Caro Monti, o sarà federalismo o sarà default
Lo Stato italiano deve diventare più efficiente, non si può continuare ad alzare le tasse. La solu
Le turbolenze di questi ultimi giorni, nonostante le assicurazioni di prammatica che arrivano da fonti governative, confermano che i rilievi preoccupati che da mesi vado facendo (in affollata compagnia) all’operato del governo Monti non sono esattamente il parto d’una mente influenzata da sostanze non acquistabili in farmacia.
Il problema del debito italiano, della spesa pubblica fuori controllo, dell’altissima e crescente tassazione necessaria ad impedire che detta spesa faccia impennare il deficit destabilizzando totalmente il già instabile debito e, finalmente, il problema della crescita impedita sia dalla vessatoria tassazione sia dall’orrenda inefficienza con cui le risorse pubbliche vengono utilizzate, sono tutti problemi reali, tutti irrisolti, tutti incombenti su di noi. Mi perdonerete, quindi, se insisto per la terza volta con la manfrina secondo cui la chiave di volta del declino italiano sta nella spesa pubblica e nello stato inefficiente e parassitiario che la utilizza per far danno al resto del paese, per spogliarlo del suo valore aggiunto. La questione rimane quella di come realisticamente tagliare la spesa senza privare il paese di quel minimo di servizi pubblici senza i quali arriverebbe al completo collasso.
Abbiamo visto che se vi fosse il coraggio di privatizzare una parte del patrimonio pubblico, liberalizzando al contempo alcuni servizi strategici oggi offerti in condizioni d’inefficiente monopolio statale, si potrebbe forse ridurre la spesa di un punto percentuale di PIL attraverso la riduzione degli esborsi per interessi che la concomitante riduzione dello stock del debito comporterebbe. Abbiamo anche visto che riducendo i sussidi alle imprese, limando intelligentemente gli stipendi pubblici sino a farli convergere a quelli privati e tagliando davvero i costi della casta politico-burocratica, si può arrivare a risparmiare un altro 2,2-2,5% di PIL che, sommato all’1% d’interessi ci porta saldamente sopra al 3%.
Tanto o poco? A mio avviso abbastanza, anche perché sarebbe sufficiente mettere seriamente in cantiere questi tagli per convincere i mercati che, almeno per i prossimi anni, il rischio di default italiano è evitabile. La qual cosa non implicherebbe che i problemi sono risolti e che il rischio di guai seri si è allontanato per sempre. Non lo implicherebbe sia perché i guai veri non cominciano né finiscono con lo spread sul debito ma hanno a che fare con le declinanti condizioni economiche degli italiani, sia perché senza rinnovata e sostenuta crescita economica non solo le condizioni degli italiani continueranno a peggiorare ma, prima o poi, la palla al piede del debito pubblico ricomincierà a tirarci verso il fondo del mare. Ripeto questi concetti perché, nonostante siano più che ovvi, è altrettanto ovviamente apparente che la classe politico-sindacale italiana (inclusa una buona parte di questo governo) ed anche una buona fetta di opinione pubblica sembra ritenere che tutto sia risolto mantenendo lo spread sul Bund sotto quota 300 … e non è vero.
Il problema è che, una volta eseguiti i tagli elencati sino ad ora, se vogliamo ridurre ulteriormente la spesa pubblica – come è necessario perché riducendola del 3% del PIL eliminiamo il deficit ma, se vogliamo ridurre le imposte, occorre recuperare almeno altri 3-4 punti di spesa – ci troviamo davanti ad una scelta difficile. O tagliamo ancora le pensioni (che, viaggiando anche prospetticamente a poco meno del 15% del PIL persino dopo la riforma Fornero, continuano a renderci titolari d’uno dei peggiori record del continente) o ci dedichiamo a tagliare il deficit fiscale regionale. Basandosi sui tagli già elencati, l’Araba Fenice di Pietro Giarda potrà, al più, ridurre la spesa di ulteriori 0,2-0,4 punti percentuali di PIL. Il grasso che cola finisce lì: contrariamente a quanto svariati commentatori vanno sostenendo, la spesa per educazione e sanità in Italia non è particolarmente alta.
