“Ogm e chilometro zero non sono nemici. Anzi...”
Lidia Baratta
Ha senso la polemica che contrappone ricerca tecnologica e chilometro zero, sviluppo e tradizioni? N
Expo 2015 di Milano: Nutrire il pianeta
Ogm, Organismi geneticamente modificati. Basta questo nome per mettere paura a tanti in Italia. Non a caso nel nostro Paese non esistono coltivazioni agricole in cui siano stati inseriti geni estranei alla pianta, se non nei laboratori scientifici. Ma, come membro dell'Unione europea, l'Italia è obbligata a recepire le direttive comunitarie in materia, che autorizzano l'uso di Ogm sia nell'alimentazione umana sia in quella animale. Se pannocchie e soia geneticamente modificate non vengono quindi coltivate in Toscana o nella pianura Padana, che a Milano ospiterà nel 2015 un Expo dall’ambizioso titolo “nutrire il pianeta”, non è possibile comunque vietarne l'importazione. E i cibi geneticamente migliorati, nonostante le paure e le resistenze, arrivano lo stesso sulle nostre tavole. Visto che gran parte dei mangimi utilizzati negli allevamenti italiani è prodotta da soia e mais geneticamente modificati. Ma perché gli Ogm fanno così paura? E sono davvero pericolosi come molti credono? «Non solo non sono pericolosi», risponde Anna Meldolesi, biologa e giornalista scientifica, «ma sono anche più sicuri del cibo convenzionale, perché non richiedono l'uso di pesticidi e sviluppano minori quantità di micotossine, dannose per il nostro organismo». Un bello stimolo a non mettere in competizione ricerca scientifica, tecnologica e alimentazione, ma a farle camminare insieme, anche adesso che si entra nel vivo del dibattito, anche culturale, che porterà Milano ad ospitare Expo 2015.
Ogm e cibo di qualità, anche quando si parla del tema “Nutrire il Pianeta” che darà titolo a Expo 2015, vengono messi sempre in contraddizione. È giusto?
Nell’immaginario comune l’intervento tecnologico sui cibi e la qualità vengono posti sempre in contrasto. E invece non lo sono. Una spiegazione dello sviluppo di questo pensiero può essere il fatto che la prima generazione di cibi biotech era composta soprattutto da commodities come mais, colza, soia o cotone, produzioni massificate buone soprattutto come mangimi animali. È chiaro che se gli Ogm sono approdati nell'agricoltura con queso tipo di coltivazioni è soprattutto per motivi prettamente economici, legati a una maggiore richiesta del mercato e alla possibilità di una produzione in grandi numeri.
Sta dicendo che qualitativamente il mais Ogm è paragonabile ai prodotti locali a chilometri zero?
Non ha senso confrontare il mais o la colza Ogm con la cipolla di Tropea o altri prodotti locali. Si tratta di cose molto diverse tra loro. Ha senso invece confrontare il mais Ogm con il mais non Ogm e su questo si può discutere. E dico che, tra i due, io preferisco di gran lunga quello Ogm perché viene garantita una maggiore qualità. Innanzitutto non c’è bisogno della applicazione di pesticidi perché, essendo la pianta geneticamente modificata, non viene in questo modo attaccata dai parassiti. In più contiene una minore quantità di micotossine, che sono prodotte da funghi e parassiti. Queste tossine proliferano proprio nelle gallerie prodotte dai parassiti. È per questo che, sviluppando resistenze agli insetti, anche le tossine sono meno presenti negli alimenti Ogm. E questo ha un effetto positivo per la nostra salute. Le micotossine sono cancerogene e alcuni studi dicono anche che sono in grado di superare la barriera della placenta, creando malformazioni sul feto. Per cui, potendo scegliere, io scelgo una polenta fatta con mais Ogm anziché quella fatta con il mais convenzionale. Sono i dati a dire che è più sicuro. In particolare, poi, in Italia c’è un grosso problema con le micotossine. Il loro sviluppo è favorito dal nostro clima e spesso nelle nostre coltivazioni i livelli di micotossine superano i livelli di sicurezza consentiti, tanto che in teoria non potrebbero essere mangiati ma magari utilizzati solo per la produzione di energia.
Ma le biotecnologie sono applicabili solo alle commodities o no?
