La corsa per il sindaco che dirà addio alla Fiat

Dodici candidati a sindaco e 1.500 al consiglio comunale, ma il rischio per Piero Fassino (Pd) è solo il ballottaggio. Poi, sarà probilmente lui il successore di Sergio Chiamparino, confermato nel 2006 con il 66% delle preferenze. Una campagna elettorale con lo sfidante Michele Coppola (Pdl), 24 ...

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13 Maggio Mag 2011 0830 13 maggio 2011 13 Maggio 2011 - 08:30
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L’eredità di Chiamparino non è cosa da poco. Cifre bulgare nella rielezione (66% nel 2006), successi per le Olimpiadi e, pure, per i 150 anni d’Italia, un centro storico rinnovato e, finalmente, la prima linea della metropolitana, una popolarità nazionale, ma anche un debito nelle casse comunali che sarà la prima grossa grana per il suo successore. Ammonterebbe almeno a 3 miliardi e mezzo di euro. «Non c’è emergenza», dice il centrosinistra («Non è frutto di spesa corrente, ma di opere infrastrutturali attese da decenni e che disegnano il futuro di Torino»). Il centrodestra ne ha fatto, invece, il cavallo di battaglia della campagna elettorale: «Siamo i più indebitati d’Italia, secondo i nostri calcoli l'ammanco è il doppio di quello che dicono». Ecco, uno dei pochi scossoni in una contesa giocata di fioretto.

Da una parte, in mezzo a 12 candidati, 37 liste elettorali e 1.500 aspiranti alla Sala rossa, Piero Fassino, 61 anni, ex ministro e ultimo segretario dei Ds, che nelle primarie ha surclassato il giovane ma non proprio rottamatore Davide Gariglio. È sostenuto da Pd, Idv, Sel e 5 liste minori. Sarà lui molto probabilmente il nuovo sindaco di Torino. Dall’altra, Michele Coppola, 37 anni, bella presenza, assessore regionale alla Cultura e candidato di Pdl, Lega e La destra. Fassino potrebbe farcela al primo turno, ma non è un risultato così certo. Gli ultimi sondaggi lo davano al 49,5% e il suo appello al voto utile non è stato casuale. Gli analisti negli ultimi giorni, però, lo incoraggiano, ma la caccia agli indecisi continua sul campo: mercati o fondazioni, salotti o bocciofile il brand «Gran Torino» scelto per la campagna (l’ultima trovata sono i grissini, dal primo nomignolo dato al lungo e smilzo Piero) non fa distinzioni.

Per Coppola, che punta tutto sul «referendum generazionale», arrivare al secondo turno sarebbe una vittoria. Sorride e non lo nasconde. Prima dello stop ai sondaggi veniva dato al 37%. Ma a smontare l’entusiasmo è arrivato Roberto Rosso, neo sottosegretario all’Agricoltura [Infografica sui nuovi sottosegretari]  tornato nel grembo berlusconiano dopo un estemporaneo passaggio a Fli: «Vincerà Fassino». Un’uscita che ha fatto infuriare il coordinatore del Pdl Enzo Ghigo, sponsor del giovane candidato: «Lo sa che è tornato con noi?». Coppola tira dritto e ripete la sua strategia per ripianare il disavanzo: «Aggredire la macchina comunale, snellirla nei tempi e nelle procedure e, soprattutto, rinegoziare i derivati». Maurizio Gasparri, giunto in suo soccorso, gli ha promesso che, in caso di vittoria, «il debito sarà congelato». Fassino difende le scelte della giunta uscente («la città non ha ridotto i servizi, è stato un indebitamento da investimenti») e pensa di poter impostare un piano di ammortamento e di rientro: «Si può definire con il sistema bancario un prestito obbligazionario garantito dai valori patrimoniali delle partecipate sottoscritto dai cittadini».