Vanno modificati i criteri di allocazione per rendere efficienti i servizi che esse finanziano e che oggi efficienti non sono, ma il livello totale di spesa non mi sembra riducibile e sarebbe forse auspicabile aumentare quella per la scuola. Questo però è un altro discorso, che come al solito rimandiamo. Qui mi interessa notare che le uniche cose tagliabili sono pensioni e deficit della spesa regionale, il resto è fantasia. E siccome sulle pensioni oggi non ho voglia di tornare, dedico le ultime righe al federalismo, questo sconosciuto.
La Lega Nord sarà anche, come vado argomentando da tempo, un autentico cancro politico ma la Questione Settentrionale è ancora tutta lì. Anzi, proprio perché costoro si son trasformati da potenziale cura ad effettivo cancro del Nord, la questione settentrionale è più drammatica ed impellente oggi che vent’anni orsono. E si riassume in pochissime cifre: il surplus fiscale annuale del Nord viaggia, approssimativamente, attorno ai 70-75 miliardi di €, mentre il deficit fiscale del Sud viaggia, sempre approssimativamente, attorno ai 60-65 miliardi di €. Poi c’è il Centro, con un surplus fiscale di circa 18-20 miliardi di € che è però tutto concentrato a Roma e quindi tutto artificiale (spero non sia necessario spiegare perché).
Siccome questo deficit fiscale è lì da mezzo secolo ed è responsabile, praticamente, per tutta la crescita del debito pubblico italiano dalla fine degli anni ’60 ad oggi, credo sia proprio il caso di guardarlo in faccia e chiamare le cose con il loro nome. Il Sud del paese, da Roma in giù, vive al di sopra dei propri mezzi e lo fa grazie ad un travaso fiscale strutturale che, mentre distrugge gli incentivi per la crescita economica in quelle aree sta anche progressivamente massacrando quella del Centro-Nord. Il risultato netto è il declino che abbiamo davanti. Chiunque rifletta sulla grandezza di queste cifre si rende conto che stiamo parlando del 4-5% del PIL, una quantità enorme davanti alla quale tutto il resto diventa irrilevante. E questo non include il costo del debito.
Non c’è alternativa al federalismo fiscale, piaccia o meno alle anime belle che anche oggi insorgeranno contro questa affermazione. Il federalismo cretinoide della Lega Nord va abolito, certo. Ma chiunque pensi che l’Italia possa smettere di declinare senza cambiare la struttura del proprio stato ed adottare un vero federalismo fiscale su base territoriale è un illuso. O un parassita che mente sapendo di mentire.

Comments
G.mo prof.Boldrin,
con una antica e postmoderna citazione, che ha ripreso quota negli ultimi giorni, mi dichiaro totalmente d'accordo al 50% con quanto da Lei sopra affermato.
Esco or ora da On The Nord, dopo aver commentato un pensiero di Oscar Giannino sulla necessità della centralizzazione della spesa sanitaria; il rimando,è naturale,porta a discutere di federalismo, in antitesi dunque.
Sono d'accordo al 50% perchè proponendo di agire in conseguenza degli effetti, si rischia di trascurarne le cause, di non capire la dinamica economica delle regioni, di non tener conto della struttura attuale del sistema paese in tutte le sue articolazioni.
Alcuni dati:
1- 2011 scambi commerciali non energetici: (+37,1 miliardi) è in forte aumento sul 2010 (+22 miliardi), mentre quello energetico peggiora (-61,4 miliardi dai -52 del 2010); saldo - 24,3 MLD
2-Complessivamente, nel 2011 la crescita dell'export nazionale rispetto al 2010 risulta sostenuta (+11,4%) e coinvolge tutte le ripartizioni. Superiore a quello medio è l'aumento per l'Italia centrale (+13%), mentre per le altre aree si registrano tassi di crescita compresi tra il 9,6% nel Mezzogiorno e l'11,2% nel Nord-Ovest.
3-le ultime incursioni spettacolari (si fa per dire) della GF, hanno dimostrato che le mancate emissioni di scontrini fiscali non si differenziavano poi di tanto tra nord e sud;possiamo affermare tuttavia che in valore monetario l'evasione è più alta al nord ?
Forse dovremmo ricordarci che questo paese è sempre stato diviso tra guelfi e ghibellini che desiderano un'Italia a misura propria.
Ma diciamocelo: qual'è la differenza tra una Lombardia che artatamente pratica molti più parti cesarei del necessario al solo fine di ottenere maggiori trasferimento dallo stato e un Lombardo che assume 22.000 dipendenti a fine mandato della presidenza regionale siciliana?