Non solo con mais o colza, le biotecnologie possono essere anche applicate ai prodotti locali, a quello che viene definito il chilometro zero. Biotecnologie e chilometri zero non sono concetti contrastanti. Lo ha dimostrato nella sua vita Francesco Sala, biologo dell’Università di Milano scomparso lo scorso novembre. Sala ha spiegato come il made in Italy e i prodotti tipici italiani possano essere salvati dai problemi legati ai parassiti e alle malattie virali, che li rendono non competitivi economicamente e rischiano di farli scomparire, proprio con le modificazioni genetiche delle sementi. Le mele della Val D’Aosta, ad esempio, vengono attaccate da un parassita per il quale l’unica soluzione attuabile sarebbe quella della rimozione a mano. Tanto che in passato in questo tipo di frutteti venivano usati i bambini. Oggi, ovviamente, questo non è pensabile. Se si vuole salvare la qualità, la specificità, il sapore locale e risolvere i problemi dei parassiti senza pesticidi, l’unica soluzione è agire in maniera tecnologica. Ma in Italia questo non è possibile e così le mele coltivate nelle serre sperimentali di Francesco Sala non hanno mai lasciato i suoi laboratori. Dobbiamo capire quanto i campi e le tavole, anche e soprattutto in Italia, avrebbero da guadagnare dall’aiuto della scienza.
A questo punto viene da chiedersi perché esiste una percezione così negativa degli alimenti geneticamente modificati.
Le biotecnologie arrivano per la prima volta nel 1996, quando si comincia a parlare di Ogm. Il momento storico non era proprio favorevole perché da poco era esploso il caso del virus della cosiddetta mucca pazza, l'encefalopatia spongiforme bovina, che creò un clima di paura e sfiducia verso la tecnologia alimentare e i rischi per la salute. Era una fase di spaesamento, basti pensare che la clonazione della pecora Dolly è del 1997. Si parlava molto di naturale e innaturale, si evocava il fantasma di Frankenstein. In più si trattava di un momento di debolezza del comparto agricolo europeo: in quegli anni si parlava di una riforma della Politica agricola comune (Pac) e venivano addirittura messi in discussione i sussidi. Di fronte a questi prodotti geneticamente modificati, che provenivano soprattutto dall’America, si pensò che l’Europa non avrebbe potuto reggere la competizione. I timori sui rischi degli Ogm sono infondati. Sono tredici anni che milioni di persone consumano Ogm, senza che si sia mai verificato un problema né sui consumatori né sull’ambiente. La domanda da porsi è: “Gli ogm sono più pericolosi degli alimenti che noi chiamiamo convenzionali?”. La risposta è che gli Ogm non solo non sono più pericolosi ma sono anche più sicuri, perché sottoposti a una serie di controlli che invece non vengono effettuati per i cibi convenzionali.
Quindi prima del 1996 la tecnologia genetica non esisteva in agricoltura?
Prima di quel momento non si parlava di innovazione tecnologica in agricoltura, ma questo non significa che non esistesse. La scienza non arriva nelle coltivazioni con gli Ogm. La "rivoluzione verde" (l'accoppiamento di varietà vegetali geneticamente selezionate con dosi di fertilizzanti, acqua e altri prodotti agrochimici, ndr) risale agli anni Quaranta. Il miglioramento genetico delle piante è partito insomma diversi decenni fa. L’Italia, ad esempio, era molto brava in questo durante il ventennio fascista, producendo raccolti più abbondanti e più resistenti. La differenza tra Ogm e i metodi alternativi tuttora usati, come la mutagenesi, è che questi altri metodi si basano su mutazioni casuali del codice genetico e non si sa bene cosa possa accadere. L’ingegneria genetica, invece, è più precisa e prevedibile: tu sai cosa stai facendo e dove, sposti un singolo gene in maniera quasi chirurgica. Il problema è che ci si è accorti delle innovazioni tecnologiche in agricoltura solo con gli Ogm. Si deve capire, invece, che l’agricoltura è artificiale di per sé. Non è qualcosa di naturale e arcaico, come spesso viene percepita, ma si basa su un miglioramento genetico che va avanti in maniera continua dalla preistoria a oggi con le tecniche che via via l’uomo è stato in grado di inventare.
