Salari da 400 euro al mese dietro al boom tedesco

Sono più di 7,3 milioni e guadagnano al massimo 400 euro al mese. Sono l'altra faccia del boom economico tedesco da quando questo tipo di contratto fu introdotto nel 2003 dal governo rosso-verde con l’intenzione di riattivare l’occupazione. Non pagano le tasse, vivono parzialmente con gli aiuti s...

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6 Maggio Mag 2011 1440 06 maggio 2011 6 Maggio 2011 - 14:40
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Messe Frankfurt

BERLINO - La loro denominazione ufficiale è geringfügig entlohnte Beschäftigte, sarebbe a dire «lavoratori scarsamente remunerati», e anno dopo anno diventano sempre di più. Sono l’altra faccia dell’aumento dell’occupazione in Germania, non pagano le tasse, vivono parzialmente con gli aiuti sociali, raramente possono aspirare a una normalizzazione del loro rapporto di lavoro. Rientrano nel celebrato miracolo nell’occupazione tedesca, ma per loro c’è poco da festeggiare: guadagnano al massimo 400 euro al mese e sono più di 7,3 milioni.

Secondo numeri dell’agenzia federale del lavoro, pubblicati dalla Süddeutsche Zeitung, alla fine di settembre del 2010 il numero degli occupati nei “minijob” è aumentato di 1,6 milioni di persone. Significa che un’occupazione su quattro, nel motore economico europeo, rientra nella categoria delle «scarsamente retribuite». Dei più di sette milioni totali, per cinque il “minijob” è l’unico lavoro. I restanti circa due milioni lo combinano con un'altra occupazione part-time per arrotondare.

I lavori scarsamente retribuiti, colloquialmente definiti appunto “minijob” furono introdotti nel 2003 con l’intenzione di riattivare l’occupazione e la speranza che un lavoro di questo tipo potesse trasformarsi presto in un’occupazione seria. Sindacati e istituti di ricerca del lavoro osservano però ora l’incremento dei lavoretti con preoccupazione. Secondo l’Istituto di Scienze Economiche e Sociali (Wsi) lo stato ha stabilito «senza alcun fondamento oggettivo» che questi lavoretti siano esenti dai contributi sociali e dalle tasse. Questa pratica riconosciuta dallo stato sarebbe negli anni evoluta con una «preoccupante tendenza al peggioramento», visto che «il passaggio a una occupazione a tempo pieno o anche part-time con più ore di lavoro si è verifica solo raramente», ha spiegato Alexander Herzog-Stein in occasione della presentazione dei nuovi dati.

I “minijob” si concentrano in particolare in alcuni settori, come nella vendita nei negozi o grandi magazzini, nei ristoranti, negli hotel, nel settore delle pulizie ma anche nell’ambito della cura degli anziani o dell’assistenza sociale in generale. In particolare nel turismo e negli hotel si è registrato l’aumento impressionante di questo tipo di impieghi del 500% tra il 2000 e il 2008. «Quasi un posto di lavoro su due nella gastronomia è un minijob. Una percentuale simile vale per le pulizie degli edifici», secondo quanto hanno scritto i ricercatori dell’università dell’Istituto per il Lavoro e la Qualificazione dell’Università di Duisburg-Essen.

Né i sindacati né i datori di lavoro sono contenti con i lavori da 400 euro al mese introdotti dal governo rosso-verde nel 2003. «I minijob si sono dimostrati un errore», ha detto la portavoce della federazione di sindacati tedeschi (Dgb) Annelie Buntenbach, in particolare per le donne, i lavoretti mini hanno di fatto peggiorato le possibilità di incorporazione con un contratto serio. Al contrario, l’associazione dei datori di lavoro denuncia la tendenza che si è creata combinando il sussidio di disoccupazione (Hartz IV) con la legalizzazione dei lavoretti da 400 euro. «Per molti è diventato conveniente combinare un lavoretto con il sussidio piuttosto che cercarsi un lavoro a tempo pieno», ha spiegato un portavoce dell’associazione di datori di lavoro (Bda) alla Süddeutsche Zeitung.

I difensori di queste forme di occupazione, ormai ben pochi, argomentano che il loro contributo dei lavoretti alla crescita economica è importante, perché spesso le persone che hanno questo tipo di occupazioni non ne hanno bisogno per le loro spese basiche ma solo per gli extra, e si trasformano quasi immediatamente in denaro speso in consumi. Una spiegazione che, oltre a implicar un pizzico di cinismo, serve a spiegare solo i casi degli studenti, ma non de la maggior parte dei cinque milioni che combinano il minijob con il sussidio.

Per non parlare poi dei diritti dei minilavoratori: nonostante si dica che valgono per loro gli stessi diritti degli altri, questo nella pratica non avviene, secondo quanto hanno denunciato i ricercatori dell’Università di Duisburg. Spesso questi lavoratori non conoscono i loro diritti, percepiscono uno stipendio inferiore al previsto, lavorano più ore, non ricevono denaro per le vacanze e tantomeno per quando sono malati. Di fatto questa forma di lavoro viene trasformata in “un abuso per legalizzare il lavoro nero”, Buntenbach.
 

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