ai fatti? La via piemontese al federalismo fiscale passa attraverso due emendamenti approvati di recente insieme con la finanziaria regionale (provvedimento omnibus in cui è finito di tutto, dall’abrogazione del referendum sulla caccia ai viaggi gratis sui mezzi pubblici per i militari), a cui giornali e tv hanno dato ampio risalto. II primo, facendo proprio un ordine del giorno di dicembre del combattivo consigliere di opposizione Alberto Goffi (Udc), impegna la Giunta a presentare entro il 30 giugno una proposta che definisca la forma giuridica del nuovo ente a cui demandare la riscossione dei tributi regionali e locali (tra cui Imu, raccolta rifiuti, ecc.) per conto di quei Comuni, soprattutto di medie e piccole dimensioni, che ancora si affidano a Equitalia. Il secondo emendamento, invece, prevede la stipula di una convenzione con l’Agenzia delle Entrate per trattenere presso la tesoreria regionale i proventi dell’Irap e dell’addizionale Irpef, sottraendoli alla tesoreria unica dello Stato (quella contro cui si sono rivoltati i sindaci di mezza Italia).
Entrambi i provvedimenti, però, lasciano aperti diversi interrogativi. Gli uffici dell’assessorato al Bilancio della Regione, guidato dalla leghista Giovanna Quaglia stanno studiando come tradurre dalla teoria alla pratica il divorzio con Equitalia (che dovrà comunque avvenire obbligatoriamente entro il 31 dicembre 2012 per tutti i Comuni, come vuole il decreto Salva Italia del governo Monti).
Sono tre le ipotesi al vaglio dei tecnici. La prima e, a quanto sembra, la più accreditata è quella di gestire le attività di accertamento e riscossione direttamente in proprio, potenziando l’Ufficio Tributi della Regione, «senza – spiega l’assessore Quaglia – dover creare nuovi carrozzoni». La seconda soluzione consiste nell’affidare il servizio a una società in house (cioè a totale controllo pubblico), già esistente oppure da creare ex novo. In alternativa, l’amministrazione potrebbe bandire una gara per individuare un soggetto esterno a cui demandare la raccolta dei tributi.
Con l’aiuto del professor Carlo Manacorda, docente di Scienza delle Finanze all’Università di Torino, un curriculum che comprende incarichi in enti pubblici e privati (Regione compresa), proviamo ad analizzarne pregi e difetti. La prima soluzione avrebbe il vantaggio di ridurre i costi del servizio, dato che la Regione farebbe affidamento su propri dipendenti e, non dovendo macinare profitti, potrebbe abbattere l’aggio, la percentuale, cioè, che viene trattenuta su ogni cartella esattoriale a mo’ di guadagno (quello di Equitalia è del 9%).
Ma, obietta l’esperto di diritto tributario, ricordando il caos seguito all’introduzione negli anni ’90 del bollo auto regionale, «esattori delle tasse non ci si inventa dall’oggi al domani». Siamo sicuri che la Regione sia in grado di farlo? Che abbia le professionalità adatte? E in caso contrario si stanno valutando i costi per la formazione del personale? Anche nel secondo caso, riflette il professor Manacorda, si potrebbe ridurre l’aggio, ma bisognerebbe fare i conti con il rischio – che la Giunta stessa pare intenzionata a scongiurare - di dar vita all’ennesimo carrozzone pubblico. Senza contare che, assoggettate al patto di stabilità, le società in house hanno margini di azione limitati.
Quanto alla terza ipotesi, ricorrere cioè a un bando di gara, c’è il rischio che non cambi nulla. Chi garantisce, infatti, che il nuovo soggetto privato si comporti “meglio” di Equitalia? Questa strada, inoltre, fu già tentata un anno fa, quando la giunta Cota incaricò il Csi (il consorzio per i sistemi informativi del Piemonte) di realizzare una gara per l’affidamento della riscossione dei tributi. Peccato che il provvedimento fu sonoramente bocciato dal Tar, che accettò il ricorso di alcune società escluse, definendo i criteri della selezione «sproporzionati» e «inapplicabili». Come a dire che tra le pieghe del bando già si nascondeva il vincitore.
Dal punto di vista del contribuente, invece, cosa cambia? Le tasse, naturalmente, continuerà a doverle pagare come prima. Tuttavia, secondo il consigliere regionale Goffi, che da anni conduce una strenua battaglia contro gli «eccessi» di Equitalia, potrà beneficiare di metodi più soft (ad esempio la rateizzazione dei pagamenti) e di una sorta di «rivoluzione copernicana» nel rapporto con l’amministrazione tributaria, grazie ai nuovi sportelli del contribuente che dovranno sorgere nei vari comuni, con l’onere della prova, in caso di errore, a carico dell’ente (oggi è del cittadino). La strada, però, è ancora molto lunga.
Infine, un’ultima considerazione. Fa notare ancora il professor Manacorda che la sbandierata e pur legittima proposta di lasciare sul territorio le risorse che derivano dai tributi regionali, Irap e addizionale Irpef, contrasta con l’articolo 35 della Legge 27/2012 (il cosiddetto decreto “Cresci Italia”) che sospende fino alla fine del 2014 il regime della tesoreria regionale. Fino a quella data non c’è nessuna possibilità per gli enti locali di aver liquidità sui propri conti. Altro che accelerazione del federalismo fiscale.
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Comments
Basta ridurre l'agio al 3% e rendere inesigibili le cartelle non emesse entro 1 anno dal tributo non versato.
In questo modo si evitano le cartelle che si gonfiano ad insaputa del debitore e si costringe la PA ad essere più efficiente.
Riducendo l'agio Equitalia riduce i costi di gestione razionalizzando ad esempio passando ad una sola SPA invece che 3 + 1 + la holding ed eliminando le direzioni regionali che si è creata per dar posto a dirigenti trombati nella PA
Meglio ancora se le competenze passano direttamente ad Agenzia Entrate ed in questo caso l'agio viene eliminato o ridotto all'1%
Ancora con questa bufala che i comuni scaricano equitalia?
SONO OBBLIGATI a farlo entro il 01/01/2013, avrebbero dovuto farlo entro inizio anno ma poi è stato rimandato.
È solo uno specchietto per le allodole e nessun giornalista che lo faccia notare a tutti il vari politici demagoghi che lo affermano come se fosse una loro presa di posizione, cavalcando l'onda emotiva.
E poi parliamoci chiaro, potrebbe non essere per nulla conveniente per il cittadino, Equitalia ha un aggio del 9%, l'agenzia del comune di Parma, ad esempio, ha un aggio del 17%.
Mica credevate che lo facevano gratis i vari comuni?
finalmente leggo qualcosa di VERO, contro le bufale che stanno girando in questi giorni! e poi mi sembra di aver letto nell'articolo che il provvedimento si fa risalire a Monti!!!! ???????????? ma quando maiiiiiiii!!!!!
è inserito del dl.13/5/2011 convertito in L. 106/2011 risalgono ripsettivamente a maggio e luglio 2011!!!! Non ne posso più di leggere INESATTEZZE!!!!!!!!!!!!!!!!!
Che bello, che bello, tanti nuovi carrozzoni comunali, provinciali, regionali......
Tanti posti apicali, tante nuove assunzioni .....
Il Preof. Manacorda giustamente annovera cone possibile soluzione il poternziamento degli uffici interni, ma guarda caso tutti gli enti che si non staccati da Equitalia hanno dichiarato l'intenzione di creare la propria societa' di riscossione.
Peccato che sarebbe molto meno costoso e più ragionevole cambiare le leggi che regolano l'attività di esazione dei tributi scaduti.
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