Il disagio della memoria significa la fine dell’Europa
Oggi è il giorno della memoria. Ricordare, in questo caso, non serve a essere orgogliosi, ma a diventare qualcosa di diverso da sé. Dalla memoria della Shoah è nata l’idea di Europa: un processo opposto alla fondazione di uno Stato, dove vige, invece, l’oblio. Si deve ricordare: è il dazio per diventare europei (che sempre meno persone vogliono pagare), scrive lo storico David Bidussa. E se la memoria tramonta, anche la nostra Europa sbiadisce.
Il giorno della memoria” è a “bassa tensione”. Per averne conferma è sufficiente comparare le pagine dei giornali di questa settimana con quelle degli anni scorsi. Per me non è una sorpresa. Tuttavia sbaglieremmo di grosso se pensassimo che è prevalentemente un problema di abitudine. Dietro, a mio avviso, c’è soprattutto una crisi della cultura democratica, prima ancora che del tessuto democratico delle società europee.
Tralascio la questione della testimonianza, del rapporto tra formazione scolastica e riflessione sulla Shoah. Non perché siano argomenti fuori luogo, ma semplicemente perché sono argomenti che fanno parte ormai del “senso comune” (altra questione è come si affrontano, ma non ne voglio scrivere ora. In ogni caso, anche questi aspetti fanno parte della discussione pubblica da tempo).
Ci sono due questioni essenziali che credo siano al centro di questo giorno della memoria, e con questo intendo il 27 gennaio 2012.
La prima riguarda i conflitti tra memorie. La seconda riguarda la crisi dell’Europa. Anzi: per esser più precisi, il sentimento diffuso anti-europeista.
La prima riguarda la questione del Blocco 21 e del memoriale italiano della deportazione ad Auschwitz. Da una parte, c’è la necessità di ripensare un modo di affrontare il passato; dall’altra una spaccatura tra memorie che, negli ultimi anni, ha significato soprattutto lo scontro sulla questione del memoriale italiano di Auschwitz.
È un aspetto che nessuno avrebbe immaginato, nel 2000, ma che oggi occorre saper affrontare sapendo che, in quella storia, c’è molto dolore, ma c’è anche la necessità di capire i molti elementi diversi, specifici, che la connotano. Lo sterminio ha riguardato molti soggetti ed è avvenuto per molti motivi. Compito di una memoria attenta è comprendere sia l’aspetto generale sia le dinamiche specifiche di un evento che è costituito da molti e diversi percorsi. È una discussione che rischia di produrre piazzate e urlate. E che sarebbe bene affrontare con pacatezza e soprattutto senza condizionamenti politici.
La seconda riguarda la questione dell’anti-europeismo. Il “giorno della memoria” è il risultato di una artificio culturale. L’Europa – per esser più precisi l’UE – dopo l’89 nasce sulla base di una “religione civile” fondata sulla “memoria del male”. A differenza del processo di costruzione dell’identità nazionale, un processo in cui l’oblio ha una parte essenziale, il processo di costruzione dell’Europa come replica e riparazione ai molti non detti, configura un’altra modalità della memoria. Una memoria che è essenzialmente un bisogno di passato fondato in gran parte sulla memoria del male.
È uno dei motivi che sta anche alla base della crisi dell’idea di Europa. Questo percorso pone il problema delle scelte di responsabilità e non si misura né sui “vantaggi” né sui “benefit” immediati. In breve, la riflessione sul diventare europei – proprio per differenziarsi dall’adesione del mito di Europa, un mito che ha popolato i totalitarismi violenti e razzisti del Novecento (è bene sempre ricordare che la grande Germania nazista nel linguaggio nazista si chiamava “Nuovo ordine Europeo”) – non equivale all’acquisizione di una cittadinanza “bancomat”. Esige un prezzo. E questo prezzo molti europei non sono disposti a pagarlo.
Il giorno della memoria è una data artificiale, il risultato di uno sforzo in cui avere memoria non significa essere orgogliosi di sé, ma impegnarsi a diventare qualcosa di diverso da sé ed è parte essenziale e non solo estetica del fatto che europei si diventa, non si nasce. Ovvero essere europei non riguarda lo ius soli, bensì un processo di convinzione. Non è un dato, bensì è un risultato. Diversamente: non è un fatto, ma un atto.
Per concludere, la crisi del giorno della memoria non riguarda un’insufficienza, ma riguarda la crisi di un disegno politico, allude a un progetto mancato e alla rivincita possibile della nostalgia. Sullo sfondo si erge sul desiderio di un mare chiuso, dove il Mediterraneo torni ad essere un confine.
Anche per questo, pensare che basti immettere un cambio di registro perché una data si rivitalizzi è miope. È una visione della politica che è in affanno e lo stato di salute del giorno della memoria è solo un indizio di quella crisi.