La verità è che la struttura attuale dello stato contempla troppi centri di spesa; e sopratutto troppi centri decisionali.
Questa composizione della macchina statale e periferica,genera spesa incontrollata, costosa,dispersiva per i cittadini e le imprese (del nord e del sud) e alimenta il germe del clientelismo e della corruzione che costa,è bene ricordarlo fino alla noia,70 MLD/ annui.Per l'indubbia maggior attività del nord, è presumibile che questo costo sia maggiormente allocato al nord?
Nel 2011 il P.I.L è stato di 1.580 MLD €; la corruzione incide per il 4,43%.
Vogliamo aggiungere l'incidenza dell'evasione fiscale con le ipotesi migliori? 120 MLD €/annui ?
il risultato è pari a 7,59%.
Siamo a un totale di 12,02% come puro valore monetario; se quest'importo fosse rimesso nel circuito produttivo potrebbe generare sicuramente un ulteriore 3% di P.I.L.
La differenza tra il mio pensiero ed il Suo professore, è che i miei dati misurano il senso di appartenenza ad un sistema paese,che ha enormi potenzialità;ma che non riesce a far maturare i propri sacrifici (92-94;1996-1998; 2009-2012) per sciatteria della politica; la quale ha il compito di indirizzare le potenzialità del paese verso lo sviluppo equo e sostenibile,agevolare il merito ed il ricambio dirigenziale.
Dopo di che, la struttura portante può essere federalista come in Germania o centralista come in Francia.Ma se non c'è la politica capace e competente,non c'è federalismo,ne centralismo che tenga.
Cordialmente.
Angelo D'anna
Bologna
@Angelo D'anna - complimenti, finalmente un po di buon senso! quello che manca ai politici e a troppi commentatori.
@ Francesco. L'argomento piu' risibile a favore dell'unità italiana e' quello secondo cui al Nord sarebbe utile la redistribuzione di soldi a favore del Sud, dato che questi compra (anche) beni prodotti al Nord. Eppure non ho mai visto un negoziante felice di regalarmi i suoi soldi, a condizione che poi li spenda (in parte) da lui...
@ Francesco. La Germania ha imposto alla Grecia l'acquisto delle proprie armi in cambio di aiuti economici, le spese della difesa greca l'anno prossimo sarà del 7% del pil, niente male per un paese in bancarotta, come vedi c'è qualcuno che presta soldi a patto che vengano spesi per i propri prodotti, lo ha fatto la Germania con la Grecia e lo fa da anni la Cina con gli USA. L'economia è più complessa di quanto i "federalisti" ritengo. Eliminare gli sprechi è giusto, risucchiare risorse da una parte d'Italia e tenersele strette è un po egoistico e masochista, non gioverebbe di certo al nord Italia. Ad esempio la sicilia potrebbe chiedere di trattenere parte delle accise sui carburanti, visto che raffina il 30% della benzina italiana, così come la puglia potrebbe chiedere che l'Ilva e il gruppo Marcegaglia paghino le tasse in loco, invece che a Milano. Un federalismo di questo tipo potrebbe forse funzionare, non la barzelletta leghista. Tra parentesi trovo si risibile le teorie del sud palla al piede del nord, teorie frutto di fraintendimento nel migliore dei casi, o di malafede o pigrizia mentale nel peggiore.
"Tra parentesi trovo si risibile le teorie del sud palla al piede del nord, teorie frutto di fraintendimento nel migliore dei casi, o di malafede o pigrizia mentale nel peggiore."
Allora NON hai letto l'articolo. Fatti e dati, NON storie.
Un modo per ridurre fortemente la spesa pubblica è incominciare a fare licenziamenti di massa di tutti quei dipendenti pubblici che incidono inutilmente sul bilancio di stato, regioni, province e comuni italiani (e tra questi ovviamente non vi sono inclusi i numerosi insegnanti tanto cari alla Gelmini)
Facile a dirsi e difficile a farsi dato che gli interessi in ballo sono troppo grossi, ma per rendere la spesa pubblica italiana più efficiente il primo passo dovrebbe essere questo.
