FonSai, irrompono i giudici, chiesta la revoca dell’ok a Unipol
Il custode giudiziario delle azioni Premafin sequestrate ai trust dei Ligresti ha chiesto di convoca
Palazzo di giustizia Milano (© Marta.b da Flickr.com)
Alla fine la magistratura ha suonato il fischietto nella vicenda del salvataggio di Fondiaria Sai. La controversa operazione organizzata e gestita da Mediobanca e Unicredit, le due principali banche creditrici, è tutta da rifare. A metterlo per iscritto è l’avvocato Alessandro Della Chà, il custode giudiziale del 20% di Premafin che lo scorso 19 aprile è stato sequestrato ai trust off shore riconducibili alla famiglia Ligresti.
Assemblea da riconvocare. Della Chà chiede ai vertici della Premafin di convocare urgentemente una nuova assemblea straordinaria per riesaminare, ed eventualmente revocare, la delibera del 12 giugno che prevede un aumento di capitale da 400 milioni riservato a Unipol. Attraverso questo passaggio, Unipol otterrebbe circa l’80% di Premafin, assumendo il controllo di Fondiaria Sai, e parteciperebbe, in un secondo momento, alla ricapitalizzazione della compagnia assicurativa. Al termine del riassetto, che si concluderebbe con una fusione a quattro (Unipol Assicurazioni, Premafin, FonSai, Milano Assicurazioni), i vecchi soci Premafin avrebbero lo 0,85% della nuova entità.
Il custode giudiziale contesta l’assenza di una procedura competitiva fra le offerte arrivate sul tavolo di Premafin. «Non consta», si legge nel fax spedito alle 16:14 di martedì 26 giugno, che l’assemblea della holding «sia stata posta nelle condizioni di effettuare una comparazione tra le due offerte» per il salvataggio del gruppo, quella di Unipol e quella di Sator e Palladio. Una comparazione che viene però ritenuta necessaria «nella prospettiva della migliore valorizzazione della partecipazione di Premafin in FonSai (e in ogni caso nella prospettiva della migliore valorizzazione della partecipazione di ciascun azionista in Premafin)». Fra gli azionisti di Premafin ci sono anche, con un altro pacchetto del 20%, i curatori fallinetari di Sinergia e Imco, le holding dei Ligresti che hanno fatto crac lo scorso 13 giugno. Per Della Chà, inoltre, pare che «possano configurarsi profili di invalidità delle deliberazioni adottate». Della Chà ricorda di essere un «ausiliario del giudice» e ha anche «suggerito» di non dare esecuzione alla delibera sull’aumento di capitale riservato a Unipol. Nelle scorse settimane, l’accordo è stato caldeggiato con insistenza dalle banche e, in particolare, da Mediobanca e da Unicredit.
Oltre al cda e ai sindaci di Premafin, la lettera è stata anticipata per fax alla Consob e all’Isvap. È stata poi consegnata a mano anche al gip di Milano Roberto Arnaldi e al sostituto procuratore Luigi Orsi, titolare dell’inchiesta per aggiotaggio sulle azioni Premafin. Il cda della holding – tuttora presieduto da un’esponente della famiglia Ligresti (Giulia) ma ormai composto a maggioranza da amministratori più sensibili alle ragioni delle banche creditrici – si è riservato «ogni più opportuna valutazione sul merito», entro venerdì 29.
Fuori gioco. L’intervento del professionista nominato dal Tribunale di Milano riporta alla casella di partenza il matrimonio fra Fonsai e Unipol, quando ormai tutto sembrava volgere alla conclusione desiderata dalla compagnia bolognese guidata da Carlo Cimbri e dalle banche creditrici dei Ligresti. Nell’ordine era infatti arrivato il semaforo verde (sia pure condizionato) della Consob all’esenzione dagli obblighi di Opa per Unipol, il sì delle banche al piano di risanamento di Premafin, l’ok condizionato dall’Antitrust, quello dell’Isvap e della Banca d’Italia. Di ieri, è il nuovo accordo sulla revoca – non si sa quanto giuridicamente valido – della manleva inizialmente concessa ai Ligresti. All’appello, manca l’ultimo sì della Consob: quello sull’esenzione dall’obbligo di Opa sulla Milano Assicurazioni, controllata di FonSai. «La decisione arriverà il più presto, ma ovviamente non dipende solo da noi», ha detto il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, più o meno negli stessi momenti in cui arrivava il fax del custode giudiziale. A sorpresa, la magistratura e i suoi uomini hanno fischiato il fuori gioco. E ora si aprono altri, imprevedibili scenari.
