Dai fondi esteri una sponda a Intesa per l’italianità di Parmalat

Rossi, il manager candidato dai tre investitori istituzionali esteri che per primi si sono mossi contro l’a.d. Bondi, propone al banchiere Passera di unire le forze: «Da soli non avete abbastanza azioni». La missione è impedire che il gruppo di Collecchio diventi «una filiale di Lactalis» e impeg...

Passera%20Con%20Napolitano%20Bersani
18 Marzo Mar 2011 1900 18 marzo 2011 18 Marzo 2011 - 19:00
...
Messe Frankfurt

Di fronte alla discesa in campo del colosso lattiero-caseario francese Lactalis, i fondi esteri che per primi hanno posto la questione del rilancio internazionale di Parmalat offrono un’alleanza a Intesa Sanpaolo, la banca che lavora per costruire un nocciolo di azionisti italiani. «Da soli non hanno grandi chances perché hanno poche azioni» (il 2,15% circa). E rispolverano anche un po’ di retorica patriottica. La stessa che finora è stata usata contro di loro. 

«Il giorno in cui festeggiavamo i 150 anni dell’Unità d’Italia il gruppo francese Lactalis di fatto ha annunciato che punta a prendere il controllo di una delle più belle aziende italiane. È una sfida che hanno lanciato e vorrei che tutti quelli che vogliono salvare l’italianità di Parmalat puntino su di noi e sulla nostra lista». A dichiararlo è Massimo Rossi, il manager che è stato candidato dai fondi Skagen, Mackenzie e Zenit (titolari complessivamente del 15,3% di Collecchio), in una conversazione avuta stamattina con l’agenzia Ansa. Intanto, fra i potenziali difensori spunta il gruppo Ferrero, che ieri ha dichiarato di guarda «con interesse e simpatia ad una soluzione industriale italiana» nella vicenda Parmalat.

Il rischio paventato è che Parmalat diventi una filiale del colosso francese Lactalis, e senza nemmeno il beneficio di un’offerta pubblica, pagando cioè un equo premio per il controllo anche agli azionisti di minoranza. «I fondi non hanno mai fatto da apripista a Lactalis – sottolinea il Rossi – per noi non cambia una virgola, rispetto al nostro obiettivo di fare eleggere all’assemblea del 14 aprile un cda e di fare un piano industriale per far crescere il gruppo». Se fino a prima dell’ingresso in campo di Lactalis, i tre fondi pensavano di poter arrivare al 25%, aggregando anche il consenso di altri investitori esteri, adesso «i grossi volumi scambiati in questi giorni possono aver fatto uscire un 2 o 3 per cento circa di quei fondi internazionali che erano pronti ad appoggiarci», ha aggiunto Rossi all’Ansa.

I tre fondi, inoltre, negano che venderanno le loro azioni se il prezzo dovesse raggiungere la soglia dei 3 euro prima dell’assemblea per il rinnovo del cda («È solo una cosa male interpretata, si tratta solo di una questione tecnica»). Tanto meno al gruppo Lactalis. Ma è «troppo tardi» anche per pensare di cedere le quote alla cordata italiana, ammesso che il banchiere Corrado Passera, a.d. di Intesa Sanpaolo, riesca a costruire una cordata nazionale sufficientemente robusta. Nella lista depositata, fra gli altri figurano l’attuale amministratore delegato di Parmalat, Enrico Bondi, i manager Luigi Gubitosi ed Elio Catania, il finanziere vicentino Roberto Meneguzzo (Palladio Finanziaria), l’imprenditrice Anna Maria Artoni, la revisore contabile Rosalba Casiraghi. «La presentazione della nostra lista è un contributo a trovare una soluzione» e a «dare un importante contributo alla nuova fase di sviluppo e di ulteriore internazionalizzazione», ha commentato Passera, che con questa iniziativa vuole ribadire il suo profilo di “banchiere di sistema” favorevole a «un progetto di lungo periodo nell’interesse degli azionisti di Parmalat ma anche del Paese».

Favorevole alla cordata nazionale è anche Giuliano Poletti, presidente della Legacoop, purché ci tratti di «un impegno industriale» e non solo di un’operazione finanziaria. Al momento non è ben chiaro che tipo di aiuto potrebbe arrivare dalla Granarolo, azienda lattiera emiliana, storica rivale di Parmalat, che più volte in passato Intesa Sanpaolo aveva tentato di aggregare con il gruppo di Collecchio. Una proposta che Bondi ha sempre respinto al mittente.

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e il sottosegretario Gianni Letta hanno convocato l’ambasciatore francese Jean-Marc de la Sablière per manifestare la contrarietà dell’Esecutivo alle mire dei gruppi francesi Edf e Lactalis rispettivamente su Edison e Parmalat. Alla riunione del Consiglio dei ministri di oggi, informa una nota di Palazzo Chigi, Tremonti «ha svolto una relazione sulla normativa francese a tutela delle imprese strategiche, in vista di un prossimo provvedimento del Governo». Sembra dunque che si prepari un intervento a tutela dell’italianità, che potrebbe tuttavia andare incontro a censure da parte della Commissione europea per violazione delle norme sulla libera circolazione dei capitali nel mercato interno europeo.

Critico il segretario del Pd Pierluigi Bersani: «Non so se ci stiamo accorgendo, che mentre da due o tre anni parliamo d’altro, ci stanno portando via l’industria nazionale, probabilmente Parmalat sta finendo in altre mani perché si è dormito per due anni». I ministri Maurizio Sacconi (lavoro) e Giancarlo Galan (agricoltura) hanno invocato la cordata italiana. Secondo il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, «è importante lavorare perché siano imprenditori dell’alimentare italiano a prendersi Parmalat, spero che tutti, a partire dal governo, si diano da fare su questa operazione». Più equilibrato il commento della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: «Se vogliamo un sistema Paese che ha capacità di attrarre investimenti non dobbiamo stupirci se poi arrivano i capitali stranieri, il problema è non essere solo preda». 

In Borsa le quotazioni di Parmalat sono salite ancora, arrivando a 2,60 euro (+4%), mentre è stato scambiato il 6% del capitale. Adesso per mettere sul tavolo un pacchetto del 10% ci vuole quasi mezzo miliardo di euro, mentre per rastrellare c’è tempo fino a fine marzo. Intanto anche Assogestioni, l’associazione che riunisce i fondi comuni d’investimento italiani, ha depositato una sua lista con tre nomi, capeggiata da Gaetano Mele, amministratore delegato della Lavazza. Nella lista di nove nomi presentata da Lactalis, invece, il primo nome è quello di Antonio Sala, manager del gruppo francese per l’Italia, seguito da Marco Reboa, Franco Tatò, Daniel Jaouen, Marco Jesi, Olivier Savary, Riccardo Zingales e Ferdinando Grimaldi Gualtieri.

(prima pubblicazione 18 marzo alle 13:00)

Potrebbe interessarti anche