Per quanto riguarda il problema nord-sud non viene considerato il fatto che molte aziende fanno la maggior parte dei loro affari al Sud ma hanno la sede legale al nord (es: Ilva) e che quindi i calcoli sul surplus/deficit fiscale andrebbero rifatti tenendo conto di questo fattore
Un modo per ridurre fortemente la spesa pubblica è incominciare a fare licenziamenti di massa di tutti quei dipendenti pubblici che incidono inutilmente sul bilancio di stato, regioni, province e comuni italiani (e tra questi ovviamente non vi sono inclusi i numerosi insegnanti tanto cari alla Gelmini)
Facile a dirsi e difficile a farsi dato che gli interessi in ballo sono troppo grossi, ma per rendere la spesa pubblica italiana più efficiente il primo passo dovrebbe essere questo.
Per quanto riguarda il problema nord-sud non viene considerato il fatto che molte aziende fanno la maggior parte dei loro affari al Sud ma hanno la sede legale al nord (es: Ilva) e che quindi i calcoli sul surplus/deficit fiscale andrebbero rifatti tenendo conto di questo fattore
articolo ben scritto e condivisibile.
Però sig. Boldrin l'Italia è irriformabile, troppe le resistenze. Il federalismo non vedrà mai la luce in questo paese quindi: o default o secessione.
Concordo con il Prof. Boldrin. Da meridionale (non meridionalista) ritengo che il federalismo fiscale sia l'unica via per responsabilizzare la spesa. Ho solo due domande per il prof.:
- un mio caro amico, oggi dottorando a stanford, ha pubblicato questo articolo sull'ici:
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002601.html
Parla dell'effetto dell'eliminazione dell'ICI attuata dal SB (alla faccia della federalismo leghista allora al governo...) e pone in chiara evidenza la necessita' di una revisione della ridistribuzione fiscale locale.
La mia domanda riguarda quali voci fiscali bisognerebbe allocare a livello locale/regionale e quali invece conservare a livello nazionale. Siamo d 'accordo sul federalismo, ma in termini concreti quali imposte bisogna "localizzare" e qual'e' il percorso per farlo? (faccio questa domanda da economista, perche' in economia siamo tutti bravi a indicare la strada, poi percorrerla e' un'altro discorso, dato che in Italia ci si trova di fronte sempre qualcuno che si oppone, e questo qualcuno non appare mai nei modelli :) ).
- La seconda domanda e' legata alla prima. Il mio unico dubbio sul federalismo fiscale riguarda le infrastrutture a livello nazionale. Quanto si ostacolerebbe la crescita infrastrutturale (o, se non crescita, almeno "manutenzione"...) nel nostro Paese? Esempio concreto: le risorse e le decisioni per investimenti in infrastrutture ferroviarie (es alta velocita' bari-napoli, o un'ipotetica quanto utopistica e surreale alta velocita' Reggio Calabria-Napoli) sarebbero materia regionale (accordo tra le regioni interessate) o nazionale? Non e' una critica, e' solo un dubbio che spero sia chiarito.
PS: Non conoscevo "Verso Nord", conoscevo solo il motto di Vendola durante la campagna elettorale per le regionali nel 2010 : "Verso Sud" :). A proposito, cosa ne pensate dell'operato di Vendola in Puglia?
Cordiali saluti
Concordo con il Prof. Boldrin. Da meridionale (non meridionalista) ritengo che il federalismo fiscale sia l'unica via per responsabilizzare la spesa. Ho solo due domande per il prof.:
- un mio caro amico, oggi dottorando a stanford, ha pubblicato questo articolo sull'ici:
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002601.html
Parla dell'effetto dell'eliminazione dell'ICI attuata dal SB (alla faccia della federalismo leghista allora al governo...) e pone in chiara evidenza la necessita' di una revisione della ridistribuzione fiscale locale.
La mia domanda riguarda quali voci fiscali bisognerebbe allocare a livello locale/regionale e quali invece conservare a livello nazionale. Siamo daccordo sul federalismo, ma in termini concreti quali imposte bisogna "localizzare" e qual'e' il percorso per farlo? (faccio questa domanda da economista, perche' in economia siamo tutti bravi a indicare la strada, poi percorrerla e' un'altro discorso, dato che in Italia ci si trova di fronte sempre qualcuno che si oppone, e questo qualcuno non appare mai nei modelli :) ).