Ma l'opposizione di ambientalisti ed ecologisti agli Ogm è stata ed è tuttora molto forte. Anche quando si discute di manifestazioni internazionali che hanno a tema l’alimentazione, come Expo 2015, il “no su tutti i fronti” pare serrato.
Gli anni in cui si comincia a parlare di Ogm sono anche gli anni in cui si sviluppa il movimento ecologista, saldandosi con il movimento no-global. Ci sono interessi diversi che sono coagulati intorno alla battaglia contro gli Ogm. Il corporativismo di alcuni soggetti economici ha portato all’utilizzo sbagliato di una tematica, come quella delle modificazioni genetiche, molto efficace a livello mediatico. Si è fatto e si fa leva sui pericoli per la salute e per l'ambiente, cosa che ha fatto diventare gli Ogm uno spauracchio per molti. Questo va unito alla incapacità di reazione da parte della comunità scientifica, soprattutto italiana, che non ha saputo gestire questa campagna mediatica negativa. Insomma è stata una tempesta perfetta a cui si sono sommati interessi e contingenze storiche diverse, unite a politiche autolesionistiche da parte delle multinazionali che hanno gestito la critica massiccia agli Ogm con una comunicazione sbagliata, finendo per apparire insensibili. Si è data l’idea che si volessero costringere i consumatori ad accettare l’arrivo di questi prodotti anziché convincerli della qualità dei prodotti stessi.
Eppure i fautori degli Ogm dicono le coltivazioni geneticamente modificate possano favorire lo sviluppo dell'agricoltura anche in zone desertificate. È davvero così?
Se mi dicono che gli Ogm possano risolvere il problema della fame nel mondo, io rispondo che non è vero. Certo, possono favorire lo sviluppo dell'agricoltura in alcune zone difficili. Nel caso dell’Africa, ad esempio, dobbiamo pensare che questo continente è stato tagliato fuori dalla rivoluzione verde e dall'avvento delle innovazioni tecnologiche nelle coltivazioni. E per decenni ha avuto una produzione stagnante. In Africa, invece, c'è bisogno proprio della innovazione tecnologica per avere un balzo di produttività. Gli Ogm possono risolvere problemi specifici, come le ondate di siccità. Ma se il cibo non arriva a tutti, questo è un problema della distribuzione e della equità di quesi Paesi, che gli Ogm ovviamente non possono risolvere.
Una delle obiezioni contro gli Ogm è che la loro assunzione metterebbe a rischio la salute umana.
C'è un consenso scientifico internazionale, dall'accademia dei Lincei alle agenzie americane, sul fatto che i cibi Ogm non sono più rischiosi dei cibi convenzionali. Si usa questa formula del confronto tra le due tipologie di cibi per definirne la sicurezza, perché il rischio zero non esiste nel modo di parlare scientifico. E questa cosa spesso viene travisata nel parlare comune. Ma i cibi migliorati geneticamente non hanno rischi diversi da quelli convenzionali. A dirlo è anche una comunicazione della Commissione europea del 2006, che riassume dieci anni di studi finanziati con i fondi europei e che ribadisce come gli Ogm non siano meno rischiosi per la salute umana dei cibi prodotti senza ingegneria genetica.
E i rischi sulla biodiversità e l'ecosistema di cui parlano gli ambientalisti?
Questo è un discorso trappola. Perché è vero che i contadini tendono a coltivare le tipologie più produttive e resistenti, ma questo è sempre accaduto. Sulle conseguenze sull'ecosistema, ci sono studi che dimostrano come la presenza di coltivazioni Ogm non danneggi ma addirittura abbia effetti benefici sulle altre coltivazioni non Ogm, poiché tende ad allontanare i parassiti. L'effetto sui parassiti e gli insetti è lo stesso che si può ottenere con i pesticidi o con gli antibiotici nel caso dei virus. Il parassita col tempo sviluppa una certa resistenza e allora si troverà un'atra formula per combatterlo. Non è niente di diverso di quello che è finora avvenuto nella scienza: quando l'uomo si contrappone agli organismi patogeni, c'è bisogno sempre di una evoluzione della battaglia perché i patogeni cercano di sempre di farla franca.
Qual è la situazione della ricerca sugli Ogm in Italia?
