Analisi

Quel tatuaggio di Alda Merini certifica l’inferiorità del tifoso di calcio

Ogni quattro anni, cioè ogni Olimpiade, il tifoso di calcio entra nel suo tunnel depressivo che lo s

Mi sono deciso a certificare definitivamente la mia inferiorità culturale di tifoso di calcio – e di conseguenza, temo anche la vostra – nel momento in cui ho letto che sul suo (debbo presumere enorme) polpaccio, quel gran fico di Felugo, pallanotista strabiliante, si era tatuato una bellissima poesia di Alda Merini. Di cui, per carità di patria, vorrei girarvi soltanto la prima strofa:

«Io lo conosco:/ ha riempito le mie notti con frastuoni orrendi/ ha accarezzato le mie viscere/ imbiancato i miei capelli per lo stupore».

Nel raccontare questa scelta «stravagante», Felugo spiega che questa poesia «mi rappresenta perché parla del rapporto tra Dio e l’uomo, di spiritualità, di quando capita di considerarsi soli ma in profondità non è così».

Come tutte le Olimpiadi che si perpetuano dall’antica Grecia, ogni quattro anni il tifoso-medio di calcio entra nel suo tunnel depressivo che lo porta invariabilmente a dubitare di sé e delle sue scelte un po’ belluine, a considerarsi (giustamente) il Fabrizio Corona di tutti gli sport, persino a entusiasmarsi per quelle discipline che abitualmente gli fanno ribrezzo o che durante le stagioni normali osserva con il distacco e la superiorità del milionario ridens. È uno squallido furto d’identità, che gli permette di non essere a sua volta disprezzato dal resto dei tifosi perbene (che comunque sanno e tollerano con serena rassegnazione).

Come avrete potuto apprezzare, più entusiasmante del calcio alle Olimpiadi è anche la sfida sulle Bmx, figuratevi il resto. Il calcio non è pervenuto, si gioca ma non esiste, c’è un risultato ma nessuno lo conosce, si vincono addirittura le medaglie a c’è quasi da vergognarsi a esibirle. È quel contrappasso minimo che lo Sport con la s maiuscola decide di prendersi sulla protervia calcio fila, affidando a un consesso altissimo come i Giochi il compito di dimostrare cosa sia davvero lo spirito sportivo. (Ormai anche il tennis e persino il basket hanno scarsissimo peso olimpico, equivoco insensato tra dilettanti e professionisti).

Il livello intellettuale straordinariamente basso di tutte le componenti del calcio (giocatori, dirigenti, tifosi, giornalisti) si può forse considerare la risultante finale di un mondo governato unicamente dai denari. E non è certo una consolazione ricordare come un genio come Carmelo Bene considerasse l’evoluire di Van Basten alla stregua di autentica opera d’arte (contemporanea). La potenza dell’artista permetteva a quel grande Pinocchio di ravanare al fondo dello stagno maleodorante, trasformandolo in Chanel. Piacerebbe capire cosa penserebbe oggi, il nostro amato Bene.

Ora che manca una manciata di ore alla chiusura dei Giochi, il tifoso-medio di calcio comincia a respirare dopo giorni d’apnea e si prepara al suo riscatto. Gli basterà un mezzo turno preliminare di Champions per riacquisire l’arroganza opportunamente riposta in un cantuccio in tutti questi giorni. Ricomincerà a tenere banco nei bar (qualcuno non ha mollato neppure in queste settimane, complice mercato e scommesse), riacquisterà la certezza di una primazia etico-sportiva, che soltanto un idiota e sfrenato liberismo è stato in grado di far crescere e proteggere.

E a proposito di scommesse. Ancora nelle orecchie le gesta olimpiche, abbiamo dovuto subire l’onta dei verdetti. Mi pare che i giornali (eccetto in parte Sconcerti sul Corriere della Sera) non abbiano compreso la gravità della squalifica di Antonio Conte, che secondo l’accusa, ma ora anche secondo i giudici della Disciplinare, avrebbe assistito senza batter ciglio a un duplice biscotto. Comunicandone il senso ai suoi giocatori. Questa – secondo chi scrive – non è omessa denuncia bensì, come avrebbe detto il grande Gaber, «partecipazione».

