Analisi

Ma davvero la finanza contribuisce alla crescita economica?

Nei sistemi economici sviluppati la finanza ha ancora un ruolo positivo, ossia aiuta la crescita economica, oppure lo perde? Secondo uno studio del Fmi emerge che il contributo dei mercati è positivo fino a quando il credito al settore privato è tra l'80 e il 100% Pil, e poi smette di esserlo. Se questo è vero, scrive Giorgio Arfaras, direttore della Lettera economica del Centro Einaudi, le banche non hanno scuse per non erogare credito. 

(Foto da Flickr di jpellgen)

A dei livelli di sviluppo molto bassi la finanza nemmeno c'è. Esistono i mercati, come si vede andando in qualsiasi paese poverissimo, ma non esiste il credito. Al mercato si compra il mango, ma un potenziale imprenditore di manghi non saprebbe come commercializzarli su larga scala. Avesse anche dei terreni, non potrebbe darli in garanzia (= collaterale) alla banca, perché manca un sistema formale di proprietà. Per questa ragione alcuni pensano che per uscire dalla povertà si debbano far emergere i collaterali, ossia i beni che già esistono ma che non sono legalmente riconosciuti.

A dei livelli di sviluppo intermedi, invece, la finanza gioca un gran ruolo. Gli investimenti sono decisi individualmente dagli imprenditori (dunque non esiste un investimento preordinato, un Piano), i quali non hanno i mezzi sufficienti per materializzare i propri intendimenti: ecco che si indebitano con le banche, emettono azioni, e obbligazioni. Il capitalismo è il sistema economico dove gli imprenditori investono grazie al finanziamento di terzi, che a sua volta passa dal sotto sistema finanziario. Se questa definizione del capitalismo è giusta, allora la distinzione fra l'economia reale – quella “buona”dove si producono cose utili con il sudore e la passione – e quella finanziaria –quella “cattiva” dove si producono cose inutili mossi dall'avidità – è utile ai fini analitici e anche polemici, ma in realtà non c'è.

A dei livelli di sviluppo molto elevati (la cui misura è un reddito pro capite alto e un sistema finanziario di gran peso) la finanza ha ancora un ruolo positivo – ossia aiuta lo sviluppo economico – oppure lo perde? A questa domanda prova a rispondere uno studio del Fondo Monetario Internazionale, dal titolo significativo di Too Much Finance?”.

La risposta al quesito che viene subito in mente è No. Siamo, infatti, nel bel mezzo di una grave crisi finanziaria, la cui cura frena l'economia reale. Il che sembra ovvio, ma non è proprio vero. In Spagna, per esempio, hanno costruito con il credito bancario una quantità impressionante di case, con ciò spingendo l'economia reale. Ne hanno costruite talmente tante, che per venderle tutte ci vorranno anni. Intanto gli spagnoli e gli altri membri dell'euro area devono risanare i bilanci delle banche, che sono immerse nei cattivi crediti del settore edilizio. Dunque in Spagna la finanza ha prima spinto la crescita, e poi la ha frenata. La risposta spontanea No va quindi sfumata. Si deve dare una risposta al quesito tenendo conto del “ciclo”. La finanza prima “dà” e poi “toglie”. Il risultato finale è positivo o negativo?

Lo studio del Fondo Monetario analizza il contributo della finanza alla crescita economica attraverso il credito al settore privato delle imprese. Viene fuori che il suo contributo è positivo fino a un certo livello – con il credito al settore privato fra l'80 e il 100 per cento del PIL – e poi smette di esserlo. La relazione statistica è quella del contributo decrescente, ma questa dice nulla su che cosa sia “causa” e che cosa “effetto”. Perché la finanza smette a un certo punto di contribuire allo sviluppo? Perché diventa un costo che supera i vantaggi? Nello studio sono elencati i molti punti di vista sulle cause, senza dichiarare quello preferito. Insomma, non sappiamo ancora perché si abbia questo contributo decrescente.

Una lettura alla fine inutile? No, lo studio sembra, ma non è innocente. Se, infatti, il credito al settore privato delle imprese smette da un certo punto in poi di contribuire alla crescita, allora il punto di vista delle banche non è sostenibile. L'idea – nota come le regole di Basilea III – di stringere i criteri di erogazione del credito – un minor rapporto fra attivo e capitale di rischio, ossia una riduzione della famigerata leva – è stata contestata dalle banche. Esse sostengono che in questo modo si riduce il credito all'economia e dunque si ottiene un peggior andamento delle cose. Ma se il contributo del credito allo sviluppo da un certo punto in poi smette di esserci, l'obiezione non vale.