Sappiamo che il 30% delle persone vorrebbe gli Ogm. Ma, come abbiamo detto, c’è anche una forte opposizione contro questo tipo di coltivazioni. Certo, se chiedi a qualcuno “Vuoi mangiare Ogm?”, quello ti risponde di no. Ma se chiedi ai consumatori qual è la principale preoccupazione delle persone quando devono acquistare cibo, nessuno ti risponde “gli Ogm”. L’Italia nella percezione negativa per le coltivazioni geneticamente modificate in questo è nella media, ma nel nostro Paese c’è una volontà minore da parte della politica di occuparsi del problema e provare a risolverlo. Qui siamo ancora fermi ai tempi di Pecoraro Scanio, che quando era ministro bloccò tutte le sperimentazioni in campo agricolo. La ricerca in questo campo in Italia è stata considerata un argomento sacrificabile, perché è impopolare politicamente, qualcosa che non porta consenso ma solo attacchi. Le lobby antibiotech in Italia sono di gran lunga prevalenti, tanto che alcune multinazionali presenti sul nostro territorio stanno lasciando l'Italia. La ricerca in questo settore, insomma, non esiste. Anche gli enti privati hanno chiuso i battenti. L'ultimo caso è quello del laboratorio sperimentale dell'università della Tuscia, a Viterbo. Dopo la segnalazione della Fondazione dei diritti genetici, lo scorso giugno il ministero dell'Ambiente ha ordinato la distruzione degli alberi geneticamente modificati su cui i ricercatori avevano lavorato per più di dieci anni.
: agricoltura / expo 2015


Comments
@Enriquo ,Diego
Seguendo il vs ragionamento, vista la percentuale di utilizzo di seme non certificato, da parte di cerealicoltori :francesi(50%) ,inglesi(49%), australiani(oltre il 65%), canadesi (83% )
e italiani (oltre il 30%se possono scegliere liberamente senza il vincolo dell'aiuto comunitario),
parrebbe che la stragrande maggioranza degli agricoltori di questi paesi, considerati ad agricoltura avanzata quando non è legata dall'uso di ibridi , ogm o vincoli ,fa uso di pratiche agricole retrogade.
.Non potrebbe essere più plausibile che i valori aggiunti del seme certificato ,siano valutati non congrui al rapporto costo/benefici e/o che si possano ottenere a minor costo acquistando, tutti gli anni ,nuovo seme certificato ed eseguendo riproduzione separazione e vagliatura da se?( è delle dimensioni di questa consuetudine che l'Isf si lamenta,vedi link precedente).Le leggi cambiano(vedi Francia e Italia), anche in considerazione dei molti appetiti che suscita la superficie seminata con seme non certificato: il 67,5 % della intera superficie coltivata mondiale.
Vi sono ragioni economiche dei sementieri nel contrastare questa tendenza ,ma anche ragioni pratiche ,che conoscerete senz'altro, oltre che economiche, che spingono gli agricoltori ad autoprodursi il seme. Banalizzarle come segno di arretratezza o semplice cupidigia ,non aiuta di certo a dirimere la questione con equità e beneficio collettivo.Il finanziamento all'agricoltura è pratica in uso in varie parti del mondo, dall'Europa al Canada passando per la Svizzera, gli Stati uniti, il Giappone, ed è un argomento che meriterebbe essere approfondito .
Finanziare sotto la voce agricoltura ,direttamente e indirettamente, anche una serie più ampia di beneficiari diversi dall'agricoltore,succede in Europa ma anche nei libertari States , con il Farm Bill ora finanziano pure assistenza tecnica e maggiori costi per contrastare l'insorgere di infestanti resistenti :
http://deltafarmpress.com/government/nrcs-offer-assistance-managing-weed...
http://www.ar.nrcs.usda.gov/news/2012_herbicide_resistant_weeds.html
@granturco: è vero, ho letto i male i dati del link da te postato...forse anche perché contrastano con dati che ho visto in passato e che devo ritrovare.
Per quanto mi riguarda che ciascuno scelga quello che vuole. Con interferenz minime da parte degli stati.
Cha gli States siano libertari è una tua opinione che io non condivido..poi chel' Italia lo sia ancor meno..
