John Law e la finanza, grande teoria o grande truffa?

Se vi capita di passare per Venezia, entrate nella chiesa di San Moisè, cercate sul pavimento la sepoltura di John Law, e accendete un cero. In questi giorni può essere utile, visto che questo scozzese divenuto ministro delle Finanze francese e morto in povertà a Venezia, è stato la testimonianza...

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17 Luglio Lug 2011 0840 17 luglio 2011 17 Luglio 2011 - 08:40

John Law nasce a Edimburgo nel 1671, si trasferisce a Londra, dove si dedica con matematica efficienza alle carte e ai dadi, perché è in grado di applicare al gioco il calcolo delle probabilità. Ma uccide un uomo in duello e, condannato a morte, nel 1694 fugge girovagando per l’Europa, dedicandosi sempre al gioco d’azzardo. Tornato in Scozia pubblica nel 1705 un trattato di economia che viene, con grande successo, tradotto in francese. In questo libro sostiene che le sorti del commercio siano legate alla quantità di denaro in circolazione, fattore che però trova un limite nella rigidità della monetazione metallica. Per aumentare il circolante, propone di emettere biglietti di banca, dotati di maggiore rapidità di circolazione e di altri vantaggi nei confronti della moneta metallica, e per di più di rendere i biglietti indipendenti dalle variazioni di valore dei metalli preziosi, garantendoli sulla terra.
Quando arriva in Francia, non potrebbe trovare orecchie migliori per le sue teorie. Il Paese, dopo la morte di Luigi XIV, è in una situazione finanziaria disastrosa a causa delle spese folli sostenute dal sovrano. Ben venga quindi un illustre economista, autore di apprezzati trattati, che sia in grado di riportare a galla la barca.
Law trova udienza dal reggente, il duca Filippo di Orléans. Lo scozzese gli promette di liberare il paese dal flagello delle variazioni monetarie e quello gli dà il permesso di fondare una banca.

Nel 1716 nasce la Banque Générale che emette carta moneta. L’anno successivo viene fondata una compagnia commerciale. Cambia parecchi nomi, ma passerà alla storia come Compagnia del Mississippi. I francesi sono come impazziti: si accaparrano i titoli che aumentano via via il loro valore passando dalle 500 lire tornesi dell’emissione a ben 18 mila lire. Il fatto che Law ottenga il monopolio del conio delle monete metalliche non fa che aumentare la fiducia verso di lui.

Il reggente vede che il sistema funziona e dà ordine di stampare ancora più banconote. Law, da parte sua, emette sempre nuove azioni della Compagnia che vengono comprate con i biglietti di banca stampati a rotta di collo. Rue de Quincampoix, la via dove Law – nel frattempo divenuto ministro delle Finanze – ha il suo ufficio, diventa il punto più affollato di Parigi, tanto che di notte è necessario l’esercito per farla sgomberare. Quando, nel gennaio 1720, la banca di Law si fonde con la Compagnia del Mississippi si registrano addirittura tumulti popolari per accaparrarsi le nuove quote azionarie.

A questo punto la bolla è pronta per scoppiare, e infatti scoppia. I prezzi delle merci salgono, quello delle azioni cominciano a scendere. Qualcuno inizia a chiedere la conversione delle banconote in moneta metallica, ma ovviamente non ce n’è abbastanza. Ora la frenesia sta nel vendere e Law tenta di metterci una pezza ostacolando la circolazione della moneta metallica e stabilendo il corso forzoso del biglietto di banca. Ovviamente non serve a nulla e la folla non ci mette molto a passare dal delirio all’ira. Lo scozzese fugge nel dicembre 1720, prima a Bruxelles, poi a Venezia. La città lagunare in quel periodo è l’indiscussa capitale del gioco d’azzardo, tanto che esiste una casa da gioco di Stato, il Ridotto, fondato nel 1638 proprio a San Moisè, in cui il banco è sempre tenuto da patrizi veneziani (Giacomo Casanova ne sarà un assiduo frequentatore, verrà chiuso nel 1774 con l’unico risultato di far fiorire le bische clandestine). Lo scozzese sopravvive ritornando alla sua antica passione per il gioco, ammesso che quanto aveva combinato in Francia fosse tanto diverso dalla faraona o dalla bessetta (i più popolari giochi dell’epoca, non dissimili dal blackjack).

A Venezia riceve la visita di Montesquieu che lo immortala nelle Lettere persiane, per la precisione nella lettera 142: «In un’isola vicino alle Orcadi era nato un bambino […] di cui si dice avesse imparato a contare da solo con le dita e che già a quattro anni era in grado di distinguere tanto bene i metalli che quando la madre gli diede un anello di latta in cambio di uno d’oro, capì subito l’inganno e glielo tirò dietro». Muore nel 1729 e viene seppellito della chiesa di San Geminiano, nel lato opposto di Piazza San Marco rispetto alla Basilica. Quando Napoleone fa demolire il tempio per costruire al suo posto una sala da ballo, la tomba viene traslata dove si trova ora, a San Moisè.

Ancor oggi il dibattito se Law fosse un genio o un truffatore è aperto. A sua discolpa va detto che credeva in quello che faceva e non perseguiva l’arricchimento personale. Quando fugge non porta con sé denaro o gioielli, come altri speculatori al posto suo; mentre cerca invece di ripagare i debiti e muore povero. Ha senza dubbio intuito il valore della circolazione nominale e capito che la carta avrebbe sostituito il metallo, ma tra tutti gli economisti solo Joseph Schumpeter ne parla in termini lusinghieri, definendolo uno dei «più eminenti teorici monetari di tutti i tempi». Probabile che la gran parte degli economisti si ritrovi maggiormente nel duro giudizio espresso da John Kenneth Galbraith: «Forse il più innovativo mascalzone finanziario di tutti i tempi».

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