Da Lauro a Bassolino, Napoli vota in verticale

La teoria dei quattro cilindri elaborata dallo storico Guido D'Agostino e gli innamoramenti della città: dal Comandante a Valenzi, fino all'ex governatore. Domani sapremo se il prossimo è De Magistris. E' il favorito, ma chi vota per lui lo ostenta, gli altri restano in silenzio. La Iervolino va ...

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29 Maggio Mag 2011 1502 29 maggio 2011 29 Maggio 2011 - 15:02
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NAPOLI - Edoardo Bennato sulla città obliqua ci aveva scritto una canzone, oltre che elaborato – lui architetto – un progetto per la metropolitana che fu la copertina del suo 33 giri “Io che non sono l’imperatore”.

Che Napoli sia una città verticale non è una scoperta, che voti in verticale però sì. E’ la tesi di Guido D’Agostino, professore di Storia e istituzioni del Mezzogiorno d’Italia, presidente dell’istituto campano per la Resistenza e da sempre studioso dei flussi elettorali della sua città. Anche se ci tiene a precisare che il suo non è approccio matematico, lui lo definirebbe piuttosto ecologico-politico.

“Quando vota – spiega – Napoli non procede per classi sociali, bensì per gruppi verticali. Come se ci fossero dei cilindri, quattro per la precisione, che uniscono pezzi di strati sociali diversi. Se vuole un’immagine che suffraga questa tesi, pensi a una sorta di carotaggio elettorale. Un primo cilindro è costituito da chi vota in maniera omogenea al governo nazionale; ci si adegua alle decisioni già assunte dal corpo elettorale con le elezioni politiche. Il secondo cilindro – prosegue il professore che è stato anche assessore alla Cultura con Bassolino – è il voto antagonista-progettuale. Ossia chi è contro il governo nazionale ma è convinto di poter dar vita a un disegno alternativo valido. Poi c’è il voto contro: qui l’idea del progetto non ha alcun valore, è dettato solo da rabbia e delusione. Quindi c’è l’ultimo cilindro, quello di chi a votare proprio non ci va”.

Insomma quattro città diverse, più o meno equivalenti, che racchiudono tutte le classi sociali, dall’aristocrazia a quello che un tempo veniva definito sottoproletariato. “Questo schema – prosegue lo storico, che è anche presidente dell'istituto campano per la storia della Resistenza – è durato fin quando ha resistito il sistema elettorale proporzionale, poi il cambio della legge elettorale ha stravolto tutto, contribuendo alla polarizzazione. Ma i quattro cilindri possono essere sempre utili a capire come questa città si muove nelle urne”.

Di tanto in tanto, poi, storicamente, Napoli ha vissuto quelli che D’Agostino definisce fenomeni di sovraidentificazione. “Sì, è capitato che i clindri si aprissero per mescolarsi benché in origine fossero separati. Capitò con Achille Lauro, che vinse col 75%, con Maurizio Valenzi (Napoli fu una piazza determinante per l’affermazione delle cosiddette giunte rosse a livello nazionale) e con Antonio Bassolino”. E ora potrebbe capitare con De Magistris? “Vediamo – risponde il professore –. Lettieri potrebbe godere del vantaggio di avere lo stesso colore del governo di Roma e infatti ha cercato di sfruttare quest’opportunità in campagna elettorale”. De Magistris ha sicuramente raccolto il voto contro. “Resta da vedere – aggiunge D’Agostino – come si comporterà il cilindro della progettualità. Diciamocelo, nessuno dei due scalda i cuori, anche se io voterò per l’ex pm”.

Chi vota De Magistris lo dice, quasi lo ostenta (non è questo il caso del professore); chi vota Lettieri magari lo fa nel segreto dell’urna. Quasi ci fosse da vergognarsi. E invece il candidato del centrodestra ha condotto una campagna elettorale tenace, nonostante due handicap non di poco conto: Berlusconi e il suo declino, e il rapporto con l’ex sottosegretario Nicola Cosentino. Al primo turno ha raccolto cinquantamila voti in più rispetto a De Magistris, eppure oggi sembra dover rincorrere. Dovesse vincere, sarebbe una vittoria tutta sua.

Il rivale è stato il grande protagonista delle ultime due settimane. Un suo successo avrebbe lo stesso peso (se non addirittura maggiore) di quello di Pisapia a Milano. Lì il Pd ha svolto un ruolo importante, qui è stato mortificato da De Magistris, secondo alcuni in maniera eccessiva. Non a caso, l’esponente dell’Idv ha condotto la sua campagna elettorale all’insegna del contro: da Berlusconi a Bassolino, da Cosentino a Iervolino, fino a Lettieri. A proposito, gli ultimi due governati del centrosinistra napoletano hanno brillato per il loro silenzio. Non una dichiarazione. La Iervolino - ha scritto oggi Il Mattino - lascerà oggi stesso Napoli dopo aver votato. Porterà con sé a Roma il casco giallo degli ultimi operai dell'Italsider e fa sapere che si dedicherà al volontariato con la Caritas. Bassolino resta nel suo studiolo di corso Umberto, terzo piano. Ha avuto un solo sussulto, quando ha risposto a Roberto Saviano che lui di soldi in tasca non se n’è messi. Lui sarà sconfitto comunque, perché se De Magistris dovesse perdere è a Bassolino che imputerebbero il silenzioso ammutinamento.

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