E se il Fatto vendesse solo perché fanno un buon giornalismo?
Sin da quando è nato, il giornale di Padellaro è stato da sempre associato a una battaglia politic
Antonio Padellaro, Marco Travaglio, Furio Colombo
Dei grandi giornalisti si dice in genere che sono così bravi, così importanti, cosi amati dai loro lettori, che non ne spostano neppure mezzo quando cambiano giornale. Il realismo dei lettori è generalmente la salvezza (saldezza) dei quotidiani ma anche un contrappasso di una ferocia senza pari. Fu così per Gianni Brera, così grande che oggi arrossirebbero per la sua bravura, è stato così persino per il più illustre e geniale della nostra storia, l’Indro nazionale quando si fece Voce e piano piano dovette soccombere sotto i colpi dell’abbandono. I lettori sanno che l’impresa culturale (ammesso che si voglia chiamare ancora così un quotidiano) è talmente più importante dei singoli che non c’è scossa tellurica che tenga: un giornale lo si abbandona semmai perché è il suo complesso a non convincerti più.
Da quando è nato, «Il Fatto Quotidiano» è diventato un piccolo fenomeno editoriale. Da zero e senza soldini pubblici (noi di LK uguale, sia chiaro), il quotidiano diretto da Antonio Padellaro ha certamente vinto una sua prima scommessa: resistere su un territorio così accidentato. Ha convinto lettori di altri giornali e probabilmente ne ha creati di nuovi, apparentemente niente di così strabiliante sotto il cielo dei giornali, solo purissima concorrenza vincente. Il mondo cosiddetto liberale dovrebbe essere fiero.
Quando è morto (politicamente) Berlusconi, si è dato per morto in automatico anche «Il Fatto Quotidiano» perché tutti noi (tutti no, ma tirarsi fuori adesso sarebbe un atteggiamento troppo snobistico) abbiamo creduto che venisse a mancare la colonna portante di tutta l’impresa travagliesca e cioè la lotta al mostro a sette teste. Non dubitiamo che il decesso berlusconiano abbia prodotto all’interno del giornale un certo qual dibattito e magari qualche copia sarà anche mancata, ma l’errore (nostro) è stato sinceramente quello di considerare le anime vere di quel giornale come puri e semplici soggetti politici in lotta col Cavaliere e sol per questo totalmente inadatti a rimodulare il senso di un quotidiano. Se avrete la buona creanza di dare un occhio alla storia professionale di Antonio Padellaro, il direttore, capirete forse perché il Fatto è ancora in piedi. Nella sua vita Padellaro ha fatto sempre il giornalista, pensate un po’, niente paghetta dai servizi, nessun piegamento servile al potere, un tipo davvero banale.
Adesso ci risiamo. Dimenticata molto in fretta la celebrazione troppo affrettata di quel funerale, abbiamo dovuto scovare il nuovo e «vero» motivo per cui il Fatto è ancora in piedi e non sottoterra. C’è da dire che i ragazzi di Padellaro non si nascondono nei loro intenti, per cui noi cercatori di doppi registri abbiamo riscovato immediatamente e anche con una certa facilità la fonte della tenuta editoriale post-mortem del Tiranno: la contiguità con la procura di Palermo, l’esserne anima giornalistica, l’averne proiettato sul territorio le bizzarre teorie, che racconterebbero di un patto tra stato e mafia nei primi anni ’90. Ecco, sarebbe in virtù di questa stranissima forma di collaborazione editorial-giudiziaria per cui il vascello di Padellaro va ancora saldamente per mare. Non per aver scovato qualche carta o per aver interpretato meglio degli altri gli umori della società (e su questo aspetto, un piccolo dolore personale è che Peppino Caldarola privilegi il cotè “contiguità” a quello semplicemente giornalistico).
