Lactalis scioglie le riserve: Opa su Parmalat a 2,6 euro

Il gruppo francese ha rotto gli indugi. Questa mattina è stata annunciata ufficialmente l’offerta pubblica totalitaria su Parmalat a 2,6 euro per azione. Tolto il 29% già acquistato, l’esborso per il 71% restante ammonterà a 3,3 miliardi. «Noi abbiamo un progetto di crescita ambizioso per Parmala...

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26 Aprile Apr 2011 0749 26 aprile 2011 26 Aprile 2011 - 07:49
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Messe Frankfurt

Nel giorno del vertice governativo italo-francese, ma prima dell’incontro a Roma fra i presidenti Berlusconi e Sarkozy, il gruppo Lactalis ha rotto gli indugi. Questa mattina è stata annunciata un’Opa sulla Parmalat. Il colosso lattiero-caseario d’Oltralpe, già titolare del 28,969%, è pronto a pagare 2,6 euro per ognuna delle 1.234.460.667 azioni Parmalat (equivalenti al 71,031%) che ancora non possiede. L’esborso per l’operazione ammonterà a 3,3 miliardi di euro. Un pool di banche formato da Crédit Agricole, Hsbc France, Natixis e Société Générale garantirà i finanziamenti necessari. L’Opa è totalitaria ma i francesi vogliono mantenere la quotazione e si sono impegnati a ripristinare il flottante entro 90 giorni.

Nel tentativo di prevenire reazioni di tenore nazionalistico, Lactalis ha anche precisato che svilupperà i propri piani «nel rispetto dell’italianità di Parmalat, mantenendo la sede in Italia, salvaguardando gli asset produttivi, i dipendenti e la filiera italiana del latte, nell’interesse dell’economia del territorio». Rassicurazioni che sembrano rivolte soprattutto al mondo della politica, mentre lavoratori e sindacati non hanno mai mostrato preclusioni verso i francesi, che in Italia sono presenti attraverso varie attività, fra cui la Galbani (rilevata nel 2006). «Noi abbiamo un progetto di crescita ambizioso per Parmalat: farne il gruppo italiano di riferimento nel latte confezionato a livello mondiale con sede, organizzazione e testa in Italia», ha affermato Emmanuel Besnier, presidente della Lactalis, in quella che è la sua prima dichiarazione pubblica in assoluto.

A Piazza Affari il titolo sta guadagnando oltre l’11 per cento. La validità dell’offerta è condizionata al raggiungimento di una partecipazione complessiva non inferiore al 55% e all’ottenimento di tutte le autorizzazioni necessarie. Il prezzo offerto incorpora un premio del 21,3% circa rispetto al prezzo di Borsa delle azioni di Parmalat degli ultimi dodici mesi e del 33,6% rispetto al valore d’impresa (calcolato come capitalizzazione di borsa al netto della posizione finanziaria netta e delle interessenze di minoranza).

Una mossa di mercato, dunque, che sblocca la situazione di stallo che si è creata sul gruppo di Collecchio dopo l’intervento del ministro dell’Economia Giulio Tremonti a sostegno della cordata italiana promossa dalla banca Intesa Sanpaolo. Questa iniziativa, però, è rimasta impantanata in una fase embrionale. Finora, a parte l’idea confusa di mantenere un controllo italiano, sono mancati sia un progetto industriale sia il sostegno finanziario, nonostante il vagheggiato impegno del Tesoro tramite la Cassa Depositi e Prestiti. 

I Besnier, la famiglia che ha fondato e controlla la Lactalis, mettono comunque le mani avanti contro eventuali invasioni di campo della politica: l’offerta è subordinata alla mancata adozione di provvedimenti legislativi, amministrativi o giudiziari «tali da precludere o limitare, anche a titolo transitorio, la possibilità di detenere partecipazioni di controllo, di nominare la maggioranza degli amministratori o di votare nelle assemblee». Una condizione che mette il ministro Tremonti di fronte alla responsabilità di interferire a danno degli azionisti con provvedimenti contrari al mercato. A meno che – lo si capirà a giorni – la cordata patriottica proposta dal banchiere Corrado Passera (a.d. di Intesa Sanpaolo) non decida di reagire con una contro Opa, ovviamente a prezzo superiore a quello proposto dai francesi. Servirebbero non meno di 4,5 miliardi di euro.

È significativo, comunque, che nella conferenza seguita al vertice bilaterale Italia-Francia, il premier Berlusconi abbia espresso l’indicazione che «l’economia sia sempre libera», auspicando «la creazione di grandi gruppi franco-italiani e italo-francesi che possano stare insieme nella competizione globale». L’Opa su Parmalat? «Non la considero come un’Opa ostile». Premessa di sapore liberista ma conclusione ammiccante alla linea patriottica tremontiana: «Auguriamo che le imprese italiane possano arrivare a una proposta affinché si possa stabilire un accordo con una partecipazione italiana insieme a Lactalis». A chi gli chiedeva se l’Opa di Lactalis sia da considerarsi ostile, infine, il presidente francese Nicolas Sarkozy ha risposto che «Parmalat e Lactalis sono due gruppi privati e Berlusconi ed io crediamo in un’economia di mercato. La Francia e l’Italia sono paesi fondatori dell’Unione europea».

Le linee guida del piano

Unire le forze per diventare leader globali nel settore del latte: questo, in breve, il succo delle motivazioni ufficiali date dalla Lactalis in merito all’Opa lanciata oggi su Parmalat. Le due aziende presentano un elevato livello di complementarità a livello geografico e di prodotto. «Il progetto è principalmente un piano di crescita», viene affermato a pagina 6 del comunicato inviato alla Consob e alla Borsa.  A tal fine verrà valutata l’opportunità di far confluire in Parmalat le proprie attività europee, tra le quali quelle detenute in Francia e in Spagna. 

Le linee programmatiche di sviluppo, così come indicate nel comunicato ufficiale, prevedono: 

- consolidamento delle quote di mercato per diventare il numero uno a livello globale nel latte confezionato

- concentrazione delle attività e degli investimenti nel latte in Parmalat

- introduzione di nuovi prodotti ad alto valore aggiunto (latte funzionale, prodotti per la crescita, etc)

- rafforzamento della rete di vendita internazionale

- investimenti nel marketing e nella logistica

- sviluppo di Parmat nel settore formaggi e yogurt nei mercati dove è già presente (Canada, Australia, Sudafrica)

- espansione in Brasile, India e Cina attraverso acquisizioni mirate o joint venture.

Il gruppo francese si è riservato «di valutare l’opportunità di procedere a fusioni o altre operazioni straordinarie anche infra-gruppo», mentre nei principali mercati emergenti potrebbero esserci investimenti congiunti Lactalis-Parmalat.

 

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