@enriquo
L'utilizzo di parte del raccolto,(ibridi esclusi ),per la semina nell'anno successivo ,è pratica che nonostante molti pro ogm continuano a banallizzare , come retrograda ,sorpassata, nefasta per il progresso ,illegale furto di proprietà intellettuali.
è pratica ancora altamente diffusa anche nell'agricoltura
industrializzata,soprattutto per quanto riguarda i cereali.
qui trovi alcuni dati mondiali
http://www.grain.org/brl_files/ueisf.pdf
In Italia,si autoproduce
prevalentemente grano duro, ma anche tenero,orzo,triticale e soia
http://durodisicilia.blogspot.it/2012/04/si-agita-anche-il-mondo-agricol...
@granturco: il link a grain.org dimostra che il riutilizzo dei semi c' è ma è minoritario nei paesi ad agrcoltura avanzata.
Nessuna legge impedisce di seminare il raccolto, se non protetto da brevetti...io sono pure contrario ai brevetti..ma rimandiamo il discorso. Non tutto è protetto da brevetti. Gli OGM sono brutti e cattivi? Allora perché ripiantarli? No problem, non si usano OGM..
Sui granduro e l' uso di sementi propri in Italia...qual' è il ricatto svelato da Granduro? L ' esclusione dai soldini della UE....ma è normale finanziare permanentemente gli agricoltori?
Che si possano utilizzare sementi fatte in casa non vi è dubbio, ma a parte la deriva genetica che si ha con il passare delle generazioni, ma la germinabilità, l'assenza di semi di infestanti non sono tutti valori aggiunti delle sementi certificate? E questi valori aggiunti non ripagano ampiamente del costo che queste hanno? Se qualcuno ha desideri di ritorno al passato faccia pure, ma da Agronomo penso che ci sia di meglio che tornare all'aratro a chiodo, poi naturalmente ognuno faccia come vuole, ma le lezioni saccenti risparmiatecele
- 1) come se già non esistessero gli oligopoli nei mercati internazionali delle commodities. Ma credete ancora alla favola del contadino che ricava dal grano le sementi per il raccolto successivo?
- 2) l'agricoltura, anche al tempo dell'aratro trainato dai buoi, aveva come obbiettivo la massimizzazione della resa per ettaro e non la preservazione dello status quo fine a se stessa. Alla fine quello che ci interesa è garantire un afflusso di cibo sui mercati finali in quantità abbondante e non strettamente dipendente dalla volatilità delle condizioni metereologiche.
- 3) l'espressione "produzioni naturali" è un ossimoro. Se è prodotto non è "naturale".
Da un'amica biologa ho avuto queste "dritte", se per voi vanno bene (per me , si):
"Non è una questione di km, l'OGM è molto pericoloso, per esempio:
- i semi sono brevettati e di conseguenza in mano alle multinazionali che poi possono fare quello che vogliono con i paesi poveri
- diminuisce la biodiversità e di conseguenza, da parte della natura, la possibilità di rispondere e riadattarsi ad ogni squilibrio
. saranno selezionati dalle nuove produzioni nuovi microrganismi che saranno fortemente impattanti sulle produzioni naturali......
e via dicendo....".
@Antonio Spina:
1) brevetti parte prima: se il problema sono i brevetti, lottiamo contro i brevetti. Si possono brevettare anche organismi non "GM", ottenuti con tecniche tradizionali. E quindi? Il brevetto su questi è più etico?
Se il problema sono le multinazionali, parliamo di multinazionali. Siamo daccapo..il problema sono le multinazionali e noi vietiamo alle Università di fare ricerca in campo aperto...
brevetti parte seconda: nell' agricoltura moderna non si usano le sementi del raccolto precedente. Si comprano sementi selezionate perché sono più efficienti. Quindi che si comprino sementi GM o meno non cambia. Si dipende sempre da chi te li vende. Questo vale anche per i paesi in via di sviluppo.
2) perché mai gli OGM sé dovrebbero ridurre la biodiversità? Mi spiace, ma proprio non ha senso.
Se butto giù ettari diforesta per coltivare un certo tipo dimais convenzionale non mino la biodiversità?
3) i microorganismi di cui si parla sono i batteri, le muffe, i virus patogeni per la coltura?
