Ma quante tasse pagano gli immigrati?
A cura di Carlo Manzo e Paolo Stefanini
Ha collaborato Christiana Antoniou
Stranieri di nascita ma italiani di contribuzione. Ormai il 4,1% del gettito complessivo è originato da lavoratori immigrati, che sborsano di Irpef quasi 6 miliardi di euro (2.810 euro a testa). Nella classifica regionale, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia sono le regioni in cui il peso della contribuzione straniera sul totale è più grande in percentuale. Tutti i dati nella nostra infografica tratta da uno studio della Fondazione Leone Moressa.
Le conclusioni dello studio della Fondazione Leone Moressa
Gli stranieri che lavorano in Italia sono tenuti a pagare le tasse, ma i loro bassi livelli di reddito – quasi esclusivamente da lavoro dipendente – comportano un esborso a testa di poco meno di 3mila euro all’anno (contro i 4.865 euro di media dei contribuenti nati in Italia). Valori che aumentano nelle aree del Nord dove la presenza e la penetrazione degli stranieri nel mercato del lavoro è più radicata. È ovvio che se il sistema riuscisse a eliminare le sacche di lavoro nero che colpiscono anche i lavoratori stranieri, l’apporto degli immigrati alla finanza pubblica sarebbe certamente maggiore, contribuendo a un’integrazione che passa anche per il pagamento delle tasse.
Gli stranieri sborsano di Irpef quasi 6 miliardi di euro, versando al fisco 2.810 euro a testa. Sono 2,1 milioni e contribuiscono per il 4,1% del gettito complessivo nazionale. Ma tra tutti quelli che presentano la dichiarazione dei redditi, quelli che poi in realtà pagano l’Irpef sono il 64,9%. Nella classifica regionale, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia sono le aree in cui è maggiore il peso della contribuzione straniera sul totale dell’Irpef pagato.
I contribuenti. In Italia i contribuenti nati all’estero che nel 2010 hanno pagato l’Irpef (ossia hanno avuto un’imposta netta positiva) sono stati oltre 2,1 milioni. La maggior parte di essi sono concentrati in Lombardia (20,9%), in Veneto (12%) e in Emilia Romagna (11,2%). Se si analizza il peso degli stranieri che hanno pagato l’imposta netta rispetto al totale dei contribuenti che hanno pagato l’Irpef, si nota come Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia siano le due regioni che mostrano la maggiore incidenza: in entrambe le aree su 10 soggetti che pagano le imposte sui redditi, uno è straniero. Subito dopo si trovano regioni quali il Veneto (9%), l’Emilia Romagna (8,7%) e la Liguria (8,2%). Più si scende verso Sud, minore è l’incidenza dei contribuenti stranieri.
Irpef pagata. Complessivamente i contribuenti nati all’estero pagano come imposta netta un ammontare pari a quasi 6 miliardi di euro e contribuiscono al gettito Irpef complessivo per il 4,1%. A livello regionale, la Lombardia è quella che concentra il maggior valore assoluto di imposte pagate dagli stranieri: oltre 1,5 miliardi, seguito dal Lazio (712 milioni) e dal Veneto (624 milioni). Se a livello nazionale gli stranieri contribuiscono per il 4,1% del gettito complessivo Irpef, in Friuli Venezia Giulia e in Trentino Alto Adige la percentuale arriva, rispettivamente, al 7,1% e al 6,3%. Anche in questo caso nelle aree meridionali tale peso diminuisce. Se si rapporta l’ammontare complessivo dell’imposta netta rispetto al numero di contribuenti che è tenuto a pagarla, si perviene a determinare l’imposta netta media. I nati all’estero hanno pagato nel 2009 mediamente una cifra di 2.810 euro per contribuente, contro i 4.865 euro dei contribuenti nati in Italia. Gli stranieri che vivono in Lombardia e nel Lazio sono quelli che sborsano la cifra maggiore: si tratta, rispettivamente, di 3.600 e 3.410 euro.