Twitter: @lorenzodilena
La lettera del custode giudiziale (in fondo al comunicato)
ultimo aggiornamento mercoledì 27 giugno h 10.02

Comments
Come hanno detto altri prima di me l'offerta di Sator e Palladio il 12 giugno era gia scaduta ed era stata rivolta direttamente a Fonsai.
Sul discorso dei soldi di Sator e Palladio credo anche io che abbiano bluffato visto che quando è stato chiesto di fare una due diligence incrociata i due fondi non hanno dato risposta.
E se così fosse sarebbe gravissimo. In ballo ci sono i posti di lavoro di tantissima gente. Le loro diatribe ( intendo tra Arpe e Mediobanca) se le vedessero a singolar tenzone o in un bel duello rusticano!
Sator non ha i soldi dice qualcuno, ma quando mai in una trattativa (che nel caso di sator e palladio non è mai iniziata perché Unicredit e Mediobanca non l'hanno mai permesso), uno arriva con la valigia di soldi in mano. facciano le cose per bene e poi sator e palladio mettono sul tavolo il soldi. Non mi pare del resto che Unipol li abbia: tant'è che deve fare un aumento di capitale da 1,1 miliardi. O no?
Ma davvero pensate che i cda di Premafin e FonSai abbiano agito in piena libertà?
Mi piace moltissimo Linkiesta. Ma mi sto stufando delle ricostruzioni da hooligan di Dilena. Basta leggere la lettera per vedere che si riferisce all'assemblea del 12 giugno. A quella data la proposta Sator-Palladio era scaduta, quindi non c'era nulla da comparare. Avrei gradito lo notasse il giornalista (Milano Finanza lo ha notato). Ho capito però qual è il giochino! E': nota la differenza tra fatti&documenti e quello che dice Dilena. Bellissimo! Geniale!
..ehi, ma è la stessa magistratura che dormiva, insieme a Consob e Isvap, mentre i Ligrestos spolpavano Fonsai? Chissà per chi gioca, adesso...
Mi sbaglierò ma, secondo me, l’avvocato Della Chà, il custode del 20% di Premafin, commette un grave errore quando parla di due offerte per la ricapitalizzazione di Premafin, riferendosi alla proposta di Unipol e a quella di Sator-Palladio. Quando il 21 maggio l'assemblea di Premafin ha deciso di rinviare la decisione sull'aumento di capitale riservato al 12 giugno sul tavolo del cda di Premafin c'era solo l'offerta di Unipol. In quel momento la proposta di Sator-Palladio, presentata il 9 maggio, non era più rivolta a Premafin ma solo a FonSai.
Così come non era rivolta a Premafin la successiva offerta di Sator e Palladio, quella dell'8 giugno. Anche in quel caso l'offerta di Sator-Palladio era rivolta solo a FonSai, anche se il quell'occasione i due fondi si dicevano pronti a individuare potenziali investitori disponibili a finanziare Premafin per sottoscrivere la propria quota dell'aumento di capitale in opzione di FonSai. Sator e Palladio non facevano nessun riferimento all'aumento di capitale di Premafin sul quale l'assemblea avrebbe dovuto pronunciarsi il 12 giugno.
Il 12 giugno, dunque, i soci di Premafin riuniti in assemblea avevano di fronte a loro solo una proposta: quella di Unipol. La presa di posizione del custode mi sembra un po' pretestuosa.
Un'altra cosa mi sfugge. Si è scritto tanto sulla presunta debolezza patrimoniale di Unipol dovuta alle minusvalenze latenti sugli strutturati. Sicuramente sarà così. Lo scoop de Linkiesta sembra dimostrarlo. Ma perché nessuno, se non Mucchetti sul Corriere della Sera, si è posto il problema se Sator-Palladio hanno davvero i soldi per ricapitalizzare FonSai?
Un ultima cosa. Ma i soci di minoranza di FonSai, almeno quelli di lunga data, non hanno mai pensato che fosse rischioso essere socio dei signori Ligresti. Quando la compagnia andava bene e staccava ricche cedole non hanno mai detto niente. Perché ora piangono gridando alla truffa?
Per l'anonimo delle 00.22. Di scandaloso c'è il fatto che per sei mesi è stata portata avanti un'operazione impresentabile, orrenda e rattoppata, con la complicità delle autorità di vigilanza (consob, isvap, banca d'italia). Non la vita economica è decisa dai giudici, ma il perseguimento di reati: e qui ce ne sono parecchi, anche al netto di quelli contestabili ai ligresti. Secondo te, se ti rubo il portafoglio, e poi il pm mi becca, cosa è? interferenza nella mia vita economica? A disappointed banker
è scandaloso che la vita economica italiana debba sempre essere decisa dai giudici
La miglior risposta al vergognoso articolo di pseudo killeraggio di MF e alle farneticazioni su questo dossier. Bravi ancora.
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