Ci voleva un disegno di legge per le primarie del Pdl?

Il ddl presentato in Parlamento disciplina le elezioni per la scelta dei candidati sindaci, presidenti di provincia e di regione. Ma non per il presidente del Consiglio, è così escluso Silvio Berlusconi. Nascono i registri dei sostenitori, per evitare la presenza di “imbucati”. Sarebbe bastata un...

Berlusca
17 Giugno Giu 2011 1553 17 giugno 2011 17 Giugno 2011 - 15:53

Le primarie del Popolo della libertà non sono più solo un’ipotesi. Ieri i rappresentanti del partito - il capogruppo dei deputati Fabrizio Cicchitto e il vicepresidente dei senatori Gaetano Quagliariello - hanno depositato alla Camera e a Palazzo Madama due disegni di legge. Due documenti identici, quindici articoli in tutto, per disciplinare «le elezioni primarie per la scelta dei candidati alla cariche monocratiche per le quali il nostro ordinamento prevede l’elezione diretta». La batosta elettorale di Letizia Moratti e Gianni Lettieri ha fatto scuola. Basta con le nomine imposte dai vertici del partito. Se la proposta diventerà legge, i prossimi candidati sindaci, presidenti di provincia e di regione saranno scelti dal basso. E se per alcuni partiti non cambia nulla, nel caso del Pdl si tratta di una vera e propria rivoluzione.

Eppure manca qualcuno. Nel disegno di legge, infatti, non si fa riferimento al ruolo di presidente del Consiglio. Stando al documento presentato da Quagliariello e Cicchitto, il candidato premier di ogni partito - o coalizione - resterà quindi al di fuori della scelta degli elettori.

Il provvedimento cerca di risolvere anche il dubbio sugli “imbucati” avanzato dal presidente Silvio Berlusconi. Per evitare il voto di elettori non legati al partito, il ddl ipotizza la creazione di un apposito «registro dei sostenitori». Un elenco di simpatizzanti, simile a quelli che già esistono negli Stati Uniti. Per partecipare alle primarie sarà necessario essere residente del territorio interessato dalle elezioni ed essere iscritto all’elenco dei sostenitori da almeno sessanta giorni. Nessuno potrà iscriversi a più di un elenco. Già, ma chi controlla? I parlamentari del Pdl hanno pensato anche a questo. Secondo l’articolo 6 del disegno di legge, l’organo preposto alla vigilanza è la Cancelleria del Tribunale territorialmente competente.

Libertà di organizzazione. Come specificato nell’articolo 4, spetteranno ad ogni partito - attraverso i suoi organi direttivi - la nomina di una commissione elettorale e la definizione di un regolamento. Per il resto le primarie saranno elezioni aperte a tutti. Nessun limite ai candidati. Potrà partecipare chiunque, o quasi. Sarà sufficiente presentare domanda dai 40 ai 30 giorni prima della consultazione, allegando certificato di nascita e certificato di iscrizione alle liste elettorali. A questi documenti si aggiungerà un numero di firme di iscritti al partito stabilito da ogni regolamento. Il sistema è valido anche in caso di alleanze elettorali. L’articolo 15 del disegno di legge specifica che i candidati espressione di più partiti potranno essere scelti attraverso «primarie di coalizione».  

Un dubbio rimane. Per istituire le primarie, ai vertici del Pdl bastava modificare lo statuto del partito. Perché presentare un disegno di legge in Parlamento? Questa strada non solo non permetterà di introdurre regolamenti uguali per tutti (il ddl prevede che ogni partito decida le proprie regole). Ma non interesserà nemmeno tutti i movimenti. Come spiegato dai firmatari, infatti, le primarie diventeranno obbligatorie solo per i partiti che «intenderanno avvalersene».

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