di Gabrio Casati
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La Germania ha ragione: non vuole diventare la Lombardia d'Europa

L’euro e l’occidente, per come li abbiamo conosciuti, hanno dieci giorni per sopravvivere. Non sappiamo se sia del tutto vero, ma la ricorrenza di titoli ispirati a questa pretesa verità già sottolinea come ci troviamo a un vero crocevia della Storia. Una rottura dell’Unione monetaria porterebbe con sé, fatalmente, il ritorno della Storia, con penna in mano, sulla cartina dell’Europa e nella vita di milioni di individui. La Storia non resuscita ovviamente, ma almeno quella militare e dei confini è in letargo, un sonno che dura dal 1945.

Se la Grecia, in poco più di 2 anni di contorsioni, è riuscita a contagiare tutto il resto della zona euro, è chiaro che una pesante responsabilità del fallimento ricade su chi sta esercitando il maggiore potere sul resto del Continente: la Germania.

Ma questo pezzo non intende fare alcuna puntuta disamina delle ragioni, e dei fallimenti tecnici, della posizione negoziale di Berlino: ma argomentare più marcatamente la sostanza politica della posizione tedesca. La Cancelliera Merkel gioca con il fuoco, alimenta l’estendersi dell’incendio nella convinzione, speranza vogliamo credere, che si tratti di un passaggio doloroso, ma necessario, per salvare la moneta unica, l’unico modo per modificarne nel profondo i fondamenti politici.

L’essenza politica della posizione tedesca è semplice: non esiste solidarietà senza responsabilità; non è possibile, perché non è giusto, che si metta in comune ciò che in comune non è stato prodotto senza consentire al pagatore di controllare e indirizzare il debitore.

Vi ricorda qualcosa? Dovrebbe, perché, in realtà Berlino dice una cosa sola: faremo qualsiasi cosa per salvare l’Euro e 50 anni di integrazione (ndr. oltre che le nostre esportazioni) , ma non diventeremo mai la Lombardia d’Europa, non firmeremo assegni in bianco a favore di economie parassitarie o di società irresponsabili.

Moltissimi commentatori, l’interezza di quelli più acuti, è sconcertata di fronte alla stupidità e alla rigidezza della posizione tedesca, soprattutto per quello che riguarda la “balla” di una contrazione espansionistica (che la Grecia vada pure in recessione a seguito della brutale contrazione del PIL, tanto il processo di consolidamento delle finanze pubbliche ristabilirà la fiducia dei consumatori e degli investitori, il che farà ripartire il ciclo espansivo). Non ne sappiamo abbastanza, ma notiamo come, nel breve periodo, questa strategia possa rivelarsi politicamente efficace. Contrazione del PIL e espansione degli spread sono armi di condizionamento potenti, usate spregiudicatamente da Berlino per imporre cambiamenti all’Europa periferica (e presto anche a Francia e Belgio), tutto questo in linea con gli interessi strategici della Germania. Scandalo!! I tedeschi hanno interessi nazionali! Già, bentornati nell’analisi politica. E’ semplice, brutale forse, ma la politica è sempre il risultato dei rapporti di forza.

Del resto se l’Italia utilizza 10 anni di tassi al 2% per finanziare la spesa corrente improduttiva delle regioni meridionali invece che abbassare il debito, non ha alcuna legittimità, come Paese, a pretendere qualcosa di più che un commissariamento. Semmai sono Lombardia, Veneto ed Emilia che dovrebbero richiedere un indennizzo per i soldi buttati al vento dai loro confratelli peninsulari; ma dato che nessuno, tanotomeno coloro che erano stati eletti per rappresentare le istanze dei territori virtuosi, si è mai alzato in piedi, dato che a nessuno è passato nemmeno per l’anticamera del cervello di articolare una posizione politica che facesse del sacrosanto parallelo tra Berlino e Milano un tema esportabile e funzionale alla spoliazione delle competenze fiscali di uno stato che ci costa la vita, deprime la nostra crescita, destabilizza il continente e nulla ci da in cambio, e allora che l’Italia taccia e si adegui.

Non ci sono alternative sostenibili, non possiamo che passare attraverso un forte ridimensionamento delle nostre prerogative nazionali, farci accudire da chi ha in mano il portafoglio: la Germania. Meglio una mamma tedesca oggi che un padrone cinese domani.

Ultima nota: la Germania sta giocando una doppia partita: la prima interna con il resto dell’Unione Monetaria e l’altra esterna con i “mercati” (quelli che chiedono sacrifici per calmarsi, roba che ricorda il Dio Baal e i sacrifici rituali di vergini). I due piani sono sinergici, e in particolare il primo rafforza il secondo. La questione diventa adesso pertanto solo una: riuscirà la Germania a controllare il Dio Baal? Riuscirà a spegnere in tempo gli incendi che divampano nelle stanze dell’Euro? O la casa tutta brucerà perché il pompiere si è scoperto incapace di domare le fiamme?

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Commenti

Praticamente è il ragionamento contrario alla Spinelli di oggi: http://www.repubblica.it/politica/2011/11/30/news/sovranit_tedesca-25821...

Quello che non mi piace della politica tedesca è che questo ragionamento di Gabrio Casati non è esplicitato dalla signora Merkel, la quale manca al suo compito di rigida istitutrice. Se dicesse apertamente che la Germania vuole essere certa che i suoi soldi non vengano usati per finanziare i vizi altrui nessuno potrebbe darle torto, ma io vedo il bastone senza la carota e mi dispiace, perché dimentica che gran parte della prosperità tedesca dipende dall' interscambio con i Paesi europei e anche perché dimentica che il problema greco è diventato grave perché quelle tedesche sono le peggiori banche d' Europa e le uniche pesantemente sotto il maldestro controllo pubblico.