La nostra inferiorità culturale è certificata e definitiva. È utile farsene in fretta una ragione.  

Comments

Federico Vargiu's picture
Inviato da: Federico Vargiu
14 August 2012 - 12:27

Ma lei è mai entrato in una piscina? Ha idea che ambientino ci sia tra giocatori e allenatori e dirigenti di pallanuoto? Non voglio difendere gli operatori e gli adepti del calcio che sono evidentemente feccia, ma avendo passato molti anni della mia vita in piscina le posso dire che lei è davvero disinformato e che prima di parlare di cose di cui non sa niente avrebbe il dovere di uscire da questa sua ignoranza. Ma poi, perché mettere tutto in un calderone e tirare fuori un pastrocchio inutile??

Coloregrano's picture
Inviato da: Coloregrano
13 August 2012 - 09:00

Il problema del calcio, rispetto ad altri sport, è legato al volume di interessi economici che ruota attorno ad esso e che smuove apparati di potere sia politico che mediatico all'attacco o in soccorso di questo o di quello. Se Conte fosse un normale sportivo, un allenatore di Lega Pro, la sua sarebbe, ridotta alla sua essenza, una vicenda di malagiustizia (sportiva) nella quale una sentenza viene pronunciata senza una prova, una testimonianza a carico, sulla base della sola accusa di un signore che grazie a quest'accusa ha visto la sua squalifica ridursi da 4 anni a 4 mesi, vicenda che avrebbe forse sfiorato qualche quoditiano in cerca di inchieste a sfondo garantista. Ma Conte è allenatore di una squadra che ha la straordinaria proprietà di unire una forza sportiva e popolare ad una irrilevanza mediatica e che quindi si mette fisiologicamente di traverso alle trame di palazzo. Così Conte è diventato l'oggetto del contendere di una battaglia essenzialmente politica che poco aveva più che a fare con il merito, facendo perdere di vista del tutto l'aspetto morale della vicenda (aspetto morale su cui d'altra parte per pronunciarsi bisognerebbe almeno avere qualche prova della colpevolezza di Conte).
Sulla condanna della pratica del "biscotto", se vivessimo in un mondo ideale, sarei pienamente d'accordo con lei. Il problema è che temo che la prossima volta che vedremo nell'ultima di Campionato giocatori rincorrersi per il campo accusandosi di "Non esser stati ai patti" non la troverò ad indignarsi ancora con me. Se mi sarò sbagliato faccio ammenda e mi rallegro per la sua coerenza, se no liquido questo articolo come il solito articolo che prende posizione su una lotta di potere e nulla di più.

Claudio Falchi's picture
Inviato da: Claudio Falchi
12 August 2012 - 11:01

Non vero che l'amante della pelota cade nel male di vivere durante le Olimpiadi,anzi riempie un tempo ed uno spazio di emozioni sportive ,che per fisiologiche necessita' devono essere dedicate al riposo.
Ma che la pedata sia uno sport di trogloditi è un qualunquismo che coinvolge il globo. .
Perdonalo Gianni Brera e tu Gianni Agnelli non ti rivoltare troppo nel loculo....:-)

unbombarolo's picture
Inviato da: unbombarolo
12 August 2012 - 10:35

Sono d'accordo fino ad un certo punto con la sua analisi. Mi fregio di essere tifoso di una squadra di calcio, non tra le più blasonate, e attendo che ricomincino i campionati con qualche aspettativa e un poco di ansia. Nel frattempo ci sono le olimpiadi e mi godo qualche gara di altissimo livello, un torneo di pugilato splendido e, se qualcuno ce l'avesse mostrate, probabilmente avrei guardato anche qualche partita di calcio, se non altro la finale Messico-Brasile, in cui la vittoria messicana ha un che di epico. Mi consolerò con la finale della pallanuoto, oggi pomeriggio.

