Chi ha salvato la Grecia giura: “Con Roma faremo prima”
Il direttore del Fmi, Christine Lagarde, ha detto che ci sono meno di tre mesi per mettere in sicure
La Grecia ha già fatto storia. La ristrutturazione del debito ellenico, iniziata nello scorso marzo, ha rivoluzionato il quadro normativo europeo. «Un successo», dicono gli esperti. E se questo si chiama Mitu Gulati, c’è da scommetterci che la soluzione trovata per Atene sia destinata a essere il punto di svolta in questo settore, come fu l’operazione condotta sull’Argentina nel 2001. Gulati è infatti tra i massimi specialisti della ristrutturazione dei debiti sovrani. E dopo la Grecia ha iniziato, seppur solo sotto forma teorica, a occuparsi dell’Italia.
Pochi giorni fa a Londra, durante un convegno a porte chiuse, si è discusso della crisi europea e della sua futura evoluzione. L’ospite d’onore, più che i banchieri presenti, era Mitu Gulati, professore alla Duke University. Quest’ultimo, seppur in forma teorica e insieme ai suoi studenti, ha iniziato a studiare il tema italiano, dopo avere lavorato a una strategia per la Grecia, quando ancora si stavano discutendo i dettagli del primo piano di salvataggio da 110 miliardi di euro a cura della troika (Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea, Commissione europea). Il primo documento informale, intitolato “How to Restructure Greek Debt”, fu pubblicato sotto forma di bozza il 7 maggio 2010, cinque giorni dopo l’approvazione del programma di aiuti. In una decina di pagine, si spiegava quali scenari sarebbero stati possibili per Atene e quali vie era possibile percorrere al fine di rendere sostenibili i 300 miliardi di euro di debito pubblico ellenico. Solo a quasi due anni di distanza, la Grecia ha effettuato uno swap dei bond detenuti dai creditori privati (o Private sector involvement, ndr), circa 206 miliardi di euro su 365 miliardi complessivi. E ora, uno studio analogo è stato compiuto da Gulati, sebbene in forma «puramente ipotetica», in merito all’Italia.
Nell’incontro a Londra la platea era composta da investitori istituzionali. Banche, fondi d’investimento, fondi pensione, società di gestione del risparmio, hedge fund hanno ascoltato la presentazione. In essa si è fatto il punto dell’universo della ristrutturazione del debito, dopo l’operazione condotta dalla Grecia. Dopo aver raccontato le difficoltà nelle negoziazioni fra i creditori privati e governo, è stato spiegato perchè la soluzione trovata per Atene è stata «una delle migliori possibili». L’alternativa, infatti, era il default disordinato, uno scenario che già si era vissuto in Argentina nel 2001.
Gulati ha dedicato all’Italia l’ultima parte della presentazione. «Si tratta di un’esercizio puramente ipotetico che deriva dalle mie lezioni universitarie tenute nell’ultimo semestre», ha spiegato fin da subito Gulati. Ha poi però tracciato la mappa di quale universo legislativo troverebbero nel caso dovessero essere chiamati a un eventuale supporto al governo italiano nel corso di una ristrutturazione del debito. «Sarebbe relativamente semplice, in quanto oltre il 90% delle obbligazioni sono emesse sotto la legislazione italiana», spiegano i due. Nello specifico il 94% del debito pubblico italiano, circa 1.600 miliardi di euro, è normato dal Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di debito pubblico (decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 2003, n. 398). Come ricorda Gulati, all’articolo 3 si enuncia che «nel limite annualmente stabilito dalla legge di approvazione del bilancio di previsione dello Stato, il Ministro è autorizzato, in ogni anno finanziario, ad emanare decreti cornice che consentano al Tesoro (…) di procedere, ai fini della ristrutturazione del debito pubblico interno ed estero, al rimborso anticipato dei titoli, a trasformazioni di scadenze, ad operazioni di scambio nonché a sostituzione tra diverse tipologie di titoli o altri strumenti previsti dalla prassi dei mercati finanziari internazionali». In altre parole, il ministro del Tesoro, in questo caso Mario Monti, ha l’autorizzazione all’emanazione di un decreto ministeriale, anche detto “decreto cornice”, che consente al ministero delle Finanze di agire in materia di riscadenzamento del debito pubblico qualora si voglia procedere a una ristrutturazione dei bond esistenti. Il tutto senza dover passare dal Parlamento.
Tuttavia, gli ostacoli non sarebbero pochi. Il decreto in questione all’articolo 8 enuncia che «i pagamenti di debito pubblico non sono ridotti, ritardati o assoggettati ad alcuna imposta speciale, neppure in caso di pubblica necessità». In apparenza, la contraddizione con l’articolo 3 è evidente. Ma, come riportano a Linkiesta fonti bancarie presenti all’incontro, Gulati ha spiegato che «potrebbe bastare un decreto ministeriale, controfirmato dal presidente della Repubblica, per aprire le porte allo scenario della ristrutturazione del debito italiano».
