“Più stampi e più perdi soldi”: il dilemma dei quotidiani
Stampare meno o perdere soldi? Sarebbe questo il bivio davanti al quale si trova la carta stampata i
Stampare meno o perdere soldi? Sarebbe questo il bivio davanti al quale si trova la carta stampata italiana. Il discorso è semplice: se la crisi avanza e gli investitori pubblicitari latitano, tanto vale consumare meno carta e inchiostro. Visto che le vendite continuano a calare e la quantità di copie che ogni giorno torna indietro dai chioschi delle edicole aumenta. I vertici dei grandi gruppi editoriali e i direttori delle testate in questi giorni starebbero discutendo proprio di questo. Ma nessun grande nome accetterà di far calare la tiratura del proprio giornale senza che lo facciano anche gli altri. Dietro l’angolo, dicono i più informati, si prospetta una «Yalta dei gruppi editoriali». Obiettivo: meno copie per tutti.
I dati Ads (Accertamento diffusione stampa) di maggio 2012 parlano chiaro. Il Corriere della sera, su una tiratura media di 609.705 copie, ne vende 474.395. Che vuol dire una resa media di 134.395 giornali al giorno. Proporzioni simili per La Repubblica, che stampa in media 509.141 copie per venderne 396.446, con una resa di 112.663 unità. Si scende con La Stampa, per la quale su una tiratura di 350.297 tornano indietro 93.166 copie. E Il Sole 24 ore, che ha un ritorno di 68.861 copie (su 331.753 vendute).
Livelli di resa di questo tipo si spiegano anche con la modalità di diffusione dei giornali italiani, concentrati soprattutto in alcune aree di riferimento (La Stampa, ad esempio, vende circa la metà delle copie in Piemonte, stesso discorso per Il Corriere della sera in Lombardia). La teoria insegna che l’obiettivo della distribuzione editoriale dovrebbe essere quello di ottenere una copia di resa per ogni punto vendita: quando da un'edicola non arriva nessuna copia di resa, l’editore non sa se avrebbe potuto vendere ancora aumentando le forniture. La singola copia di reso costituisce il segnale che tutta la domanda disponibile è stata soddisfatta. Tutte le copie successive alla prima, però, rappresentano una perdita di efficienza distributiva.
Perché, allora, mandare 300 copie in un'edicola se so che in quel chiosco ne vendo in media 120? Finora la risposta risiedeva negli investimenti pubblicitari: se stampo di più, il costo dello spazio pubblicitario da vendere sarà più alto. Ma se la pubblicità manca – sarebbe questo il ragionamento degli amministratori delegati – “drogare” la tiratura per attirare gli investimenti e praticare prezzi più alti non serve. Anzi. Soprattutto se si tiene conto che la stampa dei giornali rappresenta il 20-25% dei costi totali di una impresa editoriale.
Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio stampa Fcp (Federazione concessionarie pubblicità), il fatturato pubblicitario - che normalmente rappresenta più della metà delle entrate - nei primi cinque mesi del 2012 sarebbe calato del 13,2% su tutta la carta stampata (nello stesso periodo sul web si è registrata una crescita del 10,2%). In particolare, i quotidiani a pagamento registrano in complesso un meno 12,4% del fatturato pubblicitario e meno 3,5% dello spazio comprato in pagina. Basta guardare al bilancio 2011 del gruppo Repubblica-L’Espresso. Il quotidiano diretto da Ezio Mauro, inserti e settimanali compresi, ha perso lo scorso anno l’1,9% di pubblicità, che corrisponde a 6.2 milioni di euro in fatturato. Segno negativo anche per Rcs: confrontando il primo trimestre 2011 e quello 2012, il gruppo di via Solferino ha perso 15 milioni di euro di ricavi pubblicitari, con una flessione del 4,2% solo per Il Corriere della sera.
E se la pubblicità diminuisce, la stampa di copie non vendute costituisce una ulteriore perdita per i gruppi editoriali. L’incidenza del costo industriale sul fatturato diventa in questo modo più elevata, perché i costi di carta e stampa vengono calcolati sulle copie stampate e non su quelle vendute. In più salgono i costi distributivi: è vero che il margine dell’edicolante viene pagato solo sul venduto, ma la distribuzione viene remunerata per tutte le copie distribuite.
A questo va aggiunto il numero delle cosiddette copie a sostegno, cioè le copie date in abbonamento gratuito a hotel e compagnie aeree. Finora, anche queste copie sono servite a “drogare” la vendita degli spazi pubblicitari, perché altro non facevano che rimpolpare il numero totale di copie vendute. Parliamo (dati Ads di maggio 2012) di 95.835 per Il Corriere della sera, 45.239 per Il Sole e 12.766 per La Repubblica. La soluzione alla crisi, dicono i più informati, potrebbe essere che la Fieg (Federazione italiana editori giornali) disponga per tutti l’eliminazione delle copie omaggio.