Con questo voglio dire che, se i "tifosi di calcio" considerano il calcio stesso uno sport diverso dagli altri, sicuramente sbagliano, ma con loro sbaglia anche lei a tacciarli di un'inferiorità che è solo presunta. Il calcio andrebbe considerato uno sport come gli altri, non solo dai tifosi ma anche da chi di calcio scrive: ammetterà che ciò tende a non succedere, sui giornali italiani.

Per concludere, questa analisi me ne ricorda altre, sulla presunta superiorità della musica classica sulla musica moderna, sulla presunta superiorità di chi legge nei confronti di chi non legge, sulla presunta superiorità di chi ha una cultura umanistica su chi ha una cultura (quando si fa la grazia di definirla tale) scientifica. Oggi celebriamo gli "sport minori" (e in questa definizione è racchiuso un mondo di significati) pensando, apprezzandoli, di dimostrare la nostra superiorità nei confronti del volgo che sa apprezzare soltanto il calcio. Non sono sicuro che stiamo rendendo un servizio né a noi stessi né agli altri, però.

Milene Mucci's picture
Inviato da: Milene Mucci
12 August 2012 - 09:30

Bellissimo pezzo,bellissimo.

gabriella's picture
Inviato da: gabriella
11 August 2012 - 20:38

Bellissimo!

Michele Fusco's picture
Inviato da: Michele Fusco
11 August 2012 - 20:20

Ah, non è la prima strofa della poesia? Ma dai, Cavalli, roba da non credere. Che sia, invece, la prima strofa tatuata sul polpaccio di Felugo?

Su Cavalli, non ci faccia perdere del tempo...

mf

Alessandra Caffari's picture
Inviato da: Alessandra Caffari
12 August 2012 - 01:33

Gentile signor Fusco, nonostante il signor Cavalli sia stato inutilmente sgarbato (sarebbe bastato far notare che quello non è l'inizio della poesia: il commento successivo è stato davvero poco carino), mi è sembrata inopportuna la reazione sarcastica con cui lei ha replicato. È evidente, infatti, che il pronome relativo "di cui", col quale collega le due frasi, si riferisce alla "bellissima poesia" e non al tatuaggio sul polpaccio. Le riporto le sue parole: "[...] Ho letto che sul suo (debbo presumere enorme) polpaccio, quel gran fico di Felugo, pallanotista strabiliante, si era tatuato *una bellissima poesia* di Alda Merini. *Di cui*, per carità di patria, vorrei girarvi soltanto la prima strofa [...]". Riconoscere che, in effetti, si è spiegato male non avrebbe tolto nulla alla sua perizia di giornalista: ammettere i propri errori (o le sviste, come in questo caso) è un atto di maturità, ancor prima che di umiltà. Solo in questo caso, a mio giudizio, avrebbe potuto consentirsi la chiosa snob con cui saluta il suo interlocutore; viceversa, la sua ironia lascia alquanto perplessi.

carlomaria's picture
Inviato da: carlomaria
12 August 2012 - 19:05

Gentilissima Signora Alessandra Caffari, 

Ada Merini l'ho conosciuta. Le assicuro che tra una sigaretta e l'altra ed anche una poesia le avrebbe chiesto: "Alessandra, una notte di passione mai?". Aggiungo che a volte ci ostiniamo nel dilungarci in critiche severe facendo inconsapevolmente emergere delle nostre rigidità interiori e non delle obiezioni significative che possono stimolare la discussione. 