In questa fattispecie, è possibile che si possa utilizzare la “prassi”, come specificato dall’articolo 3. Ovvero, le clausole di azione collettiva (Cac), con le quali forzare la ristrutturazione del debito anche agli eventuali creditori privati riluttanti all’idea di sopportare un haircut, cioè un taglio al valore nominale dei titoli di Stato detenuti in portafoglio. Proprio quanto successo in Grecia. Eppure, oltre a ciò, è anche possibile che gli sforzi dell’operazione siano sostenuti anche dai soggetti pubblici, quali la Banca centrale europea. «È verosimile che dopo il Private sector involvement si arrivi all’Official sector involvement, dato che la Grecia aveva un debito sostenibile per l’Ue», hanno sottolineato i due esperti. Tutto il contrario dell’Italia, che ha il terzo debito pubblico al mondo, quasi 2.000 miliardi di euro. Un indebitamento che è ben conosciuto nell’ambiente da decenni.
All’epoca dell’approvazione del decreto in questione, che nei fatti disciplina la possibilità dell’Italia di ristrutturare il proprio debito, ai vertici istituzionali c’era un terzetto di banchieri. Il presidente della Repubblica era infatti Carlo Azeglio Ciampi, già governatore della Banca d’Italia dal 1979 al 1993. A Palazzo Koch, successore proprio di Ciampi, sedeva Antonio Fazio, che aveva come direttore generale Vincenzo Desario, entrato nell’istituto di Via Nazionale nel 1959. Al ministero dell’Economia e delle Finanze, invece, c’era Giulio Tremonti. E come spiegano fonti bene informate, la decisione di avere un così ampio spettro di prospettive, comprese quelle di più negative, fu di Ciampi. Memore del 1992, quindi, quando l’Italia fu costretta all’uscita dal Sistema monetario europeo (Sme) per svalutare la Lira.
L’esercizio di Gulati, per ora, rimane solo un esempio di studio, hanno assicurato i due ai presenti. Una fonte che ha assistito alla conferenza londinese ha però spiegato a Linkiesta che «l’analisi mette in evidenza che, in caso di necessità, si può trovare una soluzione per tutti gli Stati e per tutti i debiti». Italia compresa.
Ha collaborato Tommaso Canetta

Comments
Dopo aver letto tutto il discorso sulla discrezione del ministro a saltar il parlamento per decidere le operazioni da fare sulle obbligazioni
Mi che son veneto digo, se Marco Polo no andava in Cina oggi in Italia tutti i nosri lavoratori salariati non saria cussi malcunà ( .. no sarebbero così mal messi) , ma co tute ste obbligasion che j gira anca sto italian Gulati doveà metterse coi so scolari a rescandeziar i debiti par salvar la Grecia da noialtri, ma volemo o no ciaparne nà sbranca (prederne una manciata) de questi e finanziar almanco 20 milioni de noialtri par salvarci daa fama. (e finanziare almeno 20 mln di noi...per salvarci dalla fame).
Poetalc, ex lagunare d'assalto e progetto in europa e, speremo sia l'ultima volta che parlemo de schei de carta che sino ad oggi a noialtri, non j serve un tubo
Dopo aver letto tutto il discorso sulla discrezione del ministro a saltar il parlamento per decidere le operazioni da fare sulle obbligazioni
Mi che son veneto digo, se Marco Polo no andava in Cina oggi in Italia tutti i nosri lavoratori salariati non saria cussi malcunà ( .. no sarebbero così mal messi) , ma co tute ste obbligasion che j gira anca sto italian Gulati doveà metterse coi so scolari a rescandeziar i debiti par salvar la Grecia da noialtri, ma volemo o no ciaparne nà sbranca (prederne una manciata) de questi e finanziar almanco 20 milioni de noialtri par salvarci daa fama. (e finanziare almeno 20 mln di noi...per salvarci dalla fame).
Poetalc, ex lagunare d'assalto e progetto in europa e, speremo sia l'ultima volta che parlemo de schei de carta che sino ad oggi a noialtri, non j serve un tubo
BTP al posto dei titoli della Grecia.
Un soprassalto, tardivo ma ancora utile, di solidarietà e lungimiranza politica.
Molti risparmiatori europei - tra questi molti italiani - non hanno aderito alla ristrutturazione obbligatoria dei titoli di Stato della Grecia (swap) nello scorso mese di Marzo.
Sono acclarate l’inopportunità ed illegalità dello swap obbligatorio deciso unilateralmente dalla Grecia, con perdita di valore del 70 per cento per i possessori dei titoli. L'operazione è stata pienamente avallata dai vertici di Bruxelles, senza alcun riguardo per le ragioni dei risparmiatori che avevano investito in obbligazioni emesse in euro da un Paese membro a pieno titolo dell’Unione europea.
Gli Stati dell’Unione europea hanno il dovere e l’opportunità di dare un segnale preciso: prendere in carico i titoli ellenici posseduti dai risparmiatori nazionali prima del concambio obbligatorio e sostituirli con titoli di Stato nazionali di pari valore nominale con scadenza cinque o dieci anni, a tasso d’interesse corrente. In Italia il relativo ammontare è pari a circa un miliardo di euro.