Qualunque metodo si segua, convenzionale, biologico o l' uso di OGM si avrà per ovvi motivi si selezioneranno patgeni resistenti..è la natura! Vi sono modi per argonare il fenomeno, come quello di tenere una porzione di coltura libera da meccanismi "difensivi". Questi trucchetti si posono attuare con le colture GM così comecon le altre...
La definizione di OGM è legale. Indica una particolare tecnica. Ma gli organismi ottenuti sono esseri viventi talie quali agli altri..non hanno un' "essenza" diversa...
@Antonio Spina:
1) brevetti parte prima: se il problema sono i brevetti, lottiamo contro i brevetti. Se sono le multinazionali, limitiamo il potere delle multinazionali. Gli OGM che c' entrano? Si possono brevettare anche organismi non GM..Perché vietare la sperimentazione incampo aperto alle Università se il problema sono i brevetti?
brevetti parte seconda: l' agricoltura moderna non usa le sementi del raccolto precedente. Per la semina si comprano le sementi da aziende. Che sian GM o meno non cambia.
2) perché gli OGM dovrebbero ridurre la biodiversità più di organismi omologhi ottenuti con tecniche diverse?
Se il problema sono le monocolture, che c' entrano gli OGM? Se gli agrocoltori usano un piantare un solo tipo di prodotto è perché quello é il più vendibile o il più conveniente per altri aspetti..chesia GM o meno..
3) se con microorganismi intendi muffe, batteri' virus infestanti, allora che si usino le tecniche dell' agricoltura biologica, convenzionale o GM, si selzioneranno comunque i patogeni resistenti..sono le leggi della natura..ci sono modi per aggirare il problema..ma non indipendenti dalla tecnologia usata per coltura..
Si parte dal presupposto che gli OGM siano essenzialmente diversi dagli altri organismi..non è cosi.
@Antonio Spina:
1) i brevetti parte prima: se il problema sono i i brevetti, allora parliamo di brevetti, parliamo di multinazionali, ecc ma non di OGM....Perché impedire la ricerca in campo aperto allora?
brevetti parte seconda: nell' agricoltura moderna l' agricoltore non utilizza i semi del raccolto precedente, ma compra i semi da aziende, perché questi sono semi selezionati, quindi migliori.
Quindi l' esistenza o meno di un brevetto sui semi non cambia nulla. In ogni caso l' anno successivo i semi vanno ricomprati.
2) perché mai gli OGM dovrebbero diminuire la biodiversità? Forse si può dire che la monocultura diminuisca la biodiversità..ma che c' entra con gli OGM? Se si usa un solo tipo di mais non OGM c' è più bioversità che nel caso in cui se ne usino tre OGM?
Ammesso che la biodiversità dipenda solo dall' agricoltura...se gli agricoltori preferiscono le monocolture ci sono dei motivi: le richieste dei clienti, la produttività della coltivazione..
3) quella dei microorganismi non è chiara. Si parla di muffe o batteri infestanti? Qualunque metodo usato, che sia biologico, convenzionale, OGM porterà ad una selezione dei resistenti..
Si continua a ragionare come se gli OGM fossero organismi alieni, composti da un' "essenza" diversa da quella degli altri organismi di questo mondo... La definizione OGM è una definizione legale. Per la natura che una mutazione sia ottenuta dall' uomo o meno, con tecniche OGM o meno, non cambia nulla.
@solo prodotti italiani...:
innanzitutto, crede davvero che il made in Italy sia puramente made in Italy? La Bresaola della Valtellina è fatta con carni Argentine e Brasiliane, per molti formaggi si usano muffe OGM, eccecc
Lo sa che i pomodori ciliegino, gloria di Pachino, sono stati sviluppati da un' azienda biotech israeliana negli anni'80? (tecnicamente non si tratta di OGM...questioni di lana caprina..)
Lei sa cosa sono gli OGM? In cosa si distinguono dalle altre piante? Lo sa che nessuno degli ortaggi, frutti o verdure che mangiamo è così dalla notte dei tempi? I fanto-mitici prodotti italiani sono frutto di incroci, selezioni, eccecc.
Dove gli OGM avrebbero abbassato la qualità della vita? Negli USA? Lei dice in Africa? Le prove?
Perché un OGM dovrebbe essere per forza di qualità inferiore all' organismo da cui deriva?