Cordialmente

carlomaria

 

 

Alessandra's picture
Inviato da: Alessandra
12 August 2012 - 20:12

Cordiale signor Carlomaria,
le rispondo confessandole subito una verità che forse le farà storcere il naso: io non ho conosciuto Alda Merini; non solo: ignoro gran parte della sua opera. Spero di colmare un giorno tale vuoto: ognuno ne ha, e fingermi colta solo perché anch'io so fare una ricerca su Wikipedia non è tra le mie ambizioni.
Se me lo permette, non vedo la necessità di banalizzare un'uscita (già di per sé poco originale, ammettiamolo) che Alda Merini avrà riservato agli amici in circostanze senz'altro più meritevoli di tale invitante osservazione...
Il mio intervento nasceva da una constatazione: spesso, nei commenti che facciamo protetti da un monitor, ci permettiamo di essere maleducati e irriverenti. Io ho inteso far notare al signor Fusco che, dal mio punto di vista, avrebbe fatto meglio a non cogliere l'inutile offesa del suo interlocutore, riconoscendo tranquillamente la sua piccola sbavatura. Forse anch'io mi sono incagliata nello scritto, sembrando una pedante "maestrina dalla penna rossa" e, se così sono apparsa, mi scuso col signor Fusco; vedo tuttavia che lui ha replicato al mio intervento con garbo e delicata ironia, quindi ha senz'altro capito che non intendevo dar lezioni, ma ricordare che fare un passo indietro e ignorare le provocazioni, a volte, è salvifico.
La saluto, signor Carlomaria.
Sappia che guardando il cielo, questa sera, la penserò, augurandole tante notti di passione quante sono le stelle del cielo. ;)

carlomaria's picture
Inviato da: carlomaria
13 August 2012 - 19:10

Così lontana, fredda, siderale

Carissima signora Alessandra, 

negli anni '60 non esistevano i computer, l'autostrada informatica, Google e Wikipedia. C'era questa stupenda passeggiata che da Castelletto portava a Piazza Manin. Solitamente l'incantevole Circonvallazione a monte si faceva a piedi. Era troppo bella e suggestiva per farsi portare da qualche rarissimo bus che passava spendendo 50 lire, consegnadole al bigliettaio seduto su uno sgabello di legno dove sul suo piccolo tavolino sempre di legno staccava ai passeggeri appena entrati quel sottile biglietto rosa. Non si voleva risparmiare ma godere del panorama davvero unico che dava sulla città e sul mare. Spesso, alla domenica, lui arriva all'ora del tè. Si faceva quel incantevole tragitto a piedi fino in Corso Armellini con il suo scatolone. Quando entreva lo guardavo con aria cuoriosa, lui mi faceva un sorriso e mi dava una carezza sulla testa. Le prime volte ero trepidante, morivo dalla curiosità per scoprire cosa c'era in quella grande scatola legata con lo spago. Sapevo che era un poeta, uno scrittore, un uomo unico. La mia mente riesce arrivare così in profondità nella storia della mia vita che potrei raccontarle nitidamente ricordi che risalgono ad un anno mezzo e forse ancora meno. In quel frangente ne avevo qualcuno di più e mai come oggi mi è ancora più lucida l'immagine di Camillo Sbarbaro che entrava in casa dei miei nonni paterni con la sua scatola di cartone dove all'interno non c'era libri di prosa o di poesia ma bensì dei licheni. Quando sul tavolo del salotto apriva la sua scatola rimanevo a bocca aperta. Sembrava un giocoliere, un mago, un folletto che mi faceva scoprire affascinanti versi della natura che io non conoscevo. La sua passione per i licheni era pari a quella della poesia, tanto da collezionarli. Passavo ore a seguire in liturgico silenzio lui e mia zia, professoressa di botanica, le scoperte fatte da entrambi sui licheni. Sono momenti indimenticabili, radicati nel cuore e nella mente che non scorderò finché vivo. Questi momenti di calore e gioia sono agli antipodi con le sue parole così lontane, fredde e siderali. Parole che provengono da una cuore saccente e da un modo di porsi ostico e travagliato pronto subitaneamente a fare notare "la piccola sbavatura" ma, a parer mio, incapace di guardarsi dentro e di analizzarsi. Siamo perennemente circondati, in ogni istante, da "piccole sbavature" ma siamo spesso incapaci di prenderne contatto. E mi creda, ognuno di noi ne ha un'infinità. Personalmente credo di avere l'umiltà di capire la loro orgine. Come i licheni di Sbarbaro di studiarne la specie. Scoprire la loro storia, studiarli, catalogarli e, possibilmente, archiviarle per presentarmi finalmente a me stesso e al prossimo più sereno e sorridente. Il suo intervento non ha arricchito la conversazione ma l'ha interrotta in modo brusco e, se mi permette, un tantino sgarbato. La conversazione dovrebbe essere circolare. Lei con la sua puntualizzazione è come se avesso messo volutamente un bastone nelle ruota di una bicletta. Se ogni volta che nella nostra vita pedalando e dando il meglio di noi stessi, con estrema professionalità, competenza, obiettività e bravura ci troviamo all'improvviso una che sbuca da un marciapiede mettendoci un bastone in mezzo ai raggi della nostra bicicletta è un delitto. E' un vero delitto per i lettori e per colei che deliberatamente ha tentato di boicottare il percorso logico del giornalista, dello scrittore o del poeta. Per quanto riguarda le notti di passioni, quelle vere, autentiche sane e profonde, anche fatte di solo silenzio e sguardi le assicuro che non me le faccio mai mancare. Se un uomo impara a prendere contatto con le sue piccole sbavature certe notti saranno fissate per sempre come i licheni sulle rocce. 