Altra gente poi si stupisce che il giornale lanci le sue campagne demagogiche, attraverso raccolte di firme che hanno sempre un notevole successo. Questione di marketing, si potrebbe concludere, ma cosa cambia – nel senso più ampio dell’operazione commerciale – con le cassette dei film che un secolo fa Walter Veltroni allegava all’Unità?
La realtà è che non vogliamo piegarci al pensiero debole, debolino, deboluccio (che non ci porterebbe a scrivere neppure mezza riga di nulla) che quelli del Fatto facciano solo giornalismo, il loro giornalismo, che per definizione non è meglio di quello degli altri, ma neppure quello degli altri per definizione è meglio del loro. Lo so che è un pensiero normale e per questo scandaloso, ma forse è proprio la cosa più giusta e rispettosa da pensare. Rispettosa perché mette nel conto anche il sudore delle idee, qualcosa che nei giornali non si vende un tanto al chilo e non è poi così diffuso.
Come vedete, non ho mai parlato di Travaglio in questo pezzo, eppure completamente dedicato al giornale di cui è vicedirettore. Ho la presunzione di non pensarlo solennemente decisivo, al punto da far chiudere il Fatto nel caso in cui dovesse andarsene. Dopo Brera e il grande Montanelli ci sarebbe forse la terza delusione?

Comments
a parte che le vendite del fatto sono in calo e questo li induce ad aumentare il tiro e fare sparate più grosse per cercare di vendere qualche copia in più. ancora non si è accorto l'opinionista che questo "buon giornalismo" fa parecchia fatica a mettere in evidenza del contraddizioni del movimento 5 stelle? si è forse dimenticato dell'intervista cucita su misura di travaglio a beppe grillo? il vero giornalismo fa informazione e non guarda in faccia a nessuno. ma forse l'opinionista di solito non legge quel quotidiano...
Trovo quanto meno esagerato comparare i giornalisti del Il Fatto Quotidiano a gente come Brera e Montanelli. Questi signori non sono giornalisti, sono dei buonissimi propagandisti e come tali sono pieni di preconcetti e dogmi. Nessuna ricerca della verita' checche ne diciate voi del LINKIESTA.
Sono gli unici watch dog del giornalismo italiano. Punto
Dove starebbe il successo giornalistico del Fatto ? Vende molto meno del Giornale e di Libero.
E' invece un grosso successo imprenditoriale perché stiamo parlando di un giornale che non riceve soldi pubblici e chiude pure i bilanci in utile. Bravi Padellaro, Travaglio & C ad individuare una nicchia di mercato scoperta e ad infilarcisi a testa bassa con una linea editoriale molto forte con qualche accento complottista che di questi tempi ha molto appeal in certa parte dell'opinione pubblica.
Certo, leggendo molti debunking di articoli del Fatto si deduce che stiamo parlando di un giornale che si occupa piú di opinioni che di cronaca ( che costa ) e che spesso i fatti vengono "piegati" alle tesi sostenute. Ma il Fatto guadagna mentre giornali simili come il Foglio perdono gran soldi dunque bravi tutti.
Resta da capire come mai siano gli stessi azionisti/giornalisti a sembrare di non credere nel progetto visto che hanno preferito distribuire gli utili invece di lasciarli in azienda per sostenerne futuri sviluppi come chiesto dall'oramai dimesso amministratore delegato.
Dove starebbe il successo giornalistico del Fatto ? Vende molto meno del Giornale e di Libero.
E' invece un grosso successo imprenditoriale perché stiamo parlando di un giornale che non riceve soldi pubblici e chiude pure i bilanci in utile. Bravi Padellaro, Travaglio & C ad individuare una nicchia di mercato scoperta e ad infilarcisi a testa bassa con una linea editoriale molto forte con qualche accento complottista che di questi tempi ha molto appeal in certa parte dell'opinione pubblica.