Questi numeri, raccontano fonti interne al mondo dell’editoria, hanno portato a un dibattito molto acceso nei grandi gruppi editoriali. Da una parte, chi fa i conti nei giornali chiede un piano di contenimento dei costi, per far fronte alla crisi che sta colpendo la carta stampata. Che significherebbe: oltre ai tagli di personale nelle redazioni, stampare meno copie per ridurre i resi ed eliminare le copie a sostegno, che costituiscono ormai una zavorra inutile vista la carenza di entrate pubblicitarie. Dall’altra i direttori rispondono: «Però lo devono fare tutti». Perché, dicono in tanti, nessuno vorrebbe trovarsi improvvisamente declassato dal primo al quarto posto nelle tabelle Ads. Ecco perché i grandi gruppi avrebbero cominciato a parlare tra di loro per decidere insieme di diminuire le copie stampate. Con buona pace di tutti.

Comments
Ho troppo gusto. Cosa speravano? Che le loro bugie al soldo di politicanti e padroni potessero durare per sempre? Se la crisi spazzerà via giornali e giornalisti sarà una gran cosa in tanto disastro. Anni di bugie. Ora si riscuote il conto. Ci ho troppo gusto.
Per sottolineare e sono solo quelli italiani.
http://www.unionecronisti.it/memoria/librouccisi.pdf
s
credo che la poca lettura sia anche un profondo segnale di disaffezione per un giornalismo sostanzialmente "corrotto" nel gestire (maneggiare) notizie. Il Sole, Il Corriere, La Repubblica.
La stessa disaffezione che riceve la classe politica.
really?
Gli italiani fanno sacrifici, assurdo mantenere ancora i contributi all'editoria che vanno cancellati tutti.
Cara Dottoressa Baratta (che piacere leggerla per un secondo fuori dall’inferno della Calabria), caro Dottor Tondelli,
in effetti “fare giornalismo di qualità costa, costa proporti ogni giorno inchieste, analisi e opinioni qualificate. Per questo abbiamo bisogno del tuo aiuto e del tuo sostegno…”. E ci credo! Parole sante Caro Dottor Tondelli, soprattutto se sono pronunciate da uno scantinato dove lavorate in quattro gatti altamente professionali, con una passione smisurata per l’informazione obiettiva, precisa, puntuale e di qualità. Invece nelle portaerei qui sotto ormeggiate, che si scontrano giornalmente tra di loro, oltre a dovere stampare meno per risparmiare dovrebbero seriamente porsi anche il problema del numero di personale a bordo che non scherza affatto! Neanche nella nostra sfigatissima Cavour che imbarca 1.210 membri di equipaggio gira così tanta gente come in questi due giornali.
RCS MediaGroup (Portaerei “Caccia a Ottobre Rosso”)
Ripartizione numero medio dei dipendenti per area geografica
L’organico medio dei dipendenti al 31 marzo 2012, risulta pari a 5.755 unità e si confronta con 6.056 unità del primo trimestre dell’esercizio precedente. Il decremento è pari a 301 unità. La flessione è principalmente attribuibile al gruppo Dada (-195 unità), anche per effetto della cessione di Dada.net, all’area Quotidiani Italia (-40 unità), all’area Quotidiani Spagna (-56 unità) e ad Attività Televisive (-18 unità). I decrementi realizzati per effetto della continua ricerca di efficienza intrapresa dal Gruppo, sono solo in parte compensati dagli incrementi degli organici per le attività editoriali periodici in via di sviluppo in Cina.
Gruppo Editoriale L’Espresso (Portaerei “Saratoga”, ce ne vuole a chili per tenerla in piedi)
Personale 2010 2011
Dipendenti alla fine del periodo 2.789 2.673
Dipendenti medi 2.894 2.747
Caro Dottor Tondelli, non si lavora solo per la passione. Posso dirvi con tutta tranquillità che anche voi dovrete fare la spesa settimanale per mettere qualcosa in frigo e tirare fuori a fine mese i soldi per pagare l'affitto e le bollette di luce e gas. Sono solo le prime quattro cose che mi vengono in mente! E' un semplicissimo principio di realtà. Lo dico per la prima volta anche tutti quei magnifici lettori che aprono il vostro sito e leggono con estremo piacere le notizie pubblicate all'interno... non si vive di solo aria.
Un saluto affettuoso a tutti i lettori (anch'io all'inizio non mi sono reso conto che la missione de Linkiesta è anche un lavoro che dovrebbe essere retribuito da tutti noi insieme che partecipiamo a questo progetto in prima persona con le nostre opinioni), un saluto caro ai giornalisti di questa piccola, grande, stupenda testata.
carlomaria
Scommettiamo che se venissero cancellati i contributi all'editoria diminuirebbero anche le copie stampate inutilmente?
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