Quanti in effetti pagano l’imposta netta. Un indicatore interessante da analizzare è il confronto tra italiani e stranieri rispetto al rapporto tra il numero di contribuenti che pagano l’imposta netta e il numero di contribuenti totali che fanno la dichiarazione dei redditi. Questo indicatore permette di capire quanti contribuenti pagano effettivamente l’Irpef e quanti invece ne sono esentati a causa delle diverse e molteplici detrazioni. Per quanto riguarda i contribuenti nati all’estero la percentuale di coloro che pagano l’Irpef è del 64,9%, contro il 75,5% degli italiani. Questo significa che gli stranieri beneficiano, più degli italiani, di detrazioni fiscali a causa principalmente del basso importo dei redditi stessi.
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Infografica – Come si diventa cittadini italiani
Infografica – La pressione fiscale in Europa

Comments
Che tristezza leggere alcuni commenti...persone che parlano a modi Paroloni....e non sanno di cosa parlano...Sussidi:
Articolo 2: Destinatari degli interventi
Sono destinatari degli interventi i nuclei familiari e le singole persone che risiedono nel territorio Comunale siano essi:
- Cittadini Italiani;
- Cittadini stranieri in regola con la normativa in vigore.(Permesso di soggiorno)
Gli interventi potranno essere indirizzati, qualora sussistano motivi con carattere d’urgenza, anche a cittadini non residenti con riserva di rivalsa nei confronti del comune o stato estero tenuto ad intervenire.
Sapere che gli immigrati sono quasi tutti dipendenti, e che fanno lavori di basso profilo era chiaro. Che il gettito fiscale sia il 4% va bene.
Ma tutto questo non significa che sia un vantaggio in assoluto, bisogna incrociare queste attività con le passività, quanto ci costano?
Quanto è in crescita la popolazione ISEE in Italia? e quanta parte di questi poveri da sostenere sono immigrati? sarebbe interessante comparare questi dati in raffronto al loro gettito fiscale.
Senza contare poi, che stiamo analizzando dati di gente in regola.
Poi esistono le situazioni nere e grigie: clandestini, lavoratori in nero, genitori ricongiunti per ottenere una pensione anche senza mai essere vissuti in Italia, madri nullatenenti con figli non riconosciuti dal padre, e tutti i vari trucchi un po' loschi per racimolare soldi dallo stato.
Non abbiamo investito nella qualità del lavoro, non abbiamo controllato, abbiamo fatto sbarcare manovali da inserire qua e la, persone alla soglia della povertà da aiutare... un processo per niente virtuoso e che impoverisce il tessuto sociale.
Rapporto ISEE 2011: http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/C1DE34F7-235B-41FC-AD2A-488C1C3782...
@Tommaso Amirante
La Sua analisi è completamente sbagliata. Comincio dal fondo: la nostra società invecchia? Siamo rimbecilliti perché abbiamo vissuto nella bambagia? Benissimo, questi sono problemi di natura politica, e l'immigrazione NON è una soluzione a questi problemi. Perché non combattiamo il declino? Perché non prendiamo veramente in mano il problema demografico?
Il fatto che, tra milioni e decine di milioni di immigrati ci sia anche gente in gamba, o molto in gamba, è ovvio. Anche solo l'1% di un milione di persone sono comunque 10 mila persone, quindi di ogni fenomeno migratorio si potrebbero citare decine di migliaia di esempi "virtuosi" individuali. Ma le statistiche generali? Le statistiche ci dicono chiaramente che, in molti dei paesi occidentali (UK, Francia, Germania, Italia) gli immigrati, anche di seconda, terza e quarta generazione, hanno molto meno successo a scuola rispetto alla popolazione generale (con l'eccezione parziale, di Cinesi e Indù), particormente i neri e i musulmani. La loro produttività nel lavoro è pessima. In Germania, è chiaro a tutti che la comunità turca (3,5 milioni di persone) forma una sotto-classe (Unterklasse) di gente con produttività minima, istruzione minima, alto livello di criminalità, propensione al fanatismo religioso, dipendenza spesso totale dalle casse dell'erario tedesco. Lo stesso dicasi della comunità maghrebina in Francia, dei musulmani e dei neri in UK. Tant'è vero che in UK hanno introdotto leggi che rendono OBBLIGATORIA l'assunzione di una certa quota di immigrati e loro discendenti (Race Relations Act). Se fossero così produttivi, gli imprenditori se li strapperebbero gli uni dagli altri, no? Che poi esistano anche i presentatori televisivi turco-tedeschi di successo, i vari giocatori di calcio etc..., i quali ci vengono esposti come trofei e spacciati per rappresentanti della MEDIA della popolazioni in questioni, è fuori dubbio, ma essi non sono in alcun modo rappresentativi del quadro statistico generale, ed è sul quadro statistico generale che si deve fondare la valutazione di una politica.
