Epolis, il quotidiano non trova pace nemmeno da morto

Un altro colpo per il giornale free press che ha chiuso un anno fa per debiti. La procura di Cagliari avrebbe accertato una maxi-evasione da nove milioni di euro. Coinvolti manager e imprenditori, da Rigotti a Momigliano. Un’esperienza editoriale all’avanguardia poi naufragata.

Epolis Roma18giugno2007
15 Giugno Giu 2011 1618 15 giugno 2011 15 Giugno 2011 - 16:18

Il crazy diamond – o il giornale corsaro, a seconda delle opinioni – dell’editoria italiana. Il primo quotidiano free press di qualità, diffuso in 19 città d'Italia ma con un'unica redazione nello Stivale e l'ottanta per cento dei giornalisti a casa loro, in una forma di telelavoro “spinto”. Una modalità mai sperimentata e nemmeno regolamentata nel giornalismo italiano, contestata da una parte del sindacato di categoria, la Fnsi e dalla Fieg, la Federazione editori ma alla fine tollerata, per aver dato lavoro a poco meno di 200 tra giornalisti amministrativi, tecnici e agenti pubblicitari.

Ora però arriva il conto e l'epilogo in una storia dai troppi lati oscuri, quella di EPolis, il quotidiano free press che un anno fa aveva chiuso i battenti per troppi debiti (circa 80 milioni dichiarati in sede sindacale, ma il conto potrebbe essere anche più grosso) e a gennaio aveva dichiarato fallimento. Oggi la procura di Cagliari, insieme alla Guardia di Finanza, avrebbe accertato una maxi evasione fiscale di 9 milioni di euro. Sono stati sequestrati auto, terreni, ville e appartamenti per un valore complessivo di 9 milioni e sono state denunciate sei persone, tra i vertici aziendali e gli amministratori delle società finite nell'inchiesta. Obiettivo dell'indagine: far luce sulle responsabilità del dissesto finanziario che ha portato al crac del gruppo editoriale EPolis, fondato sette anni fa dall'ex editore dell'Unione Sarda Nicola Grauso e poi nel 2007 ceduto ad altri imprenditori fino alla cessazione delle pubblicazioni, nel luglio dello scorso anno.

L’inchiesta riguarda molte città (Roma, Napoli, Milano, Lecco, Como, Aosta, Genova e Caserta) vista la complessa ramificazione societaria della spa e le molteplici attività dei denunciati. Sotto la lente degli investigatori ci sono manager e imprenditori di tutto rilievo. C'è Alberto Rigotti, dal 2007 numero uno di EPolis, l'imprenditore-filosofo (è docente di “Teorie e linguaggi del virtuale” presso l'Università San Raffaele di Milano, quella di don Verzè) originario del Trentino. Rigotti è già noto alle cronache per aver partecipato alla corsa alla realizzazione del grande tunnel sotto Milano per l'Expò con la sua Abm Merchant e con la società Torno. Un’avventura finita con uno scontro al tavolo e la sua uscita dal business.

Con lui, denunciata anche Sara Cipollini, milanese, già amministratore delegato della spa, uscita dall’azienda prima del crac del 2010 e attualmente amministratore delegato di Tele Lombardia. Coi due ci sono anche i campani Vincenzo Maria Greco e Francesco Ruscigno. Il primo ha una lunga storia: ingegnere, è finito nei guai negli anni Novanta nella Tangentopoli napoletana sugli appalti per la ferrovia ad Alta Velocità in Campania. Legato all'epoca a Paolo Cirino Pomicino ma anche al cavalier Eugenio Buontempo, padre di Gabriela e suocero del vicepresidente di Fli, Italo Bocchino, Greco era uno dei finanziatori più importanti dell'avventura di EPolis targata Rigotti. E Ruscigno, casertano di Aversa, era invece l'uomo dei conti: commercialista, anch'egli ha rapporti di lavoro col finiano Bocchino, essendo stato nel board controllante il quotidiano napoletano Il Roma.

Infine, la parte pubblicitaria: accomunati alla vicenda Rigotti anche Claudio Noziglia, già manager della concessionaria Publiepolis, e Carlo Momigliano, nome molto noto nell'ambiente. Si tratta di uno dei geni del settore, in Italia, già capo del marketing strategico a Mondadori all'epoca di Marcello Dell'Utri (che pure in EPolis ebbe una carica societaria durata pochi mesi).  Per intenderci, Momigliano - raccontava Filippo Ceccarelli - è quello cui un Silvio Berlusconi appena sceso in politica, raccontava in anteprima le barzellette da usare alle convention di Forza Italia («se fanno ridere lui, rideranno anche gli altri»).

Non ridono, invece gli ex EPolis, ovvero giornalisti, tecnici e fornitori finiti gambe all'aria in quest'avventura. Per gli ultimi, l'unica speranza è raggranellare qualche quattrino dalle aste dei beni finiti nel fallimento. Per i lavoratori del giornale, che per un buon periodo è stato in vetta alle classifiche Audipress e anche nelle statistiche di gradimento di settore, l'unico sostegno oggi è la cassa integrazione. Che scade a settembre. 

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