Da Osama al terremoto, tutte le bufale su Internet

L’ultima che ci siamo bevuti è stato il fantomatico video sull’uccisione di Bin Laden. Su Facebook, ovviamente, dove siamo più creduloni che altrove. Il materiale per i gonzi 2.0 non manca mai: il sisma dell’11 maggio a Roma, le scie chimiche degli aerei, i finti provvedimenti del ministro Gelmini.

000 Was3875908
5 Maggio Mag 2011 1653 05 maggio 2011 5 Maggio 2011 - 16:53

Se fino a poco tempo fa poteva essere una constatazione da addetti ai lavori, dopo il mezzo disastro causato ieri su Facebook dal finto video sull’uccisione di Osama Bin Laden (in realtà un pericolosissimo virus informatico) è diventata un fatto: sul web sguazzano più tonni di quanti non incrocino le acque siciliane.

Ma andiamo con ordine: ieri, sulle pagine dei social network, lo Sceicco del Terrore è riuscito a spaventare, da morto, molti più “infedeli” di quanto non sia mai riuscito a scomporne in vita. Colpa di un video, contenente, si leggeva nella descrizione, “le scioccanti immagini dell’uccisione del capo di Al Qaeda”, che nell’arco della giornata ha invaso le bacheche di tutti gli utenti. Si trattava, in realtà, di un trojan: un virus, in grado di attivarsi con un semplice clic, autoreplicandosi poi sulle bacheche di tutti i contatti del malcapitato, pronto a mietere altre “vittime” inconsapevoli. Niente danni, per carità, solo una gran scocciatura, e lo scorno per vedersi additare come “gonzi 2.0” dagli utenti più scafati. E questo non è il primo caso, ma, forse, soltanto il più eclatante.

Com’è possibile che, alla tastiera di un computer, si presti il fianco con tanta leggerezza a burle, inganni, raggiri, talvolta vere e proprie truffe? Perché siamo disposti a credere a qualunque cosa leggiamo, vediamo e clicchiamo sul web? Perché cadiamo così facilmente in tranelli dai quali sapremmo tranquillamente tenerci alla larga, nella “vita reale”? Non è questione di QI, di background culturale, e nemmeno di scaltrezza: a giocare brutti tiri, trasformando il malcapitato in un “gonzo 2.0” fatto e finito, è molto semplicemente un approccio troppo ingenuo e molto italiano con Internet, considerato alla stregua di un Paese dei Balocchi in cui non esiste il rischio di risvegliarsi con un bel paio d’orecchie d’asino. Noi italiani, infatti, a dispetto dell’età media nello Stivale, rappresentiamo un’utenza ancora “giovane” e inesperta, e per quanto ci sforziamo di apparire scafati ci comportiamo come matricole al primo giorno di università. Insomma, che ci piaccia o no, gli arditi cliccatori del Bel Paese sono tutti a rischio gonzaggine.

Per questo i gonzi 2.0 sono tantissimi, e sono dappertutto, anche tra gli insospettabili. È stata proprio la loro presenza in massa su blog e social network vari a fare la fortuna non solo dei fabbricanti di bufale ma anche dei cosiddetti “troll” che con i loro “cugini” fiabeschi condividono il divertimento nel creare scompiglio appena si presenta l’occasione. Il cattivo gusto è il loro marchio di fabbrica, proprio perché è grazie al politicamente scorretto che si riescono a predare un sacco di gonzi 2.0: sguazzano tra le provocazioni razziste, sessiste e omofobe, cavalcano con truculenta dovizia i casi di cronaca che più colpiscono l’immaginario collettivo, e condiscono il tutto con abbondante parossismo. Più le loro palesi provocazioni rasentano l’assurdo, più colpiscono nel segno.

Facebook è diventato uno dei terreni di caccia preferiti dei troll informatici, visto che è anche quello dove sono riusciti a mettere a segno il colpaccio migliore, con il gruppo che raccoglieva adesioni contro una fantomatica decisione di Zuckerberg & co. di rendere Facebook un servizio a pagamento. Una bufala, ovviamente, e anche di quelle grosse. Ma una bufala in grado di far abboccare ugualmente milioni di utenti, tanto da spingere gli stessi amministratori del social network a specificare a chiare lettere nell’homepage che Facebook non è e non sarà mai a pagamento.