Certo, leggendo molti debunking di articoli del Fatto si deduce che stiamo parlando di un giornale che si occupa piú di opinioni che di cronaca ( che costa ) e che spesso i fatti vengono "piegati" alle tesi sostenute. Ma il Fatto guadagna mentre giornali simili come il Foglio perdono gran soldi dunque bravi tutti.
Resta da capire come mai siano gli stessi azionisti/giornalisti a sembrare di non credere nel progetto visto che hanno preferito distribuire gli utili invece di lasciarli in azienda per sostenerne futuri sviluppi come chiesto dall'oramai dimesso amministratore delegato.
Gentili Dott. Gallo e Dott. Fusco,
seguo da mesi Linkiesta e vi trovo alcuni contributi interessanti, purtroppo devo constatare come alcune volte pubblichiate dei contributi scadenti ed imbarazzanti, come quelli di Fusco contro Fermare il Declino, quello di riabilitazione di Craxi di Baiocchi, alcuni di Barigazzi e quasi tutti quelli di Caldarola e Sarti. Spero di vedere maggiori contributi da Goria, Tondelli, Dilena, Capozzoli, Giovanniello, più aderenti ai fatti ed al punto di vista del cittadino lavoratore italiano in Europa. A quel punto sarà mio piacere sottoscrivere l'abbonamento come per il Fatto Quotidiano, che a meno di alcune pecche si distingue per lucidità e corretto uso delle fonti.
padellarotravagliocolombo,
pur non riconoscendomi su quanto scrivono da ben 130 anni,riconosco loro qualità' professionali.
lo stesso per lei fusco ha le sue idee che non condivido in particolare in economia ma sa' scrivere
e soprattutto mantenere come dite "voi"la schiena dritta.
saluti
Gente da barbera? Perché i leghisti e i centro destristi non sono forse gente da barbera? Come definiresti altrimenti alcuni personaggi folkloristici come Calderoli, Borghezio e company? Suvvia, anche il Silvio è uno da osteria. Forse un pelo raffinata, ma osteria. Nave da crociera. Siamo stati in mano ai cabarettisti per anni, non mi stupisco che Grillo abbia successo. E' sempre stato fra i miei preferiti.
Ci sono dei giorni in cui mi riconcilio col mio lavoro di giornalista. Oggi è uno di questi. Un lettore, anche nostro abbonato se capisco bene, Daniel, ci accusa di vedere conflitti d’interessi ovunque citando anche la Fornero (dire che Linkiesta critica Elsa Fornero è un po’ come dire che il Fatto sia contro i magistrati). Il non meglio precisato FRA dà addirittura del marchettaro a Michele Fusco per un pezzo che, più che in difesa, definirei onesto nei confronti del quotidiano di Antonio Padellaro. Giornale che qui su Linkiesta abbiamo spesso criticato, al punto di essere definiti invidiosi. Ecco, è in giorni come questi che avverto la epidermica sensazione di gioia di lavorare in un giornale libero come Linkiesta. Saluti a tutti.
Mi dispiace davvero, gentile FRA, ma oggi lei non mi trova nella migliore disponibilità di spirito per assorbire qualunque coglionata. Per cui, se volesse gentilmente girarmi il suo nominativo con relativo indirizzo, provvederò a querelarla per la parola «marchetta».
In caso contrario, giovinotto, mi giri al largo.
mf
Ps. Ma lei ha una vaga idea di quanto perdono i giornali più celebrati in percentuale?
io ne ho una vaga idea. i maggiori quotidiani italiani hanno avuto nel primo trimestre del 2012 un decremento medio di circa il 10%. il fatto quotidiano di circa il 24%.
nel virgolettato qui di sotto trova la relazione di resoconto per sua informazione.