- La seconda domanda e' legata alla prima. Il mio unico dubbio sul federalismo fiscale riguarda le infrastrutture a livello nazionale. Quanto si ostacolerebbe la crescita infrastrutturale (o, se non crescita, almeno "manutenzione"...) nel nostro Paese? Esempio concreto: le risorse e le decisioni per investimenti in infrastrutture ferroviarie (es alta velocita' bari-napoli, o un'ipotetica quanto utopistica e surreale alta velocita' Reggio Calabria-Napoli) sarebbero materia regionale (accordo tra le regioni interessate) o nazionale? Non e' una critica, e' solo un dubbio che spero sia chiarito.
PS: Non conoscevo "Verso Nord", conoscevo solo il motto di Vendola durante la campagna elettorale per le regionali nel 2010 : "Verso Sud" :). A proposito, cosa ne pensate dell'operato di Vendola in Puglia?
Cordiali saluti
Risposte.
@ Anonimo. Se lei mi indica dove io abbia suggerito "ognuno per i fatti suoi" i poi le chiedo scusa. Altrimenti chieda scusa lei a me per avermi messo in bocca cose che ne' penso ne' ho scritto. Sulle cause dello squilibrio fiscale, invece, ho scritto sia qui sia in luoghi che concedono maggior spazio. Il mio primo lavoro sul tema lo scrissi circa 20 anni fa con Aldo Rustichini e venne pubblicato nel 1994. Lo trova in un volume de Il Mulino, poi ripubblicato. Ve ne sono altri, cerchi tranquillamente in rete.
@ Anonimo. Il surplus fiscale del Centro viene da Roma. Si deve al fatto che le imposte ed i contributi di tutta l'alta dirigenza statale appaiono come "imposte pagate a Roma". Idem per IVA ed altre imposte pagate dalle imprese controllate dalla politica che a Roma hanno per questo sede, dall'Alitalia a Poste Italiane. Ma il VA di queste imprese e' prodotto altrove mentre gli alti stipendi pubblici della burocrazia romana sono pagati, al lordo, da imposte che vengono dal settore privato del resto d'Italia. Si tratta quindi di un surplus artificiale. Esistono poi una serie di altri aggiustamenti statistici del tutto arbitrari che rendono questo fenomeno ancor piu' accentuato.
@ Verso Nord: piacere di fare la conoscenza. Non sapevo esisteste, sino ad oggi. Neanche voi, per altro, citate me. Se voi queste cose le dite da due anni, io le dico da 20 ... uno dei vostri soci fondatori, Massimo Cacciari, le leggeva nel lontano '94 quando faceva, a mio avviso molto malamente, il, sindaco di Venezia e diceva cose ben distinte. Me lo saluti, lo conosco da quando ne avevo 18 io, di anni.
@ Anonimo: quando sembrava possibile provarci qualcuno la LN l'ha aiutata, a gratis pure. Chieda in giro, magari a Pagliarini, e capira'. Poi, cosa vuole, ci si e' rapidamente resi conto che la "dirigenza" leghista aveva tanta voglia di aiutarsi da sola ... ed abbiamo lasciato stare. Non avevamo tanta fame, lei mi dovra' perdonare.
@ leonerosso: mi dica a quali servizi pubblici si riferisce. Per quanto riguarda le mie proposte le posso garantire che Iberia o Air France sono molto meglio di Alitalia, FedEx neanche confrontarla con Poste Italiane, Trenitalia ... lei ha mai usato Japan Rail? Che poi ENEL, Banca Intesa o Finmeccanica debbano essere controllate da politici, specialmente in giorni come questi, spero non sia il caso neanche di discuterlo. Purtroppo, grazie anche a questa retorica assurda e folle de "i servizi pubblici non si privatizzano" (Finmeccanica un servizio pubblico!!!!) continueranno a rimanere in mano alla casta. E voi pagherete in cambio di nulla. Contenti voi.
La via del federalismo, vero o finto/fiscale che sia, equivarrebbe di fatto a quella di una sostanziale secessione; è proprio questo il vero motivo per cui il governo Napolitano-Monti, espressione totalitaria delle elites finanziarie, della partitocrazia e della burocrazia, ha eliminato persino la parola "federalismo" dal programma di governo.
