Analisi

Gli indignados hanno ragione a volere una banca non capitalistica

Giulio Sapelli

L’aspirazione a una banca non capitalistica degli indignati di Occupy Wall Street è non solo legitti

Occupy Los Angeles (Flickr - Mikey Wally)

L’ articolo di Jacopo Barigazzi apparso su Linkiesta del 12 dicembre 2011 apre uno squarcio importante sui movimenti sociali che hanno luogo negli Usa. “Occupy Wall Street” è un fenomeno di estremo interesse, profondamente diverso da simili fenomeni europei e anche da molti dei processi di partecipazione politica e di mobilitazione collettiva che si sono succeduti negli Usa dalla metà dell’Ottocento a oggi. Innanzi tutto va sottolineato che il contesto in cui esso si manifesta è quello di una crisi economica che continuerà ancora per molti anni.

A parer mio “Occupy Wall Street” prepara l’avvento in forme nuove della reazione della società alla disgregazione di un capitalismo iper-finanziarizzato che è all’origine profonda della crisi. Il movimento sta assumendo proporzioni sempre più vaste. A esso vorrei dedicare attenzione perché credo sia un esempio importante del principio speranza che è possibile inverare anche oggi. Recentemente Ben Bernanke ha detto: «Non ho nulla da obiettare a questi giovani e riconosco come vere le ragioni della loro protesta (contro le banche)».

In questa frase c’è tutta la distanza che esiste tra il movimento nord americano dei disoccupati e quelli che si sono sviluppati in Europa e nel corso delle cosiddette primavere arabe. Questi ultimi movimenti, infatti, sono soprattutto mobilitazioni collettive dei figli delle classi medie, altamente secolarizzati e sostenuti dalla rete di sostegno delle famiglie. La caratteristica di questi movimenti è l’isolamento sociale: i lavoratori occupati non se ne interessano perché la densità sociale e morale tra i ceti e le classi europee e nordafricane è molto bassa.

Solo le organizzazioni religiose, cristiane o islamiche che siano, realizzano una saldatura tra i mondi di chi ha e chi non ha un lavoro: ma è benevolente, filantropica, mai politica. Un esempio? Nei moti egiziani le piazze erano piene di classe media laica. Le organizzazioni che si sono presentate alla lotta politica elettorale, e che sono risultate in sostanze vittoriose, sono invece in maggioranza islamiche, anche se non tutte fondamentaliste, ma tutte popolari e proletarie o sotto-proletarie quanto a base sociale.

Gli Stati Uniti sono invece una società molto densa e coesa. In primo luogo per il patriottismo e per l’orgoglio di essere cittadini nord americani. In secondo luogo perchè lo spirito associativo è ancora ben vivo e presente. Per questo il modo in cui si sta lottando contro la disoccupazione e lo strapotere finanziario in Usa deve divenire un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono combattere questa malattia mortale del capitalismo. Il movimento dei disoccupati nordamericani si è ora diffuso in molte altre città. Città a grande tradizione operaia come Chicago, o liberal come Los Angeles; ma non mancano manifestazioni e movimenti anche nello sperduto Ohio o nello Iowa. Il segreto della persistenza e della diffusività risiede nel fatto che immediatamente il sindacato americano, l’Afl-Cio (America’s union movement), e i lavoratori occupati, hanno sposato la protesta.

L’hanno fatto in diversi modi, ma soprattutto fondando “Working America”, un’organizzazione che offre aiuti economici ai disoccupati, organizza mense e distribuisce pacchi alimentari, assiste le famiglie a cui sono tagliate la luce, l’acqua, il gas, si occupa dell’assistenza infantile, garantisce un’assistenza medica e legale. E questo perché, a differenza dei casi europei che ricordavo prima, gli “indignados” Usa sono poveri, senza nessun aiuto famigliare e sono bianchi, neri e latinos.

I sindacati organizzano dal basso, con i loro militanti occupati e disoccupati, un vasto welfare che non discende dall’alto in forma statalistica. Negli Usa vi sono oggi 14, 5 milioni di disoccupati, più che nel tempo della Grande Depressione del 1929. A questi vanno aggiunti 9,1 milioni di sotto occupati e due milioni di lavoratori “scoraggiati”, ossia che non cercano più lavoro per disperazione: il tutto fa 25, 8 milioni di persone.

