Il buco in Comune? Colpa della Moratti e anche un po’ di Penati

Il passivo del Comune di Milano è di 186 milioni dice Bruno Tabacci. Letizia Moratti si difende, mentre l'assessore al bilancio punta il dito sull’allegra ipotesi di valorizzazione delle quota di minoranza detenuta dal Comune nell’autostrada Serravalle. Una vicenda, quella di Serravalle, che ha r...

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24 Giugno Giu 2011 1704 24 giugno 2011 24 Giugno 2011 - 17:04
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Bruno Tabacci, assessore al bilancio della giunta di Giuliano Pisapia, parla oggi di un clamoroso “buco” rispetto agli annunci della Moratti. Non un attivo di alcune decine di milioni, ma un ammanco per il futuro di 186 milioni (clicca qui per leggere il documento). Un sacco di soldi, insomma, per cui servirà “una manovra complessiva”.

Di questo “sacco di soldi”, per la verità, una quota importante è rappresentata dalla partecipazione di minoranza (pari al 18% di Serravalle) che il Comune di Milano detiene da decenni. Con un certo immotivato “ottimismo”, la precedente giunta aveva deciso di mettere in vendita: contabilizzando la partecipazione come già “venduta” il prossimo anno a un prezzo – si intuisce – di 170 milioni.

Nella cupa comunicazione di oggi, Tabacci si è dilungato abbastanza proprio sul tema della Serravalle. E le spiegazioni che ha fornito suonano, a chi conosca la vicenda dell’autostrada Milano-Mare, del tutto convincenti. «I 170 milioni di euro di Serravalle – ha affermato Tabacci – noi non li recupereremo. Non ci sarà nessuno disposto ad acquistare per 170 milioni una quota del 18% che è bloccata, visto che la Provincia di Milano detiene il controllo assoluto». L’assessore al bilancio ha già proposto alla Provincia guidata da Guido Podestà (Pdl) di valutare la costituzione di una newco Obiettivo: «Poter così cambiare lo statuto e riuscire a valorizzare le nostre quote azionarie». E a poco vale, dato lo scenario tratteggiato, la rassicurazione sul fatto che la giunta di Pisapia «non bloccherà il bando della cessione delle quote comunali già avviato dalla passata gestione di Letizia Moratti». Il punto sarà proprio trovare un acquirente.

Che la questione della cessione di Serravalle sia centrale lo dimostra la tempestiva nota che Letizia Moratti ha diffuso sul proprio profilo di Facebook in cui specifica che proprio la cessione della quota nell’autostrada controllata dalla provincia risulterebbe decisiva per raggiungere i risultati di bilancio, che Tabacci ha invece definito di fatto impossibile allo stato attuale dei fatti. 

Per capire le origini della vicenda, il comprensibile imbarazzo di Tabacci e Pisapia e l’immotivato ottimismo da “finanza creativa” di Letizia Moratti, tuttavia, è indispensabile un rapido passo indietro. La quota del Comune in Serravalle perde improvvisamente di valore nel 2005. Perché? Perché è allora che la provincia di Milano - presieduto da Filippo Penati e oggi consigliere regionale del Pd, sconfitto poi da Guido Podestà nel 2009 - diventa azionista di maggioranza assoluta, indebitandosi con Banca Intesa (un debito che ha pesato non poco sull’ente e sulla sua capacità di spesa) e attirandosi, tra le altre, le critiche autorevolissime dell’economista Alessandro Penati. Secondo il quale, già allora, ci avrebbero guadagnato molto il Gruppo Gavio (che aveva ceduto alla Provincia la partecipazione decisiva per arrivare al controllo) e, in seconda istanza, Banca Intesa che aveva prestato alla Provincia la bellezza di 240 milioni di euro. Prezzi, secondo Alessandro Penati, fuori da ogni logica. 

Prezzi che allora suscitarono tuttavia poche voci critiche, rare inchieste giornalistiche e qualche polemica proveniente quasi solo da destra. Un buon archivio stampa di quella stagione e delle poche critiche rivolte allora alla provincia si ritrovano, ancora oggi, proprio sul sito di Bruno Tabacci. Che allora ebbe a dire che Penati non era “certo un gran finanziere” e fu tra i più duri e spietati critici dell’operazione. Oggi se ne ritrova per le mani gli effetti peggiori: dopo una crisi delle finanze pubbliche e private ad aggravare il peso (morto) di quel 18% che vale poco e serve ancora meno. 

 

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