Andrea, l’ingegnere che sfida il mare con barche fai da te

Andrea Pendibene, 29 anni, viareggino, due lauree e la passione per la vela. Nel 2007 attraversò l’Atlantico in solitario a bordo di un’imbarcazione malconcia da fare pietà, ritrovata quasi per caso in un’aia di campagna dove era stata messa praticamente a fare da pollaio. È tra i migliori 84 ski...

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22 Maggio Mag 2011 1109 22 maggio 2011 22 Maggio 2011 - 11:09
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«Avete presente la classica immagine dello skipper francese, coriaceo, muscoloso e barbuto, con la faccia scolpita dal vento, e quella dell’ingegnere in giacca e cravatta, “fighetto” e perfettino? Bene, io sono esattamente a metà strada». E così che si descrive in due parole Andrea Pendibene, 29 anni, viareggino, la verve del toscanaccio e i modi del bravo ragazzo con un gran senso dell’umorismo e tanta autoironia. A completare il quadro: due lauree, una in architettura navale e un’altra in ingegneria, conseguite a tempo di record, e una passione per il mare che per lui conta più di qualunque titolo accademico.

Le sue imprese tra vele e stralli iniziano nel 2007, quando attraversa l’Atlantico in solitaria, dalla Francia al Brasile, a bordo di una barca malconcia da fare pietà, ritrovata quasi per caso in un’aia di campagna dove era stata messa praticamente a fare da pollaio. Andrea la vede, la compra e la rimette a nuovo tutta da solo. Il lavoro di rattoppo fatto in casa gli riesce così bene che diventa il più giovane italiano di sempre a concludere la Transat 650, celeberrima traversata oceanica per solisti della vela. Come se non bastasse, nello stesso anno vince anche il titolo italiano di categoria e si qualifica tra i migliori 84 skipper di tutto il mondo.

Ma l’anno di grazia di Andrea, quello che lo porta per davvero sulla cresta dell’onda, è senza dubbio il 2010: su sette regate disputate, in Italia e in giro per il mondo, riesce sempre a salire sul podio. Prestazioni che gli consentono di aggiudicarsi la vittoria del Campionato Italiano Mini 6.50 tra le imbarcazioni di serie, e soprattutto di chiudere l'anno al terzo posto del ranking mondiale di categoria. Ancora una volta l’imbarcazione con cui riesce a dare il meglio di sé nella categoria riservata ai prototipi è di quelle “home made”, realizzata questa volta con il contributo di un’azienda specializzata in telefonia satellitare, che sostiene la sua voglia di vela “fai-da-te”. «È stata la realizzazione di un sogno – racconta – Fin da piccolo sono stato un appassionato di regate e, assieme a questo, ho sviluppato la passione della progettazione, maturata nelle aule universitarie». Insomma, esattamente quello che ci si aspetta da un tizio che si definisce un po’ skipper avventuroso e un po’ ingegnere “fighetto”.

Poche settimane fa, Andrea ha vinto il Gran Premio d’Italia, una grossa preda da mettere nel carniere: «È stata una delle mie vittorie più belle – racconta –. È sempre bello quando vinco in Italia: anche se le gare, gli allenamenti e la preparazione tecnica mi portano spesso all’estero, non c’è nulla per me che possa valere quanto vincere qualcosa nel mio Paese».

Ora tutto è pronto per replicare l’impresa della Transat, che dal prossimo 27 settembre porterà Andrea in solitaria da Fort Boyard, sulla costa occidentale della Francia, sino in Brasile, a San Salvador de Bahia. L’unica tappa intermedia sarà in quel di Funchal, sull’isola di Madeira, dopo circa dieci giorni di navigazione. Le vittorie degli ultimi due anni sono servite anche a questo, a qualificare Andrea Pendibene per l’appuntamento tanto atteso con l’oceano. Lo scorso inverno la sua barca, Intermatica ITA 520, è stata completamente smontata, messa a punto in ogni sua parte e rimontata. Nel frattempo il giovane velista viareggino si allenava in Francia sui laser con i colleghi della squadra olimpionica d’Oltralpe.

Adesso è passato alla fase più complessa della preparazione, con gli esercizi per la gestione del sonno, fondamentale durante le traversate oceaniche in solitaria, e per adeguare allenare l’organismo al lungo ed estenuante periodo di alimentazione tutto particolare che lo attende, a suon di cibi liofilizzati e razioni da astronauta. Gli allenamenti “sul campo”, pardon, in acqua, proseguiranno presto tra Douarnenez e Lorient, che sono un po’ le Milanello e Coverciano della vela francese.

Ma la svolta tanto attesa da Andrea potrebbe essere, ancora una volta, tutta tricolore: «Se tutto va bene, presto potrò gareggiare con i colori della Marina Militare Italiana. E, magari, riuscirò a farlo già a settembre, in occasione della Transat». Il giovane velista ha infatti superato con successo la prima fase delle selezioni, ad Ancona, e dovrà fare rotta verso Taranto, per completare le prove di ammissione e raggiungere l’approdo che sogna da tanto tempo: il gruppo sportivo della Marina. E allora buon vento, Andrea. 

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