La via del federalismo è quindi ormai tramontata definitivamente poichè produrrebbe comunque il risultato di perdita di potere e privilegi per coloro che da sempre comandano indisturbati con le loro parassitarie natiche incollate ad inutili e costosissime poltrone, contestualmente alla fine del tentativo di impossessamento a quattro soldi degli assets statali Italiani da parte delle elites finanziarie "illuminate" che ci "prestano" l'Euro (moneta non sovrana, ma privata) a strozzo.
Solo L'INDIPENDENZA DALL'ITALIA può salvare le regioni del Nord dalla rovina.
A conferma di ciò è ben esplicativo il seguente recente articolo.
FEDERALISMO SECESSIONISTA
di Ferruccio Pinotti - 7 Febbraio 2011
Il decreto sulla municipalizzazione del fisco rischia di mandare in default il centro-sud
Il Decreto sul federalismo municipale di cui tanto si parla in questi giorni, rappresenta un tema estremamente importante, estremamente delicato, in quanto la riforma in senso federalista dello Stato, in particolare dei tributi che sono considerati il primo step per l'attuazione del progetto federalista della Lega e comunque della maggioranza di governo, rappresenta un'operazione carica di valenze, non a caso il Capo dello Stato ha già eccepito delle critiche, delle incongruenze nel Decreto.
Il punto nodale è cosa si propone di fare con questo Decreto sul federalismo fiscale e quali possono essere i suoi effetti. Se è vero che da un lato è giusto pensare a una riforma che decentri la fiscalità attribuendo maggiori responsabilità agli enti locali, va anche detto che il modo caotico e rapido con il quale si vuole attuare questa riforma presta il fianco a rischi insistenti, rischi importanti. In particolare bisogna tenere presente un fatto, che l'Italia si approccia al federalismo partendo da una situazione di crisi economica. Solo 4 regioni italiane, che poi sono quelle del Nord, hanno dei bilanci che tengono. Dei bilanci in "arancione", insomma. Tutte le altre regioni italiane sono con bilanci assolutamente in rosso, con bilanci in situazioni pesantissime, con situazioni poi non solo regionali, ma anche provinciali e comunali assolutamente pesanti. Basti pensare che per esempio l'A.S.L. di Salerno ha 22.500 dipendenti e quella di Verona ne ha 2.500. Questi dati indicano le difficoltà economiche e la disorganizzazione che esiste su tutto il centro-sud dell'Italia.
Attuare quindi questo federalismo duro e puro di carattere municipale, significa correre il rischio di mandare completamente in default intere regioni italiane con province d'Italia, far emergere una situazione gravemente deficitaria di gran parte della finanza pubblica italiana e far esplodere, così, un bubbone estremamente pericoloso. Perché, se da un lato è giusto che le finanze, in particolare del centro-sud, siano sottoposte a maggiori controlli e a tagli - citavo non a caso l'esempio di Salerno - è altrettanto vero che se questo viene fatto velocemente, di botto, con una manovra che può creare un fondo perequativo, la situazione esploderà.
Verrà fuori quella che è la situazione italiana, un paese giustamente divaricato con un'economia forte agganciata all'Europa al Nord e un'economia debolissima e corrotta al Meridione.
A quel punto si verificherebbero le condizioni di quello che è sempre stato il sogno della Lega: una sostanziale secessione. Qualche giorno fa un leader storico della Lega come Speroni affermava il fatto che la secessione è sempre stata un'idea forte della Lega e che lui tutt'ora crede nella secessione. Del resto più di un leader leghista dice che anche se la nostra Costituzione non prevede dei referendum sulla secessione, possono essere create delle condizioni.