Integrazione: innanzitutto, va detto che nel mondo di oggi, per moltissime comunità, l'integrazione non è un obiettivo. Per motivi culturali, ma anche economici e politici. Ed inoltre perché l'immigrazione di oggi non è più come quella in America di 150 anni fa. Oggi posso vivere a Londra come se vivessi a Karachi (anzi molto meglio grazie ai sussidi dello stato britannico), senza parlare una parola d'inglese, mangiando pakistano, leggendo giornali pakistani, parlando su skype gratis per tutto il giorno con il Pakistan. Essere minoranza, tanto meglio se non integrata, garantisce una protezione extra nel nostro ambito iper-garantista. Ma poi cosa significa integrazione? Io ho vissuto all'estero in vari paesi, e so benissimo che io italiano sono e rimango. Non potrò mai diventare tedesco o inglese. Posso essere "assimilato", ovvero è perfettamente possibile che, mescolandosi con la gente locale, i miei discendenti diventino INDISTINGUIBILI da essi, anche nel giro di una generazione. Questo accadrà quasi certamente agli immigrati romeni e albanesi in Italia. Ma gli altri? Gli altri non sono assimilabili per chiare questioni di carattere genetico-biologico, o religioso. È conveniente metterseli in casa? È sicuro in termini politici? TUTTE le esperienze del Nord Europa e dell'America ci dicono di NO.
Sul contributo culturale degli immigrati: in Italia vivono 5 milioni di stranieri. A ben vedere, la vita culturale dell'Italia è al minimo storico. Quale sia il contributo culturale degli stranieri non lo sa nessuno. Nessuno di noi sta seriamente studiando il romeno, o l'albanese, o una della lingue nigeriane. Sicuramente non stanno immigrando da noi intellettuali cinesi o maghrebini. Anche nell'ambito anglosassone, il filone letterario post-coloniale, a mio modesto avviso, continua da 50 anni a ripetere le stesse identiche cose. Nessuno pensa seriamente che senza gli immigrati la cultura tedesca, o francese, o anglo-sassone, sarebbe sensibilmente diminuita. I turisti vanno a Londra a vedere la Londra imperiale, magari anche coloniale e razzista del XIX secolo, non certo quella delle council homes e dei ghetti. E continuerebbero ad visitare Londra anche se le minoranze non ci fossero più. Il discorso americano è più complesso, ma alla fine l'America è stata fatta dagli Old Immigrants (Anglosassoni, Prussiani, Austriaci, Renani, Scandinavi, Polacchi, Ebrei Russi, Olandesi e Francesi). Il contributo degli altri, Italiani compresi, è tutto sommato marginale.
I PhD negli Stati Uniti sono sì stranieri, ma in larga maggiornaza Asiatici ed Europei, quindi NON il tipo di persone/nazionalità che vengono normalmente percepite, negli USA, come "immigrati", ovvero gli ispanici.
Nel suo libro di qualche anno fa, the Post American World, Fareed Zakaria, chief editor di Neesweek ed uno dei poù stimati giornalisti del mondo anglosassone, nel commentare il declino del mondo americano chiarisce che il fattore più rilevante che contribuisce ancora a mantenere viva e vibrante la società americana e a dare spinta propulsiva all'economia degli Stati Uniti in un momento in cui la cultura americana e gli Stai Uniti come nazione sono senz'altro in crisi rispetto al secolo precedente, è l'immigrazione.