Ebbene, rapidamente gli “indignados” stanno divenendo un vero e proprio movimento di massa organizzato che ha cinque obiettivi, di recente sintetizzati dal presidente dell’Afl-Cio Richard Trumka:

  • Estendere ancora per 12 mesi gli aiuti di stato per le famiglie che sono state colpite dalle bancarotte bancarie, dai mutui subprime, dal fallimento delle imprese;
     
  • Intraprendere un programma di opere pubbliche per ricostruire le scuole, le strade e i sistemi energetici, investendo tre trilioni di dollari;
     
  • Valorizzare con l’azione sociale dal basso le comunità locali, per far fronte alle esigenze immediate dei poveri e dei disoccupati;
     
  • Creare sviluppo locale, ossia come suona lo slogan: “ find job in our comunity”;
     
  • Espandere il sistema delle banche cooperative così da ridare credito alle piccole e medie imprese: “If small business can get credit, they will create job”(enfatizzo questo punto, naturalmente).

Sembra il programma elettorale di un partito d’opposizione e invece è il frutto di migliaia e migliaia di riunioni che hanno visto impegnati in tutto il Nord America appartenenti al popolo, alle classi medie, agli intellettuali. Ecco cosa si intende quando si parla di coesione sociale: non di eguaglianza, ma di lotta contro la disuguaglianza, perché rinasce il senso di giustizia: ovvero dal pantano della disoccupazione nascono i fiori della speranza.

 

Comments

Marco Giovanniello's picture
Inviato da: Marco Giovanniello
22 December 2011 - 00:50

Anche gli USA avranno finalmente le meravigliose banche popolari?

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Inviato da: Anonimo
21 December 2011 - 21:36

"No tenemos miedo a las ruinas, nosotros, los obreros, hemos construido los palacios y ciudades de España y América, podemos volver hacerlo. La burguesía podrá hacer saltar en pedazos su mundo antes de abandonar el escenario de la historia, pero nosotros llevamos en el corazón un mundo nuevo y ese mundo crece a cada instante, está creciendo ahora, mientras hablamos…” (Buenaventura Durruti)

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Inviato da: Fabrizio Goria
21 December 2011 - 21:05

“The inherent vice of capitalism is the unequal sharing of blessings; the inherent virtue of socialism is the equal sharing of miseries.” (Winston Churchill)

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Inviato da: Baon Karza
21 December 2011 - 20:57

"in forme nuove della reazione della società alla disgregazione di un capitalismo iper-finanziarizzato che è all’origine profonda della crisi."
Sarà per questo forse che nell'era Obama è stata approvata con voto bi-partisan Republicani e Democratici la legge sulla incarcerazione senza limiti di tempo di persone solo sospettate di avere attività connesse al terrorismo di qualunque nazionalità e in qualunque parte del pianeta.
Questo significa autorizzare i servizi segreti o le forze speciali a rapire cittadini non americani all'estero per portarli in prigioni militari senza accuse e senza avvocati e privati del diritto di habeas corpus cioè pretendere che sia un giudice civile a decidere sulla legittimità dell'arresto.
Occupy WallStreet si prepara alla fine del capitalismo, temo invece che il governo Americano sia già pronto...

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Inviato da: Rand
21 December 2011 - 19:45

Che cosa ridicola: 1) Cosa significa "capitalismo dilagante"? Viviamo in un sistema di economia capitalista ( con tutti i suoi vari corsi e ricorsi storici ) dalla prima rivoluzione industriale, e penso che questo Sapelli lo sappia; 2) cosa si intende per "banca non capitalista"? Una banca no-profit, forse? Se sì, consiglio di andarsi a rispolverare i concetti di moral hazard, adverse selection e allocazione efficiente delle risorse, giusto per capire la perniciosità di un'idea del genere; 3) sarò anche un liberista-brutto-cattivo-pro-finanza ma le proposte di questi "indignados" non solo mi sembrano irrealizzabili da un punto di vista economico (si pensi solo al vincolo di bilancio che oramai tutti gli stati hanno di fronte e all'enorme deficit USA) ma, oltretutto, mi rimandano a ricette stantie e fallimentari. Obama aveva già implementato uno stimulus plan di oltre 700 miliardi di dollari per rilanciare la crescita e l'occupazione, cosa che non mi pare ( osservando i dati) abbia avuto effetto alcuno nel lenire la crisi. Se si iniziasse a pensare a qualche altra misura per rilanciare l'economia, oltre la leva della spesa pubblica?

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