Con tale intervento, di impegno relativamente esiguo, gli Stati europei darebbero un messaggio eccezionale di solidarietà verso un Paese dell’Unione in difficoltà e di rispetto per il risparmio nazionale. L’art. 47 della Costituzione italiana afferma testualmente: “La Repubblica incoraggia e tutela i risparmiatori in tutte le sue forme”.
I cittadini avrebbero rassicurazioni aggiuntive sul buon esito a scadenza dei titoli di Stato nazionali. Oggi tale convincimento è fortemente compromesso.
L’Europa comunitaria, l’Italia nel nostro caso, con detta operazione avrebbero tutto da guadagnare. Alimenterebbero fiducia, propensione a risparmiare ed investire; riceverebbero in cambio più di quanto accordato con la consegna dei nuovi titoli nazionali. La concretezza dell’intervento varrebbe più di tanti messaggi politici controversi e fuorvianti.
Di fronte all’ostilità di alcune nazioni europee, quella tedesca in particolare, l’Italia può provvedere in autonomia alla sistemazione delle obbligazioni della Grecia verso i propri risparmiatori, facendo da battistrada e dando per una volta l’esempio agli altri membri della Comunità. Non serve lamentarsi della disaffezione dei risparmiatori verso i titoli pubblici e dell'innalzamento esagerato dello "spread" senza attivarsi concretamente, quando necessario ed opportuno, per riconquistare la loro fiducia. Rammento a me stesso che lo "spread" è la differenza del tasso d'interesse tra titoli di Stato italiani a dieci anni e quelli tedeschi di pari scadenza: al momento è di circa 4,3 punti percentuali. Di fatto, se sui titoli tedeschi la Germania paga l'un per cento, l'Italia sui suoi BTP paga il 5,3% (4,3 +1).
Questa circostanza (concambio titoli greci con quelli nazionali) tra l’altro potrebbe rappresentare la base di partenza e di sperimentazione per l’emissione degli euro-bond, idonei a finanziare iniziative comunitarie ed agevolare i Paesi meno attrezzati finanziariamente mediante tassi d’interesse passivi allineati alla media europea.
Negli ultimi anni l’Unione europea si è contraddistinta per egoismo e scarsa lungimiranza. Ne è riprova la vicenda finanziaria della Grecia che da problema nazionale, ben gestibile se prontamente ed efficacemente affrontato, rischia di diventare disastro europeo.
E’ ora che l'Unione ritrovi la sua ragion d’essere e ridefinisca il suo ruolo nel mondo, valorizzando al massimo le sue potenzialità. L’Italia in questo senso può offrire il suo prezioso contributo. Quella delle obbligazioni della Grecia è un’occasione da non perdere.
Sàntolo Cannavale
www.santolocannavale.it
Quoto: "Scusate ma di cosa dice Gulati a porte chiuse importa a qualcuno in Italia?"
Scusate ma di cosa dice Gulati a porte chiuse importa a qualcuno in Italia? Non dovrebbe essere Linkiesta invece a scrivere un pezzo sull'argomento con fonti italiane, se lo ritenete così attuale? Si sta parlando di diritto costituzionale italiano dopotutto. O non dovreste aiutare il governo con un po' di ricerca di base su tanti fatti e numeri interessanti a uscire da questa situazione assurda?
> Scusate ma di cosa dice Gulati a porte chiuse importa a qualcuno in Italia?
Parafrasando un detto anglosassone direi: Se l’Italia non si occupa di quello che Mitu Gulati dice, probabilmente a breve sarà quello che Mitu Gulati dice ad occuparsi dell’Italia...
E, credimi, non è una bella prospettiva!
Arrivederci a Filippi!
Onore a Ciampi. La decisione (sbagliata) di "divorziare" Tesoro e Banca d'Italia a quanto pare sarebbe stata (giustamente) bilanciata dal conferimento di un'autorità esecutiva che eliminerebbe il rischio di trovarsi come la Grecia post-"ristrutturazione" con una ratio tra debito e PIL altrettanto (o +) alta che all'inizio.
Chissa' se per puro esercizio "teorico" gli italiani,prossimamente lucideranno le loro forche.
Ne approfitto per segnalare una possibile analisi a Linkiesta.
Dopo aver letto che gli aiuti alla Grecia erano alla fine superiori al debito della stessa e quindi paradossalemnte sarebbe stato più semplice estinguerlo, e comunque che lo stesso debito è quasi completamente in mano a investitori europei.Ecco io mi chiedo se è possibile conoscere quanto del debito pubblico cumulato dai paesi europei è detenuto all'interno della UE. Me lo chiedo perchè se siamo una Unione Europea non ha molto senso abbandonare una regione che è indebitata quasi esclusivamente con i suoi "coinquilini".
Spero di essermi spiegato ^_^
La Grecia è salva?
Certo che si può. Nella peggiore delle ipotesi, nella peggiore, tutti possono morire di fame e prima o poi si ripartirà da zero.
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