Il problema è la Monsanto? Allora perché si vieta alle Università italiane di fare ricerca in campo aperto? perché lo stato italiano vieta loro di fare concorrenza alla "perfida" Monsanto?
La famigerata alta qualità del cibo italiano è dovuta all' industria della trasformazione, alla varietà geografica e climatica, alla tradizione culinaria dovuta alla storia "multiculturale" del nostro paese..già ora la nostra agricoltura ha poco da insegnare..se continuiamo così perderemo tutto...non sono la caccia alle streghe e il protezionismo a farci progredire..
"Il problema è la Monsanto? Allora perché si vieta alle Università italiane di fare ricerca in campo aperto? perché lo stato italiano vieta loro di fare concorrenza alla "perfida" Monsanto?" Ti sei fatto una domanda, il resto era la risposta...
Sa Enriquo, mi sento molto contadino e ignorante rispetto alla sua infinita conoscenza che per star tranquillo io vado direttamente dai miei amici allevatori e contadini, al supermercato sui prodotti ci sono elencate troppe parole che nn conosco e sono un po' lontane da quello che per me è semplice cibo. Quando mangio voglio stare tranquillo, si dice che si è ciò che si mangia e quando sento che certe colture non sono irrorate d'acqua ma di Roundup ready (RR) un potentissimo erbicida cancerogeno ovviamente anche per noi umani mi domando come sia possibile che la pianta OGM non muoia e allo stesso tempo mi domando in che quantità venga assorbita questa sostanza dalla pianta... certo ma sono considerazioni del tutto futili e superficiali, come trovare un prodotto Monsanto che non sia cancerogeno è un'impresa veramente ardua ma si può sempre sperare!
Lei dice delle università, sicuramente saranno molto competitive rispetto alla Monsanto che già detiene il 91% del mercato mondiale di prodotti OGM e poi sempre che trovino metodi alternativi...
Comunque a detta sempre dell'uomo che cura la zolla quale sono, c'è una differenza basilare tra un prodotto ottenuto sul campo, magari tramite gli innesti o altri sistemi che già la natura prevede o fare delle modifiche in laboratorio per cui una patata possa avere le caratteristiche di una cipolla, sono questi esperimenti mai provati che non si sà dove ci porteranno.
Se poi parliamo di cibo ribadisco che in generale l'Italia è il paese dove si mangia meglio, non a caso nei paesi dove manca questo tipo di cultura vedi gli USA, vedi la GB, hanno grossi problemi di patologie legate alla nutrizione e malattie mai viste "mucca pazza"e simili. Quindi mi chiedo se siamo un modello da seguire, siamo l'unico paese al mondo per numero di prodotti DOC, IGP, DOP...mi chiedo perché bisogna seguire una strategia potenzialmente fallimentare a livello di salute per l'uomo come quella degli USA? pensateci...
@chi legge "...solo prodotti Italiani" e magari pensa che egli non abbia tutti i torti:
il roundup è meno nocivo dei diserbanti usati per l' agricoltura convenzionale. Ovvero quella più diffusa in Italia. L' agricoltura biologica usa meno prodotti (permette ad esempio l' utilizzo del verderame in viticoltura..e il verderame non è acqua) ma è meno diffusa e mediamente meno produttiva.
Non va quindi paragonato all' acqua....e comunque, quasi tutto è dannoso se se ne abusa...il Roundup sarà cancerogeno se ci fai l' aerosol, ma se usato a modo non è particolarmente pericoloso, MENO delle alternative comunque..
(tra l' altro l'erbicida è il Roundup, il Roundup Ready è l' OGM, in questo caso soia)
Le Università non possono essere competitive perché non possono fare ricerca, in Italia, per legge.
E perché comunque, anche fuori dall' Italia, le trafile per far approvare un qualunque OGM dai vari enti preposti impediscono di fatto la produzione di OGM a chiunque non abbia il potere di una multinazionale.
Quindi il monopolio è favorito dalle leggi restrittive sugli OGM..Monsanto ringrazia.
Bisogna parlar chiaro: o si dichiara apertamente il proprio credo in una dea Natura che non potendo parlare in prima persona ha mandato sulla Terra dei profeti che parlano in vece sua....e quindi certe affermazioni vanno prese per quello che sono un CREDO RELIGIOSO, rispettabile come scelta personale...ma non accettabile qualora lo si voglia imporre ad altri.