«Nei primi tre mesi del 2012 le vendite in edicola sono state in media pari a 52.849 copie al giorno, con un decremento del 24% rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente».
la sua scelta di utilizzare l'etere purtroppo comprende anche il dover subire critiche anonime quindi dovrebbe aver ormai imparato che fanno parte del gioco e
purtroppo per lei di farmi querelare non mi va (vista la sua risposta mi sembra proprio il tipo di persona capace di farlo) quindi il nominativo non glielo do. cmq non si preoccupi, io, nonostante abbia il suo di nominativo non ho intenzione di querelarla per aver additato come 'coglionata' la corretta informazione che le ho passato. la prego di verificare lei stesso e se lo crede necessario rettificare alcuni passaggi.
Questa storia che Travaglio & c. si sarebbero trovati disoccupati alla caduta di B. mi ricorda molto l’idiozia della fine della storia teorizzata da Fukuyama, all’epoca del crollo del Muro: sappiamo bene com’è andata…
Il Fatto ha deciso di approfondire la vicenda della trattativa Stato-mafia poiché Travaglio, Padellaro, ecc. hanno visto in questo (secondo me, giustamente) l’atto di nascita della 2° Repubblica; siccome nessun altro se ne è occupato (anzi…), un lettore mediamente curioso quale quotidiano pensate che comprerà? E’ la Legge del Mercato, strano che nessuno tra i campioni della libera iniziativa – sempre con soldi pubblici – se lo sia dimenticato.
- 25 % di copie vendute quest'anno.....non si parla proprio di 'qualche copia'. signor Fusco il motivo di questa marchetta ce la spiega?
Non sono per niente d'accordo. Il Fatto è l'house organ dei talibanitaliani, che sono tanti. E' il nuovo giornale da bar, solo che la Gazzetta dello Sport era molto meglio. Passi pure per chi si crede il "miglior allenatore italiano", seduto con le carte davanti a un bicchiere di barbera... Ma ora siamo di fronte anche a decine di migliaia di lettori che hanno il Grillo per la testa e si ritengono il "miglior politico italiano". In gran parte si tratta di gente da barbera, di gente di successo, di autoconvinti di essere "razza padrona" e superiore, di essere i più onesti e puri del mondo...
Sparare ad alzo zero sarà bello e utile, visto che porta lettori e guadagno. E' pur vero che anche la "altra stampa italiana è 'na palla tremenda. Il vezzo della stampa italiota di mischiare l'utile (tette al vento, scandali, giacobinismi vari) col dilettevole (campagne per il miglioramento dell'economia, della cultura etc.) è un vezzo da Basso Impero. Ci sarà pur spazio per una stampa colta, liberale, non coprolalica, non tagliateste, non Metti-la-Minetti-in-Prima-Pagina? Penso di sì.
L'attuale governo è imposto dal parlamento come tutti i governi venuti dopo la seconda guerra mondiale.
Mai detto il contrario, ma non me lo si puo' paragonare ad un giornale. Il Fatto vende perche' piace, il governo potrebbe anche piacere, ma il suo successo non deriva certamente dal fatto che le persone son felici delle idee. Potrebbe anche essere, ma le persone non possono smettere di essere governate come potrebbero smettere di comprare un giornale.
e se il fatto vendesse solo perchè fa del complottismo il suo cavallo di battaglia? detto questo credo che sia un buon giornale, ma spesse volte è parecchio fazioso e gli articoli risultano forzati
Parimenti potremmo supporre che i nostri attuali ministri agiscano come stanno agendo perché ritengono che la tenuta di alcune aziende sia strategico per il Paese (occupazione, produzione ecc.), ma è pieno di giornali (Linkiesta inclusa) che vi vedono conflitti d'interessi ovunque. Monti? Marionetta dei poteri forti. Passera? Un inciucio tira l'altro. Fornero? In realtà vuole solo entrare in politica. E così via.
Ah, il fascino del complottismo... E se facessero solo buona politica?
Curioso parimenti tra due cose che non sono in relazione. L'attuale governo e' stato imposto, mica lo comprano i cittadini come si compra il giornale. Che poi sia stata giusta o sbagliata l'imposizione e' un altro discorso, ma non confondiamo cose imposte con cose scelte, per favore.
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