La saluto cordialmente

carlomaria

Alessandra's picture
Inviato da: Alessandra
14 August 2012 - 01:13

Cordiale signor Carlomaria,
vorrei proseguire il piacevolissimo dialogo; prima di farlo, la prego tuttavia di portare a termine l'elenco dei personaggi di chiara fama che conosce personalmente, così mi regolo di conseguenza.

Radiosi saluti

carlomaria's picture
Inviato da: carlomaria
14 August 2012 - 22:04

Cara Alessandra,
vediamo. Allora. Mi faccia pensare. Ecco sì, ci sono. Ogni tanto i miei genitori mi portavamo con loro (non per fare un figurone ma perché ero una peste e stando in casa con i miei fratelli litigavo con tutti) a cena dal Cian Rodocanachi dove a volte c'era Eugenio Montale. I discorsi che si tenavano nel corso della cena erano troppo eruditi per una piccola peste come me. Aspettavo con ansia il dolce e poi andavo a giocare fuori all'aria aperta. Sicuramente il mio inconscio avrà sedimentato qualcosa in quelle preziose occasioni. Col tempo posso assicurarle di avere imparato ad apprezzare sia l'uomo sia il poeta che non disdegnava dei deliziosi piatti di trenette al pesto, la cima alla genovese e altre specialità del luogo. I dolci di Romanengo erano tra i suoi preferiti. Poi la vita, per puro caso, mi ha fatto incontrare sempre in circostanze culinarie poeti come Ballo e Luzi. Non capita a molte persone di avere un padre che si occupa di rappresentanze industriali che all'improvviso diventa rappresentante per la Case Editrice Italica di Giacomo Oreglia. Dalle molle delle Ilma o dall'acciaio della Valbruna, viste solo attraverso noiosissimi cataloghi, avere tra le mani un bel libro di poesie con dedica scritte da Ungaretti c'è una notovele differenza. E mio padre riusciva a fare quella differenza. Uomo poliedrico, severo, amabile, simpatico, colto, retto, inflessibile, fragile, depresso, vitale è riuscito ad instillarmi l'amore per la lettura anche se, detto tra di noi, a parte i temi d'italiano a scuola ero una vera frana. I colleghi di mia madre, professoressa di matematica negli ultimi anni del suo insegnamento al Doria, la imploravamo di tenermi a casa oppure di spedirmi in Tibet alla ricerca di una mia spiritualità. Povera donna non è riuscita ad accogliere i suggerimenti dei suoi colleghi e ha dovuto sopportarmi fino all'età di ventanni quanto ho portato via le tolle da casa, nella mia valigia oltre ai vestiti ho messo qualche buon libro preso dalla libreria di mio padre, diciamo che nella R4 c'erano più libri che vestiti e sono partito alla ricerca del mio futuro. Prima tappa alla Camogliese, pensioncina dove pagavo novemila lire al giorno solo per dormire. I pasti li passava il panificio all'inizio della passeggiata di Camogli che mi riforniva di focaccia semplice (si fa per dire) e con le cipolle. Entrambe da svenire. La scorta la facevo anche per la sera, In quella stanzetta ho preparato per alcuni mesi Diritto Privato e Costituzionale. Esami passati con poco successo con i Professori Roppo e Sorrentino. Avevo troppe fobie da risolvere e studiare come tutti i cristiani non mi era molto semplice. Preso atto che il mio stato d'animo perseverava ho continuato una bella, sana, umile, coraggiosa e quanto