Un classico del bidone, sulla breccia ormai da anni, e che nonostante l’età sembra godere di una fama inossidabile, è la celeberrima leggenda delle “scie chimiche”. Avete presente le scie di condensazione degli aerei, le lunghe strisce bianche di vapore acqueo che si generano al passaggio di un velivolo? Bene. Secondo alcuni fanatici del complotto si tratterebbe al contrario di “scie chimiche”, per l’appunto, disperse da segretissimi velivoli militari allo scopo di controllare le precipitazioni atmosferiche (pare risultino efficacissime nel generare la siccità nel Sahara), distruggere i raccolti, condizionare l’infertilità nella popolazione femminile, e realizzare decine di altre alchemiche diavolerie che avrebbero mandato in sollucchero Cagliostro e Paracelso. Se la storia vi fa sorridere, sappiate che sul blog di Beppe Grillo l’hanno presa molto sul serio, dando ampio spazio a post e articoli dedicati all’argomento.

L’Apocalisse di San Giovanni e le sue mille pittoresche declinazioni quotidiane sono una manna dal cielo per scovare i “gonzi 2.0”. E non c’è bisogno di aspettare il 21 dicembre 2012, quando le predizioni nefaste del calendario Maya ci faranno dimenticare persino gli stacchi di coscia del calendario Pirelli. Volete un Armageddon più a portata di mano? Siete subito serviti: uno spaventoso terremoto sconvolgerà la città di Roma il prossimo 11 maggio. Si consiglia quindi una bella scampagnata fuori porta, come in occasione della beatificazione di Giovanni Paolo II. L’origine della leggenda metropolitana nasce anche in questo caso da un tam tam tutto internettiano, che andrebbe a scomodare alcune presunte profezie fatte sismologo dilettante Raffaele Bendandi, vissuto tra il 1893 e il 1979.

Altri esempi? Ce ne sono a bizzeffe, per tutti i gusti e disgusti. Come la pagina Facebook intitolata “Sosteniamo il cancro nella sua lotta contro i bambini”, chiuso in fretta e furia dai moderatori del social network, ma in grado comunque di racimolare durante la mezza giornata di apertura più di diecimila contatti. O le pagine create per generare scandalo nei giorni in cui la cronaca si occupava di Sarah Scazzi, Yara Gambirasio o le gemelline scomparse. Decisamente più “leggero” il seriosissimo blog del fantomatico Istituto Italiano di Coproterapia, che propone come rimedio agli acciacchi quotidiani abluzioni e lauti pasti a base delle proprie feci: «Test clinici - cita il blog - dimostrano che la coproterapia combinata, praticata sia ingerendo quotidianamente feci calde che praticando prolungate abluzioni fecali, è efficace nella cura dell'85% delle più comuni affezioni cutanee, osteomuscolari e dell'apparato digerente». E non mancano nemmeno le (false, of course) testimonianze di ex pazienti entusiasti. Quasi 20mila, in questo caso, i visitatori unici collezionati dal blog.

Tornando su Facebook, una menzione particolare merita sicuramente il finto fan-club del giovane cantante canadese Justin Bieber, idolo delle teen-ager di mezzo mondo, per il quale un manipolo di sgrammaticatissime fan (anche in questo caso, più false di una banconota da tre euro) si lanciano in improbabili e provocatorie considerazioni che mandano quotidianamente in bestia più di 30mila ignari utenti. Ma c’è anche chi, sempre su Facebook, ha deciso di farsi palesemente beffa della credulità informatico-popolare.

Sull’onda delle contestazioni studentesche al ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che ci hanno abituato ad ascoltare ogni sorta di attacco sui provvedimenti veri o presunti introdotti dalle riforme della scuola e dell’Università, è nata la pagina dal titolo: “La Gelmini intende…”, che sciorina a cadenza quotidiana link dedicati ad improbabili provvedimenti adottati dal ministro. Tra i più divertenti: «La Gelmini intende rimuovere il tetto di tutte le scuole e università per non farci salire gli scioperanti», oppure «La Gelmini intende aggiungere un altro mese di scuola tra dicembre e gennaio» e «La Gelmini intende portare indietro di 5 ore l’orologio alle 13 di ogni giorno scolastico per farci ricominciare la mattinata». E se pensate che questo sia davvero troppo perché qualcuno sano di mente possa abboccare, basta dare una rapida occhiata ai commenti per constatare come il mare in cui nuotano i tonni del web non ha limite di profondità. 

Potrebbe interessarti anche