Due dati solo per dare un'idea. secondo Zakaria (della cui acccuratezza tendo a fidarmi):
- gli Stati Uniti continuano ad accogliere ogni anno un numero di immigrati complessivamente superiore alla sommma di quelli accolti in tutti glia ltri stati del mondo messi insieme; e
- nel 2010 negli USA quelli che hanno conseguito il PHD sono i maggioranza (per la prima volta, ovviamente) non americani.
Il problema che noi continuiamo ad avere e che c'è in generale in una gran parte dell'Europa (anche se in Francia, Germania e Inghilterra molto meno che da noi e nelle grandi città molto meno che nei piccoli centri) è la capacità di assimilazione degli immigrati, la possibilità di essere valutati per quello che sono e non solo come "diversi". Negli Stati Uniti - con la mescolanza razziale e religiosa che c'è - è abbastanza semplice per gli immigrati entrare rapidamente a far parte della comunità ed essere pertanto percepiti come membri della stessa; questo non vuol dire naturalmente che non ci siano razzismi verso i "neri", verso i "mussulmani" o verso altre etnie o credenze religiose ma "almeno" (scusate l'almeno che serve solo ad illustrare la tesi e non vuole in alcun modo considerare accettabili discriminazioni di razza o di religione) non c'è una differenza in queste deprecabili attitudini verso chi è dentro e chi è fuori la comunità.
La nostra società super omogenea espone gli immigrati in modo fortissimo; la grandissima parte di loro è immediatamente percepita come esterna alla comunità anche se parlano un italiano perfetto (come si è visto in modo inequivocabile in occasione degli orribili fatti di sangue di Firenze), si vestono come noi e sono "magari" anche cattolici praticanti.
La signora equadoregna che da quasi 10 anni lavora per noi aiutandoci con casa e bambini ha - per fortuna - una storia di immigrazione molto felice perchè è una persona di grande intelligenza, di straordinario decoro morale, caratterizzata da un'etica del lavoro quasi calvinista ed ha quindi sempre avuto datori di lavoro con i quali ha costruito - come nel nostro caso - relazioni durature, ha avuto padroni di casa corretti e ragionevolmente disponibili e via discorrendo per quanto attiene ad ogni campo delle relazioni continuative e non superficiali che la vita presenta MA se entra in un negozio o sale su un autobus il negoziante le si avvicina subito preoccupato di un taccheggio e la signora italiana che le sta di fianco tira via la borsetta certa di un borseggio; la percezione superficiale, il tratto somatico, prevale su tutto, e guida reazioni inconsulte e di pancia che superano la proprietà di linguaggio, l'abbigliamento sobrio ma elegante, e perfino la bellezza (in senso fisico) che caratterizza la persona.
Come ci si pul sentire a proprio agio in una situazione come questa ? come si può realmente integrarsi e contribuire al mondo del lavoro ?
Chi rappresenta l'immigrazione come un fenomeno negativo non sa quello che dice o è in malafede, non è l'immigrazione ad essere un fenomeno negativo; negativo è amministrare un paese senza essere in grado di proteggere le frontiere dall'immigrazione clandestina; organizzare la formalizzazione del proprio legittimo soggiorno in modo inadeguato ed inefficace; istituire procedure assurde e irragionevoli (come quelle del clik day), prevedere tempi per il rinnovo dei permessi che sono a voltr più lunghi degli stessi permessi; non sapersi relazionare in modo adeguato con le nuove rilevanti comunità che abitano il nostro pease e che contribuiranno significativamente ad impedirne il declino.
Questo è negativo, non l'immigrazione che altro non è che l'appporto di linfa nuova ad una comunità che invecchia ogni giorno di più, che ha perso la capacità di sacrificio perchè è stata troppo a lungo nella bambagia, che nella sua spaventosa omogeneità non è in grado di far scoccare quelle scintille che danno vita a nuove culture, nuove idee, nuove forme d'arte, nuove cucine ....
ecco i soliti italiani a lamentarsi anche quando gli si dimostra che gli stranieri pagano le tasse. Che poi magari sono gli stessi che sui blitz a Cortina mettono le mani avanti. Il solito doppio metro. Meglio loro di voi.Che tra l'altro, a proposito di demografia, con la crescita degli italiani in negativo senza immigrati voglio vedere dove si va. Continuate così, continuate a trainare all'indietro.. 10 anni non vi sono bastati? Non vi basta quello che avete fatto?...dell'altro volete?