 

 

Comments

Giampaolo Nessun's picture
Inviato da: Giampaolo Nessun
4 August 2012 - 21:17

Ritengo che BLOCCARE la transazioni scoperte in borsa,in tutto il mondo! Sia l'uovo di Colombo per riportare gli investimenti sui PRODOTTI.Limitando la velocità delle transazioni si indurrà un progressivo e irreversibile alontanamento della speculazione drogata dei derivati,DALLA COMPOSIZIONE DEI FONDI.
SOLO LA POLITICA E' IN GRADO DI REGOLARE LA SPECULAZIONE E CIO'NON ACCADRA' MAI ! ! ! "PECUNIA NON OLET"

anonimo-x's picture
Inviato da: anonimo-x
31 July 2012 - 09:08

mi piacerebbe sapere la vostra opinione sulla banca di cui sono cliente.
Leggo Il Sole 24 Ore, in modo particolare i consigli che danno a noi investitori normali. Nonché i consigli del prof. Beppe Scienza. Ma quando vado nella filiale della banca per comprare ciò che viene suggerito, mi rispondono che hanno i loro titoli.
Ovviamente non sono l'unico. Più di una volta ho letto su vari quotidiani e riviste che arrivano loro numerose lettere di protesta su tale comportamento comune a (quasi) tutte le banche.
Capisco la necessità della banca di pensare a se stessa, ma nel 2011 non ho recuperato nemmeno l'inflazione. E' buona o cattiva finanza questa? Conviene alla nazione, alla comunità? oltre che a me, ovviamente.

tixexit's picture
Inviato da: tixexit
30 July 2012 - 19:58

La Guardia di Finanza, certamente

ElleBi's picture
Inviato da: ElleBi
30 July 2012 - 14:35

Non sono d'accordo su questo punto: " L'idea – nota come le regole di Basilea III – di stringere i criteri di erogazione del credito – un minor rapporto fra attivo e capitale di rischio, ossia una riduzione della famigerata leva – è stata contestata dalle banche. Esse sostengono che in questo modo si riduce il credito all'economia e dunque si ottiene un peggior andamento delle cose. Ma se il contributo del credito allo sviluppo da un certo punto in poi smette di esserci, l'obiezione non vale."

Basilea III non obbliga le banche a stringere i cordoni del credito ma ha il" fine di rafforzare la regolamentazione, la vigilanza e la gestione del rischio del settore bancario.
Migliorando la capacità del settore bancario di assorbire shock derivanti da tensioni economiche e finanziarie, indipendentemente dalla loro origine;
migliorare la gestione del rischio e la governance;
rafforzare la trasparenza e l'informativa delle banche.

[DA www.bis.org]

Parlare solo di uno degli effetti derivati da Basilea III è, secondo il mio modesto parere, fuorviante.
Tralasciamo gli impatti di Basilea II su trasparenza e informative delle banche in quanto non strettamente collegato all'articolo, in merito al miglioramento degli assorbimenti di shock e della gestione del rischio questo può essere raggiunto tramite un ricorso ad un incremento del patrimonio disponibile (Core Ratio -1) ma anche una efficienza gestione dei derivati come ad esempio gli SWAP sulle valute e/o sugli interessi.
Se poi, per una politica bancaria, si ricorre ad una diminuzione dei crediti al posto, ad esempio, di un incremento del patrimonio attraverso strumenti quali bond convertibili o aumenti di capitali, questo non va imputato a Basilea III ma alla stessa banca!
Secondo me si è confuso il policy and risk management che può adottare un singola banca attraverso il restringimento dei prestiti erogati con Basilea III.

Alfredo's picture
Inviato da: Alfredo
30 July 2012 - 09:43

Suggerisco di vedere anche INETECONOMICS (www.ineteconomics.org) , un pamphlet di economisti, ma nondimeno pieno di consigli pratici su misure durature per salvare l'euro e l'Europa.
Tra i 16 escomisti firmatari ( c'è e' anche la nostra Lucrezia Reichlin) ci sono ben 4 tedeschi noti ed influenti: la cosa e' finita sul Welt , che, con altri quotidiani, ha mostrato sufficienza e distacco dall'iniziativa.....

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