Un anno dopo la laurea, uno su cinque è disoccupato

Nel 2009 l’occupazione tra i giovani dai 15 ai 34 anni è diminuita di 332 mila unità. Per Almalaurea (il consorzio che ha presentato i dati oggi alla Conferenza dei rettori), oltre il 70% di chi ha conseguito in quell’anno una laurea triennale, ha trovato occupazione, il 55,8% per il 3+2, e solo ...

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7 Marzo Mar 2011 1449 07 marzo 2011 7 Marzo 2011 - 14:49
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A un anno dalla tesi i disoccupati laureati toccano quota 18 per cento. Aumenta la disoccupazione dei laureati triennali, peggiora per quelli che portano a casa una laurea magistrale. Lo dice il Consorzio AlmaLaurea che ha presentato oggi a Roma alla sede della Conferenza dei Rettori, il rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati italiani, sentendo 400mila giovani. 

L’anno preso in considerazione è il 2009, e le cifre che fotografano i laureati che lavorano puntano tutte al ribasso: il lavoro, quando si è trovato, è in grandi percentuali atipico o precario, con una crescita dell’occupazione al nero che raddoppia per gli specialisti con laurea a ciclo unico; gli occupati senza contratto raggiungono l’11 per cento.

Il 2009 è l’annus horribilis, quando gli effetti della crisi diventano un macigno sulle spalle dei più giovani e le fonti ufficiali cominciano a inventare acronimi per i disoccupati di prima generazione, Neet li chiama l’Istat - not in education, employment or training - quel 21,2% dai 15 ai 29 anni che risulta fuori dal circuito formazione-lavoro: non studiano, non si formano e non lavorano. 

Nel 2009 l’occupazione tra i giovani dai 15 ai 34 anni è diminuita di 332 mila unità. Per Almalaurea, oltre il 70% di chi ha conseguito in quell’anno una laurea triennale, ha trovato occupazione, il 55,8% per i laureati del 3+2, e solo il 37% per chi ha portato a termine un unico ciclo di laurea magistrale. Informazioni da valutare con una giusta attenzione visto il rapporto del tutto privilegiato tra Almalaurea, un consorzio che riunisce 60 atenei e offre – non gratuitamente – alle imprese 1,4 milioni di curricula, e che nel 2010 aveva registrato un meno 31% delle richieste da parte delle aziende di profili specializzati da selezionare nella fornita banca dell’organizzazione.

Ma dove hanno trovato lavori i laureati 2009, nel 2010? E soprattutto con quali contratti? Aumentano rispetto agli anni passati i contratti di lavoro atipico (legge 30 e pacchetto Treu), la stabilità riguarda solo il 46% dei laureati occupati di primo livello e il 35% dei laureati magistrali (con una riduzione, in entrambi i casi, di tre punti percentuali rispetto all’indagine Almalaurea 2009).

Lavorano al Nord più che al Sud, e non è certo una novità. A cinque anni dalla laurea tra i laureati residenti al Nord il tasso di occupazione è pari all’87%, contro il 74% rilevato tra i colleghi del Sud a cinque anni dal conseguimento del titolo, con una differenza di più di dieci punti percentuali. Per Almalaurea una forbice che sarebbe partita con un divario del 23% se il dato fosse stato registrato a un anno dalla laurea. Infatti, gli stessi laureati del 2005, a un anno dalla laurea, presentavano una differenza di 23 punti percentuali, con una quota di occupati del 64% al Nord contro il 41% al Sud.

Anche gli stipendi s’impoveriscono progressivamente: le retribuzioni a un anno dalla laurea, già modeste - pari a 1.150 euro per i laureati di primo livello e di poco al di sotto di 1.100 euro per i titoli magistrali - perdono ancora potere d’acquisto rispetto agli anni precedenti. La riduzione dei salari sale al 4% tra i triennali e gli specialistici a ciclo unico, al 5% tra gli specialistici del 3+2. Mentre da Est, dagli Stati Uniti, da Paesi Europei molto vicini all’Italia si sostiene a gran voce che “studiare conviene”, e il mondo ha bisogno di specialisti, i famosi High Skilled Worker, in Italia un lavoratore con laurea specialistica o magistrale (della durata di cinque anni) guadagna poco più di mille euro, se ha una laurea triennale, arriva quasi a 1150.

L’indagine Almalaurea minimizza il confronto internazionale. Ma i dati dell’Eurobarometro di novembre 2010 sulla spendibilità della laurea nella percezione dei datori di lavoro* indicano che circa il 68% delle imprese europee ha assunto laureati nel corso dell’ultimo anno e ha in progetto di assumerne altri nei prossimi cinque. L’Italia si pone al di sotto della media, per la percentuale di aziende che hanno assunto laureati negli ultimi cinque anni e intendono farlo anche nei prossimi (58%, contro 68% di media). Per quanto riguarda le assunzioni recenti di laureati, l’Italia si piazza al quartultimo posto tra quelli considerati (tenendo dietro solo Lituania, Romania e Repubblica Ceca). Nel nostro paese, in buona compagnia con Austria, Germania e Repubblica Ceca, la maggior parte dei partecipanti all’indagine dell’Eurobarometro ha valutato la percentuale dei laureati sull’intero ammontare dei dipendenti tra l’1% e il 10%. Certo i modesti investimenti in formazione incidono parecchio, ma anche quest’ultimo rapporto Almalaurea fa dell’Italia un paese disallineato sulle iniziative da intraprendere per il futuro, e sulla necessità di giovani formati e in grado d’innovare.

Al contrario per colmare i bisogni formativi dei lavoratori da oggi al 2018, negli Stati Uniti saranno necessari 22 milioni di nuovi laureati in più, a detta di U.S. Bureau of Labor Statistics e del Center on Education and Workplace dell’università di Georgetown, che ha elaborato dati ufficiali e proiezioni delle tendenze occupazionali nel mercato del lavoro globale del futuro.

 

 

 

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