Non c' è via d' uscita se la Germania non promette pubblicamente che starà dalla parte di chi avrà comportamenti virtuosi, senza sembrare in cerca di veder punito chi ha sbagliato. Altrimenti l' euro andrà a pezzi, il nuovo marco prenderà la via del franco svizzero e la Germania a sua volta in crisi si accorgerà che con la Schadenfreude non si mangia.

Cioè, la Germania ha scorazzato in lungo e il largo per l'Europa, specialmente nei paesi più deboli, riempiendoli di merci sue e contribuendo non poco ai loro indebitamenti e adesso li indica al pubblico ludibrio perché sono stati spendaccioni? Certo che Greci, Italiani e altri hanno le loro colpe, nessuno può certo negarle, ma da qua a giustificare la politica della Mekel ce ne passa! E' vero, sono stati più bravi, sono stati più pronti a cogliere i vantaggia dell'Euro, ma bisogna anche considerare sulla pelle di chi lo hanno fatto e cosa la loro politica di scarsa domanda interna e supporto alle esportazioni in Europa ha provocato (perché è con questo che hanno finanziato le tanto decantate riforme). Lassù dicono che la Grecia non doveva entrare nell'Euro? Però gli hanno fatto comodo gli Euro greci (col cavolo che con le Dracme gli vendevano Mercedes e Bmw). Comodo dirlo adesso, dopo che si sono fatti la posizione a spese degli altri. E se anche gli altri avessero adottato la loro stessa politica, adesso sarebbero in questa posizione di preminenza? La realtà è che dall'Euro hanno avuto più di tutti: merito loro sicuramente, ma senza guardare in faccia nessuno e quindi adesso tocca a loro fare la parte più connsistente. Sennò saranno solo dei "Leghisti" europei. D'altronde De Gaulle non sbagliava: gigante economico, nano politico.

Per Antonio B:
siamo d'accordo, alla base della crisi esiste non tanto un problema di indisciplina fiscale nazionale (quello vale solo per la Grecia, piccola nazione periferica), quanto di indisciplina finanziaria e del settore privato , sopratutto delle politiche di concessioni di prestiti da parte del nocciolo nordico. Siamo d'accordo che la Germania è la principale beneficiaria dell'euro. Ma attenzione, non parliamo di individui ma di Nazioni, sistemi complessi e collettivi. Gli individui sono capaci di solidarietà e sono consapevoli degli altri. Gli Stati, quando sono in gioco i loro interessi strategici, no. Lei dice "E se anche gli altri avessero adottato la loro stessa politica, adesso sarebbero in questa posizione di preminenza?". No certo che no; ma gli altri non lo hanno fatto. Basta finisce lì. E' questione di rapporti di forza, nulla più.

Per Giovanniello:
Giusto, il problema è capire se non è esplicita (secondo noi lo è più di quanto sembri a te) perché potenti sono i vincoli costituzionali, istituzionali e politici che limitano la posizione della Cancelliera, o perché tale consapevolezza non ci sia, fatta evaporare da un vago senso di attrazione per le pianure ucraine. In fondo la storia continentale degli ultimi 130 anni ruota intorno a una sola domanda: ci dobbiamo fidare dei prussiani?

Grazie per la sua risposta.
Lei dice "Gli individui sono capaci di solidarietà e sono consapevoli degli altri. Gli Stati, quando sono in gioco i loro interessi strategici, no" (ma io ritengo che gli Stati siano comunque composti da persone).

Devo intendere che la costruzione europea è tutta una presa in giro? E mi riferisco anche all'ultima domanda che pone a a Giovanniello, la cui risposta mi sembra implicita (e anche scritta nella storia, mi pare).

No, almeno se intende partire nella sua libera analisi dal nostro pezzo. L'integrazione ha un qualcosa di intimamente necessario, è forse l'ultima (non in una successione storica, ma l'ultima, proprio l'ultima, dopo non resta nulla) visione prospettica di questo Continente. Ma non è un processo neutro, socialmente e politicamente, né indifferente agli equilibri del potere. Integrare politicamente l'Europa significa necessariamente istituzionalizzare l'egemonia tedesca. E qui apriamo 2 questioni: 1. al di là di tutte le considerazioni, ci conviene? 2.esiste un'egemonia tedesca politicamente consapevole e in grado di offrire soluzioni condivisibili e reciprocamente vantaggiose per tutti gli altri Paesi, sul modello di quanto fatto dagli Stati Uniti negli ultimi 60 anni?

Mi trovo d'accordo, pur non capendo pressoché nulla di economia, con l'articolo della Spinelli citato nel primo commento. Credo sia lampante, però, anche l'aspetto più meramente finanziario della crisi, non citato neppure da lei, e cioè che tutto questo si sta facendo per tenere in piedi un sistema capitalistico tutto a favore delle élite finanziarie che non hanno mai cessato di arricchirsi alle spalle dei cittadini.
In poche parole il Cancelliere Merkel, ma anche tutti coloro che si susseguono nel dibattimento su quale sia il modo migliore per uscire dalla crisi, si guardano bene dall'ammettere che la responsabilità ce l'hanno i grandi gruppi finanziari ed il mercato stesso, deregolamentato all'inverosimile e sfuggito a qualsiasi controllo. A noi, poveri lavoratori a 1000 euro al mese, non resta che aspettare il momento in cui ci sbatteranno fuori di casa ad elemosinare agli altri poveracci che ancora riescono a tirar avanti.

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