E mentre il governo traballa torna pure la protesta No Tav

Dopo sei anni torna la tensione in Val Susa con lancio di pietre e barricate per impedire l’inizio dei lavori sull’alta velocità Torino-Lione. L’obiettivo per i manifestanti è resistere una settimana: se il cantiere non verrà avviato entro il 31 maggio potrebbero andare persi i finanziamenti euro...

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24 Maggio Mag 2011 1404 24 maggio 2011 24 Maggio 2011 - 14:04
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È stata una notte di tensione in Val Susa dove si è tentato di aprire il cantiere della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. Ma l’opposizione del movimento No Tav ha fatto desistere le forze dell’ordine da effettuare il blitz. Dalle 23 di ieri sera infatti, alcuni camion hanno tentato di raggiungere l’area di Chiomonte (70 km ad Ovest di Torino) dove sorgerà il cantiere per il tunnel esplorativo della Maddalena. Circa duecento manifestanti, che da giorni presidiano il territorio, lo hanno impedito sbarrando la strada con tronchi d’albero, tubi e altre barricate, sempre controllati a distanza da polizia e carabinieri. La tensione è salita quando i camion, bloccati, hanno iniziato a scaricare il materiale sul viadotto: alcuni No Tav hanno cominciato a lanciare sassi ma senza conseguenze. A quel punto le forze dell’ordine hanno deciso di interrompere le operazioni.

Intanto la protesta corre sul web con appelli via sms, e-mail e social network che organizzano turni notturni al presidio di Chiomonte. Il variegato mondo dei No Tav abbraccia i più battaglieri grillini (con i due consiglieri regionali Fabrizio Biolè e Davide Bono che hanno sposato la causa) fino alle associazioni ambientaliste, la reti dei centri sociali e ai comitati nati in Val di Susa. I toni sembrano quelli accesi dell’inverno del 2005 quando la protesta scoppio all’avvio dei lavori esplorativi a Venaus (a soli 12 Km dal presidio di oggi).

«Questa notte chi voleva invaderlo ha dovuto fare marcia indietro - si legge su uno dei siti dei No Tav-. La determinazione di chi ha deciso di prendere in mano il proprio futuro ha saputo spiazzare gli avversari. Nei prossimi giorni ma soprattutto nelle prossime notti dovremo essere tanti». Il movimento fornisce anche le informazioni per l’uso:«sul posto c'è molto spazio per accamparsi con le tende, c’è l'acqua e una natura lussureggiante. L’invito è aperto a tutti si può raggiungere il presidio sia da Chiomonte che da Giaglione, a piedi, in bici e, fino a un certo punto, anche in macchina». Questa sera è prevista un’assemblea e un nuovo presidio notturno.

L’obiettivo per i manifestanti è resistere una settimana: se il cantiere non verrà avviato entro il 31 maggio potrebbero andare persi i finanziamenti europei per la linea ferroviaria. Una situazione complicata con le amministrazione locali che patteggiano per la protesta. I sindaci della Val Susa hanno dichiarato di aver «preso atto della decisione di utilizzo delle forze dell’ordine per iniziare i lavori di recinzione del cantiere del Tunnel geognostico della Maddalena e imporre così una scelta non condivisa dalla maggioranza delle Comunità locali e rilevata la grande tensione presente in Valle, tensione che potrebbe sfociare in episodi tali da mettere a repentaglio l’ordine pubblico». I sindaci si dicono però disponibili a tutti i confronti possibili con chi intende gestire questa fase secondo corrette procedure.

Una difficile mediazione che, durante le tensioni della notte tra le forze dell’ordine e i manifestanti, è stata portata avanti dal presidente della Comunità Montana, Sandro Plano insieme a due sindaci locali. Ora all’orizzonte la tappa del Giro d’Italia Verbania-Sestriere di sabato prossimo, con il pericolo che i manifestanti blocchino la corsa in rosa. Il movimento di protesta lancia il suo avvertimento: «Se proveranno a fare forzature – dice Alberto Perino, uno dei leader del movimento - bloccheremo la tappa del Giro d’Italia».

michele.sasso@linkiesta.it

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