Sarebbe piu' interessante un approfondimento su stranieri non cittadini UE e su stranieri provenienti da Paesi a forte pressione migratoria.
Queste statistiche sono abbastanza fuorvianti. Che il 4,1% del gettito fiscale sia generato da immigrati, non ci dice ancora quanto di questo reddito è in realtà prodotto da aziende italiane che assumono (anche) manodopera straniera. In secondo luogo, dato che gli immigrati sono il 9% circa della popolazione, il loro contributo appare decisamente sotto la media nazionale. Bisognerebbe poi distinguere tra l'immigrato come viene normalmente percepito e l'expat, ovvero il professionista che lavora, magari anche temporaneamente, nel nostro paese. In quel 4,1% sono anche compresi i gettiti dei Tedeschi, dei Francesi, dei Giapponesi, degli Scandinavi etc... che vivono in Italia, ma che poco hanno di per sé a che fare con il problema immigrazione. Inoltre nella categoria "contribuenti nati all'estero" potrebbero benissimo essere compresi molti Italiani nati all'estero ma rientrati successivamente in Italia. In conclusione, mi sembra una statistica spesa ancora una volta per difendere l'indifendibile argomento economico a favore dell'immigrazione. L'immigrazione è se mai uno dei fenomeni che sta contribuendo fortemente al declino economico, sociale e culturale dell'Italia. Inviterei questo sito, insieme alla stragrande maggioranza degli intellettuali italiani, a cambiare idea e a ricredersi. Questa dell'immigrazione è una battaglia persa e lo sarà sempre di più nel prossimo futuro, con il progressivo peggioramento delle condizioni economiche generali. È il momento di rimettere in discussione il modello liberale-globalizzato-multiculturale, per il semplice motivo che non funziona. E sarebbe anche il momento di avviare una seria discussione sui problemi demografici del paese, sui quali aleggia un tabù che non ha alcuna gioustificazione, dato che - almeno dai tempi di Platone - la demografia è sempre stata al centro della politica.
preziosa iniziativa: sono cose di cui non si sa niente e ben vengano questi approfondimenti. Non potresete inviarne una copia a Via Bellerio, all'attenzione di Calderoli, Bossi (padre e figlio) e Maroni?
Ormai è una guerra! Una guerra a cielo aperto che si combatte su Internet ! Fondazioni, Istituzioni, Mass-media collusi, Lobbies, Politici, Giornalismo di potere asservito, Caste di ogni genere CONTRO cittadini. Una guerra a colpi di notizie. La cosa interessante è che fino a qualche anno fa il "fuoco" proveniva solo da una parte, e questo grazie al fatto che non esisteva internet e quindi l'informazione proveniva solo dai mass media ben controllati. Oggi si gioca quasi ad armi pari. Ad esempio questo articolo! Si annuncia in "pompa magna" che i cittadini stranieri, contribuiscono per 4,1% del PIL con 2810 euro a testa. NESSUNO ti dice però quanto ci costano in termini di:" SUSSIDI (Che vengono erogati agli immigrati e non agli italiani), ASSISTENZA SANITARIA E FARMACEUTICA ( Che incide in maniera ENORME), RIMESSE DI DENARO VERSO I LORO PAESI D'ORIGINE per lavori in nero (ENORME), e per finire ( COSTI CARCERARI) visto che un'alta percentuali stranieri a giudicare dai dati consultabili, affolla le carceri italiane! Sono convinto, considerato il paese di cui parliamo, ovvero l'Italia, dove niente è come appare, che a conti fatti, il salasso è ancora una volta sulle spalle degli italiani (come sempre) !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
dio santissimo...
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