Il piano della Lega, adottato da Silvio Berlusconi per ragioni di convenienza politica e di appoggio politico al suo governo traballante, prevede proprio la creazione di queste condizioni per il distacco. Se si adottano velocemente, senza controlli e approfondimenti, il federalismo fiscale e altre forme forti di decentramento delle finanze pubbliche, si creano le premesse per un default del centro-sud, e a quel punto le regioni del Nord con molte più risorse, verrano sollecitate a livello di piazza, verranno sollecitate a livello popolare, a livello di televisioni, di movimenti, di sussulti. E anche se tecnicamente non c'è nella nostra Costituzione la possibilità della secessione, la situazione può cambiare. Pensiamo all'esempio della Jugoslavia, o ad altre regioni d'Europa che hanno vissuto le secessioni. Ci hanno insegnato che non è affatto impossibile trovare le vie per creare delle situazioni di distacco e, come dichiarava proprio lo stesso Speroni pochi giorni fa, in un'Europa nella quale contano sempre meno, a loro parere, le entità nazionali, potrebbe crearsi la situazione per una sorta di movimento secessionista nel quale viene chiesto alla popolazione del Nord cosa vuole fare? Vuole tenersi sul groppone un centro-sud totalmente decotto sul piano finanziario, infiltrato anche dalla mafia e da altre forme criminali? Oppure vuole diventare una macro area? Non bisogna dimenticare che solo la Lombardia ha 10 milioni di abitanti (più della Svizzera che ne ha 6 milioni) che insieme a Piemonte, Friuli, Veneto ed Emilia Romagna, senza contare la Toscana e il Lazio, si avrebbe una macroregione molto importante e consistente.
Quindi c'è il rischio veramente del dissolvimento dell'unità nazionale e anche il pericolo di situazioni sociali molto gravi.
http://www.youtube.com/watch?v=I3epDswY0F8
Auguriamoci che questo dissolvimento avvenga prima possibile; così riusciremo forse a salvare il salvabile.
Attenti, Boldrin è una sola. Sono 20 anni che ci riempiono la testa con il mitico "federalismo", ma nei settori in cui è entrato il federalismo, la spesa e la corruzione sono esplosi, vedi la sanità regionalizzata.
E poi ... la colpa è del SUD e della spesa pubblica fuori controllo. Andiamo prof. Boldrin, ma ancora con queste stron*zate? la lega c'ha mangiato per 20 anni, adesso ci mangiano anche gli economisti.
Dire che il debito pubblico è stato generato dal sud Italia è una cosa che non si può sentire. Dica professore, quanto costano e quanto hanno inciso sul debito pubblico italiano le pensioni di anzianità, e ci dica professore, se il sud non assorbisse i manufatti del nord chi cazzo li comprerebbe quei prodotti? Si vergogni professore, se ne è capace, ma credo che non ne sia capace viste le stron*ate che scrive.
si vergogni lei, la solita retorica inconcludente. Ha mai sentito parlare del residuo fiscale? sa cos'è?
le stron*ate le scrive lei.
questo paese è irriformabile quindi sarà default, unica via d'uscita la secessione.
Sig. Boldrin, e 2 parole sulla corruzione più alta del mondo occidentale, no?
Le ricordo che ancora oggi, questa è la nostra classe dirigente
www.lincredibileparlamentoitaliano.yolasite.com
Entri e non crederà ai suoi occhi.
Ma è tutto vero, signori.
Per l'anonimo che ha chiesto il perché il surplus fiscale del centro sarebbe artificiale, provo a dare una idea: per esempio, l'INPS ha sede a Roma, le imposte delle pensioni di *tutti* i cittadini italiani sono versate a Roma, Lazio.
L'altro anonimo che dice che l'articolo sarebbe superficiale perché finirebbe con un (a suo dire) "puerile ogniuno per i fatti suoi" trascura di considerare il moral hazard che è intrinseco ad un sistema dove se anche spendi e mandi in rosso la spesa della tua regione, tanto pagano gli altri. Non capire questo problema mi pare grave, ma non escludo che ci sia molta gente non in grado di capirlo.
Boldrin for President!
Qualcuno mi sa dire dove sono stati privatizzati servizi ed industrie pubbliche e quindi i cittadini ne abbiano tratto vantaggi in termini di tariffe e prezzi?
Scusi avrei solo una domanda : Ma come mai la Lega che produce un federalismo " cretinoide " non e' mai stata aiutata o corretta da nessuno ? Ma al contrario e' stata sempre derisa ,ostacolata, o adirittura danneggiata ?
Giustissimo...sia per quanto riguarda necessita di taglio spesa radicale (a prescindere da territorio) che per necessita di maggiore indipendenza fiscale territoriale (meglio chiamarla cosi per evitare confusione con versioni cretinoidi). Tassazione extra a prescindere da valutazioni politiche avrebbe comunque effetti irreversibilmente recessivi.
Gentile Prof. Boldrin, un gran bell'articolo... ma due paroline su Verso Nord le poteva spendere, no?! :-)
In fondo, sono 2 anni che predichiamo i suoi stessi argomenti (a partire da un federalismo, come dice lei, non "cretinoide"!)
