Roma, una discarica a Fiumicino per non diventare Napoli

Una discarica con inceneritore nel comune litoraneo di Fiumicino per scongiurare la crisi dei rifiuti nella Capitale e snellire il carico di Malagrotta. L’ipotesi fa paura ed enti e comitati locali che bloccano la via Aurelia, mentre la Regione Lazio rassicura:«Non ci sarà una Malagrotta bis». L...

Discarica
28 Giugno Giu 2011 2215 28 giugno 2011 28 Giugno 2011 - 22:15
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Fiumicino, 30 chilometri ad ovest della Capitale, cittadina di 70mila abitanti conosciuta esclusivamente per l’aeroporto. Qui nelle intenzioni del Comune di Roma e della Regione Lazio potrebbe arrivare gran parte dell’immondizia capitolina. Perchè dopo anni di rinvii sembrerebbe individuata l’area per la nuova discarica, destinata a sostituire Malagrotta il centro di raccolta più grande d’Europa con i suoi 240 ettari, che accoglie ogni giorno 5000 tonnellate di rifiuti, 330 tonnellate di fanghi e scarti di discarica prodotti ogni anno. Il modello poco virtuoso di Malagrotta dove arriva immondizia allo stato grezzo, che dovrebbe essere chiusa da dicembre 2007.

E per non arrivare all’emergenza Napoli, la Regione ha messo a punto un piano d’Emergenza dei rifiuti urbani del Lazio. In base a questo piano la nuova discarica dovrebbe essere realizzata in una zona compresa fra le località di Castel Campanile, via Leopoli, Maccarese, Palidoro e Passoscuro, a un chilometro e mezzo di distanza dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù: 300 ettari in parte tutelati da vincoli ambientali e paesaggistici, di proprietà del Comune di Roma, ma nel territorio del Comune di Fiumicino.

Qui dovrebbe nascere il termovalorizzatore con annessa discarica di servizio, scatenando le proteste degli abitanti, dei sindaci delle vicine Ladispoli e Cerveteri e dei comitati locali: il 18 giugno il blocco della statale Aurelia con code di decine di chilometri. Secondo Massimo Piras, portavoce del comitato ambientalista locale l’impianto «avrebbe effetti molto negativi in termini di salute, e ucciderebbe l’economia. In questa zona c’è una fiorente agricoltura, molte aziende sono biologiche, ci sono diversi agriturismi, il paesaggio è stupendo». Gli abitanti di questa zona hanno paura di quello che chiamano il “triangolo della morte”: un vertice che tocca l’inceneritore a Palidoro, il gassificatore di Malagrotta, e a soli dieci chilometri, l’aeroporto intercontinentale di Fiumicino.

Il Comune di Fiumicino aveva già avviato nel 2008 l’iter per la progettazione con una delibera che descrive un «impianto di valorizzazione energetica». Inserito nel Piano d’Emergenza dei rifiuti urbani del Lazio, e dotato di una potenza di 20MW, questo progetto contiene tutte le connotazioni tipo di un inceneritore. «Io ho come modello esempi in altre parti d’Italia– dice il sindaco di Fiumicino Mario Canapini - dove ci sono impianti di preselezione, differenziazione, termovalorizzazione e un’area a servizio di queste strutture. Se le condizioni fossero queste, e verificata l'assenza di rischi per la salute e l'ambiente, sarei disposto a valutare la possibilità di un insediamento su questo territorio. Noi non diciamo no pregiudizialmente».

Un Sì condizionato dichiarato da sindaco lo scorso maggio che ha alimentato l’ipotesi della discarica a Palidoro, situata sul litorale nord, come centro di smaltimento dei rifiuti. Anche se, nel testo della delibera, il termine utilizzato sarebbe «impianti», al plurale, ovvero discarica più inceneritore. Paure che l’assessore regionale con delega ai rifiuti Pietro Di Paolantonio allontana: «Non ci sarà una Malagrotta bis. La nuova discarica sarà solo funzionale ai relativi impianti per la realizzazione del ciclo integrati dei rifiuti. Il progetto interesserà una ridotta superficie, corrispondente a circa un quinto di quella dell'odierno bacino di Malagrotta». Ma la preoccupazione per i comitati e gli abitanti locali rimane, insieme alle polemiche e le accuse politiche che hanno spinto il Pd locale a dire che «l’accordo per il temovalorizzatore c'è già, ed è stato preso sopra le teste dei cittadini». Ora manca solo l’approvazione definitiva della Regione Lazio, che potrebbe arrivare a fine estate, e per l’anno nuovo l’apertura della nuova discarica.

michele.sasso@linkiesta.it

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