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Addio Gers: chiudono per debiti i Glasgow Rangers

Alessandro Oliva
Il club fondato nel 1873, dopo il fallimento del mese scorso, è rinato con una NewCo senza debiti,
La facciata dell'Ibrox Stadium, storica dimora dei Glasgow Rangers

Ora i tifosi del Celtic Glasgow dovranno imparare a danzare. «Se i Rangers moriranno, balleremo la conga», intonavano già nella scorsa primavera. Di mezzo c’è una rivalità storica dove si mischiano calcio e religione: i tifosi del Celtic sono cattolici, quelli dei Glasgow  Rangers protestanti. I primi resteranno nella serie A di calcio scozzese, i secondi l’hanno appena abbandonata dopo una militanza che durava dal 1873. Dopo il crack finanziario, i Glasgow Rangers sono stati esclusi dalla massima serie di Scozia. A deciderlo sono stati gli altri club di serie A, compreso il Celtic, che si sono potuti così sbarazzare di un avversario storico che in bacheca ha il più alto numero di campionati vinti nel mondo, ben 54.

I guai, per i Gers, sono cominciati lo scorso febbraio. Nel giorno di S. Valentino gli innamoratissimi tifosi dei Rangers si sentono gelare il sangue nelle vene: la loro squadra si vede comminare una penalizzazione di 10 punti in classifica, poiché il club non ha versato 9 milioni di sterline al fisco britannico per l’anno 2011. Tifosi e squadra devono così rinunciare al sogno di inseguire il terzo titolo di Scozia consecutivo, il numero 55 della storia. Ma è solo l’inizio. Il club chiede ed ottiene dal tribunale di Edimburgo di entrare in amministrazione controllata, così da poter presentare un piano di salvataggio. Emerge così che il debito con il fisco di Sua Maestà è molto più alto di quanto i tifosi sapessero: dal 2001 al 2011, i Rangers non hanno pagato tasse per oltre 50 milioni di euro. I debiti totali ammontano a 93,5 milioni di euro: la cattiva gestione complessiva del bilancio, che vede soprattutto alla voce ‘stipendi’ il problema più grande con una media di 30mila euro di ingaggi per i giocatori a settimana, vedono il club colare a picco. E poi ci sono i 18 milioni di euro che l’ex proprietario del club, sir David Murray, aveva contratto con il Lloyds Banking Group e che l’acquirente successivo dei Rangers Craig Whyte non è riuscito ad estinguere.

Gli amministratori del club cercano di elaborare un Company Voluntary Arrangement, un accordo con i creditori per spalmare se non ridurre i debiti. La Uefa, nel frattempo, revoca alla squadra la licenza per poter disputare nella stagione successiva le coppe europee: il fisco non perdona, Michel Platini nemmeno. I Rangers si giocano così la possibilità di incamerare gli introiti della partecipazione a un torneo continentale. Il piano di salvataggio del club arriva a prevedere il taglio del 75% degli stipendi dei giocatori. La situazione è disperata e i Rangers diventano improvvisamente una patata bollente. Al club non viene concessa alcuna proroga per saldare il debito con il fisco e nessuno si fa avanti per acquistare le sue quote di maggioranza. I tifosi si aggrappano a qualsiasi cosa pur di non vede morire la squadra, anche a mezze dichiarazioni rilasciate qua e là. Come quelle di Brain Kennedy, proprietario della squadra inglese dei Sales Sharks, che si lascia sfuggire un «Non posso vedere i Rangers scomparire». Viene invocato a furor di popolo, tanto che è costretto ad una veloce rettifica: «Non voglio comprare il club».

A inizio maggio si fa avanti l’affarista statunitense Bill Miller, che visti i libri contabili si spaventa e abbandona subito. Lo stesso giorno del ritiro, il 6 maggio, l’amministrazione controllata del club designa come Preferred bidder, cioè come migliore acquirente, l’ex proprietario della squadra inglese di calcio dello Sheffield Wednesday Charles Green. I tifosi sperano, ma non sanno che ormai la storia dei Gers è agli sgoccioli. Il piano di salvataggio di Green viene rigettato il 14 giugno: i Glasgow Rangers non esistono più, la società è messa in liquidazione ed è esclusa dal calendario del campionato. L’ultima speranza è quella di creare una cosiddetta NewCo, una nuova società con debiti azzerati: una cosa molto simile a quella accaduta con il Parma nella stagione 2004-05, quando la squadra oberata dai debiti della famiglia Tanzi proprietaria del club cambiò nome passando da Parma Ac a Parma Fc. I giocatori, ultima garanzia del club nei confronti delle banche attraverso il valore dei loro cartellini, abbandonano alla spicciolata.

Si arriva così al 4 luglio, giorno in cui il nuovo The Rangers Football Club si rimette nelle mani delle altre 11 squadre di serie A. Il regolamento della Scottish Premier League prevede che siano le componenti della massima serie a votare l’ammissione di un nuovo club sorto dalle ceneri di un altro. Come prevedibile, le squadre si schierano contro e non concedono gli almeno 8 voti necessari all’ammissione. Ora al nuovo club resta la domanda d’ammissione a una serie inferiore, ovvero l’equivalente della nostra serie B o addirittura serie C.

Sarà interessante capire l’impatto economico della decisione dei club della Spl. In un campionato che da sempre soffre di un notevole complesso di inferiorità nei confronti della Premier League inglese, la mancanza dell’Old Firm, il derby tra Celtic e Rangers, potrebbe portare a un minor valore dei diritti tv e a conseguenti minori incassi per le squadre.
 

Comments

Mauro's picture
Inviato da: Mauro
6 July 2012 - 00:00

la mancanza dell’Old Firm, il derby tra Celtic e Rangers, potrebbe portare a un minor valore dei diritti tv e a conseguenti minori incassi per le squadre

O forse invece potrebbe portare a un maggiore equilibrio con il rafforzamento delle squadre "medie" e quindi a maggiore spettacolarità globale, ergo interesse mediatico (OK, a Glasgow città forse no, ma nel resto della Scozia e del mondo sì).
Insomma quello che finora è stato un campionato a due potrebbe diventare un campionato a tre, quattro o più.

Saluti,

Mauro.

Alessandro Oliva's picture
Inviato da: Alessandro Oliva
6 July 2012 - 17:23

Ciao Mauro, grazie per il commento. La tua osservazione è molto intelligente, alla quale aggiungo questa considerazione: potrebbe sì veificarsi un maggiore livellamento, ma potrebbe anche succedere che il campionato, senza una squadra forte e storica, potrebbe essere meno appetibile per i calciatori in entrata. Ma queste sono tuttte considerazioni fatte prima che il campionato cominci. Come si suol dire nel calcio, sarà il campo a parlare.

Ale

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