Gentile Prof. Boldrin, un gran bell'articolo... ma due paroline su Verso Nord le poteva spendere, no?! :-)
In fondo, sono 2 anni che predichiamo i suoi stessi argomenti (a partire da un federalismo, come dice lei, non "cretinoide"!)
Ottimo articolo.
Ma mi viene da dire: allora sarà sicuramente default - e forse guerra civile.
Per quanto possa valere, concordo in pieno. Aggiungo che alla sacrosanta lotta all'evasione andrebbe accompagnata una sacrosanta e drastica lotta alla spesa pubblica, in uno con il primo problema italiano da risolvere: il monte debito pubblico. E' questo il primo impellente problema, e lo si può in parte risolvere con la dismissione di parte dell'ingente patrimonio pubblico (+/- 700 miliardi di euro); si libererebbero, da interessi sul debito, soldi da investire nella crescita. In contemporanea una seria riduzione della spesa pubblica aiuterebbe parecchio: le regioni e provincie autonome hanno ancora ragione di esistere?, perchè non si possono eliminare le provincie?, ridurre il numero dei parlamentari e di chi opera in politica?, perchè non mettere un tetto agli emolumenti della dirigenza pubblica?, e così via.
Tutte cose che sempre più spesso sentiamo chiedere da più parti politiche e giornalistiche. Questa mattina il giornalista Cisnetto proponeva la costituzione di un fondo da quotare in borsa e da far sottoscrivere ai possessori di patrimoni superiori ad una certa cifra (in altre parole una patrimoniale doverosa da parte di chi non ha subito riduzioni di capacità di spesa dalle imposizioni ultime); proponeva anche l'eliminazione delle provincie e la riduzione del numero delle regioni.
Se tutte queste cose, oltre al federalismo fiscale proposto nell'articolo, non si possono fare, per cortesia, che i nostri tecnici al governo ci spieghino le motivazioni.
Per quanto possa valere, concordo in pieno. Aggiungo che alla sacrosanta lotta all'evasione andrebbe accompagnata una sacrosanta e drastica lotta alla spesa pubblica, in uno con il primo problema italiano da risolvere: il monte debito pubblico. E' questo il primo impellente problema, e lo si può in parte risolvere con la dismissione di parte dell'ingente patrimonio pubblico (+/- 700 miliardi di euro); si libererebbero, da interessi sul debito, soldi da investire nella crescita. In contemporanea una seria riduzione della spesa pubblica aiuterebbe parecchio: le regioni e provincie autonome hanno ancora ragione di esistere?, perchè non si possono eliminare le provincie?, ridurre il numero dei parlamentari e di chi opera in politica?, perchè non mettere un tetto agli emolumenti della dirigenza pubblica?, e così via.
Tutte cose che sempre più spesso sentiamo chiedere da più parti politiche e giornalistiche. Questa mattina il giornalista Cisnetto proponeva la costituzione di un fondo da quotare in borsa e da far sottoscrivere ai possessori di patrimoni superiori ad una certa cifra (in altre parole una patrimoniale doverosa da parte di chi non ha subito riduzioni di capacità di spesa dalle imposizioni ultime); proponeva anche l'eliminazione delle provincie e la riduzione del numero delle regioni.
Se tutte queste cose, oltre al federalismo fiscale proposto nell'articolo, non si possono fare, per cortesia, che i nostri tecnici al governo ci spieghino le motivazioni.
Scusi la domanda cretina ma perché il surplus fiscale del Centro italia sarebbe artificiale? Non so se la risposta che ho in mente sia quella giusta, grazie.
Clap Clap Clap, qualcuno qui al nord avrà il coraggio di NON lasciare il monopolio di questo argomento alla LN?
Premesso che son daccordo col federalismo fiscale, il succo dell'articolo mi sembra molto superficiale. E' vero, il Sud e' il problema economico di questo paese, ma Invece che porsi le domande "Da dove deriva questo spreco", "Come risolviamo il problema", si finisce con un puerile "Ognuno per fatti suoi, e buonanotte".
"la Lega Nord è l'oppio della paGania" ...con la "G"... CarlMarx remixato
SerenissimiSaluti
# La Lega Nord è l'oppio della paGania # ...con la "G"
CarlMarx remixato
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