L’outsider è Alberto Musy, candidato del Nuovo polo centrista (Udc, Fli, Api): 44 anni, è rientrato in Italia dopo aver insegnato a Montreal. Modi gentili, fa l’avvocato e il professore universitario all’Università del Piemonte orientale. «Non si devono tenere separati lavoro e crescita, emergenze di Torino come dell’Europa. Penso a un assessorato che faciliti l’insediamento delle imprese e a un sistema regia tra ricerca universitaria, applicata e infrastrutture». Aggiunge: «Se il Comune di Torino vuole uscire dalla posizione di indebitamento deve arretrare dalle partecipate e rinunciare a essere una holding in mano pubblica».

I grillini (decisivi nelle ultime Regionali in Piemonte) schierano Vittorio Bertola (Movimento cinque stelle): 36 anni, già fondatore di Vitaminic, una delle più interessanti realtà della new economy, si definisce «uno dei maggiori esperti italiani di internet e uno dei pochi italiani a possedere notorietà internazionale in questo settore». Insiste sull’ambiente. «Torino è la seconda città più inquinata di Europa, bisogna intervenire sul traffico, il riscaldamento e gli sprechi energetici. Si è fatta la metropolitana ma le piste ciclabili sono a macchia di leopardo. Vorrei una città internazionale e moderna, viva. Perché Torino lo è culturalmente ma è morta economicamente».

Juri Bossuto è il candidato della Federazione della sinistra e di Sinistra critica (che nel 2006 appoggiavano Chiamparino, ma sono usciti dalla giunta tre anni dopo); durante la campagna elettorale è capitato di trovarlo vicino ai Torèt, le storiche fontane pubbliche di Torino, a distribuire acqua ai cittadini: «Un gesto semplice, ma simbolico e importante, a difesa dei beni comuni». E su Fassino? «La sua scelta per il sì al referendum a Mirafiori indica il progetto di una amministrazione succube ai grandi potentati. Noi crediamo in una città pubblica che tratti al pari con l’industria e faccia gli interessi dei cittadini».

La Fiat, come sempre, è uno dei tasselli della campagna elettorale. Toccherà forse al prossimo sindaco gestire il trasloco da Torino a Detroit? La risposta è prevedibile. «Mi auguro proprio di no – sottolinea Fassino –, mi batterò perché resti qui e in Italia, ma oltre alle scelte del Comune sono decisive anche quelle del governo, inesistenti con Berlusconi». Coppola (che sulla scheda elettorale deve difendersi anche da due omonimi) si dice felice che «il Lingotto scali Chrysler» ma ribadisce che «Torino e Fiat sono qualcosa di imprescindibile». Per l’ex segretario dei Ds la priorità è il lavoro: l’obiettivo nelle tante nuove vocazioni della città (culturale, universitaria per dirne alcune) è quella di trasformare Torino nella «capitale del lavoro intelligente». Ma il futuro, ai tempi della crisi, è più di un interrogativo.

Per approfondire clicca sul nome del candidato:

Piero Franco Rodolfo Fassino
Pd, Idv, Sel, Piemont europa ecologia, Pensionati e invalidi, Moderati, Torino laica socialista libertaria, Consumatori per Fassino.

Michele Giuseppe Coppola
Pdl, Lega Nord, La Destra, Partito dei Pensionati, I popolari di Italia Domani, Insieme per Torino, Ambientalisti del sì, Alleanza di centro.

Alberto Musy
Fli, Udc, Pli-Psdi, Socialisti Uniti, Lista Cosima Coppola,  Alleanza per la città.

Domenico Coppola
Lega Padana Piemont, Lista Forza Toro, Forza nuova, Lista del grillo parlante,
Lista dipendenti pensionati e disoccupati, Lista Domenico Coppola sindaco.

Juri Gilberto Bossuto
Rifondazione Comunista-Partito dei Comunisti Italiani, Sinistra Critica.

Nicola Cassano
Cittadini non Sudditi.

Giacinto detto «Giangi» Marra
Azzurri italiani.

Giorgio Portis
Federazione dei Movimenti per Torino.

Lorenzo Varaldo
Lista No Ue.

Rossana Becarelli
Coscienza Comune.

Vittorio Bertola
Movimento Cinque Stelle Beppe Grillo.

Daniele Debetto
Partito comunista dei lavoratori.

 

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