mai geniale analisi terapeutica che avevo iniziato a diciasette anni e che ha dato i suoi frutti. Da Camogli infatti dopo un bel po' di tempo sono partito per l'Italia. E quando dico Italia è l'Italia. L'ho girata in lungo e in largo scoprendo infinite città, persone e soprattutto me stesso e le potenzialità che potevo avere che non avevano nulla da spartire con l'Università di Giurisprudenza dove avevo sostenuto anche Storia del Diritto Romano. In giro per l'Italia ho incontrato Luzzati, Frigerio, Pizzi, De Simone, Strehler e molti altri scenografi o registi. Al Piccolo Teatro di Milano ho lavorato per un anno e mezzo. I momenti più belli erano quando facevo quasi finta di realizzare le scene poste sul palcoscenico, perdendo in realtà molto più tempo a seguire tra una mano di colore e l’altra il Maestro durante le prove con gli attori. La Purchia come qualifica aveva inserito nel contratto e nel cedolino paga il titolo di “assistente scenografo” quando in realtà ero uno “scenografo realizzatore”. Forse si era fatta impressionare dalla mia esperienza nel laboratorio di scenotecnica Rubechini di Firenze. Una vera e propria fucina della scenografia. Di momenti indimenticabili ce ne sono un’infinità, come le partite di calcetto con Ruggero Raimondi e le altre maestranze teatrali del Rossini Opera Festival. Di cose belle nella vita ne ho fatte e continuo a farle. Linkiesta è una di questa. Sia in qualità di lettore sia di rompiballe. Lo sono sempre stato e non vorrei snaturarmi sino a quando il Direttore Jacopo Tondelli non mi dà un bel calcio nel sedere. In tal caso me ne farò una ragione. Cara Alessandra le ho descritto un quarto della mia vita e le persone che ho incontrato che direttamente o indirettamente mi hanno insegnato molte cose. Soprattutto a vivere e a non aver paura di me stesso.

Un sentito e sincero saluto
carlomaria
 

carlomaria's picture
Inviato da: carlomaria
14 August 2012 - 19:14

Suvvia cara Alessandra, non entrerà mica in soggezione per così poco! Ero un bambino! A bordo del Fluvius, imbarcazione che mi sta portando verso il Nord dell'Olanda si cena alle 19.00 in punto (come in tutta l'Olanda d'altronde). Il cuoco ha gia suonato la campana. Sono già 13 minuti in ritardo. Possiamo sentirci dopo cena?

I miei più sinceri ossequi

carlomaria

 

 

carlomaria's picture
Inviato da: carlomaria
13 August 2012 - 22:27

P.S.

Mi scusi per i refusi e per le "piccole sbavature" ma sono su un battello fluviale che fa rotta Nord verso l'Olanda. In questo contesto direi che ci galleggino benissimo, fan parte delle onde e stan bene dove stanno.

Michele Fusco's picture
Inviato da: Michele Fusco
12 August 2012 - 10:08

 

  Gentile signora Caffari, mi metto grammaticalmente sotto la sua ala protettiva, sapendola custode attenta della nostra (amatissima) lingua. E’ del tutto chiaro che lei ha perfettamente ragione sul piano tecnico, ma talvolta il giornalismo - o quel che ne resta - richiede quel cicinin di sintesi necessaria per non spiegare, sempre e comunque, tutto. Avrei dovuto scrivere “uno stralcio di una bellissima poesia di Alda Merini" e invece, trascinato dall'entusiasmo per quel polpaccio letterario, ho sintetizzato.