Altrimenti non ha nessun senso dire che un OGM e un prodotto ottenuto tramite incroci...tra l' altro gli scienziati usano le leggi della natura.....quindi, evidentemente anche per chi crede che sia una Dea deve aver previsto la Soia RR, il mais Bt, eccecc
La storiella dell' Italia come il posto dove si mangia meglio contrapposta agli USA cosa c'entra con gli OGM? E la mucca pazza poi...l' abbiamo avuta anche qua...
Le tecniche che portano alla definizione legale di OGM esistono da poco...forse prima gli USA erano un Eden e negli ultimi anni son divemtati inferno? No? E allora che ci azzeccano?
Sono la soia e il mais OGM la causa dell' obesità negli USA???
Tra l' altro anche questi luoghi comuni sugli USA...sono oltre 300 milioni sparsi su un territorio molto vasto...la media mangia male, ok, ma non sono tutti uguali....
Siamo il paese con più DOC, IGP, DOP semplicemente perché queste sono stupide sigle che servono a prendere in giro il consumatore....la qualità non ha bisogno di sigle, enti, sindacati...il consumatore la riconosce...chi compra il vino dai contadini sa che può roba non etichettata migliore di certe bottiglie DOC...
In fine, io non sono un esperto. Ma sinceramente, basta con la rettorica della zappa, della zolla, dell' amico contadino ( io ne conosco di favorevoli agli OGM..che bestie strane i contadini..ciascuno ha le sue idee, eh!)..
Il sig "solo prodotti Nazionali e Autarchici" acquista tutto dagli amici contadini e non mette mai piede in un ssupermercato. Se lo può permettere. Non tutti possono.
io solo rpdotti italiani e blabla. Lei palesemente oltre ad essere anonimo, cosa che nei commenti contrari all'articolo non denota buon gusto, non sa di cosa parla. Infatti se conoscesse l'argomento, invece di chiacchiere da bar "bisogna conoscere realmente....." ce lo spiegherebbe con dati, statiastiche, amalisi e pareri scientifici cosa realmente. Ottimo articolo con opinioni molto sensate e puntuali di Meldolesi. Ma è una bataglia durissima contro coloro che mascherano interessi economici dietro fiori e ghirlande mentre fottono gli agricoltori ed i consumatori con le stronzate sul cibo italiano.
Vorrei capire dove sono piuttosto i dati alla mano di cui si parlava nell'articolo. Non c'è una tesi supportata almeno da una ricerca, uno studio, o statistiche e quanto altro. Si tralasciano argomenti fondamentali e si travisano termini a ogni domanda, parlando prima di geneticamente modificati, poi geneticamente migliorati, fino a tecnologicamente avanzati..?? Non si capisce bene di cosa stia parlando.. la mucca pazza? Ma quanto la pagano ci sarebbe da domandarsi..
Ma le cipolle di Tropea sono a km 0 per me che sono di Torino?
Sicuramente sprechi ed inquinamento sono negativi...ma a me la rettorica del km 0 puzza di protezionismo..
Comunque, ben venga il concetto di base dell' articolo:
la "manipolazione della natura" esiste da qundo esiste l' uomo, distinguere tra OGM e non OGM non ha nessuna valenza per la natura stessa..sono solo ideologie da politicanti umani. La ricerca, la scienza e la tecnologia sono fondamentali per l' agricoltura italiana. Per i prodotti di punta e per i prodotti destinati a quei poveri ignoranti che non posson permettersi il top della gamma...
Una delle poche cose che ci contraddistingue è l'alta qualità del nostro cibo...Eviterei di copiare da paesi dove la cultura e la coltura è solo una questione di costo e non di benessere. Prima di parlare di OGM positivamente bisogna conoscere realmente cosa provocano e la favolata raccontata da questa "giornalista" sembra confezionata da qualche multinazionale del settore che vuole provare a venderci la loro m...da come la nostra miglior produzione. Caro Enriquo se inizieremo a piante prodotti MONSANTO in Italia spero che potrai rimpiangere le cipolle di tropea perché potrebbe diventare un problema di sopravvivenza basta vedere cosa hanno fatto in africa...
si vede che non sei mai entrato in un laboratorio
Si vede che non avete mai preso in mano una zappa... :D
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