Commenti
Ovviamente non posso competere con chi ha scritto l'articolo, ma vorrei allacciarmi a quello che scrive Guido. Noi, poveri testimoni del nostro tempo, ci chiediamo tutti, sicuramente, a che vale ricordare la shoah, quando chi per primo ha subito in modo così atroce quel tempo, non fa altro che riversare su un altro popolo quanto da loro fu sofferto. I" territori occupati" non sono certamente occupati dagli europei, ne gli europei avvallano tutto questo. Vorrei poter dire liberamente che il giorno della memoria, ci e imposto dagli eredi di chi ha vissuto quei giorni tristissimi x l'umanità, e che e stato da noi istituito solo x placare un nostro senso di colpa. Colpa della quale mi dissocio completamente, anche se avessi vissuto in quegli anni. Se memoria deve esserci allora deve essere per tutte le violenze e i soprusi inflitti a milioni di persone a partire dai Khmer Rossi, ai generali del Cile, ai desaparecidos dell'argentina ai gulag e forse come donna vorrei tornare indietro fino al ratto delle sabine. Non e certamente il giorno della memoria, che allontana le ingiustizie e purtroppo non lo e neanche la storia. Dovremmo invece festeggiare il "Giorno della Scuola" perché e solo grazie all'istruzione che possiamo prendere coscienza di noi stessi, dei nostri diritti e dei doveri nei confronti di chi ci vive intorno e del mondo, nel quale non si sa perché, ci troviamo a passare la nostra esistenza
Bidussa, Lei sa quanto sia delicato il tema della memoria: ha visto, nei giorni scorsi, quanto odio ci sia per le vittime della Shoa, giustificato con la speciosa equiparazione tra sionismo, Israele e Nazismo.
A questo punto, se ricordare il male lo riattiva, magari solo a livello verbale, non sarebbe meglio attenuare le celebrazioni?
A Suo avviso, l'Europa è fondata proprio sul ricordo del male. Da quale testo ricava tale convinzione? Se leggo i Trattati vi trovo una serie di enunciazioni di valori, di obiettivi anche di elevato livello, ma non la memoria.
A Veronica ricordo che le culture europee saranno anche diversificate, come le lingue: ma l'Europa non si propone di annullare le diversità, legga l'art. 167 del TFUE. Però c'è sempre stata una cultura comune, almeno intesa come cultura "alta", che fornisce quel "retaggio culturale comune" grazie al quale gli Europei si intendono tra loro (magari non tutti, ma la maggioranza sì).
dic 2008-genn2009. Cast Lead. operazione Piombo fuso. 1.414 civili palestinesi, di cui 322 bambini carbonizzati dal fosforo bianco gettato su Gaza. Anche questa memoria è ben salda. Forse la rendita si sta esaurendo. i figli di chi ha patito l'olocausto, oggi sono come gli stessi aguzzini nazisti che hanno martoriato i loro padri.
Ognuno è ebreo di qualcuno e oggi i palestinesi sono gli ebrei di israele.
La nostra carta migliore nell'arsenale delle armi non violente è il boicottaggio! Boicottiamo l'apartheid israeliano! PALESTINA LIBERA!
Come si potrebbe descrivere allora quello che succede a Lampedusa? Non si tratta forse un lagher legalizzato da stato e religione?
La differenza sostanziale è che nella seconda guerra mondiale sono stati colpiti gli Ebrei, ora "solo" dei poveri Africani non influenti sotto l'aspetto economico.
La nostra società è marcia e i responsabili siamo noi.
Davide
L'olocausto e' sempre tra noi:
I campi di concentramento serbi:
http://theforgivenessproject.com/stories/kemal-pervanic-bosnia/
La memoria che si conserva:
http://www.teatrodue.org/511/stagione-2010-1011/listruttoria/
L'Europa intesa come unità culturale non esiste e non è mai esistita. Cercare di crearla significa la cancellazione di culture che si sono diversificate nei secoli e che costituiscono una ricchezza da non disperdere. Quanto a basare la creazione irreale di un leviatano europeo sulla Shoa, ha il significato di far assurgere le vittime (in questo caso gli ebrei) a ruolo speciale all'interno del nuovo costrutto, mentre essi costituiscono solo una parte. L'Europa può esistere SOLO per valori condivisi che non devono aspettare la Shoa, sono i valori Cristiani che, però, sono stati eliminati, cancellati dalla nuova costituzione. In questo l'Europa è finita, per volere di coloro che elevano un fatto contingente a dogma e cancellano, invece, dei principi generali che hanno significato lo sviluppo ooccidentale per millenni.
Probabilmente ricordare il giorno della memoria è difficile, quando i generali israeliani dichiarano che stanno preparando una nuova operazione Piombo Fuso su Gaza. Troppo spesso le persone che chiedono di ricordare la shoah perché cose simili non avvengano mai più, sono le prime a giustificare le violenze dell'esercito israeliano nei territori occupati.
Credo profondamente nell'importanza del giorno della memoria, ma se questa giornata non si traduce in una maggiore consapevolezza nel lottare contro i mali che hanno provocato la shoah, allora è normale che molti si chiedano se siano davvero efficaci.
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