Addio privacy, adesso Facebook spia nelle chat (a fin di bene)
Da qualche mese Facebook ha attuato un piano di sicurezza, che prevede la sorveglianza di post e cha
Conversazioni su Facebook
Se ultimamente vi sentite un po’ osservati mentre chattate con i vostri amici su facebook, niente di strano è normale. Da qualche mese Facebook ha attuato un piano di sorveglianza per prevenire e bloccare eventuali attività criminali, controllando post e chat private. Il servizio è svolto da un sofisticato algoritmo che passa in scansione tutte le conversazioni e si attiva solo quando “legge” qualcosa di strano. Ad esempio se la differenza di età fra i due utenti è molto elevata, se i due non hanno una lunga storia di amicizia o ancora se viene fuori qualche similitudine dal confronto con precedenti dialoghi virtuali di pedofili. Solo quando il software si imbatte in qualche conversazione sospetta, viene inviata prima al servizio di sicurezza di Facebook e solo dopo alle forze dell’ordine che le ispezionano e se lo ritengono opportuno intervengono. Il numero dei falsi positivi secondo quanto riportato su Reuters è molto basso, sarebbero pochissimi quindi i casi di segnalazioni e violazione della privacy errate. Anche se dall’altra non si può sapere quanti invece riescano a farla franca o preferiscano magari migrare su un altro social network dove hanno maggiore libertà. Un attacco alla privacy a fin di bene insomma che ha già dato i suoi frutti. Il 9 marzo di quest’anno, infatti, in Florida, un 30enne è stato arrestato in seguito ad una conversazione avuta con una ragazza 13enne, che avrebbe dovuto incontrare il giorno dopo, all’uscita da scuola. Il software ha subito segnalato la conversazione e ha permesso l’intervento della polizia.

Comments
Non capisco come si possano sostenere tali nefandezze. Chi per primo ha il compito di controllare che la strumento da lui creato non venga utilizzato per scopi contrari alla legge e di avvertire le autoritá competenti in presenza di un possibile reato?
Chi puó essere contrario ad un uso corretto dei controlli se non chi da questi ha qualcosa da temere?
Ben vengano questi controlli se aiutano a fare pulizia in rete.
Facebook non ha alcun titolo per effettuare un tale genere di azione, che sovrasta addirittura i confini - e le leggi - territoriali.
Solo le Forze dell'ordine; tutto il resto sa di pericoloso raggiro per violare la privacy a profitto proprio e con il benestare di chi si fa imbambolare da un raccontino fumetto.
Sorprende molto che non abbiano arrestato d'ufficio una tale procedura; cosa c'è dietro?
Figuriamoci se per beccare un trentenne occorre un impianto mondiale, o se l'averlo colto sul fatto possa giustificare un abuso di tal genere.
Siamo tutti scemi?
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