Allora, consigliere Pedicini, lei è il protagonista del giorno. Solo Strauss-Kahn le ha rubato la scena. Unico a votare contro le modifiche allo Statuto del Pdl prima dell’acclamazione di Alfano…
Era un modo per contestare Pier Luigi Bersani che aveva ironizzato sui nostri voti all’unanimità.
Sia sincero.
Il problema è che facciamo sempre grandi kermesse, ogni volta diamo l’idea di un partito dove sono tutti d’accordo. Ma nessuno si rende conto dei problemi che ci sono sul territorio. Se deve esserci una svolta va bene, ma che sia vera svolta. Peraltro io avevo già votato contro lo Statuto del partito il giorno della sua fondazione. Ero contrario alla moratoria sulla data di svolgimento dei congressi.
Così però ha rovinato la festa ad Alfano. Non è che ce l’ha col segretario?
Ci mancherebbe. Anzi, il suo intervento mi è piaciuto. Ma dal suo podio al territorio c’è una bella differenza.
Quali sono questi problemi sul territorio?
Prima cosa: il nuovo segretario deve azzerare i coordinamenti regionali, provinciali, comunali. Tutti quegli organi nati sotto le vecchie logiche della spartizione dei posti. Poi deve avviare un congresso: dobbiamo riuscire a coniugare la rappresentanza degli iscritti e degli eletti con quella degli elettori.
Partecipazione degli elettori, quindi primarie…
Io sono un teorico delle primarie, lo dico da tanti anni.
Torniamo al voto di oggi.
Ho avuto coraggio, tutto qui. Ho fatto quello che altri, che pure la pensavano come me, non hanno fatto. E le posso assicurare che al Consiglio nazionale di questa mattina erano in tanti.
Non mi dica che si sono sfilati all’ultimo.
Non si è sfilato nessuno. Ma scambiando qualche parola prima dell’incontro mi ero accorto che molti erano d’accordo con me. Nel loro caso, evidentemente, ha prevalso la ragion di Stato.
Non per lei, da solo contro Berlusconi.
E ho dovuto pure insistere. All’inizio dal banco della presidenza avevano detto che il voto era all’unanimità. Ho dovuto persino alzare la voce per farmi sentire. Ma non è stato difficile: non c’era nulla di improvvisato nella mia scelta, ci avevo già pensato prima.
Intorno a lei i colleghi ridevano.
Sì, ma non c’è nulla da ridere. Gli elettori che alle amministrative non ci hanno votato mica ridono.
Hanno detto che lo ha fatto perché in cerca di notorietà.
È il rischio di chi fa scelte coraggiose. Cosa avrei dovuto fare allora, stare zitto? In ogni caso non è un problema mio. Ognuno parla alla propria coscienza.
Dica la verità, si è pentito?
Resto fermamente convinto di quello che ho fatto.
E nessuno le ha detto nulla? Il Cavaliere non si è fatto sentire per un rimprovero?
Ma cosa dovrebbero fare, scusi? Tirarmi le orecchie? Pensa che domani dovrò andare in consiglio regionale accompagnato dai genitori? In tutto quello che faccio, rispondo solo agli elettori.