Ma come vede, so ancora distinguere. Con Alessandra si dialoga (e piacevolmente si riconoscono gli errori), con i dispensatori di lezioncine un po' meno.

 

un caro saluto, Michele Fusco 

 

 

 

 

 

Osservatore's picture
Inviato da: Osservatore
11 August 2012 - 19:16

Concordo con lei! Una volta ero anch'io tifoso. Da anni ormai il calcio lo guardo ma con distacco e mi rendo conto del livello di chi lo pratica, lo gestisce e lo guarda. Valori non riesce a darne perchè non ne ha più, c'è tanto interesse. D'altronde per il tifoso medio il calcio è una fuga dalla realtá, una proprietá da difendere anche se marcia. L'esempio di Conte che sa ma non denuncia, del napoli che se perde anche immeritatamente non partecipa alla premiazione sono purtroppo simbolici di un sistema.

Roberto P.'s picture
Inviato da: Roberto P.
11 August 2012 - 18:29

Vorrei solo dire al sig. Fusco che fu "lo spirito olimpico" ad estromettere il Football, che nella quadriennale rassegna degli sport ci si trovava benissimo (celebri le edizioni del 1924 e 1928, vinte entrambe dall'Uruguay e allora considerate veri e propri "campionati del mondo"): il calcio non fu incluso nel programma di Los Angeles 1932, perché agli americani non gliene fregava nulla: così, la Fifa fu costretta ad organizzare un proprio torneo, fin dal 1930. Con un certo successo, mi pare, se è vero come è vero che i Mondiali di calcio hanno un'audience DOPPIA di quelle delle Olimpiadi.

Ogni quattro anni è bellissimo assistere alle evoluzioni dei ginnasti, al tiro al piattello e al kajak, ma si tratta, appunto, di un meraviglioso diversivo. Poi finisce la festa, si riprende la borsa con gli scarpini e si va a fare due tiri, dovunque capiti, o a vedere gli altri che giocano. Ed è così in ogni angolo del mondo, non esiste gioco così universalmente popolare.

Procellaria's picture
Inviato da: Procellaria
11 August 2012 - 17:28

Articolo traboccante di banalità. Felugo che sia libero di fare ciò che vuole con la sua pelle, ma che sia sintomo di superiorità intellettiva tatuarsi una poesia fa un po' ridere. Cosa c'entra poi Fabrizio Corona? Sarà anche un individuo violento, ma è comunque più lucido dell'autore dell'articolo. Non poteva poi mancare l'attacco sconclusionato al fantomatico liberismo.

marco75's picture
Inviato da: marco75
11 August 2012 - 16:43

alla fine non si capisce quale sia il tono dell'articolo

Michele1's picture
Inviato da: Michele1
11 August 2012 - 16:39

Rieccoci col solito articolo autocelebrativo del Fusco... finché non parla di sport va sempre bene, mi creda. E per quanto mi riguarda, il calcio alle Olimpiadi mi ha entusiasmato eccome. La Spagna demolita, le buone prestazioni delle squadre asiatiche e del Senegal, l'Uruguay eliminato... decisamente una competizione divertente e una vetrina per molti giovani.
Il vero problema semmai è il fatto che l'Italia non si è nemmeno qualificata, e, pertanto, i giornali hanno fatto finta di nulla e riportato i risultati del torneo ben in fondo.

g.s.'s picture
Inviato da: g.s.
11 August 2012 - 16:24

Ecco il primo commento del tifoso di calciuo.

Nicolò Cavalli's picture
Inviato da: Nicolò Cavalli
11 August 2012 - 15:13

"io lo conosco..." non è la prima strofa della poesia. per la serie: parole in libertà.

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